HANNO DETTO

In questa sezione riportiamo le dichiarazioni di rappresentanti del mondo politico e istituzionale sulla deriva trash dei media.

Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, parlando al Quirinale davanti ad una rappresentanza di giornalisti il 9 ottobre 2008, ha dichiarato:
“Giornalisti attenti, in questo momento più che mai dovete valutare le conseguenze di ogni notizia che date e del modo con cui le date. Questa crisi chiama senza dubbio ad un forte senso della responsabilità nazionale ed europea le nostre istituzioni, le forze politiche ma anche il mondo dell’informazione. Non alimentare un allarmismo che in campo finanziario può immediatamente diventare fattore di aggravamento della crisi, è dovere che certamente anche chi fa giornalismo oggi avverte e sa di esser chiamato a risolvere. Bisogna trattare le notizie con senso della misura e del limite, lucida coscienza di tutte le ricadute di quel che si scrive e di come si informa e si commenta”. (Italia Oggi 11 ottobre 2008)

Papa Benedetto XVI, nel tradizionale Messaggio per la Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali, pubblicato il 24 gennaio 2008, ha scritto:
“L’umanità si trova di fronte ad un bivio. Anche per i media vale quanto ho scritto nell’Enciclica Spe Salvi circa l’ambiguità del progresso che offre inedite possibilità di bene, ma apre al tempo stesso possibilità abissali di male che prima non esistevano. Occorre pertanto chiedersi se sia saggio lasciare che gli strumenti della comunicazione sociale siano asserviti ad un protagonismo indiscriminato o finiscano in balia di chi se ne avvale per manipolare le coscienze. Non sarebbe piuttosto doveroso far sì che restino al servizio della persona e del bene comune e favoriscano la formazione etica dell’uomo, nella crescita dell’uomo interiore?
I media possono e devono essere strumenti al servizio di un mondo più giusto e solidale; tuttavia, non manca il rischio che essi si trasformino invece in sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche dettati dagli interessi dominanti del momento.
Con il pretesto di rappresentare la realtà, di fatto si tende a legittimare e ad imporre modelli distorti di vita personale, familiare o sociale. Inoltre, per favorire gli ascolti, la cosiddetta audience, a volte non si esita a ricorrere alla trasgressione, alla volgarità e alla violenza. Vi è infine la possibilità che, attraverso i media, vengano proposti e sostenuti modelli di sviluppo che aumentano anziché ridurre il divario tecnologico tra i paesi ricchi e quelli poveri”.
(Ansa.it 24 gennaio 2008)

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 3597, ha stabilito:
Niente diritto di parola, in tv, a chi è solito difendere il proprio punto di vista insultando gli altri e danneggiando la reputazione degli ‘avversari’. I giornalisti televisivi, infatti, pur nel rispetto del diritto-dovere di informare, devono evitare di intervistare persone note per la propensione alla diffamazione. La Cassazione fa presente che l’intervistatore televisivo ha, comunque, anche dopo aver fatto la scrematura dei soggetti da non invitare, l’obbligo di intervenire e prendere le distanze se gli ‘ospiti’ trascendono “i limiti della continenza”. Ciò premesso gli ‘ermellini’ - sentenza 3597 - ammettono che nel caso di notizie date in diretta e provenienti da una fonte non filtrata “non si può chiedere al giornalista di eseguire un (per quanto rapido) controllo prima di diffondere la notizia e nemmeno pretendere qualsiasi attività di verifica della notizia che al tempo stesso viene fornita e diffusa”. Questi chiarimenti emergono dalla conferma dell’assoluzione di una giornalista di una tv locale abruzzese (Btv) citata per danni dopo aver realizzato un servizio su un aereo club invaso dai rifiuti. (Ansa 23 gennaio 2008)

Luciano Violante, Presidente della Commissione Affari istituzionali della Camera, ha detto:
Esiste uno scollamento tra i dati statistici sull’andamento della criminalità e la percezione di insicurezza nei cittadini, dovuta anche al sistema dell’informazione e della comunicazione, con particolare riguardo al modo in cui esso sceglie e presenta le notizie, nel formarsi e nel diffondersi di un’opinione condivisa sul grado di sicurezza di una comunità”. (CorrieredellaSera.it 11 gennaio 2007)

Fabio Mussi, Ministro per la Ricerca, ha detto:
Chi sta fuori dalle facce che appaiono in televisione salva il prestigio. Per la strada la gente ti ferma, ti stringe la mano e dice: lei non l’ho vista a ‘Porta a porta’. E’ uno di cui ci si può fidare”. (Ansa 11 ottobre 2007)

Walter Veltroni, sindaco di Roma, ha detto:
“In questi 15 anni si è costruito un grande circo Barnum che a Garlasco mostra il suo volto più orrendo. Rai e tv private devono cambiare”.(27 agosto 2007)

Corrado Calabrò, Presidente dell’Authority per le Comunicazioni, ha detto:
La qualità della tv italiana va sempre peggio, anche per colpa dell’audience. Alla pervasività della televisione  non corrisponde la sua qualità che è andata sempre più scadendo. Le cause sono due: il presupposto, falso se guardiamo al di là dell’effimero, che quanto più si abbassa il livello di una trasmissione tanto più si allarga il target dei telespettatori, nonché l’attenzione esclusiva dei pubblicitari all’audience“. (24 luglio 2007)

Fini, leader di AN, ha detto:
“Se apriamo i giornali vediamo che c’é un eccesso di personalizzazione della politica e un eccesso di retroscena. Nel momento in cui, come in questi giorni, c’é una novità di questo o quel personaggio politico (riferendosi alla candidatura a leader del Partito Democratico di Walter Veltroni) c’é un eccesso di informazione, con punte francamente risibili. Ci manca solo che di Tizio o Caio si sappia quando beve il caffé o si allaccia le scarpe”. (Ansa 27 giugno 2007)

Paolo Gentiloni, Ministro delle Comunicazioni, ha detto:
“Negli ultimi anni la tv pubblica ha cominciato una brutta rincorsa alla tv commerciale. E in alcuni casi neppure ci si accorge della differenza. Si può discutere se sia giusta o sbagliata la moda dei reality ma la loro invadenza così grossa è un errore. Gli obbiettivi  del disegno di legge da noi predisposto sono tre: in primo luogo, una maggiore autonomia dal governo e dai partiti e un’uscita dalla lottizzazione che ha portato ad una degenerazione. Inoltre, vogliamo dare alla Rai un funzionamento efficiente che negli ultimi 15 anni non ha mai avuto. Per esempio, attribuendo al ruolo del direttore generale maggiore stabilità. In terzo luogo, intendiamo rendere la tv pubblica meno uguale a quella commerciale riducendo il peso della pubblicità per far sì che i programmi non siano determinati solo da ascolti e pubblicità. Non dico che la tv pubblica non debba aspirare a buoni ascolti e a buoni introiti pubblicitari ma se questi sono dominanti come nella tv commerciale la differenza non c’é più”. (Ansa 27 giugno 2007)

Papa Giovanni Paolo II scriveva:
“[…] L’esigenza morale fondamentale di ogni comunicazione è il rispetto per la verità ed il servizio ad essa. La libertà di cercare e di riferire quello che è vero, è essenziale per la comunicazione umana, non solo in relazione ai fatti ed alla informazione, ma anche, e soprattutto, per quanto concerne la natura e il destino della persona umana, per quanto concerne la società ed il bene comune. […] I mass media hanno una responsabilità ineluttabile in tal senso, poiché essi costituiscono il moderno areopago nel quale le idee vengono condivise e le persone possono maturare nella comprensione reciproca e nella solidarietà. […] Infatti, i media spesso rendono un servizio coraggioso alla verità; ma talvolta funzionano come agenti di propaganda e disinformazione, al servizio di interessi ristretti, di pregiudizi nazionali, etnici, razziali e religiosi, di avidità materiale e di false ideologie di vario tipo. È inevitabile che le pressioni esercitate in questo senso portino i media a sbagliare; occorre dunque che tali errori vengano contrastati dagli uomini e dalle donne che operano nei media. […] Riportando fedelmente gli eventi, presentando correttamente i casi ed esponendo in modo imparziale i diversi punti di vista, i media adempiono al preciso dovere di promuovere la giustizia e la solidarietà nelle relazioni, a tutti i livelli della società”[…].(Messaggio per la 37a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 1 giugno 2003)

Donald Rumsfeld, ex segretario alla Difesa Usa, ha detto:
“Trovo sempre interessanti le notizie di cose che non sono avvenute perché, come sappiamo, vi sono fatti noti conosciuti. Ci sono cose che sappiamo di sapere. Ma sappiamo anche che ci sono fatti noti sconosciuti. Inoltre sappiamo che ci sono cose che non sappiamo. Ma ci sono anche fatti ignoti sconosciuti - che sono le cose che non sappiamo di non sapere”. (Premio Stai Zitto 2003)

Papa Giovanni Paolo II scriveva:
“[…]Non è esagerato insistere sull’impatto dei mezzi di comunicazione sociale nel mondo di oggi. […] È necessaria una sorta di “esame di coscienza” da parte dei mezzi di comunicazione sociale, che conduca ad una maggiore coscienza critica circa la tendenza ad una mancanza di rispetto per la religiosità e le convinzioni morali della gente”[…]. (Messaggio del Santo Padre per la 34a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 4 giugno 2000)