IL PEGGIO
In questa sezione pubblichiamo gli articoli ed i video “trash” (cioè contenenti notizie intrise di scandalismo, spesso non autentiche, raccontate in modo forzato o romanzato, costruite in modo da esaltare questo o quel personaggio o da far leva sugli istinti più bassi del pubblico, che non trasmettono nulla di autentico ai destinatari) selezionati dai visitatori del blog.
Se vuoi segnalare un articolo o un video che ritieni “trash”, inviane il testo (in versione integrale o parziale) o il link, assieme ad una breve motivazione, al seguente indirizzo: antitrash@libero.it
FABIANA ci segnala questo articolo tratto da La Repubblica del 12/07/09 con questo commento:”Ancora?! Non ne possiamo più di questa vicenda! E soprattutto credo siano inutili i particolari. Sottolineo peraltro che l’articolo si trova nella sezione Politica del giornale”.
Le “torte” a Palazzo Grazioli raccontate dalle escort
“Torte?”, chiede il pubblico ministero. Accade qualche tempo fa, a Bari. Il magistrato interroga un trafficante di droga e l’uomo gli racconta i costumi della sua banda. “Torte” è un’espressione che il magistrato non ha mai sentito. Il pubblico ministero torna allora a chiedere al criminale: “Che cosa sono le “torte”?”. L’altro gli risponde: “Le “torte”, dottore: le orge, i festini, com’è che dite voi?”. Il ricordo di quella formula - “torte” - affiora oggi nella conversazione di una fonte vicina all’inchiesta di Bari perché sono le “torte” il punto critico che rende politicamente imbarazzanti le ricostruzioni delle serate di Silvio Berlusconi. Tra le 19 ragazze, ospiti a pagamento nelle residenze del capo del governo e interrogate dalla procura di Bari, c’è più di una testimone che ha ammesso di aver trascorso, “con altre ragazze”, la notte con Silvio Berlusconi.
Di “festino” e “orgia”" ha già parlato Patrizia D’Addario. Patrizia è, per la prima volta, a Palazzo Grazioli la sera del 15 ottobre 2008. Rifiuta di trascorrere la notte nel letto regalato al capo del governo da Vladimir Putin, “il letto grande”. Ci rimarrà dopo, la notte del 4 novembre e di queste ore si sa - più o meno - tutto. Ma perché, quella prima volta, Patrizia lasciò Palazzo Grazioli?
Andare via non è stato un colpo di testa, sostiene Patrizia. Le orge, dice Patrizia, non sono mai riuscita a farmele piacere e avevo intuito che mi sarei trovata in quella sgradevole situazione se fossi rimasta, dopo la cena, i balli, la ola, le barzellette, i canti e la musica di Apicella. C’erano molte escort quella sera nella residenza del capo del governo. Per lo meno, cinque. Due molto appariscenti. Lesbiche, “le uniche in pantaloni, lavorano sempre in coppia”. La cena era ancora in corso, ricorda Patrizia, quando Berlusconi mi volle mostrare le camere da letto. Soprattutto quella con “il lettone”. Non eravamo soli, ricorda Patrizia. Con Berlusconi c’erano altre due escort che cominciarono a coccolare il “sultano”. Berlusconi, dice Patrizia, mi chiamava, mi invitava con la voce e i gesti a unirmi a loro. Patrizia decise di chiudersi in bagno e uscirne soltanto quando il gruppo fosse tornato nel salone per completare la cena. Fu allora, nella camera con il “letto grande”, che Patrizia, pur ingaggiata per duemila euro, decise di non rimanere per la notte. Ritornata in albergo, al Valadier, raccontò subito alla sua amica, Barbara Montereale, l’episodio. Barbara, tra molte reticenze, ne ha un ricordo ancora oggi vivo: “Patrizia ha preferito andar via perché c’erano altre due escort” e d’altronde ella stessa vide scene simili a Villa Certosa, poi, nel gennaio del 2009 “quando decine di ragazze straniere si stringevano a Papi, litigando tra loro, quasi aggredendosi”.
Il racconto di Patrizia ha trovato una conferma con la testimonianza di un’altra signora, Maria Teresa De Nicolò, 37 anni, barese. La sua partecipazione alla serata di Palazzo Grazioli ha ripercorso, come se si trattasse di un rito, la stessa esperienza di Patrizia. Identiche le modalità, identiche le regole da rispettare. Convocazione a Roma, improvvisa e un po’ misteriosa. Abitino nero, trucco leggero. Prima di andare a letto, se richiesto dal padrone di casa, una disponibilità assoluta a mostrare ammirazione estatica per i successi di “Silvio”; pieno divertimento per barzellette e canti; gratitudine per i regalini “da negozietto”. Stesso contatto, Gianpaolo Tarantini. Povero Gianpi, racconta un amico, certi giorni era davvero disperato perché, se è agevole organizzare un “festino” con qualche giorno d’anticipo, diventa arduo farlo in un solo pomeriggio. Nell’estate-autunno del 2008, la sexual addiction di Berlusconi è compulsiva, la sua satiriasi indiavolata. Telefona anche dieci volte, nello stesso giorno, a Tarantini (intercettato dalla magistratura di Bari). Gli chiede di mettere insieme “le ragazze” per la sera anche con un anticipo di poche ore. Gianpi fa quel può, ricordano gli amici, ma la fretta è, senza eccezione, cattiva consigliera e così non sempre ha il tempo di “invitare” a Roma da Milano le “cortigiane perfette”, “bellissime, molto giovani, molto professionali e, soprattutto, consapevoli della necessaria riservatezza”.
Pressato, Gianpi deve accontentarsi, dicono gli amici, “di quel che ha sotto mano”. E’ così che a Palazzo Grazioli entra anche chi non avrebbe mai messo piede, con più tempo a disposizione. Maria Teresa viene convocata (prima e unica volta) in questa emergenza. Parte per Roma e, come accade a Patrizia, Barbara e Lucia R. (”ospiti” il 4 di novembre), scopre nei saloni del de Russie che la meta di quella serata di lavoro sarà Palazzo Grazioli. Maria Teresa, agli inquirenti di Bari, ha ammesso di aver fatto sesso con il presidente, “rimborsata” da Gianpi, ma quel che qui conta è la “torta”, il numero delle “ragazze” che - quella notte (un “lunedì o un martedì di settembre del 2008″ fa la vaga Maria Teresa, probabilmente martedì 23 settembre) - si trattiene con il capo del governo nella sua residenza di Palazzo Grazioli. Maria Teresa tace il numero delle “ragazze” (anche se l’ha riferito al magistrato che l’ha interrogata). E’ disposta però ad ammettere, con Repubblica, che “c’erano altre ragazze”. Qualcuna di quelle “ragazze” seguirà, il giorno dopo, Berlusconi a Melezzole, vicino a Todi, quando (come ha svelato l’Espresso) il presidente del Consiglio rinuncia a una “missione” a New York, alla partecipazione alla “campagna del Millennio” contro la povertà e la fame nel mondo, all’intervento all’assemblea delle Nazioni Unite per starsene, con le sue “ragazze”, nell’health center di Marc Mességué (sbarrato agli estranei).
La rilevanza del racconto più veritiero delle serate di Silvio Berlusconi è dunque in questo “punto critico” non ancora illuminato: le “torte” di Palazzo Grazioli. Finora la scena ci è stata raccontata così. Un giovanotto ambizioso (Tarantini) conduce prostitute di caro prezzo nelle residenze del capo del governo offrendole al “sultano” (Berlusconi) per ingrassare affari e potere d’influenza. Il “sultano” - ingenuo e ignaro - fa sesso con una di quelle ragazze (Patrizia D’Addario). Emerso l’episodio, il “sultano” muove in tre mosse. Nega l’episodio (”Non ricordo la faccia di questa Patrizia”). Scredita la testimone (”I miei nemici politici l’hanno pagata per accusarmi”). Banalizza quel che è accaduto (”Ho soltanto scelto ospiti sbagliati”).
Diciamolo con le parole di Nicolò Ghedini: Berlusconi è soltanto un “soggetto inconsapevole. Se io vado a casa del presidente e, per fare bella figura, mi presento con un’accompagnatrice, è difficile che lui possa saperlo. E, se anche poi vi fossero rapporti [sessuali tra il presidente e quella donna], lui continuerebbe a non sapere e quindi [il fatto] non può avere nessuna implicazione né giuridica né morale” (Agi, 18 giugno).
Lasciamo stare la giustizia (Bari non contesta a Berlusconi alcun ipotesi di reato e a Tarantini soltanto il favoreggiamento alla prostituzione: le ospiti non erano indotte a prostituirsi, era il loro mestiere e nessuno lo ignorava). Lasciamo stare la morale (è diritto di ciascuno avere le abitudini sessuali che ritiene opportune). Quel che conta qui è che cosa è accaduto e che cosa significa.
Quel che accade, ragionevolmente, lo si può dire così. Al contrario di quanto sostengono Berlusconi e il suo avvocato, il capo del governo è consapevole che le “ragazze” di Tarantini siano delle cortigiane. A Gianpi le chiede espressamente. Berlusconi sa della “professione” della D’Addario, come dice Patrizia, come conferma Barbara Montereale e testimonia - per altre circostanze - Maria Teresa De Nicolò.
Emerge, dunque, dall’inchiesta di Bari un tableau ben definito. Intorno al presidente del Consiglio, c’è un’organizzazione molto discreta, anche se spericolata, che fornisce prostitute al “sultano” per le sue serate con “torta” finale; una rete di servizio che si muove secondo moduli, programmi e desideri sempre uguali. Tarantini è soltanto uno dei server che il presidente del consiglio attiva quando la sexual addiction l’afferra. Dall’inchiesta emerge che lo stesso “lavoro” di Gianpi è assolto per lo meno da altre due personaggi (un professionista di Bari, una signora di Roma).
Questo accade. Quel che significa (lo ha già scritto qui Stefano Rodotà) interpella l’etica pubblica. “Un uomo politico non può mentire. Deve accettare la pubblicità di ogni sua attività quando questa serve per valutare la coerenza tra i valori proclamati e comportamenti tenuti” (Repubblica, 10 luglio). Da questo punto di vista, la scena è chiara. Berlusconi ha una volta di più, in questa storia, ingannato il Paese: non ignora che le “ragazze” che affollano il “lettone di Putin” siano prostitute e prostitute chiede, per le sue “torte”, ai prosseneti che siedono al suo tavolo (non esita a “smanacciarle” subito sotto gli occhi della sua scorta).
Il comportamento privato del capo del governo è in fragorosa contraddizione con i valori (Dio, famiglia) che proclama in pubblico e con le leggi che propone al Parlamento (severe punizioni per chi favorisce la prostituzione e per chi fa sesso con le prostitute). E’ questo lo stato delle cose che Berlusconi dovrebbe finalmente affrontare in pubblico, quali che siano gli esiti per la sua reputazione e per il suo destino politico.
MARIACHIARA ci segnala questo articolo tratto da Il Mattino del 11/07/09 con questo commento:”Qui si passa dalla cronaca delle ipotesi fantasiose sulla morte di Jacko al racconto delle iniziative dei fan per rendere omaggio al cantante defunto, passando per le ridicole dispute sul luogo della sepoltura. Secondo me il povero Michael si starà rivoltando nella tomba”.
Jackson, il padre: «E’ stato ucciso» Rispunta ipotesi della tomba a Neverland
NEW YORK (10 luglio) - Michael Jackson è stato ucciso dai medicinali secondo il padre Joe, intervistato in esclusiva dal canale televisivo Abc News. «Credo si sia trattato di assassinio», ha detto l’ottantenne padre ed ex manager di Michael, che si aspetta qualche risposta dalla seconda autopsia commissionata dalla famiglia. L’ipotesi dolosa non è stata mai esclusa dalla polizia di Los Angeles, che a sua volta è in attesa del referto tossicologico sulla salma della star, pronto tra due -quattro settimane.
Il padre: «Prendeva ansiolitici e anestetici». A stringere il cerchio dei sospetti sui collaboratori di Jackson, e in particolare sul medico Conrad Muray, dall’inizio dichiaratosi innocente, c’è anche un documento riservato dello sceriffo di Santa Barbara, citato dalla Cnn, secondo cui in passato il cantante era solito farsi somministrare anche 40 pillole al giorno di Xanax, un potente ansiolitico, e chiedeva iniezioni di anestetico per curare l’insonnia. «Non conoscevo il nome di questi farmaci, so che li usava per riposare, perchè lavorava così duramente», ha confermato Joe Jackson, che ha detto di essere rimasto sbigottito alla notizia del ricovero del figlio: «Non potevo credere che quello stesse succedendo a Michael».
Rispunta l’ipotesi della tomba a Neverland. Intanto continua la saga sulla destinazione finale di Michael Jackson: mentre la famiglia litiga sulla possibilità di seppellire il cantante nel suo ranch di Neverland, la salma è stata riportata nel cimitero di Forest Lawn, sulle colline di Hollywood. Berry Gordy, fondatore di Motown, la casa discografica che aveva scoperto i Jackson Five, amico intimo del cantante, ha acconsentito ad ospitare Jacko nella sua cripta di famiglia. La tomba è un vero e proprio mausoleo in miniatura, bianco con colonne all’entrata e una grossa “G”, simbolo del clan dei Gordy. A parte la bara placcata oro di Jacko, la tomba al momento è vuota.
Joseph e Jermaine, il padre ed il fratello del cantante, vorrebbero trasferire la salma a Neverland, il ranch nella contea di Santa Barbara che era stato la casa di Jacko per quasi 20 anni e in cui aveva fatto costruire un parco divertimenti. Occorre però il via libera della Contea di Santa Barbara, ma i familiari di Jackson non l’hanno ancora contattata. Sia il padre che il fratello vorrebbero allestire un museo nel ranch, che diventerebbe meta di pellegrinaggio dei fan di tutto il mondo. Mamma Katherine, però, non è d’accordo, come gli altri fratelli preferisce, invece, portare il figlio in un altro posto, nel rispetto di quella sostenga siano le sue ultime volontà.
L’Eternal Moonwalk impazza sul web. L’ultimo tributo, in ordine di tempo, al re del pop si chiama chiama “Eternal Moonwalk” e sta facendo il giro del mondo. Il progetto nato sul web per rendere omaggio alla figura di Michael Jackson, è stato ideato dalla radio belga “Studio Brussel”. Attraverso il sito internet eternalmoonwalk.com, l’emittente radiofonica propone agli internauti di riprodurre in un video digitale di pochi secondi il passo di danza che Jacko ha reso celebre in tutto il mondo. Il “Moonwalk”, appunto. Risultato? Centinaia di contributi da tutto il mondo: da Rio de Janeiro a Barcellona, da Bruges a Istanbul. Tutti i video vengono montati in sequenza e legati tra loro, in una sorta di infinita catena umana, mentre una sorta di contatore indica la distanza totale percorsa da tutti coloro che hanno ballato per Jacko
CHIARA ci segnala questo articolo tratto da La Repubblica del 04/07/09 con questo commento:”Segnalo nel peggio questo articolo perché dà rilevanza alle dichiarazioni e convinzioni politiche di un uomo che appartiene allo sport, portando quindi in primo piano le parole di uno che con la politica non c’entra nulla! Mi chedo se fosse davvero necessario farci un articolo. Alla fine il riferimento a Mosley e al suo festino era scontato quanto inevitabile…”.
Ecclestone, dichiarazione choc “Hitler sapeva fare le cose”
ROMA - Adolf Hitler sapeva “fare” le cose. E’ l’ultima scioccante provocazione del patron della formula 1, Bernie Ecclestone, che in un’intervista al “Times” ha fatto propria la mai del tutto scomparsa corrente di pensiero secondo cui i regimi totalitari spesso funzionano meglio delle democrazie.
“In molti modi, suppongo sia terribile da dire, al di là di cio che ha fatto, Hitler era in grado di comandare molta gente e di fare le cose”, ha spiegato nell’intervista, e chissà se pensava anche alla “badget cup”, al tetto alla spesa per le squadre di Formula 1 che lui e Mosley non sono riusciti a far passare. Mentre la democrazia “non hanno fatto poi così bene a molti paesi, compresa la Gran bretagna”.
Ecclestone rincara la dose dalle pagine online del giornale inglese. “I politici si preoccupano troppo per le elezioni”, ha spiegato, virando poi su questioni di politica internazionale: “Abbiamo fatto una cosa terribile nel sostenere l’idea di liberarsi di Saddam Hussein. Era l’unico che poteva controllare il paese. Siamo andati in quel paese senza avere idea della cultura. Gli americani probabilmente pensano che la bosnia sia un quartiere di Miami. Ci sono persone che muoiono di fame in Africa e noi rimaniamo seduti senza fare nulla, ma siamo coinvolti in cose che dovremmo lasciar stare”.
Nell’intervista al Times ecclestone paragona il presidente della Fia, Max Mosley, all’ex premier britannico Margaret Thatcher. Il numero uno della federazione internazionale, nel braccio di ferro con i team di formula 1, è stato accusato di essere un “dittatore”. “Io preferisco i leader forti - ha affermato ecclestone - Margaret Thatcher prendeva delle decisioni e le portava avanti. E’ stata l’unica a far progredire questo paese. Tutti questi ragazzi, Gordon (Brown) e Tony (Blair), cercano di accontentare tutti in ogni momento”. Mosley invece “ha fatto un super lavoro. E’ un ottimo leader. Non credo che il suo passato sia un problema”, conclude, riferendosi non tanto allo scandalo del festino sadomaso, quanto ai trascorsi politici suoi e soprattutto padre Oswald, che negli anni Trenta fu fondatore e leader del partito fascista britannico.
FABIANA ci segnala questo articolo tratto da Il Mattino del 03/07/09 con questo commento:”Nulla di ciò che già non sappiamo… crisi, chi minimizza e chi si preoccupa e, come al solito, non possiamo basarci nè su dati certi nè su proposte risolutive di rilievo. E il “botta e risposta” nella cronaca politica continua tristemente ad andare per la maggiore”
Crisi, duello Berlusconi-Franceschini
ROMA (3 luglio) - Duello Berlusconi-Franceschini sulla crisi. Per il premier ciò che di peggio doveva accadere è già accaduto. Il segretario del Pd giudica invece inaccettabile che il governo neghi la crisi e continui a voltare la faccia dall’altra parte. Intanto il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, afferma: non siamo più sull’orlo del precipizio, forse il peggio è alle spalle, ma abbiamo davanti alcuni mesi difficili.
«Ciò che di peggio doveva accadere è già accaduto», ha detto il premier parlando al seminario “L’Aquila Day” al ministero dell’Economia. «La situazione non sta peggiorando ma sta migliorando», ha aggiunto. «Certo è una cosa terribile - aveva osservato poco prima - stare al governo, ricevere le giuste richieste dei cittadini, parlarne con il ministro dell’Economia e sapere che non ci sono fondi. È come mettere le mani in tasca per fare una spesa e tirarle fuori vuote perché i soldi non ci sono. Da imprenditore non mi era mai capitato».
Per Berlusconi «ciò che doveva accadere per banche e mercati è già accaduto. Chi doveva fallire ha fallito e tutti quelli che facevano speculazione non ci sono più. Oggi non ci sembra che ci siano altre situazioni che dobbiamo temere». Anche se il premier ha ribadito il problema del calo dei consumi. Problema che però non ha altra causa che la paura. Anche perché né i dipendenti pubblici, né quelli privati, né i pensionati, hanno perso potere d’acquisto. «Penso che non ci siano proposte alternative, per uscire dalla crisi, alla guerra contro la paura», ha sottolineato il premier.
Il premier ha poi ribadito l’invito agli imprenditori ad aumentare la «propria quota di voce», cioè a fare più pubblicità evitando però di dirigerla verso «gruppi editoriali che alimentano la crisi». Subito dopo ha smentito: «Ho detto agli imprenditori che devono essere un fattore di ottimismo per la ripresa e non di crisi. Non ho mai detto loro di non investire in un certo gruppo editoriale».
Franceschini: insopportabile questo atteggiamento. «Non si capisce l’atteggiamento del premier, è insopportabile continuare a nascondere la crisi così come è insopportabile continuare a demonizzare quegli editori che non la nascondono agli italiani», ha detto Dario Franceschini. «È inaccettabile che il Governo neghi la crisi e continui a voltare la faccia dall’altra parte: questo è uno schiaffo alle famiglie ed alle imprese» ha aggiunto il segretario del Pd a margine del convegno degli ex Popolari a Norcia. «È insopportabile questo modo di fronteggiare la crisi e mentre famiglie e imprese chiedono misure urgenti, il governo continua nel suo atteggiamento di minimizzazione, continua ad intimidire i giornali che pubblicano i dati, e continuano ad attaccare gli organismi che li rendono noti». «Anzichè tenere questo atteggiamento - conclude Franceschini - il governo deve agire e anche accettare di confrontarsi con le nostre proposte».
Bonanni: è presto per dire che siamo fuori. «Mi sembra presto per dire queste cose: prima guardiamo i dati del Pil, i dati della disoccupazione e i dati della discesa della cassa integrazione. Solo allora potremo fare queste affermazioni». Così il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, a margine del seminario degli ex popolari, ha commentato le parole del premier Berlusconi sull’andamento della crisi. «Ora - ha aggiunto Bonanni - dobbiamo piuttosto remare tutti dalla stessa parte».
LUANA ci segnala questo articolo tratto da Il Corriere della Sera del 29/06/09 con questo commento:”Credo che una testata importante come il Corriere della Sera non avrebbe dovuto farsi trascinare dalla corrente dello ’scoop’. Già nel titolo si è cercato di creare l’elemento shock per attirare l’attenzione dei lettori. Non ritengo sia giusto rivelare al pubblico quanti testamenti abbia lasciato Jackson e a chi siano destinati e ancora meno rivelare colloqui privati fra la tata dei bambini ed i parenti del cantante”.
E Michael disse: «Sono un uomo finito»
NEW YORK (USA) - Misteri, lacrime e fango. Quattro giorni dopo la morte di Michael Jackson schiere di suoi ex impiegati si fanno avanti per consegnare- alcuni dietro compenso - sconcertanti rivelazioni sul suo conto, che il Re del Pop non potrà mai confermare né smentire. L’ultima macchia alla memoria viene dall’ex tata dei suoi tre figli, la 42enne ruandese Grace Rwaramba, che in un’intervista al Times di Londra afferma di avergli «effettuato più volte delle lavande gastriche per rimuovere pericolosi mix di medicinali che aveva assunto». «Dovevo ripulirgli spesso lo stomaco - spiega la donna, che sarà interrogata dagli inquirenti -. Prendeva tantissimi farmaci e c’erano giorni in cui stava così male che impedivo ai bambini di vederlo». Un giorno la tata avrebbe chiamato la madre e la sorella del cantante per costringerle ad intervenire, «convincendo Michael ad abbandonare la sua dipendenza dai medicinali». Questa cosa lo fece infuriare al punto che Jackson la licenziò, dopo 17 anni al suo servizio, accusandola di «tradimento».
Al tabloid britannico News of the World la bambinaia dice di essere stata contattata poche ore dopo la morte del cantante da uno dei suoi familiari, la cui unica morbosa domanda era: «sai dove nascondeva i soldi?». «In realtà Michael era talmente al verde - puntualizza la Rwaramba - che spesso dovevo usare la mia carta di credito per comperare regali e palloncini per i compleanni dei suoi figli». La sua improvvisa scomparsa adesso rischia, paradossalmente, di aiutare i tre eredi a colmare la montagna di debiti lasciati dal padre. Anche se anonimi ex consulenti finanziari di Jackson citati dalla stampa inglese affermano sibillini che «potrebbe aver lasciato non uno, ma due testamenti». Intanto la raccolta dei suoi maggiori successi, «Number One», ha già scalato l’hit parade inglese, piazzandosi al primo posto. E secondo gli addetti ai lavori il miracolo si ripeterà nel resto del mondo. Un destino a dir poco ironico, per un artista che a detta del reporter investigativo Ian Halperin «non era neppure più in grado di cantare» perché «fisicamente e psicologicamente al capolinea». Una settimana prima di morire Jackson avrebbe rivelato di considerarsi «un uomo finito». «Jackson è stato ucciso dall’avidità», punta il dito Halperin, che ha vissuto cinque anni tra il suo entourage, mentre preparava un libro e un documentario su di lui. «Se non fosse per i banchieri, agenti, dottori e consiglieri che l’hanno costretto a imbarcarsi nella massacrante tournee inglese», accusa, «sarebbe ancora vivo».
Le polemiche sono destinate a durare mesi. Ieri la famiglia è tornata all’attacco contro il Dr. Conrad Murray, il cardiologo personale di Jackson, che è uscito da tre ore di colloquio con gli investigatori, nel weekend, non come una persona sospetta ma da «semplice testimone della tragedia». Una fonte vicina ai familiari della star ha bollato come «prematura» questa conclusione. «I risultati dell’autopsia porteranno ad un’inchiesta criminale», ha assicurato ieri alla Cnn il reverendo Jesse Jackson, portavoce del clan. Che definisce Murray «un incompetente » per aver praticato il massaggio cardiaco tenendolo sul letto, invece che su una superficie rigida come ogni medico dovrebbe sapere. Ieri anche il presidente Barack Obama ha scritto una lettera personale di condoglianza alla famiglia, mentre l’annuale Oscar nero organizzato ad Hollywood veniva trasformato in un tributo alla memoria di Jacko. «Michael sarà ancora più grande da morto che da vivo - ha detto il patriarca Joe Jackson alla FoxTv - Vorrei tanto che potesse vedere il diluvio di affetto scatenato dalla sua morte».
SIMONA ci segnala questo articolo tratto da Il Mattino del 29/06/09 con questo commento:”Il personaggio-mito perseguitato dai media anche dopo la morte tra storie di soldi, droga, scandalismo e così via…con un forte moralismo sullo sfondo”.
Jackson, resta il mistero. Familiari contro il medico
Los Angeles. A quattro giorni dalla scomparsa, continua a essere un giallo la morte di Michael Jackson. Mentre in tutto il mondo proseguono le manifestazioni di cordoglio dei fan, i familiari del re del pop, che non hanno ancora deciso come e dove celebrare i funerali, hanno ricevuto un messaggio da parte del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Lo fa sapere il consigliere del presidente David Axelrod, che però non ha reso pubblici i contenuti della lettera. Obama nei giorni scorsi aveva parlato di Jackson come di un artista spettacolare la cui vita però era stata contrassegnata da aspetti «tragici e tristi». La stessa famiglia Jackson, che ha chiesto e ottenuto una seconda autopsia sul corpo di Michael per capire le cause della morte, ha diramato un comunicato nel quale si dice «devastata» dalla scomparsa del loro caro figlio, fratello e padre. «In uno dei più tristi momenti della nostra vita - recita il comunicato - è difficile per noi trovare le parole giuste per questa improvvisa tragedia che stiamo affrontando». Il padre Joseph esorta i fan a non essere disperati. «Perché Michael continuerà a vivere in ognuno di voi». Intanto Conrad Murray, cardiologo di Houston, il medico che era accanto a Jackson quando è avvenuto l’arresto cardiaco, è stato ascoltato per la seconda volta dalla polizia. E, secondo una fonte vicina agli inquirenti, raccolta dal «Los Angeles Times», non ci sarebbero responsabilità del medico che lo aveva in cura. «Le voci secondo le quali il medico avrebbe iniettato a Michael un potente antidolorifico prima della sua morte sono assolutamente false», ha fatto sapere il legale del medico. Murray si è presentato spontaneamente agli inquirenti, non in qualità di sospettato ma come testimone, ed ha «chiarito alcuni punti della vicenda», dice l’avvocato che ha assistito all’interrogatorio precisando che non era mai stato prescritto Demerol. L’avvocato ha raccontato che Murray incontrò il divo nel 2006 e curò Jacko «per varie malattie». Di volta in volta, inoltre, il medico curava anche i figli di Michael. Eppure la famiglia ora nutre seri dubbi sulla sua professionalità e fa discutere il fatto che il medico gli abbia praticato un massaggio cardiaco mentre era sul letto e non steso su una superficie rigida come emerge dalla registrazione della tragica telefonata al pronto soccorso fatta da casa Jackson la mattina di giovedì. L’auto di Murray, sequestrata dalla polizia che pensava di poter trovare all’interno tracce interessanti per risolvere il caso, era stata lasciata nel vialetto della villa di Bel Air perché il medico era restato accanto al cantante in ambulanza nel trasporto all’Ucla medical center, dove è Jackson è morto. «Il medico - continua l’avvocato - ha aiutato la polizia a ricostruire le circostanze della morte e chiarire alcune incongruenze». L’interrogatorio è durato tre ore e non è escluso che vengano sentite presto altre persona dell’entourage di Michael, e quanti erano stati con lui nelle sue ultime ore. Contemporaneamente si è svolta, in un luogo non precisato di Los Angeles, la seconda autopsia, indipendente, voluta dalla famiglia. Non si conoscono i risultati di questo secondo esame, che tuttavia non dovrebbe aver portato, come è accaduto per l’autopsia ufficiale condotta dal coroner della contea di Los Angeles, a conclusioni immediate. Gli esiti degli esami tossicologici sul sangue del cantante per accertare la quantità di medicinali ingeriti non saranno pronti prima di un mese, sei settimane. Se ad ucciderlo è stata, come pare sempre più probabile, un’overdose di farmaci, le cause sono da imputare alla lunga storia di malattie e incidenti patiti da Jackson che lo hanno portato alla dipendenza dagli anestetici. Ma in molti, in queste ore, si chiedono anche come fossero conciliabili le recenti immagini di Jackson in carrozzella e con la mascherina davanti alla bocca, con la organizzazione di una serie di concerti che avrebbero dovuto svolgersi a Londra a partire dal 10 luglio. Anche se, a sentire le persone che lavoravano con lui, Michael fino a mercoledì notte aveva normalmente lavorato al nuovo show.
ARIANNA ci segnala questo articolo tratto da Il Mattino del 29/06/09 con questo commento:”In questo articoli noto un forte ‘retroscenismo’, che spiega nei dettagli come era la situazione prima della morte di Jackson, anche se con l’uso rigoroso dei condizionale, il che porta a pensare che si tratti di notizie non certe viste dal buco della serratura e quindi di gossip”.
Il Daily Mail: «Jackson voleva uccidersi». The Sun: «Nello stomaco solo pillole»
LOS ANGELES (29 giugno) - Ancora mistero fitto sulle cause della morte di Michael Jackson. A quattro giorni dalla notizia-choc, sono ancora numerosi i dubbi sulla fine del cantante più discusso di sempre.
Nuovi particolari rivelati dal tabloid Sun: aveva perso tutti i capelli. Ridotto ad uno scheletro (era alto un metro e 77, pesava appena 51 chili), praticamente privo di capelli, con il corpo segnato dai fori delle punture e le cicatrici delle 13 operazioni di chirurgia plastica. Sono questi i terribili dettagli della prima autopsia effettuata sulla salma di Michael Jackson, secondo quanto rivela oggi il tabloid britannico The Sun. L’esame dei medici legali ha rivelato un corpo emaciato, con uno stomaco completamente vuoto a parte i resti di alcune pillole. Si ritiene che l’anoressico re del pop non mangiasse più di un magro pasto al giorno. I fianchi, le cosce e le spalle erano crivellate dai segni di punture, probabilmente dovute agli antidolorifici che si sarebbe fatto iniettare tre volte al giorno da anni. Jackson è apparso inoltre praticamente privo di capelli. Sotto la parrucca che indossava al momento della morte, vi era solo una lieve peluria. Sopra l’orecchio sinistro il cantante era completamente pelato, probabilmente in seguito ad un incidente del 1984, quando la sua capigliatura prese fuoco mentre stava filmando uno spot per la Pepsi.
I patologi che hanno esaminato la salma di Michael Jackson hanno segnalato anche la rottura di diverse costole, dovuta probabilmente ai massaggi cardiaci nel tentativo di rianimarlo. Nell’area del cuore sono stati rinvenuti quattro fori, in seguito alle iniezioni di adrenalina per far ripartire il cuore. Non si trovano spiegazioni per i lividi riscontrati sulle ginocchia e gli stinchi del cantante, mentre i tagli sugli schiena sembrano indicare una recente caduta. Sul volto dell’artista c’era una ragnatela di cicatrici di operazioni di chirurgia plastica, la parte ossea del naso era scomparsa e il suo lato destro era parzialmente crollato. L’autopsia ha infine riscontrato che il cantante stava guarendo dal tumore alla pelle, grazie ad un’operazione per la rimozione di cellule tumorali dal torace. Il quotidiano britannico cita infine fonti secondo le quali nella casa di Jackson sono state trovate prescrizioni mediche a nome di altre persone. Persone che saranno interrogate dalla polizia.
Era malato ai polmoni e non poteva cantare. «Michael Jackson potrebbe essere morto per cause naturali, ma solo se possono essere chiamate naturali le sue condizioni culminate nello stress di un impegno che non sarebbe mai stato in grado di portare a termine». È quanto scrive «la Stampa», ricostruendo la vicenda Michael Jackson così come proposta su «MailOnline» da Ian Halperin, il giornalista che segue da anni i travagli di Jackson e che aveva scritto «Non poteva cantare. Certi giorni non riusciva a parlare. Non ballava più. A Londra si profilava un disastro, e secondo l’opinione di gente della sua cerchia - riporta “la Stampa” citando le parole di Halperin - Michael aveva propositi suicidi». «Del resto, una settimana fa, a Jackson sfuggì un “Meglio che io muoia, sono finito”».
Jackson soffriva infatti della mancanza di Aat, una proteina che protegge i polmoni. Contro di lui «avrebbe giocato fin dalla nascita pure una situazione genetica negativa. Una fonte vicina al cantante - scrive il quotidiano - ha rilevato che soffriva della deficienza genetica di una proteina, la alfa1-antitripsina (Aat), che viene prodotta nel fegato. Il ruolo principale dell’Aat è di proteggere i polmoni.
Jackson, tra i tanti farmaci ha ricevuto iniezioni regolari di Aat per anni, mantenendo una vita quasi regolare: ma le maschere respiratorie che hanno accompagnato l’immagine per tanto tempo, e in certi periodi l’uso della sedia a rotelle per spostarsi, sarebbero la prova di queste difficoltà polmonari crescenti». «Jackson e la sua cerchia sapevano dell’estrema precarietà dell’impresa londinese, quindi - prosegue il quotidiano -. Non a caso alla star era stato fatto credere in un primo tempo che le serate sarebbero state 10 e non 50». La verità sulla fine di Michael Jackson la si avrà con i risultati delle due autopsie, l’ufficiale e la privata, voluta da familiari e amici.
«Mai somministrato forti dosi di farmaco». Il medico personale di Jackson, Conrad Murray, non ha mai somministrato al paziente «alcun potente farmaco» il giorno in cui il cantante è stato trovato in fin di vita nella sua villa di Los Angeles.
Lo ha detto al Los Angeles Times il legale del medico, Edwardd Chernoff, smentendo così le voci secondo cui il dottor Conrad Murray avrebbe iniettato una dose eccessiva di un antidolorifico sintetico simile alla morfina, chiamato «Demerol». Il dottor Murray «non ha mai avuto del Demerol» - ha dichiarato il legale medico - e le voci secondo cui sarebbe stato lui a iniettare a Michael Jackson un potente analgesico «sono totalmente false».
Il dottor Murray era peraltro già stato ascoltato in due occasioni dalla polizia di Los Angeles che indaga sulla morte di jackson, e gli investigatori avevano rilasciato una dichiarazione sottolineando che il medico era stato «pienamente collaborativo fornendo informazioni utili alle indagini».
Lettera di cordoglio di Obama. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha scritto una lettera alla famiglia di Michael Jackson per esprimerle il suo cordoglio. Lo ha reso noto a Washington uno dei primi consiglieri di Obama, David Axelrod, intervistato dall’emittente NBC. Obama non ha voluto commentare pubblicamente la morte del cantante. Il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, nei giorni scorsi si era limitato a riferire che il presidente vedeva in Jackson «un artista spettacolare» la cui vita aveva avuto «aspetti tragici e tristi». Fonti della Casa Bianca hanno precisato che Obama non prevede di rendere pubblica la lettera inviata alla famiglia Jackson.
SIMONA ci segnala questo articolo tratto da Il Corriere della Sera del 29/06/09 con questo commento:”Gossip allo stato puro che una testata autorevole come Il Corriere della Sera avrebe potuto risparmiarsi”.
Vip in spiaggia. Fede e la ragazza misteriosa
Il sole di Forte dei Marmi, come miele per i personaggi famosi. Scovati tra le bianche spiagge della costa toscana affollate nei weekend estivi. Il più curioso di tutti è Emilio Fede, sotto l’ombrellone con una misteriosa ragazza: lunghi capelli neri che scendono sotto con un cappellino rosso sgargiante, lei. Lui, invece, indossa una sobria camicia bianca e si rilassa disteso su un materassino. E ancora Paola Ferrari, il marito Marco De Benedetti e i figli; Alberto Gilardino, con la compagna Alice Bregoli e la figlia Ginevra in bicicletta per la cittadina toscana. Filippo Inzaghi insieme alla sua compagna, Alessia Ventura. Tutti a Forte dei Marmi tra mare, sole, feste, locali e tante vetrine.
LE COPPIE VIP – A scatenare gli scatti dei fotografi è la coppia più misteriosa di tutte. Il giornalista, Emilio Fede in spiaggia con una ragazza. Seduti su due lettini di un bagno di Forte dei Marmi; Fede in camicia, la ragazza con un due pezzi e in testa uno sportivo cappellino rosso. Ancora nessuno sa chi è. Anche i calciatori e le loro compagne scelgono il mare della Toscana. Alberto Gilardino e la sua dolce metà, Alice Bregoli vanno a spasso per le strade di Forte dei Marmi mentre lei, spinge il passeggino della figlia, Ginevra. Poi un giro in bicicletta per le vie del centro. Filippo Inzaghi e la compagna Alessia Ventura, sul lettino di una spiaggia di Forte dei Marmi. Per loro una bella giornata di relax. E ancora, sempre a passare negli ultimi giorni di giugno a Forte dei Marmi ci sono Paola Ferrari insieme al marito Marco De Benedetti e i figli. Per loro shopping, mare e ristoranti. Ma la parola d’ordine è sempre relax e un po’ di tempo da passare in famiglia.
SIMONA ci segnala questo articolo tratto da Il Corriere della sera del 29/06/09 con questo commento:”Ma vi sembra possibile che si scriva un pezzo su una notizia del genere?”.
Rosy Dilettuso e la palpatina furtiva che sorprende Coolio, il rapper americano
BARI - È sempre stata una pupa difficile Rosy Dilettuso, barese ex concorrente del reality show La Pupa e il Secchione. Perché al contrario delle sue colleghe showgirl e volti noti della televisione, la modella trentunenne, mora, forme perfette e fascino indiscutibile, pur accompagnandosi spesso ad amici e colleghi, non si è mai impegnata pubblicamente né è stata mai colta in flagrante, in dolce compagnia o in atteggiamenti piccanti. Rosy però, che ama stupire, sembra aver recuperato d’un tratto la distanza fatta registrare nei confronti delle colleghe regalandosi una posa hot - pubblicata dal sito bossip.com - in braccio al rapper americano Coolio.
LA TOCCATINA AL GANGSTA RAP - Anche autore di «Gangasta’s Paradise», il brano musicale diventato famoso grazie al film «Dangerous Mind» con Michelle Pfeiffer e volto noto negli Stati Uniti, idolo dell’hip hop della costa Occidentale col suo aspetto da rapper maledetto, dei bassifondi americani. Rosy è seduta in braccio a Coolio e sembra dargli una palpatina. Più o meno innocente. Quel che è certo è che per dare scandalo la pupa ha scelto tutt’altro che un secchione anche se la preda, dall’alto del suo rap arrabbiato, sembra se non scandalizzato almeno sorpreso dalla sortita di Rosy.
SIMONA ci segnala questo articolo tratto da Il Mattino del 29/06/09 con questo commento:”Il personaggio-mito perseguitato dai media anche dopo la morte tra storie di soldi, droga, scandalismo e così via…con un forte moralismo sullo sfondo”.
«Così lo disintossicavo dai cocktail di medicinali»
«Sai dove nascondeva i soldi?». Quella terribile domanda appena poche ore dopo che Jacko aveva lasciato l’insostenibile leggerezza del non essere, racconta tutta la solitudine del mito. L’ha rivolta uno dei familiari, che ora piange la star, a Grace Rwaramba, 42 anni, prima assistente di Michael Jackson, poi baby-sitter dei suoi figli e, forse, nell’ultima parte dell’esistenza del re nudo - prima di essere licenziata -, qualcosa in più. Certo lei, originaria del Ruanda, lo racconta con disgusto al News of the World e la sua testimonianza tratteggia un agghiacciante scenario. Quel familiare «mi chiese, ”Grace, ti ricordi che Michael era solito nascondere soldi in casa? Io sono là, dove potrebbero essere?”. Risposi di guardare nella spazzatura e sotto i tappeti. Ma ci puoi credere? Avevano perso Michael qualche ora prima, e uno di loro già telefonava per chiedere dove erano i soldi». Lei non fa nomi, ma stride con forza il contrasto con quanto sostiene e quel pubblico ringraziamento ai fan che lancia dalle colonne di People, tutta la famiglia Jackson unita. «Continuate ad amarlo - dice il padre, Joseph Jackson, in una dichiarazione fatta a nome di tutti i familiari - così la sua eredità vivrà per sempre». Grace verrà ascoltata presto dagli inquirenti che indagano sulla morte della superstar. Anche perché la fedele tata, mandata via da casa Jackson nel dicembre scorso - dopo dieci anni di lavoro -, confessa pure al Sunday Times che l’ex bambino prodigio divenuto il simbolo di un’intera generazione, quella degli anni Ottanta e Novanta, viveva imbottito di cocktail di farmaci. «Michael si sottoponeva spesso a lavande gastriche a causa del mix di farmaci che ingeriva - afferma Grace Rwaramba - Gli ho dovuto svuotare lo stomaco molte volte. Ne mescolava così tante… Assumeva anche otto farmaci differenti al giorno, tra cui tre narcotici antidolorifici. Mangiava sempre pochissimo e mescolava troppi farmaci. C’erano dei periodi che stava così male che non gli permettevo di vedere i bambini… ». Ovvero, Michael Jr, detto Prince, 12 anni; Paris, 11, e Prince Michael II, il dolce Blanket, di soli 7. Lui, il Peter Pan della musica stritolato dall’infamante accusa di aver molestato bambini, aveva del resto una lunga - solo a volte documentata - storia di problemi di salute. A iniziare dal 1984 quando si era ustionato per lo scoppio degli effetti speciali mentre faceva una pubblicità a Los Angeles (si operò al cuoio capelluto). Cominciò da lì, giustificava più a se stesso che al mondo, ad assuefarsi agli antidolorifici anche perché, sosteneva, di soffrire di lupus eritematoso sistemico, anche perché cominciò l’infinito sequel di interventi di chirurgia plastica che lo resero nè nero nè bianco. Quel che resta di quell’icona che era stata un tempo capace di vendere con Thriller come mai nessun altro al mondo, sono ora l’incredibile mix di farmaci che prendeva ogni giorno. Il mondo lo piange ballando per strada al ritmo delle sue hit, mentre si fa sempre più fitto il giallo della sua morte, e ancor più il mistero della sua eredità. Michael navigava in una complessa e poco chiara situazione finanziaria, ma potrebbe aver lasciato due testamenti. Ne sono certi alcuni ex consulenti finanziari del re del pop. Dagli anni Ottanta sarebbero, infatti, finiti nella cassaforte di Jacko oltre 660 milioni di dollari. Cifra da capogiro tutta divorata da azioni legali e da uno stile di vita a dir poco eccentrico. Ma, secondo l’Independent, il suo repertorio musicale vale quasi cento milioni di dollari. Gran parte della sua fortuna poggiava sulla proprietà della metà del catalogo dei Beatles (il cui valore complessivo è un miliardo di dollari): la vendita dell’altra metà del catalogo fu causata proprio dai debiti accumulati, pari a circa 400 milioni di dollari. Conti in rosso che potrebbero ancora aumentare per le cause legali in corso. Come quella di John Landis, regista del videoclip di Thriller: vuole 1,1 milioni di dollari di mancati introiti derivanti dal video-leggenda. Ma ancor più attira l’interesse di fan e discografici quell’album inedito di cui si favoleggia. Secondo la stampa britannica ci sarebbero brani scritti da Akon, Ne-Yo e Will.I.Am dei Black Eyed Peas. Il cd era in preparazione da anni, ma avrebbe ripreso quota dopo l’annuncio dei 50 concerti a Londra. Le vendite del cd postumo potrebbero risolvere non solo la questione dei debiti dell’ex bimbo dell’isola che non c’è - visto anche l’incredibile successo del suo catalogo dopo la morte - ma anche far crescere una nuova, incredibile fortuna. Magari per quel parente stretto che si chiede «ma dove nascondeva i soldi?».
LUANA ci segnala questo articolo tratto da La Stampa.it del 26/06/09 con questo commento:”Questa è una telefonata drammatica e privata, riportata pubblicamente, riguardante gli ultimi attimi di vita di Michael Jackson. Sfido chiunque a dire che non sia trash… Tra le altre cose, oltre all’articolo, cliccando sul link http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.aspIDmsezione=17&IDalbum=18770&tipo=AUDIO, è possibile trovare l’audio originale di tale telefonata. Si è raggiunto il fondo!”.
Michael Jackson: la telefonata al pronto soccorso
Questa la trascrizione della drammatica telefonata fatta dalla casa di Michael Jackson, già in gravissime condizioni, alle ore 12.21 locali del 25 giugno 2009 (le 21:21 italiane) ai servizi di emergenza di Los Angeles.
- Voce Maschile: Abbiamo bisogno di una ambulanza al più presto.
- Centrale: Ok, dateci l’indirizzo.
- VM: 100 North Carolwood Drive, Loa Angeles, California 90077
- Centrale: Cosa è successo?
- VM: Abbiamo una persona che ha bisogno di aiuto. Non respira più. Non respira. Stiamo cercando di rianimarlo ma senza successo.
- Centrale: Quanti anni ha?
- VM: Ha 50 anni.
- Centrale: 50? Ok. E’ cosciente? Non respira? - VM: Si, non respira.
- Centrale: Ok. E non è cosciente?
- VM: No. Non è cosciente.
- Centrale: Dov’é in questo momento? E’ sul pavimento?
- VM: E’ sul letto.
- Centrale: Mettetelo sul pavimento.
- VM: OK
- Centrale: Mettetelo per prima cosa sul pavimento. Poi vi aiuterò con la rianimazione, OK? Abbiamo soccorsi già in arrivo. Cercherò di fare quello che posso per aiutarvi per telefono. Qualcuno si sta prendendo cura di lui?
- VM: Si, abbiamo un medico personale qui con lui.
- Centrale: Oh, avete un dottore quindi?
- VM: Si, ma non reagisce a niente. Non reagisce alla rianimazione o a niente altro.
- Centrale: Ok ma stanno arrivando. Se il vostro tizio sta già facendo la rianimazione o segue le istruzioni di un medico allora avete una autorità maggiore della mia. Qualcuno è stato testimone di quello che è accaduto?
- VM: No, solo il dottore. Il dottore è stato l’unico presente.
- Centrale: Così il dottore ha visto quello che è successo?
- VM: (Parlando nella stanza) Dottore avete visto quello che è accaduto?
- Centrale: Stanno arrivando. Sto trasmettendo le vostre risposte ai paramedici in arrivo. Stanno per arrivare…
- VM: Grazie. Lui (il dottore) sta premendo sul petto, ma non sta rispondendo a niente…
- Centrale: OK, OK. Stanno arrivando. Sono a meno di un miglio dalla vostra casa. Saranno là molto presto.
- VM: Grazie, grazie!
- Centrale: Ok, chiamate ancora se avete bisogno di ulteriore aiuto.
Si è poi appreso che il medico nella casa di Jackson, non identificato nella telefonata, era il dottor Conrad Murray, medico personale del cantante.
LUIGI ci segnala questo articolo tratto da La Repubblica del 25/06/09 con questo commento:”Questa intervista shock costituisce l’ennesimo capitolo di una laida storia che non conoscerà oblio per lungo tempo. Quest’ultimo “capolavoro” del giornalismo di “cronaca” moderna ci racconta i particolari intimi della vita del Presidente del Consiglio, con tinte forti che a tratti ricordano i migliori capolavori del cinema brassiano e si circonda dell’aura di verità attingendo alla diretta esperienza di una delle protagoniste dell’affaire”.
“Silvio sapeva tutto di me ecco perché non può dire di avermi dimenticata”
BARI - Patrizia D’Addario infila la mano nella borsa. Ne estrae il registratore più noto d’Italia. Ha un sorriso teso: “Se registrate voi, registro anch’io…”. “Io lo faccio sempre. Grazie a questo registratore ho potuto vedere condannato l’uomo che abusava di me. Io non ricatto. Dico la verità. Ma nella vita, spesso, per farti credere servono delle prove”. Patrizia accetta di parlare con Repubblica a una condizione. “Eviterò di affrontare i dettagli dell’inchiesta”.
Il presidente del Consiglio dice: “Quella donna? Ne ignoravo il nome e non ne avevo in mente il viso”.
“Se avessi voglia di scherzare, direi che non ricorda perché girano troppe ragazze che mi somigliano tra Palazzo Grazioli e, a leggere i giornali, Villa Certosa. Invece io la faccia di quell’uomo me la ricordo bene. L’ho avuta troppo vicina per dimenticarne i dettagli. Ma non ho voglia di scherzare. Mi stanno massacrando”.
Lei stessa ha detto di essere una escort.
“Avrei potuto continuare a fare quella vita senza svelarmi e prendermi le buste del presidente con 10 mila euro. Io, invece, quando ho capito di essere stata ingannata, ho deciso di ribellarmi. Io sono l’unica che ha il coraggio di dire il mestiere che fa. Le altre tacciono, frequentano Papi, incassano le buste, fanno carriera e chiedono rispetto”.
Partiamo dall’inizio. Lei ha detto che a presentarla a Gianpaolo Tarantini è stato un amico comune, tale “Max”. E’ Massimiliano Verdoscia?
“Non lo so. Io lo conoscevo come Max”.
Può chiarire quanti soldi ha avuto in totale per i due incontri a Palazzo Grazioli?
“Mille euro. Li ho avuti solo la prima volta per partecipare alla cena a Palazzo Grazioli. La seconda volta, quando sono rimasta tutta la notte, non ho avuto nulla. Se non la promessa che sarei stata aiutata a costruire finalmente quel residence per il quale ho le carte in regola e ho pagato già per ben quattro volte gli oneri di edificabilità”.
Andiamo alla prima volta a palazzo Grazioli. Metà ottobre 2008.
“Io, a differenza di Silvio Berlusconi, ricordo ogni dettaglio. Quando arrivai saranno state le 22. Presi l’ascensore. Attraversai un lungo corridoio che si apriva in un salone dove trovai già molte ragazze. Altre arrivarono dopo. In totale saremo state una ventina”.
Ne conosceva qualcuna?
“Alcune ricordavano dei volti televisivi. In realtà, mi colpì un altro particolare”.
Quale?
“Mentre la gran parte di noi, come ci era stato detto, indossava abiti neri corti - il mio era di Versace - e trucco leggero, due ragazze che stavano sempre vicine, avevano pantaloni lunghi. Ho saputo, ascoltando quello che dicevano in pubblico, che erano due escort lesbiche che lavoravano sempre in coppia”.
C’erano ragazze minorenni?
“Non mi misi a chiedere le età”.
C’erano ragazze straniere?
“Mi sembrarono tutte italiane. E tutte mostravano, a differenza mia, una grande familiarità con la casa e il presidente. Lo chiamavano tutte Papi”.
Lei non lo chiamava Papi?
“Io lo chiamavo Silvio. Mi disse di getto: “Come sei carina”. Aveva una camicia nera. Quando si sedette notai i tacchi delle scarpe. Volle che mi sedessi accanto a lui nel salone con divani, dove proiettarono un lunghissimo video. Si vedevano i suoi incontri con i leader internazionali, i comizi, una folla che cantava “Meno male che Silvio c’è”. Tutte le ragazze, a quel punto, fecero la “ola”".
E lei?
“Ero distratta da un barboncino bianco che leccava i miei piedi e quelli del presidente. Lui lo chiamava Frufrù e mi disse che glielo aveva regalato la moglie di Bush”.
Quanto durò il video celebrativo?
“Fu lunghissimo. Il Presidente si alzava per chiedere champagne e focaccine. Poi, finalmente andammo in sala da pranzo. Un tavolo lunghissimo su cui volteggiavano tantissime farfalle. Di tulle, carta velina e altro materiale. Di vari colori. Farfalle ovunque, attaccate ai centro tavola e ai candelabri. Ho fatto indigestione di farfalle. La cena andò avanti fino all’alba. Ma non una cena da gourmet. Bresaola con sottaceti. Tagliatelle ai funghi. Cotolette con le patate. Torta di yogurt, che poi fu la cosa che mi piacque di più. Ne presi tre porzioni. Era morbida, come quelle della nonna”.
Una cena così non può finire all’alba.
“Ci si interrompeva continuamente. Per canti, balli, barzellette. Berlusconi usò anche una storiella per parlare di me. Mi fissava e diceva. “Conosco una ragazza che non crede più agli uomini. La farò ricredere. La andrò a prendere con il mio jet privato”. Poi, con il Presidente ballai. Un lento suonato dal pianista della casa. Era “My way”. Ballammo molto vicini. Non si ricorda il mio volto?”.
Quando lei andò via, qualcuna delle ragazze rimase?
“Non posso rispondere. Posso solo dire che era quasi mattina”.
Il presidente dice: “Mi è stato insegnato a non andare a dormire se c’è anche un solo documento di cui occuparsi sulla scrivania”. Lei ricorda se il presidente si è assentato per esaminare qualche dossier? Per rispondere a qualche telefonata?
“Il presidente ci parlava di molte cose del suo lavoro. Ma si è alzato soltanto per prendere i regalini. Ci teneva a distribuirli lui. Noi aprivamo e c’era l’obbligo di indossarli. Le solite farfalline, tartarughine, bracciali, collanine, anelli”.
Che sensazione le rimase di quella sera?
“Un harem. Anzi. Gli harem sono una cosa seria che io conosco bene. Perché sono stata tre volte a Dubai. Gli sceicchi, a modo loro, rispettano le loro mogli. Se ne circondano, le precedono, ma le mostrano con orgoglio. Quello che vidi, invece, non mi piaceva. Esisteva solo lo sceicco: lui”.
Ha mai sentito parlare di Noemi Letizia?
“Dopo la nota vicenda, sì. Ma non posso entrare nei dettagli. In generale, ripensando a quella storia, posso solo dire che non ho parole”.
Lei tornò a palazzo Grazioli la sera del 4 novembre. Tarantini disse “lui vuole te”.
“Evidentemente si ricordava di me”.
E’ la sera in cui resta l’intera notte. La notte dell’elezione di Obama, durante la quale, inutilmente si cerca di tirare fuori dalla stanza il presidente. Almeno fino alla colazione.
“Su quella notte non posso dire”.
Ma è vero che lui la invitò a rimanere per la colazione?
“Sì. Non in sala da pranzo. Fu una cosa più intima”.
La accusano di aver ordito un complotto a pagamento. La definiscono una “ricattatrice”.
“E’ ridicolo. In questa storia non ho mai preso un soldo da nessuno. Ho deciso di parlare il 31 maggio. Quando capii di essere stata ingannata. Che nessuno mi avrebbe aiutato nel mio progetto di vita: la costruzione del residence. Il premier era a Bari. Mi riconobbe e mi salutò. Poi, mi fece bloccare dalla scorta, nonostante fossi una delle sue candidate. Per altro, riconobbi chi mi fermò. Uno degli uomini della scorta che avevo visto a palazzo Grazioli fare altre cose”.
Cosa?
“Guardarmi la sera del 4 novembre mentre il presidente, seduto su divano, mi accarezzava esplicitamente”.
Quindi decise quel giorno?
“Fu l’ultima goccia. Parlai subito con un fotoreporter di Oggi. Ma c’era già stato dell’altro”.
Il furto nel suo appartamento?
“Stranissimo furto. Avvenne in maggio. Pochi giorni dopo che avevo confidato a un amico che ero in possesso delle registrazioni dei miei incontri con il presidente”.
L’amico era Gianpaolo Tarantini?
“No. E non ne posso fare il nome”.
Cosa rubarono?
“Computer, cd musicali, tutta la biancheria intima, i miei vestiti di Versace, compreso quello che avevo indossato a Roma. Mi spaventai e cominciai a capire”.
Per questo motivo cercò un avvocato?
“Cercai un avvocato per l’intervista che volevo fare con Oggi. Poi non se ne fece nulla e il mio avvocato rimase accanto a me quando, con mia grande sorpresa, l’8 giugno venni convocata come testimone dal pm”.
L’inchiesta ha accertato festini organizzati in cinque residenze con esponenti politici locali.
“Non ho mai partecipato”.
Ha frequentato il vicepresidente della Regione, il Pd Sandro Frisullo?
“Non so chi sia”.
MARIA VITTORIA ci segnala questo articolo tratto da La Repubblica del 23/06/09 con questo commento:”Ma quand’è che la vita privata dei personaggi pubblici non sarà più motivo di scandalo e scoop? Non se ne può più…sembra che i giornalisti utilizzino i loro strumenti, dal linguaggio impiegato, al tipo di notizie divulgate, solo per colpire ed imbambolare il lettore! Ad avere la peggio in tutta questa vicenda, purtroppo non sarà Berlusconi, ma solo noi lettori e ricevitori ormai passivi di tutte queste informazioni. Meno male che ci è rimasto il libero arbitrio!”.
Intervista esclusiva del premier a Chi - «D’Addario agisce su mandato preciso»
Lei replica: «Smentisco sia accaduto»
ROMA - «Dietro l’inchiesta di Bari c’è qualcuno che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora D’Addario». In un’intervista esclusiva a Chi, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi entra nel merito delle indagini avviate dalla procura del capoluogo pugliese, e parla della giovane barese al centro dell’inchiesta. «Non ho mai pagato una donna. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia se non c’è il piacere della conquista» aggiunge. «Non si era reso conto che potesse essere una prostituta d’alto bordo che voleva tenderle una trappola?» domanda il direttore del settimanale Alfonso Signorini al premier. «Se sospettassi di una persona una cosa del genere, le starei lontano mille miglia», risponde Berlusconi.
LA REPLICA - In serata Patrizia D’Addario risponde alle affermazioni del premier con una nota alle agenzie. «Smentisco che ciò sia accaduto. In una intervista rilasciata ad un settimanale - afferma giovane barese al centro dell’inchiest - il Presidente del Consiglio sostiene, riferendosi a me, che ‘c’è qualcuno che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora’. Smentisco che ciò sia accaduto». D’Addario invita quindi «l’onorevole Berlusconi, qualora sia in possesso della minima prova a sostegno della sua affermazione, a volerla trasmettere all’Autorità giudiziaria». «Se così non fosse - conclude - vorrei pregarlo di astenersi da simili affermazioni».
TARANTINI - Nelle dichiarazioni rilasciate a Chi, il premier fa riferimento anche a Gianpaolo Tarantini, l’imprenditore al centro dell’inchiesta barese su tangenti nella sanità e su un giro di squillo. «Sono un garantista - dice - e per questo sospendo ogni giudizio». «L’ho conosciuto la scorsa estate in Sardegna e mi è stato presentato come un imprenditore serio e stimato - prosegue il premier -. Ora che è al centro di un’indagine penso che per lui, come per ogni cittadino coinvolto in un’azione giudiziaria, debba valere la presunzione di innocenza». PERQUISIZIONI - Intervistato da Signorini, il premier interviene anche sulla polemica che riguarda il ruolo dei servizi segreti e le foto di Villa Certosa. «Penso che i servizi segreti siano stati occupati in cose più serie delle foto di Zappadu», ironizza il premier. «Nessuno dei miei ospiti - aggiunge poi il Cavaliere - è mai stato sottoposto a una perquisizione personale. Se poi qualcuno abusa della mia cortesia e della mia buona fede e viola la mia privacy, questo è un comportamento che squalifica lui, non me».
«NULLA DI CUI SCUSARMI» - «Non ho nulla di cui dovermi scusare con nessuno. Non c’è nulla nella mia vita privata di cui io mi debba scusare» confessa Berlusconi, approfittandone per chiarire che «sono, invece, in tanti, dagli editori ai direttori dei principali quotidiani italiani, che debbono vergognarsi e che dovrebbero scusarsi con me. Ma non lo faranno certo. Perderanno credibilità e lettori», dice il premier.
«VERONICA? UNA FERITA» - Su Chi il presidente del Consiglio parla anche della sua vita privata e per la prima volta, sottolinea l’anticipazione dell’intervista, affronta l’argomento della separazione da Veronica Lario. «È stata una ferita molto dolorosa. Non so se il tempo potrà rimarginarla». «Quello che è certo - sottolinea il Cavaliere - è che la nostra è stata una grande storia d’amore. E le vere storie d’amore non si cancellano mai. Sono sereno. Sono triste, ma sereno», ammette Berlusconi. Al settimanale Mondadori, il presidente del Consiglio parla anche, si legge nell’anticipazione dell’intervista di Alfonso Signorini, del «rapporto con i figli dopo l’inchiesta di Bari»: «Il dolore per il fango che hanno provato a gettarci addosso ci ha unito ancora di più. La risposta di tutti i miei figli di fronte alle incredibili affermazioni del leader dell’opposizione è stata per me la più grande gioia da molto tempo a questa parte». Berlusconi, specifica l’anticipazione, si riferisce alle parole di Dario Franceschini che aveva detto durante la campagna elettorale “fareste educare i vostri figli da Berlusconi?”.
FIORELLO - E c’è spazio per due battute anche su Fiorello nell’intervista rilasciata dal premier a Chi. Secondo Berlusconi, lo showman «si è semplicemente dimenticato di aver dichiarato, dopo l’incontro con me, che io gli avevo chiesto di rimanere dov’era. Cioè nel servizio pubblico. Alla Rai»ammette il premier. Il presentatore recentemente ha dichiarato a Vanity Fair: «Mai più a Mediaset».
ARIANNA ci segnala questo articolo tratto da La Repubblica del 22/06/09 con questo commento:”Ritengo che questo articolo riporti un’intervista “choc” fatta alla D’Addario, che continua a raccontare la sua verità sul caso Berlusconi. Raccontando la sua esperienza, la donna rivela innumerevoli particolari che dovrebbero incuriosire sempre più i lettori…già il titolo è tutto un programma!”.
La D’Addario al Sunday Times “La mia notte nell’harem”
ROMA - A Palazzo Grazioli, la sera in cui Patrizia D’Addario partecipò alla prima festa, c’era “un harem”. Una ventina di ragazze venute per cenare e passare la serata con Silvio Berlusconi. In un’intervista di due ore concessa al Sunday Times e pubblicata ieri, la donna che ha rivelato di essere andata nella residenza privata del presidente del consiglio a Roma almeno due volte, dietro compenso, - e di avere registrazioni e foto fatte con il telefonino per provarlo - aggiunge nuovi particolari su quelle serate.
Al giornale britannico racconta della prima cena a cui partecipa, lo scorso ottobre: una volta entrata in una stanza affrescata all’interno della residenza del presidente del Consiglio, trovatasi davanti 20 ragazze, il suo primo pensiero è: “Ma questo è un harem”. Il compenso che le aveva offerto Giampaolo (Tarantini) per la sua partecipazione alla serata era di 500 euro: “quello che prendono le altre ragazze”, ma lei chiede 2.000 euro e si accordano su quella cifra.
Dieci minuti dopo l’arrivo alla residenza del premier, accompagnata da Tarantini, Barbara Montereale e un’altra ragazza, appare Berlusconi dicendo “Buona sera a tutte!”. E la D’Addario racconta di essere rimasta stupita dalla quantità di trucco del premier: “Ho lavorato a teatro e me ne intendo. Aveva tantissimo trucco addosso, lo faceva sembrare arancione e quando rideva si vedevano tutte le rughe”.
A Berlusconi viene presentata con il nome di Alessia. Il presidente del Consiglio le dice: “Ciao, sono Silvio. Sei molto carina”, baciandola sulle guance. Poi si siedono sul divano e lei racconta a Berlusconi del suo desiderio di creare un complesso residenziale su un terreno di famiglia, sul quale però ci sono dei problemi per ottenere i permessi.
Per oltre un’ora guardano filmati di Berlusconi alla Casa Bianca, in campagna elettorale, al G8. “Fu molto noioso”, racconta al Sunday Times. La proiezione si conclude con la canzone “Meno male che Silvio c’è”, cantata dalle ragazze, che agitano in alto le braccia insieme, come in una coreografia. Alle 11.30 si passa alla cena: tagliatelle con i porcini, hamburger di carne e patate, torta allo yogurt, servita da personale in livrea. Berlusconi intrattiene le sue ospiti, canta, racconta barzellette “molto spinte”, mostra foto delle sue ville.
Ad un certo punto, racconta D’Addario, si volta verso di lei e dice. “C’è una ragazza che non ha più fiducia negli uomini. Le farò cambiare idea. La farò volare su un jet privato e le mostrerò che gli uomini non sono come lei pensa”. Lei dice di essersi irritata, e di aver risposto: “Ma come, racconta una barzelletta su di me?”
E Berlusconi risponde: “Sì, so tutto”. Al Times, la donna dice di essere convinta che lui sapesse cose del suo passato.
Poi, i cadeaux alle signore. Alzatosi da tavola, Berlusconi va in un’altra stanza e ritorna portando ciondoli, anelli, bracciali e collane, quasi tutti a forma di farfalla, che regala a tutte. Dopo, chiede a Patrizia D’Addario di ballare un lento. “Ballammo di fronte a tutti, mi teneva stretta, rimasi colpita dal fatto che lo facesse davanti a tutti”, dice.
Alla domanda del giornalista, che le chiede se lui le fece altre avances, lei non risponde. “Le chiese di rimanere?” “Non volevo rimanere”, dice D’Addario. “Qualcun’altra rimase?” “Non lo so”, replica. Poi racconta di come ricevette solo 1.000 euro, invece dei 2.000 pattuiti perché non si fermò per la notte.
Nell’intervista con il giornale britannico, Patrizia D’Addario ricostruisce anche la seconda serata passata a Palazzo Grazioli, quella dell’elezione di Barack Obama, in cui invece si fermò per la notte. Arrivata con Giampaolo alla residenza romana alle 10:30, insieme ad altre due ragazze viene accolta dal premier, che le dice: “Sono contento di rivederti. Ti aspettavo”. La conduce al buffet di dolci e gelati e le dice che avrebbe mandato due persone ad occuparsi del suo problema con i permessi di costruzione a Bari. Poi lo stesso rituale della volta precedente: filmati, canzoni, fotografie e regali per le ragazze. “Rimasi per la notte, la mattina facemmo colazione insieme”. Al giornalista spiega che si sentiva più sicura a registrare tutto: “Berlusconi mi fece una promessa e fu molto dolce con me”.
La mattina dopo, al ritorno in albergo, l’amica che era andata con lei alla cena le chiede se aveva ricevuto “la busta”, lei risponde di no. Ma neppure la promessa di aiuto per costruire il residence si è materializzata. “Qualche rimpianto?”, le chiede infine il giornalista inglese? “Mi sento fregata. Credevo che visto come Berlusconi si era comportato con me, risolvesse il mio problema. Perché è il primo ministro e perché è stato molto affettuoso”.
FABIANA ci segnala questo articolo tratto da City del 22/06/09 con questo commento:”Secondo me si sta trascinando la notizia del giro di escort di Berlusconi troppo per le lunghe. Ora pure l’intervento della Chiesa, che peraltro occupa solo le prime righe dell’articolo. Per il resto…si divaga come al solito!”.
Berlusconi, la Chiesa:“Chiarisca con i fatti”
ROMA - Silvio Berlusconi dovrebbe “smentire le accuse sul suo conto: ma con dei fatti, non solo a parole”. A chiedere chiarezza sui rapporti tra il premier e le donne è l’arcivescovo di Lanciano e Ortona e biblista di fama internazionale Carlo Ghidelli. “Il presidente del Consiglio non deve illudersi che la Chiesa taccia - ha detto ieri il prelato al Corriere -. I vescovi hanno una precisa morale da difendere”. E ha ricordato che Berlusconi “ha il sacrosanto dovere di smentire le accuse” in quanto “cittadino eletto e messo a capo del governo”: così ha difficoltà ad “esercitare il suo compito in modo sereno ed efficace”. L’intervento dell’Arcivescovo arriva dopo quello del quotidiano della Cei, l’Avvenire, e segnala la preoccupazione delle gerarchie cattoliche per le vicende in cui è rimasto coinvolto Berlusconi. Intanto non si placano le polemiche.
Il silenzio del premier
Il premier, che aveva definito “spazzatura” quanto sta emergendo dalle notizie giornalistiche sull’inchiesta della procura di Bari, tace. Ieri è andato a votare a Milano e non ha rilasciato dichiarazioni. “Certo che tengo duro”, si è limitato a rispondere ai suoi sostenitori milanesi. A difenderlo ci pensano alleati e compagni di partito: “È sconcertante che la sinistra stia tentando di spacciare un evidente scandalo rosso in una vicenda rosa. Sono tutti di sinistra i protagonisti dell’inchiesta sulla Sanità”, ha attaccato ieri Maurizio Gasparri (Pdl). E il leader della Lega Umberto Bossi ha definito il caso una “montatura”.
Le critiche ai tg
Nel giorno in cui si vota per referendum e e ballottaggi, invece, l’opposizione evita dichiarazioni sul caso Berlusconi. Critiche però arrivano al Tg1, che sabato non ha parlato dello scandalo: “Sui media di tutto il mondo il caso Berlusconi è al centro dell’attenzione. - critica Vincenzo Vita (Pd) - Al contrario i milioni di spettatori dei tg (con poche esclusioni) pubblici e privati vivono in un sostanziale black out: zero notizie”.
MARIA VITTORIA ci segnala questo articolo tratto da Il Mattino del 22/06/09 con questo commento:”Sulla prima parte del pezzo nulla da dire, ma secondo me scade nel trash quando riporta la polemica politica ed il rimpallo di accuse tra maggioranza ed opposizione. Della serie…ogni pretesto è buono per alimentare la disputa tra i politici! E poi mi chiedo, ma che c’entra questa parte con il furto in casa di Arbore? Si è cercato il commento delle istituzioni solo perché Arbore è un “maestro” ed un cittadino di serie A rispetto a tutti quei poveri sconosciuti che vengono derubati ogni giorno?”.
Renzo Arbore rapinato di notte in casa: «Ero spaventato e gli ho dato i soldi»
ROMA (22 giugno) - Brutto spavento questa notte per Renzo Arbore. Tre ladri sono entrati nel suo appartamento in via Cortina D’Ampezzo forzando una finestra mentre il popolare showman dormiva. E’ accaduto intorno alle 3,30. I rapinatori hanno svegliato Arbore intimandogli di consegnare denaro e gioielli. Secondo il racconto di Arbore i ladri, in tutto tre, erano a volto coperto e parlavano con un accento straniero. Nell’appartamento era presente anche la domestica filippina che si è svegliata sentendo i rumori. I tre hanno portato via 8.000 euro e alcuni gioielli.
Sulla vicenda sta indagando la polizia. Durante la rapina, l’artista non è rimasto ferito.
«Mi hanno svegliato puntandomi all’improvviso una luce molto forte negli occhi, una luce quasi accecante. Non sono riuscito a vedere se erano armati ma ero spaventato ugualmente e quando mi hanno chiesto i soldi glieli ho dati». Così Arbore avrebbe ricostruito alla polizia l’accaduto. Renzo Arbore ha anche aggiunto che i malviventi non hanno fatto del male né a lui né alla domestica filippina anche se ambedue erano molto scossi. Gli investigatori hanno effettuato i rilievi scientifici nell’abitazione e stanno ora mettendo a confronto alcune analogie della rapina subita da Arbore con altre avvenute nella zona recentemente. Nel mirino anche alcuni cantieri di ristrutturazione sia nel palazzo dove abita Arbore sia in altre palazzine accanto.
Polemica politica. il consigliere comunale del Pd, Massimo Valeriani, ha detto: «Furti, rapine, scippi, episodi razzismo, agguati mafiosi, e chi più ne ha più ne metta ogni giorno a Roma la violenza alza sempre di più il tiro. E oggi, nel bollettino quotidiano degno di un sobborgo di una città del sud america, è il turno addirittura di Renzo Arbore, razziato in casa mentre dormiva. Ma Alemanno non aveva promesso sul tema del decoro e della sicurezza? Se fosse serio dovrebbe chiedere scusa ai romani. Ma il suo flop è talmente evidente che, scuse o non scuse, i romani hanno ormai capito la pochezza del sindaco e della sua giunta». A Valeriani ha risposto Luca Gramazio, vice-capogruppo Pdl in consiglio comunale: «La dichiarazione sul furto in casa del maestro Arbore fatta dal consigliere del Pd Massimiliano Valeriani, dimostra quanto pressappochismo, quanta impreparazione e quanta inadeguatezza sia presente nei banchi dell’opposizione in aula Giulio Cesare. Aspettare il furto nell’abitazione di un vip così popolare come Renzo Arbore per addossare la colpa al sindaco di questa città, è un atto patetico del quale non pensavamo fosse capace il collega Valeriani, che ci chiediamo quando finirà di stupirci in negativo».
ARIANNA ci segnala questo articolo tratto da La Repubblica del 21/06/09 con questo commento:”In questo pezzo ho visto un’intervista choc finalizzata al retroscenismo, che tradotto per chi non ha studiato le tecniche distorsive del linguaggio trash, significa che scopo dell’intervista è quello di scovare dei nuovi dettagli succulenti sulla vicenda del giro di prostituzione che vedrebbe protagonista Berlusconi. Da notare che, più le storie sono scottanti e degradate, più cresce l’interesse spasmodico dei media per chiunque possa rivelare qualcosa di ‘prezioso’ “.
“Andai a cena dal Cavaliere e vidi che Patrizia restò da lui”
BARI - Ha 25 anni, lavora in città “in uno studio di ingegneria come arredatrice di interni”. Per un periodo ha vissuto a Torino. Lì ha lavorato come impiegata della “Reale Mutua assicurazioni”, “ramo liquidazione sinistri”. “Dipingo - aggiunge - e non sono, nonostante la mia bella presenza, né una escort, né una modella”. E’ la terza ragazza che, la sera del 4 novembre 2008, entrò a Palazzo Grazioli con Patrizia D’Addario, Barbara Montereale e Gianpaolo Tarantini. La chiameremo L., come l’iniziale del suo nome di battesimo. Perché ha chiesto a Repubblica - che ne conosce l’identità - un anonimato “che mi consenta di continuare a lavorare e vivere serenamente a Bari”. Due giorni fa, L. è stata ascoltata dai militari della Guardia di Finanza come testimone nell’inchiesta sul giro di prostituzione sull’asse Bari-Roma-Costa Smeralda.
E’ stata ospite del presidente del Consiglio a Palazzo Grazioli?
“Sì”.
Quante volte?
“Una sola volta”.
E’ stata ospite a Villa Certosa?
“Mai”.
Chi la invitò a Palazzo Grazioli?
“Gianpaolo Tarantini”.
E’ un suo amico?
“Diciamo che lo conosco. Ero stata tre anni fa ad una festa nella sua villa di Giovinazzo, a nord di Bari. Poi, l’ho rivisto a fine ottobre del 2008 e in quell’occasione mi disse: ‘Perché non sali con me a Roma per una festa?’”.
Le disse da chi?
“Mi disse che sarebbe stata una bella sorpresa. Capii dove andavamo solo quando, a Roma, all’hotel De Russie incontrai le altre due ragazze che vennero con me”.
Quali ragazze?
“Patrizia e Barbara”.
Le conosceva?
“Mai viste prima. Mai più viste dopo”.
Patrizia si presentò con il suo nome?
“Non mi ricordo se mi disse di chiamarsi Patrizia o Alessia, francamente”.
Tarantini le disse che Patrizia era una escort?
“No”.
E a lei offrì del denaro per quella serata?
“Ma che scherziamo? Nessun compenso”.
Sapeva se le altre due ragazze erano pagate?
“No. Né lo chiesi”.
Come raggiunse Roma?
“Io salii in macchina con Gianpaolo Tarantini e il suo autista”.
Ricorda il nome?
“Dino”.
E le altre due ragazze come arrivarono?
“No so. Le trovammo già lì”.
A che ora arrivaste a Palazzo Grazioli?
“Credo di non sbagliare se dico dopo le 23. Prima mangiammo qualcosa al De Russie io, Gianpaolo e le due ragazze”.
Quindi era un dopocena?
“In verità mangiammo anche a Palazzo Grazioli. Io ricordo del gelato squisito”.
Come arrivaste alla residenza del premier?
“Sulla macchina di Tarantini. Una berlina con i vetri scuri”.
All’ingresso, vi fermarono per un controllo?
“No. Gianpaolo chiamò dal cellulare per avvisare del nostro arrivo e non ci fermò né controllò nessuno”.
Cosa ricorda di quella serata?
“La gentilezza del Presidente. La sua voglia di scherzare. Le canzoni napoletane. Le sue barzellette”.
Ne ricorda qualcuna?
“Ricordo che risi molto a una barzelletta su un giocatore del Milan. Si dice che il Presidente racconti barzellette pesanti, ma quella sera sentii solo cose delicate. Ricordo anche che ci tenne molto a mostrarci le foto della sua famiglia”.
Le ricorda?
“La moglie Veronica, i figli e i nipoti. E poi le sue ville. Ci fece anche vedere un dvd con un suo comizio e la sua visita alla Casa Bianca. Ci spiegò che sarebbe dovuto partire presto per Mosca. Sapete, no? Dove fece la battuta su Obama abbronzato”.
Quanto rimaneste a Palazzo Grazioli?
“Direi due, tre ore”.
Durante la serata che tipo di rapporto notò tra Tarantini e il presidente del Consiglio?
“Gianpaolo dava del lei a Berlusconi. Il Presidente era informale”.
E a voi come si rivolgeva?
“Vi sembrerà strano, ma a noi non si rivolgeva mai direttamente. Parlava, parlava, ma senza chiamarci per nome”.
Ricevette dei regali quella sera?
“Sì. Dei gioielli a forma di farfallina e tartarughina. E anche delle statuine”.
Che statuine?
“A Palazzo Grazioli, il presidente ha un Colosseo di pietra in cui ci sono delle figurine tipo bamboline di Thun. Io mi ero avvicinata per guardare e il presidente mi disse: ‘Ti piacciono? Dai, prendine una’”.
E cosa raffigurano queste statuine?
“Dei guerrieri. Tipo gladiatori”.
Ve ne andaste da Palazzo Grazioli tutti insieme?
“No. Patrizia rimase”.
Si chiese perché?
“Come vi ho già detto, non mi piace fare domande. Sono una persona discreta”.
Possibile che non chiese nulla né a Tarantini, né a Barbara? In fondo eravate arrivate insieme.
“Io non ho chiesto. Un’altra cosa è se ho immaginato. Ma le cose che immagino le tengo per me. Quella sera me ne tornai in albergo e chiamai mia madre per raccontarle”.
All’una di notte chiamò sua madre?
“Ma sì. Era una cosa così speciale quella che era successa”.
E a Patrizia non chiese?
“Patrizia non la rividi proprio. Né la mattina dopo. Né successivamente. Perché io tornai il giorno dopo a Bari in macchina insieme a Gianpaolo e all’autista”.
Tarantini la chiamò altre volte dopo quella serata?
“No. Io mi fidanzai e, forse, lo sentii ancora una volta. Ma non per feste. Avevamo un amico comune che era un po’ troppo pressante con me. E mandai un sms a Gianpaolo chiedendogli di aiutarmi a liberarmi di quell’insistenza”.
Che insistenza?
“Cose private”.
Queste cose che ha appena detto le ha raccontate anche alla Finanza?
“Si”.
E la Finanza le ha forse chiesto se, nel suo rapporto con Gianpaolo o anche in quella sera di novembre c’è mai stata di mezzo la cocaina?
“Non me lo hanno chiesto. E comunque, io non consumo cocaina e non ho mai usato droghe. Né quella sera, vidi droghe”.
Suo fratello ha avuto recentemente problemi con la cocaina. E’ stato accusato di spaccio.
“A me non lo ha detto. Evidentemente è una cosa che ha preferito tenere per lui. In famiglia teniamo molto alla privacy”.
Le è mai stata offerta una candidatura politica?
“Mai”.
ARIANNA ci segnala questo articolo tratto da Il Corriere della Sera del 20/06/09 con questo commento:”Il titolo dell’articolo trae in inganno perchè fa pensare che ci si riferisca a nuove foto di Villa Certosa scottanti, con altre ragazze succinte in vista. Invece si scopre che si tratta di semplici foto della casa in cui non ci sono persone. Dunque nessuna notizia o nuovo particolare da rivelare, se non che il premier avrebbe deciso di vendere la tenuta, che ormai considera violata e poco sicura (ma si badi bene all’uso del condizionale). Tutte notizie inutili che però, raccontate, suscitano nei lettori un qualche interesse, dal momento che ormai il caso Berlusconi-Villa Certosa-Zappaddu sembra essere seguito tanto quanto le puntate di una fiction”.
Su Google nuove foto di Villa Certosa
MILANO - Berlusconi sta meditando di venderla perché, ha detto, «è stata violata», come se ci fossero andati i ladri. E in effetti Villa Certosa, la residenza sarda del premier, continua a essere oggetto di rivelazioni e indiscrezioni, non solo in Italia. Nuove foto della villa sono state pubblicate su Google Earth da un utente che si firma «azappadu»: lecito pensare che si tratti del fotografo Antonello Zappadu, denunciato per gli scatti “rubati” agli ospiti del Cavaliere.
NON CI SONO PERSONE - Bisogna precisare che le nuove immagini niente hanno a che vedere con le feste, non vi compaiono mai persone, ma solo scorci della villa e del grande parco che la circonda. Per vederle basta andare su Google Earth e digitare “Porto Rotondo, Villa Certosa”. Le immagini dal satellite non sono schermate e anzi sono corredate da scatti presi da terra: niente di strano, Google Earth permette a qualsiasi utente di inserire proprie foto. È sufficiente abilitare la visualizzazione dei contenuti “Panoramio”. Alcune foto dell’utente “azappadu” sono riprese dall’alto, probabilmente da un elicottero o da un piccolo aereo: è il caso dell’immagine del corpo principale della villa. Altre sembrano scattate dall’interno, come quella fatta a uno dei laghetti nel parco. Un’ulteriore conferma della vulnerabilità di Villa Certosa.
VILLA CERTOSA VENDESI? - Nel buen retiro sardo Silvio Berlusconi ha trascorso negli ultimi anni diversi fine settimana e gran parte delle vacanze estive. L’idea di cedere la tenuta, riferiscono diverse fonti, nasce proprio dagli scatti di Zappadu. «Me l’hanno violata» ha detto il premier, «come se ci fossero entrati i ladri. Sto riflettendo se venderla». Al momento siamo al livello di ipotesi. Ma il fatto che il premier ne abbia parlato diverse volte e con più di un interlocutore dimostra che l’idea è presa in seria considerazione. E c’è un altro elemento: quest’anno, nonostante la bella stagione sia iniziata da tempo, il presidente del Consiglio non è praticamente mai andato in Sardegna. Anche per questo fine settimana Berlusconi ha preferito restare ad Arcore.
MARIA VITTORIA ci segnala questo articolo tratto da Il Corriere della Sera del 19/06/09 con questo commento:”L’80% di questo articolo rivela messaggi privati, contenuti di discorsi riservati, intercettazioni telefoniche. Penso che qui ci siano tutti gli elementi del giornalismo trash, ma soprattutto il retroscenismo, ossia il “pane quotidiano” del giornalismo: tutto ciò che non è ufficiale e dovrebbe restare coperto da segreto, viene puntualmente pubblicato”.
La D’Addario parla ai magistrati di una chiamata diretta del premier
BARI - Telefonate, sms, messaggi di servizio. Passa pure dai tabulati di Patrizia D’Addario l’inchiesta sulle ragazze che avrebbero partecipato alle feste del premier dopo aver ricevuto soldi. La donna ha infatti depositato la registrazione di un colloquio avvenuto sul suo cellulare «tra me e Silvio Berlusconi». E nell’interrogatorio avvenuto una settimana fa ha spiegato: «Fu lui a chiamarmi, il 5 novembre del 2008. Avevo trascorso la notte a palazzo Grazioli e mi contattò appena rientrata in città». Non è l’unica circostanza che avvalora quanto ha verbalizzato e poi rivelato pubblicamente: nella memoria del suo Motorola la D’Addario conserva tra gli altri un sms che smentisce la versione fornita da Tato Greco, il politico che avrebbe deciso di candidarla alle elezioni comunali di Bari per la lista «La Puglia prima di tutto » schierata con il Pdl. «Non la conoscevo, fu lei a proporsi », ha sostenuto. E invece ben sei mesi fa le inviò gli auguri per le feste di Natale.
L’invito del Presidente - Di fronte al pubblico ministero la donna ha dichiarato: «A metà ottobre andai per la prima volta a trascorrere una serata a palazzo Grazioli». In quell’occasione chiese a Giampaolo Tarantini - l’imprenditore di 35 anni indagato per induzione alla prostituzione per aver procurato le ragazze da portare a Roma e a Villa Certosa - 2.000 euro, «ma ne ottenni soltanto 1.000 perché non ero rimasta». Fu chiamata nuovamente un paio di settimane dopo: tornò a Roma il 4 novembre e «accettai di restare per la notte». Era quella delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Alle 10,01 del giorno dopo - come risulta dalla memoria del telefonino - ricevette un sms dal servizio «LoSai di Tim» che l’avvisava di una chiamata dell’autista di Tarantini. Alle 16,54 dello stesso giorno nuovo avviso. Questa volta, sostiene la D’Addario, «è il cellulare privato del premier. Mi richiamò in serata e parlammo. Mi invitò a tornare al più presto».
Gli auguri di Natale - La donna ha affermato: «Mi candidai perché me lo chiese Tato Greco», il nipote di Antonio Matarrese che ha coordinato la campagna elettorale della lista di Raffaele Fitto. Lui nega di averla conosciuta «prima che si presentasse alla mia segreteria per chiedere di entrare in lista». «Strano - risponde la D’Addario - perché conservo un sms che mi ha inviato il 24 dicembre 2008, alle ore 10,57», dunque almeno tre mesi prima che si scegliessero gli aspiranti consiglieri per il Comune. Poi mostra il testo: «Ti auguro un Buon Natale e un 2009 pieno di soddisfazione per te e per i tuoi cari. Salvatore Greco». Aggiunge di aver incontrato il politico diverse volte: «Ricordo che in un’occasione c’era anche la mia amica che poi ha partecipato alle serate a palazzo Grazioli. Quando io mi sono fermata la notte, lei è andata via con Giampaolo e mi ha aspettato in albergo. La mattina dopo, quando ci siamo ritrovate per tornare a Bari, mi ha chiesto se avessi ricevuto una busta». Non era l’unica ragazza che sarebbe stata con lei nella residenza del premier: «Ricordo un’altra giovane di Modugno e una che arrivava da Milano. Con loro ci siamo scambiate i numeri di telefono e ci siamo sentite anche in seguito».
I nomi dei politici - Nelle intercettazioni delle telefonate disposte dalla Procura, emergono i legami di Tarantini con numerosi politici. I magistrati stanno adesso verificando la natura di questi rapporti, anche perché l’indagine mira ad accertare se le ragazze fossero la merce di scambio che l’imprenditore offriva per ottenere gli appalti nel settore sanitario per la sua Tecno Hospital, l’azienda che ha gestito con il fratello Claudio. In alcuni casi si tratta invece di contatti istituzionali. Nelle carte c’è il nome di Sandro Frisullo, del Partito Democratico, assessore all’Industria e vicepresidente regionale. Altro filone da esplorare è quello che riguarda il consumo di cocaina. Ci sarebbero infatti ambigui colloqui che avrebbero convinto il magistrato ad interrogare un giovane barese noto per essere un fornitore degli ambienti di alto livello della città. Il ragazzo, che di Tarantini è amico, avrebbe anche partecipato ad alcune feste che l’imprenditore ha organizzato in una villa dove ha trascorso negli ultimi anni le vacanze estive. Una splendida residenza di Porto Rotondo non troppo distante da Villa Certosa, la residenza del premier dove - confermano le ragazze interrogate dai pubblici ministeri - venivano mandate per partecipare agli eventi mondani.
FABIANA ci segnala questo articolo tratto da Leggo del 19/06/09 con questo commento:”Penso si sia dato fin troppo spazio a questa vicenda, sottolineando le provocazioni e risposte reciproche, i cui particolari si sarebbero potuti volentieri evitare. In fondo la notizia in sè e per sè riguarda come al solito la corsa all’audience, perchè scendere nei dettagli?”.
“Vespa? Mi vergogno per lui”
Enrico Mentana e Bruno Vespa danno i numeri. In tutti i sensi. “Adesso che non sono più concorrente di Vespa, posso confermare, di fronte alle sue dichiarazioni, che è solo un uomo pieno di boria, capace di falsificare i dati per non scendere da quel piedistallo privilegiato sul quale si trova”: così l’ex conduttore di Matrix dopo aver saputo che il presentatore di Porta a Porta ha rivendicato la vittoria su Matrix sia nella gestione di Mentana che in quella di Alessio Vinci.
La replica dell’uomo Rai non si fa attendere: “Capisco il nervosismo di Enrico Mentana e mi auguro che un bravo professionista come lui torni al più presto in video. Ma i numeri sono numeri”. Appunto.
La bagarre comincia di mattina, quando Vespa convoca la stampa per la chiusura della 14a stagione di Porta a Porta. Una chiusura “da leader assoluto della seconda serata, giura Vespa. “Per tre anni – sottolinea Bruno – Mentana non ha neanche tirato fuori la testa. Lo ha fatto quest’anno, a inizio stagione, riuscendo ad andare in onda in coda al programma di prima serata, cosa che a noi non è stata consentita, e attaccandosi così a proposte fortissime come Amici”. A questo punto Enrico non si tiene. E dichiara: “Mi vergogno per Vespa, con tutto il cuore: vada a rileggersi i dati di ascolto e mediti, se ne è capace”.
“Probabilmente Enrico – riprende la polemica per bocca di Vespa – leggendo i giornali che enfatizzavano le nostre sconfitte dimenticando le nostre vittorie, era convinto che le cose fossero andate diversamente. Se nei primi tre anni di confronto la nostra differenza di ascolto è stata fortissima, non è colpa mia”.
E visto “che siamo ai bilanci complessivi – insiste Vespa – nei quattordici anni in cui Porta a Porta ha dovuto confrontarsi prima con il Tg 5 di Mentana e poi con Matrix, lui non ha mai vinto una sola prima serata in cui ci siamo confrontati”. “Ringrazio Vespa per gli auspici professionali – a questo punto torna in pista Mentana – ma preciso che non sono nervoso e che non possono esserlo neanche i numeri, che sono tali e basta”.
CHIARA ci segnala questo articolo tratto da La Repubblica del 19/06/09 con questo commento:”Vorrei segnalare questa notizia nel peggio, perchè ormai non si sa più cosa scrivere. Questa volta la fonte è un giornale americano che ha deciso di paragonare l’attuale first lady a una protagonista di una sitcom televisiva. A parte il fatto che si costruisce un pezzo su un giudizio del tutto soggettivo, secondo voi questa notizia può mai interessare a qualcuno (con le foto la notizia rende di più!)?”.
Michelle Obama non è Jackie Kennedy, ma la protagonista di una sitcom tv
WASHINGTON – Michelle Obama è un’altra Jackie Kennedy, l’indimenticabile first lady di quasi 50 anni fa? No, è un’altra Clair Huxtable, la protagonista della sitcom televisiva Bill Cosby Show (tradotto in I Robinson in Italia) che conquistò l’America a cavallo del Novanta, sitcom più avanti dei suoi tempi, istruttiva e divertente, su una agiata famiglia nera. Clair, interpretata da una star di Broadway, Phylicia Rashad, un’attrice che assomiglia molto a Michelle, era un’attraente avvocatessa sposata con un medico, madre di cinque figli, una professionista di successo ma soprattutto una donna energica e di buon senso, un modello per le giovani nere. Esattamente quello che Michelle Obama, avvocato e madre a sua volta, è oggi.
PARAGONI - A smentire che Michelle sia un’altra Jackie – «a parte l’avvenenza, l’unica cosa in comune tra di loro è forse la passione per gli abiti senza maniche» afferma – e sostenere invece che sia un’altra Clair è il Washington Post, che accosta le fotografie della signora Obama e della fittizia signora Huxtable, e ne riassume le identiche carriere e filosofia della vita. Clair è l’antesignana di Michelle, sottolinea: come lei, è nata in una famiglia del ceto medio basso, ha studiato all’università grazie al welfare state, s’è sposata con un proprio pari, è arrivata ai quartieri alti; e come lei è una «soccer mom» molto vicina ai figli, dai valori tradizionali, anche severa. Phylicia Rashad, che con Bill Cosby ideò la sitcom, è d’accordo con il Washington Post. Lo show fece capire al Paese quanto fossero falsi gli stereotipi della famiglia nera dei ghetti, quello della famiglia ignorante, povera e allegra, quello della famiglia divisa, tarata e fuorilegge. Gli Huxtable non apparvero diversi da qualsiasi famiglia bianca sana e istruita del ceto medio alto.
ANTICIPAZIONI - Nella loro casa di Chicago – la città di Michelle – s’ascoltava la stessa musica, si facevano gli stessi discorsi, si mangiava lo stesso cibo. I problemi della coppia e dei suoi cinque figli erano gli stessi che Barack e Michelle Obama affrontarono e affrontano ancora oggi. Paragonare la first lady a quelle che l’hanno preceduta, conclude il Washington Posto, è un errore. Il paragone più valido è quello con Clair Huxtable, la cui figura contribuì a intaccare i residui razzisti dell’America. Il giornale si augura che con l’ingresso degli Obama alla Casa Bianca la tv americana lanci una nuova sitcom alla Bill Cosby show. La tv, ricorda, ha anticipato in alcuni sceneggiati e film l’elezione di un presidente nero e di un presidente donna (la seconda non s’è ancora verificata). Ma, aggiunge, dagli anni Novanta non ha più presentato un personaggio analogo a Clair e a Michelle.
ARIANNA ci segnala questo articolo tratto da Il Mattino del 18/06/09 con questo commento:”Questo è a mio avviso un inutile articolo di gossip, incentrato su un avvenimento futile visto dal buco della serratura. Inoltre viene raccontata tutta la storia della vita della protagonista (Floriana del Gf) anche se non necessaria. Sarebbe bastato un flash di agenzia…semmai!”.
Prima litiga con il fidanzato poi insulta la polizia: denunciata Floriana del Gf
ROMA (18 giugno) - La vincitrice del Grande Fratello 3 Floriana, dopo una lite furibonda con il fidanzato ha insultato gli agenti di una volante: rabbia e pugni contro l’auto della pattuglia. Floriana Secondi, 32 anni è stata denunciata con l’accusa di danneggiamento ai beni dello stato. Il fatto è avvenuto questa mattina intorno alle 5.30 nel suo appartamento in zona Boccea, nell’area ovest di Roma. Alcuni condomini hanno chiamato il 113 segnalando che in un appartamento era in corso una violenta lite. Parolacce, grida e sedie sbattute violentemente. Una volta giunti gli agenti del commissariato Aurelio hanno suonato alla porta. Floriana ha aperto ma, in evidente stato di ebbrezza, ha subito aggredito verbalmente i poliziotti prendendoli a parolacce.
Scesi in strada la ragazza ha proseguito nel suo raptus di ira scagliandosi contro l’auto di servizio dei poliziotti, prendendola a pugni e danneggiandola. Gli agenti, una volta che la ragazza è rientrata in casa con il suo fidanzato, non hanno potuto fare altro che notificarle la denuncia.
Energica, esuberante, del tutto priva di diplomazia, modi spicci, parlata vistosamente dialettale ma anche capace di generosità e tenerezza. Floriana Secondi vinse nel 2003 il Grande Fratello, stessa edizione con nel cast Luca Argentero, oggi apprezzato attore. Nata a Capena (Roma) 32 anni fa, un diavoletto tatuato sul gluteo sinistro e una tigre poco più su del pube, prima del Gf, dove fu ribattezzata “la coatta”, faceva la barista a Roma e prima ancora animatrice, in Italia e all’estero.
Cresciuta senza la madre (che si fece viva proprio durante il programma), Floriana ha sempre detto di aver dovuto badare a se stessa da sola. Ha avuto un figlio, Domiziano dall’ex marito Mirko. Subito dopo la vittoria al Gf, anche per le sue caratteristiche, debuttò a teatro nel ruolo della popolana in A qualcuno piace Carlo con Enzo Salvi, scritto da Fausto Brizzi e Marco Martani.
L’anno dopo la vittoria si trasformò in contadina per partecipare al reality La Fattoria condotto da Daria Bignardi. I suoi modi ruspanti furono presi di mira dalla Gialappàs che ne fece, con l’esilarante imitazione di Lucia Ocone all’epoca al debutto tv, uno dei personaggi fissi di Mai dire domenica.
Lei stessa si definisce un tipo schietto, esuberante e un pò esaltato: «mi sento come un litro d’acqua compresso in una bottiglia da mezzo litro» è una delle frasi più spesso ripetute in questi anni. Nel 2004 ha aperto un pub a Roma nel rione Monti e tentato, senza grande fortuna, la carriera di cantante.
Ha recentemente debuttato al cinema con “Scusa ma ti voglio sposare”, sequel di “Scusa se ti chiamo amore”, di Federico Moccia con Raoul Bova e Michela Quattrociocche protagonisti. Il film è ancora inedito e uscità nelle sale la prossima stagione.
LUANA ci segnala questo articolo tratto da Il Giornale dell’08/06/09 con questo commento:”Mi fa specie che proprio un giornalista si meravigli e dica “questa ragazza ha perso la tranquillità”. Noemi la tranquillità l’ha persa a causa dei giornali che ormai non fanno altro che parlare di lei e del suo rapporto con Berlusconi! Che ipocrisia, fingersi per un attimo dalla parte della ragazza! Come se non bastasse, il giornalista descrive nei dettagli il vestiario dell’intera famiglia… come se fosse un dettaglio importante di un articolo già inutile in sè per sè, perchè descrive la prima votazione di una ragazza che diviene importante per le sue conoscenze!”.
Noemi è scortata al seggio, insulti dalla folla
Napoli - Non c’è pace per Noemi Letizia. Da quando il premier Silvio Berlusconi è andato alla sua festa per il diciottesimo compleanno a Casoria, questa ragazza ha perso la tranquillità. Ieri sera, intorno alle 19,15, con mamma e papà e due amici, si è infilata nella Mercedes Classe A del padre, per andare a votare: la sua prima volta. A precedere l’auto dei Letizia c’era un pattuglia di poliziotti che ha predisposto le condizioni di sicurezza adeguate, per proteggere Noemi dai curiosi e, dal prevedibile «assalto» di cronisti, fotografi e cameraman al secondo giorno di attesa davanti alla scuola destinata a seggio elettorale, dove la ragazza si sarebbe recata per votare.
Ad attendere Noemi davanti alla scuola materna del 4° Circolo didattico di Piazzale Auzieres, a Portici, nel napoletano, c’erano una decina di giornalisti. All’interno della scuola, una gran folla di elettori, almeno un centinaio. Noemi è uscita dalla Mercedes protetta da occhiali da sole, i capelli biondi sciolti sulle spalle e, indosso un top e un bermuda neri. È stata la prima ad entrare (da un ingresso secondario) nella scuola, seguita dalla madre, Anna Palumbo, shirt e pantaloni color beige, che le teneva un braccio e dal padre, in camicia e pantaloni neri, volto tirato e sguardo proteso verso la figlia.
Nello stretto corridoio del 4° Circolo, Noemi era circondata da una decina tra poliziotti e vigili urbani, che l’hanno aiutata a raggiungere il seggio numero 62, dove la ragazza era iscritta a votare. Non è stato facile raggiungerlo, per la moltitudine di elettori, in attesa del proprio turno. Una bolgia. Urla, spintoni. «Noemi era impaurita», racconta il papà. Il presidente del seggio, a quel punto, ha deciso che la ragazza e la madre, per motivi di ordine pubblico, sarebbero entrati per primi. Quindi, ha chiuso il seggio ed ha fatto entrare i Letizia.
Apriti cielo: qualche elettore, in attesa di poter accedere al proprio seggio, sentendosi defraudato per essere stato sorpassato, ha iniziato a protestare. Invettive, «è una vergogna» si è sentito urlare. Alcuni elettori per protesta, se ne sono andati dicendo che non avrebbero votato «per protesta». Una donna pare che abbia strappato la propria scheda. Noemi e i genitori, nonostante la «cintura» degli agenti, hanno impiegato una decina di minuti per compiere pochi metri. Stesse scena anche all’uscita: urla e proteste. Dice Benedetto Letizia. «In macchina, al ritorno a casa, Noemi non ha detto una parola: era choccata. Una cosa è certa: non ha vissuto come avrebbe dovuto, la sua prima volta da elettrice».
MARIACHIARA ci segnala questo articolo tratto da Repubblica.it del 07/06/09 con questo commento:”Segnalo questo articolo per la sezione de Il Peggio, poiché sebbene inserito tra gli articoli di cronaca, in realtà non offre nessuna nuova informazione circa l’andamento delle indagini. Come al solito qui si punta sulla partecipazione “accorata” del lettore, e si parla dell’ultima telefonata fatta da Meredith ai familiari, della sua passione per il cioccolato nonché, addirittura, di un corso di karate che la ragazza avrebbe seguito quando era ancora adolescente. Quindi l’articolo non ha proprio nulla di interessante ai fini dell’informazione!”.
“L’ultima telefonata con Meredith”. Per i familiari è il giorno del dolore
PERUGIA - Hanno ricostruito le ultime parole dette per telefono dalla figlia, poche ore prima che venisse uccisa. Hanno raccontato il dolore di una perdita, di un’assenza. Il tutto nel silenzio irreale dell’aula di tribunale. Il padre, la madre e la sorella di Meredith Kercher, John, Arline e Stephanie hanno deposto oggi al palazzo di Giustizia di Perugia dove si svolge nel processo a Raffaele Sollecito ed Amanda Knox, accusati dell’omicidio della studentessa inglese.
I congiunti di Mez sono stati citati come testimoni dagli avvocati Francesco Maresca e Serena Perna che li rappresentano come parte civile. In una dichiarazione diffusa ieri sera Stephanie Kercher ha spiegato che la famiglia è a Perugia “per chiedere giustizia e per dire cosa è successo a una persona speciale come Meredith che era arrivata qui solo per studiare”.
“E’ uno choc tremendo mandare tua figlia a studiare e poi lei non torna più. Non lo supereremo mai”, dice la madre di Meredith, Arline Kercher. “La cerco ancora” ha sottolineato visibilmente commossa. “La morte di Meredith - ha affermato Arline Kercher - è stata incredibile, surreale. Non è solo la morte, ma la brutalità e la violenza”.
La madre di Mez ha riferito di avere sentito per l’ultima volta la figlia il pomeriggio del primo novembre del 2007, il giorno in cui venne uccisa. “Mi chiamò per farmi sapere che tornava a casa per il mio compleanno” ha spiegato. “Stava portando regali per me - ha aggiunto Arline Kercher - e una valigia piena di cioccolato per la sorella”.
Riguardo alla sera del primo novembre, la madre di Meredith ha riferito che la figlia “era molto stanca perché aveva fatto tardi la sera prima, quella di Halloween”. “Stava per andare da amici - ha detto - ma sarebbe tornata presto, anche perché aveva da fare un tema e voleva completarlo prima di partire”.
Stephanie, la sorella, spiega che se fosse stata aggredita “Meredith avrebbe lottato fino alla fine”. L’ha descritta come “molto forte di carattere e fisicamente. Passionale sulle cose importanti per lei”. Di Amanda Knox Meredith riferì alla sorella via mail che “cantava sempre”. “Non vedeva l’ora di venire a Perugia - ha detto Stephanie Kercher - e prima di partire fece anche due lavori in Inghilterra per risparmiare”.
“A 17 anni - ha poi detto il padre, John - Meredith seguì un corso di karate e sarebbe stata in grado di resistere”. L’uomo ha anche raccontato che “Meredith sognava di fare la giornalista o di lavorare a Bruxelles per la Commissione europea. Qualsiasi cosa avesse scelto per me sarebbe andato bene”. E che aveva scelto Perugia per i suoi studi spinta dalla passione per il cioccolato.
Durante la deposizione dei familiari di Meredith, Amanda Knox si è turbata. “E’ molto commossa - ha dett uno dei suoi difensori, l’avvocato Luciano Ghirga - perché ha visto i genitori di Mez che per lei era un’amica. Con una trasposizione di affetti, pensando ai suoi genitori ha visto quelli di Meredith e si è commossa. Lei non l’ha uccisa”.
Ancora più diretto nel ribadire la propria estraneità all’omicidio l’altro imputato, Raffaele Sollecito: “Attendo giustizia come loro”, ha detto, rivolto a telecamere e giornalisti uscendo dall’aula della Corte d’assise di Perugia. “Anche io sono una vittima, anche se certamente non come loro” ha ripetuto il giovane pugliese all’avvocato Luca Maori, uno dei suoi difensori. “Oggi abbiamo ascoltato un ricordo della giovane uccisa - ha detto ancora l’avvocato Maori - e capiamo il loro dolore. Era doveroso non fare domande in una giornata come questa e così è stato da parte nostra”.
MARIACHIARA ci segnala questo articolo tratto da Il Mattino.it del 06/06/09 con questo commento:”Nuovi risvolti sul fronte Noemi-Papi Silvio: qui viene affrontata la vicenda da un altro punto di vista, a mio avviso ridicolo quanto quello della presunta relazione tra il premier e la ragazza di Casoria: infatti, il fatto che un fotografo sia riuscito ad intrufolarsi a Villa Certosa ha allarmato il Pdl che ha iniziato a parlare di falle nel sistema di sicurezza e di incompetenza dei servizi segreti. Ciò che più mi sembra vergognoso è il fatto che i giornali esteri continuino a pubblicare le foto della ormai più che nota festa. Ma che immagine diamo agli altri Paesi della nostra classe politica? Non è possibile che sulle pagine di cronaca, che sono quelle poi riportate anche all’estero, vengano riportati i pettegolezzi sui politici italiani, piuttosto che fatti davvero rilevanti. Sono poi anche ridicoli i tentativi della destra di giocare a una sorta di “scarica barile”, cercando di spostare la “colpa” da Berlusconi per i suoi atteggiamenti “sconvenienti” ai servizi di sicurezza per la loro inefficienza”.
Foto di Villa Certosa, Pdl all’attacco: Copasir indaghi su protezione del premier
ROMA (6 giugno) - Sulla vicenda delle foto scattate a Villa Certosa il Pdl passa al contrattacco mettendo sotto accusa l’efficienza dei sistemi di sicurezza. «E se al posto di un fotografo ci fosse stato un terrorista?» si chiedono Fabrizio Cicchitto e i senatori Esposito e Quagliarella.
Quale protezione a Berlusconi? «Al termine della campagna elettorale riproponiamo il problema che non ci pare sia stato considerato in tutta la sua importanza e gravità: quale copertura, quale protezione hanno dato e danno al presidente del Consiglio le strutture dello Stato a ciò preposte, in primo luogo i servizi segreti?»: lo hanno detto Fabrizio Cicchitto e i senatori Giuseppe Esposito e Gaetano Quagliariello, membri Pdl del Copasir. «La portata di questo interrogativo è facilmente intuibile se si prova a immaginare cosa sarebbe accaduto se a Villa Certosa, sul presidente del Consiglio e i suoi ospiti, invece dell’obiettivo di un fotografo fosse stato puntato un fucile a cannocchiale manovrato da un attentatore. Ciò senza considerare che quello stesso teleobiettivo potrebbe essere stato utilizzato per fotografare carte e documenti. Ciò vuol dire che il presidente del Consiglio fin qui non è stato sufficientemente protetto».
Bocchino: colossale falla nella protezione del premier. «Nella vicenda giornalistica sulle foto di Villa Certosa l’unico elemento importante che emerge è la colossale falla che si è verificata nella protezione del presidente del Consiglio - ha detto oggi Italo Bocchino del Pdl - L’Italia è uno dei Paesi al mondo più esposti nella lotta al terrorismo internazionale e, se i nostri apparati preposti alla sicurezza proteggono così le istituzioni, c’è da preoccuparsi».
Rutelli: accerteremo sia i voli che la sorveglianza. Francesco Rutelli, presidente del Copasir, risponde ai componenti di maggioranza della commissione che «accerteremo con rigore e serietà sia la correttezza nell’utilizzo dei velivoli gestiti dai Servizi di sicurezza nell’arco di tempo 1999-2009, sia l’adeguatezza della sorveglianza assicurata alle alte cariche e al premier».
Bindi: tirare in ballo i servizi è da irresponsabili. «È irresponsabile e inquietante il tentativo del Pdl di scaricare sugli apparati di sicurezza dello Stato la responsabilità di situazioni imbarazzanti - dice Rosy Bindi, vice presidente della Camera - Questo si chiama rimestare nel torbido. Il problema non è una mancata protezione ma il grande disprezzo per la cosa pubblica, l’uso sfacciato e arrogante del potere, la propensione a una politica autoritaria che si manifesta nei comportanti pubblici e privati del premier».
Nuove foto su El Pais. Questa sera il quotidiano spagnolo ha pubblicato due nuove immagini degli ospiti di Villa Certosa, accompagnandole a un’intervista rilasciata alla radio colombiana dal fotografo Antonello Zappadu, il quale dichiara di temere più Berlusconi che le Farc (i guerriglieri colombiani).
Le foto di El Pais pubblicate anche in Turchia. «L’harem di Berlusconi»: con questo titolo Hurriyet, il più diffuso quotidiano laico turco, ha commentato stamattina le foto della villa del premier italiano pubblicate ieri da El Pais. Sulla prima pagina del giornale campeggiano gli scatti rubati che ritraggono le discinte ospiti di Silvio Berlusconi nella sua residenza in Costa Smeralda. Nel suo articolo, Hurriyet sottolinea come Berlusconi abbia cercato di far vietare la diffusione delle immagini attraverso la magistratura. «Berlusconi ha definito le foto apparse su El Pais innocenti - scrive il giornale - eppure con il suo avvocato Niccolò Ghedini ha annunciato di voler querelare il quotidiano spagnolo».
MARIA VITTORIA ci segnala questo articolo tratto da Il Mattino del 05/06/09 con questo commento:”ACCIDENTI! Questa non ci voleva proprio….una confessione shock di Miss Italia! Pensate, la rottura tra lei e il suo ex fidanzato è arrivata dopo l’incidente…addirittura si dice ” il racconto di Miriam diventa imbarazzante quando scende nei dettagli”. Insomma, questa sì che è una notizia degna di comparire sul ‘MATTINO’…ovviamente scherzo! A mio avviso,questa è solo una delle solite notizie inutili!”.
Incidente d’auto e Miss Italia scopre che il fidanzato la tradisce
CATANIA (1 giugno) - «Ero in macchina con mia madre e abbiamo avuto un incidente: ci siamo scontrati con un’altra auto e dentro c’era il mio ragazzo con un’altra!». La confessione-choc è di Miriam Leone, Miss Italia in carica nonché prossima presentatrice di “Unomattina Estate”.
Il segreto delle… corna scoperte sulle quattro ruote la bellezza rossa lo rivela a Mattia Pagnina, del settimanale Di Più. Miriam Leone spiega che dopo il famoso incidente automobilistico è arrivata la rottura: «L’ho lasciato dopo aver scoperto che mi tradiva: lui ha provato per mesi a riconquistarmi, ma non c’è stato nulla da fare. Fu proprio quella esperienza farmi decidere di partecipare a Miss Italia. Vederlo con un’altra mi aveva provocato grande insicurezza…».
Nel racconto dei particolari, la Miss non nasconde nulla: «Ero in auto con mia madre. Quell’auto ci tagliò la strada: impossibile frenare, l’impatto è stato violento… Ma il vero colpo l’ho preso quando sono scesa e ho visto che nell’altra auto c’era il mio ragazzo con un’altra. No, non era un’amica: la conoscevo bene perché gli faceva il filo da anni».
Premesso che bisognerebbe conoscere questo ex e capire le ragioni di come si possa tradire, e farsi cogliere in fragrante, dalla futura Miss Italia, il racconto di Miriam diventa imbarazzante quando scende nei dettagli: «È stata una storia importante, durata tre anni. Io gli ho dato tutta me stessa e per questo scoprirla con un’altra è stato assai doloroso».
ARIANNA ci segnala questo articolo tratto da Il Mattino del 31/05/09 con questo commento:”A mio avviso questo articolo è trash perchè la pubblicazione di questa lettera poteva e doveva essere evitata. E’ una cosa così personale che riguarda i due ex fidanzati, che non penso sia necessaria alla gente per vederci più chiaro nella situazione di Berlusconi-Noemi. Secondo me Gino ha voluto fare questa mossa per dimostrare la sua innocenza…e il giornale c’è andato a nozze, ma il moralismo che ha usato nello scrivere la lettera a noi lettori non serve”.
Gino scrive a Noemi «Ti chiedo scusa, mi hanno usato»
NAPOLI (31 maggio) - Gino Flaminio, l’ex fidanzato di Noemi Letizia, si presenta al Mattino a mezzogiorno di ieri per consegnarci una lettera. L’ha scritta a mano, chiede la pubblicazione «per dire che mi hanno usato, che mi hanno messo in mezzo». Parla della prima intervista a Repubblica, del servizio per Novella 2000 e della foto sul Giornale dove riceve cinquecento euro da un giornalista per un’intervista. Lo accompagna il padre Antonio: «Non posso permettermi un avvocato per difendere mio figlio».
Cara Noemi,
da giorni desideravo scriverti per raccontarti il mio punto di vista su questa incredibile vicenda che ci vede coinvolti. E ho deciso di farlo attraverso le colonne del Mattino.
Voglio raccontarti, con parole semplici, la mia verità. In questi giorni è stato detto e scritto di tutto. È stato detto che sono un camorrista, un boss, un bugiardo, un leader di sinistra, un diffamatore. Insomma, una schifezza di uomo. E un pregiudicato. Questo è vero, ma non ho mai fatto un giorno di carcere. Ho fatto un unico errore, quella rapina al Rettifilo, e me ne sono pentito amaramente. Per il dolore provocato ai miei genitori, e non solo a loro.
Devo farti una premessa: nel video realizzato dai giornalisti di Repubblica, che mi hanno cercato per chiedermi di te e della nostra storia d’amore, ho detto la verità, ma non ho diffamato nessuno. In quel video ho raccontato solo delle telefonate che hai ricevuto dal presidente del Consiglio Berlusconi.
Ma non so, nè potevo sapere, se la tua famiglia aveva avuto già contatti, in precedenza, con il presidente del Consiglio. Dopo quel video si è scatenato un putiferio. È stato detto che avrei preso dei soldi: semmai sono stati altri ad offrirmene, per avermi «scomodato».
Ora apro gli occhi e riesco a capire tutto. Le mie parole sono state strumentalizzate: da qualcuno che, non potendo attaccare l’uomo del popolo - così io chiamo il Presidente - per il suo lavoro, usa l’arma del gossip, del pettegolezzo.
Qualcuno ha addirittura insinuato che tu abbia avuto rapporti di sesso con Berlusconi. Conoscendo te, e i tuoi valori, so che questo è impossibile. D’altra parte, che male c’è se il capo del governo è amico di una famiglia normale? Questo fa parte della sua vita privata. Ma è di noi, cara Noemi, che voglio parlare. Sono dispiaciuto per tutto quello che si è venuto a creare. Non lo avrei mai immaginato.
Ti chiedo scusa pubblicamente, e chiedo scusa a tutti per il clamore suscitato dalla nostra storia d’amore. Ora ti auguro tutto il bene del mondo. La nostra storia è finita per decisione di entrambi, ma è finita bene, senza litigi e senza rancori. Come finiscono, purtroppo, tante storie di ragazzi innamorati.
L’unico rammarico: la nostra ultima telefonata, quella del gennaio scorso, nella quale ci siamo rinfacciati a vicenda di meritare di più. Quell’ultima burrascosa telefonata potevamo evitarla. Ma la nostra storia non è finita per colpa di Berlusconi o di chiunque altro. È finita quando ci siamo accorti di non essere fatti l’uno per l’altra.
Questa è la verità e non voglio più aggiungere nulla. Ora voglio soltanto essere lasciato in pace, da tutti.
GINO FLAMINIO
LUIGI ci segnala questo articolo tratto da Il Mattino del 28/05/09 con questo commento:”Ulteriori particolari sulle condizioni famigliari della presunta favorita del Premier (Noemi Letizia), in un articolo in cui si sottolineano le condizioni di vita della ragazza e le storie familiari che rimandano ad un passato in bilico tra politica e malaffare, con un evidente fine scandalistico e l’intento d’ingigantire una notizia di per sè vuota e poco interessante”.
La storia della famiglia Letizia tra affari, dolori e politica
Anna Palumbo, la madre di Noemi Letizia, si candidò alle amministrative del 2000 nei Progressisti per Portici, una lista di fuoriusciti Ds che appoggiava il candidato sindaco Leopoldo Spedaliere, poi eletto.
A rivelarlo è il Corriere della Sera che ricostruisce la storia della famiglia Letizia, dagli anni ‘80 fino alla festa del diciottesimo compleanno di Noemi alla quale ha partecipato il premier Silvio Berlusconi, passando per i trascorsi politici di Elio, nei quali, secondo il quotidiano, «non risulta nessuna traccia di militanza socialista».
«La serratura del portone non funziona, al civico 285 non c’è un portiere. Così il pianerottolo di casa Letizia diventa una sorta di sala d’aspetto per giornalisti e cameramen. Il palazzo dove vive la famiglia che nel giro di appena un mese è diventata mistero e ossessione per tutta l’Italia dista 50 metri dall’uscita del casello autostradale di Portici, che immette direttamente su corso Libertà».
«I coniugi Palumbo, genitori della signora Anna - prosegue il Corriere - lavorano nel tessile, partono da un piccolo laboratorio-negozio a Portici e arrivano in Galleria Umberto I, la vetrina di Napoli, un negozio di abbigliamento ad una luce ancora intestato al signor Antonio. La giovane Anna è considerata una delle più belle ragazze di Portici. Partecipa a molti concorsi di bellezza, ne vince cinque, dei quali, nei primi giorni di notorietà, quando la famiglia era ancora accessibile, esibisce con orgoglio le coccarde. Elio Benedetto Letizia entra nella sua vita a cavallo di una Harley Davidson. All’inizio Elio non viene accettato dalla famiglia Palumbo. I rapporti sono tesi, c’è un black out di alcuni anni, durante i quali i due si sposano. Poi, torna il sereno».
«Nel 1981 nasce Iuri, il primogenito, seguito dieci anni più tardi da Noemi. Nel 1993 Elio Letizia, impiegato comunale, viene arrestato nell’ambito della Tangentopoli napoletana, insieme al suo superiore, Giovanni De Vecchi, direttore dell’Ufficio Annona del Comune di Napoli. Accusato di essere a capo di un sodalizio che si occupa della vendita di vecchie licenze commerciali ad imprenditori in difficoltà, viene condannato in primo grado e assolto in appello».
«Il sodalizio con Anna è di natura umana ed economica. La prima sfera sembra andare in crisi nel 1997, con una istanza di separazione che non ha mai avuto seguito. La seconda è molto solida. La mamma di Noemi è presente in molte delle attività imprenditoriali del marito».
«Nel 2000, Anna Palumbo tenta una sortita in politica. Si candida alle amministrative nei Progressisti per Portici, una lista di fuoriusciti Ds che appoggia da sinistra il candidato sindaco Leopoldo Spedaliere, che poi verrà eletto. In quello stesso anno, Elio Letizia distribuisce volantini e materiale elettorale nella sua Secondigliano per Fulvio Martusciello, promotore di Forza Italia a Napoli, candidato al Consiglio comunale».
Nel 2006 Elio Letizia «ripeterà l’esperienza per Raffaele Ambrosino, attuale consigliere Pdl di Secondigliano. Sono le uniche due esperienze politiche di Letizia delle quali vi sia traccia. Nulla risulta di una passata militanza socialista. Iuri Letizia muore poco dopo la mezzanotte del 27 luglio 2001. Era al decimo mese di naja presso il distaccamento dell’aeronautica del Monte Terminillo, in provincia di Rieti. Aveva da poco firmato la richiesta di ferma breve, altri 18 mesi da militare ma retribuiti».
«Dopo la morte di Iuri, il legame tra madre e figlia diventa fortissimo, quasi esclusivo. È Anna che plasma il carattere di Noemi - prosegue il quotidiano - Più di una volta è possibile vederle vestite allo stesso modo per le vie di Portici. Un processo di simbiosi che porta la madre, ex modella, un fugace passato da aspirante valletta, a far ripercorrere la propria strada alla figlia. È una scelta che provoca imbarazzo all’interno della famiglia».
«Dal 2005 (14enne) ad oggi, Noemi si iscrive all’Accademia Palcoscenico Europa per frequentare corsi di canto, recitazione, dizione e anche di modern jazz. Lavora come modella, frequenta gli stage di danza di Andre De La Roche e del coreografo Roberto Baiocchi. Fa qualche spettacolo di cabaret con I Tre Salvetti, una compagnia teatrale napoletana. Va in televisione come ballerina a La notte delle sirene, su Rai2, e al premio Stefania Rotolo condotto da Corrado Tedeschi. Viene fotografata per decine di cataloghi di moda, partecipa ad altrettanti concorsi di bellezza, vincendo “Miss gocce di stelle” a Vietri di Potenza, presentato da Costantino Vitagliano, “Miss Sud d’Italia”, “Miss Nazionale d’Italia” a Selinunte, condotto dalla presentatrice di Raidue Claudia Boroni, e infine “Miss Campania”. A Sanremo Off sfila come modella per la stilista Monica Mabelli, presentata dalla soubrette Barbara Chiappini. Il 27 aprile 2009 compie 18 anni. Alla sua festa di compleanno appare Silvio Berlusconi».
SIMONA ci segnala questo articolo tratto da Il Mattino del 27/05/09 con questo commento:”Questo pezzo è uin chiaro esempio di come il trash televisivo sia amplificato ed alimentato dalla carta stampata. Un duello in tv sul caso Noemi? Come si poteva evitare di parlarne sui giornali?”.
Caso Noemi, lo scontro s’infiamma in tv
Battibecco a Ballarò tra i direttori di Repubblica e Panorama Ezio Mauro e Maurizio Belpietro. Così la vicenda Noemi riesplode in tv, in particolare intorno all’intervista pubblicata qualche giorno fa dal quotidiano romano all’ex fidanzato di Noemi. E a Mauro - per il quale quell’intervista mette in evidenza le «incongruenze del premier» e le «bugie» su tempi e modi in cui Silvio Berlusconi avrebbe conosciuto la ragazza - ecco che Belpietro ribatte: «Ti basi su quello che ha detto un ragazzo che ha avuto problemi con la giustizia e ha subito una condanna di due anni e mezzo per rapina. Voi avete verificato il casellario giudiziario di un certo Gino Flaminio, stesso nome, stessa età e stessi genitori dell’intervistato?». Ma la trasmissione di Giovanni Floris riserva altri momenti ad alta tensione, innanzitutto fra il segretario del Pd Dario Franceschini e il ministro Sandro Bondi. Dal canto suo Franceschini attacca: «Ho l’impressione che Berlusconi, un po’ eccitato dai sondaggi di popolarità, abbia pensato di essere sopra la legge e di poter comprare tutto, anche la libera stampa, ma per fortuna ci sono gli anticorpi ed è un diritto della stampa passare ai raggi x tutti i politici. Chi ha responsabilità politiche ha il dovere di essere trasparente, non può pensare di essere sopra la legge e la morale, deve dare il buon esempio, non il cattivo». Bondi replica: «Sono i magistrati ad attaccare Berlusconi da 15 anni e non viceversa». E Franceschini riprende: «Chi ha responsabilità politiche deve accettare i principi fondativi del nostro ordinamento, nessuno ha sperato che Berlusconi fosse condannato, ma tutti abbiamo preteso invano che si sottoponesse alla giustizia ed invece tutti i procedimenti, avviati su eventuali reati precedenti al Berlusconi politico, sono stati fermati da leggi ad personam con poi il colpo finale del Lodo Alfano». Quindi Franceschini si rivolge a Belpietro, che non ci sta ad essere definito dipendente del presidente del Consiglio: «Lei non ha titoli per darmi lezioni di indipendenza che io ho sempre dimostrato. La realtà è un’altra: quando io pubblicai la vicenda che riguardava il portavoce di Prodi fui assalito da tutti». Al fianco di Belpietro e contro Franceschini si scaglia Bondi: «Berlusconi ha già chiarito, la realtà è che Franceschini non è un moderato ma un estremista ed è più irriguardoso delle persone di Di Pietro. Lei e Mauro vi dovete vergognare». Quindi il ministro accusa il direttore di Repubblica di essere andato a «rimestare nella pattumiera» e gli chiede se il giornale abbia pagato un cachet per l’intervista all’ex ragazzo di Noemi. «La sfido a dimostrare una cosa del genere», replica Ezio Mauro. Il tutto accade al termine di una giornata nella quale la Cei, attraverso il segretario generale della Cei, Mariano Crociata, non ha mancato di far sentire la propria voce sulla questione morale (leggi vicende Noemi e Mills). «Se vogliamo parlare di questione morale - ha chiarito monsignor Crociata - dobbiamo dire che c’è quella di oggi come quella di ieri, di questioni morali ce ne sono tante. È necessario tenerle vive tutte senza dover esprimere giudizi a ogni pie’ sospinto perché ognuno ha la propria coscienza e la propria capacità di giudizio». Ed ha significativamente aggiunto che «il richiamo alla coerenza e alla responsabilità degli adulti è imprescindibile e vale per tutti, indifferentemente dalla visibilità di ciascuno, e non può essere sottovalutato, perché ha un valore generale che è sotto gli occhi di tutti: non può essere evaso, strumentalizzato o piegato ad aspetti e circostanze di cronaca quotidiana». Infatti, spesso gli adulti perseguono «cinicamente interessi, obiettivi, noncuranti degli effetti indiretti che modelli e comportamenti producono», quando proprio «il modello è quello che poi viene seguito dai giovani, si diventa persone adulte ripetendo gesti e interiorizzando modelli che si vedono». Berlusconi, da parte sua, è intervenuto telefonicamente a una riunione elettorale del Pdl a Milano per ripetere che quotidianamente gli «stanno gettando del fango adosso». Il premier ha ribadito che con Noemi «non c’è stata alcuna relazione, c’è solo un’amicizia con la sua famiglia» ed ha accusato la sinistra di avergli scatenato contro una ventina di giornalisti «per inventare storie false, gettare fango e disarcionarmi». Ma ha assicurato: «Sono sereno e vado avanti per la mia strada».
FABIANA ci segnala questo articolo tratto da Il Mattino del 27/05/09 con questo commento:”La notizia in sé e per sé, già di dubbio interesse, viene ampliata più del necessario. Sembra quasi che l’argomento principale dell’articolo, indicato nel titolo, sia in realtà un’occasione per riparlare della ragazza di 18 anni ormai più famosa d’Italia, Noemi Letizia, e ascoltare per l’ennesima volta ciò che ha da dire sulla sua vicenda. Spuntano lacrime, misteri, discorsi sulla mancanza di libertà e sulla crudeltà del mondo degli “adulti”. “Tutti mi danno la caccia per i propri interessi!”. Un ulteriore motivo per rilasciare un’intervista, direi”.
La ragazza: clonato il mio web, ho paura
FRATTAMAGGIORE. E ora è caccia all’hacker. “Le password personali di Noemi Letizia, con le quali fino a ieri mattina aveva navigato su internet, sono state intercettate e sul web c’è chi le sta usando”. E’ un passaggio della denuncia che l’avvocato Giulio Costanzo, legale della famiglia Letizia, questa mattina presenterà alla polizia postale. Ieri Noemi ha trascorso parte della giornata nel blindatissimo studio dell’avvocato. Ad accompagnarla il padre Benedetto che proprio ieri mattina ha firmato anche le querele per le dichiarazioni rilasciate dall’ex fidanzato della figlia Gino Flaminio. Una giornata convulsa, scossa dall’ennesimo mistero quando la ragazza ha spiegato cosa le era capitato accendendo il computer poche ore prima. Qualcuno si sarebbe impossessato e avrebbe clonato le password della pagina di Noemi del social network “Facebook” e quella di Messenger, impedendo di fatto alla ragazza di utilizzare le sue pagine, dalle quali però continuano a partire per tutta la community messaggi apocrifi, come se fossero scritti dalla stessa Noemi e che hanno per argomento i suoi rapporti con il presidente Silvio Berlusconi. “Non posso uscire e ora non posso nemmeno dialogare in rete con i miei amici. Anzi mi trovo a firmare messaggi che non sono scritti di mio pugno. Ora ho paura”, confida la diciottenne di Portici in un momento di pausa di questo tour de force, mentre il suo legale raccoglie in un fascicolo le stampe dei messaggi prodotti da questo misterioso hacker con la firma Noemi. Il dossier portato alla polizia postale, accompagnato da un’altra denuncia.
E mentre il papà e l’avvocato Giulio Costanzo parlottano a bassa voce, Noemi Letizia, un filo di trucco sotto i lunghi capelli, jeans e la scritta Playboy che risalta sulla maglietta blu, accetta un bicchiere di aranciata e si confida. “Sono stanca ed impaurita. Tutti mi danno la caccia per i loro interessi. Che siano economici o politici per attaccare il presidente Silvio Berlusconi. E’ davvero brutto il mondo degli adulti. Ne ho avuto la riprova con la pubblicazione del numero di Novella 2000. Quelle foto, erano state scattate quando ero ancora minorenne e servivano per un book privato, da inviare alle agenzie. Invece il fotografo Gaetano Livigni le ha vendute, senza averne titolo”. Nello sguardo c’è rabbia. “Tutte falsità quelle che sono state scritte, persino da un giornale autorevole come il Times di Londra. Scrivono per sentito dire. Scrivono e usano i giornali come armi. Mi hanno ferita. Mi sento svuotata. Mi devono spiegare il perché di tanto male.” Poi si ferma, spunta una lacrima, e aggiunge: “Possibile che una festa di compleanno e una ragazza di provincia possano diventare un affare di Stato? Siamo davvero al paradosso”. E si sfoga. “Mi manca la libertà delle cose quotidiane. Vado a scuola e poi sto chiusa in casa. Non vedo le mie amiche. Ora non posso nemmeno più comunicare con internet. Figuriamo il solo pensare di andare in discoteca o al cinema. Mi viene l’angoscia. Ho provato l’effetto della cattiveria gratuita. Fa molto male. Ho scoperto di avere ben dieci manager, eppure tutti sanno che i miei interessi artistici li cura solo Roberto Sabatino. Qualcuno ha persino annunciato la mia partecipazione ad un film, dove avrei dovuto interpretare la parte dell’amante minorenne di un politico con tendenze pedofili. Se questa non è cattiveria…”
SIMONA ci segnala questo articolo tratto da Il Mattino del 26/05/09 con questo commento:”Mi chiedo e vi chiedo: ma come è possibile che le parole private e di sfogo pronunciate al telefono con un collaboratore che si presume amico finiscano sui giornali e su di esse si costruisca un intero articolo?”.
“La verità sta venendo fuori” E i sondaggi reggono
Una furia per l’invasione nel suo privato, per «l’accanimento» nei confronti della famiglia Letizia, per la «morbosità» con la quale si scandaglia nella vita di persone anche giovani. «Siamo arrivati al punto che c’è qualcuno che va a caccia di cartelle cliniche», è sbottato ieri Silvio Berlusconi al telefono con un suo collaboratore dopo una giornata trascorsa a fare il punto con l’avvocato Ghedini. Lo irrita il sospetto, insinuato in molte ricostruzioni di questi giorni, di un suo rapporto «opaco» con la giovane Noemi. «Tutto trasparente e alla luce del sole», ripete il premier che in queste ore si è consolato solo in parte con i sondaggi «freschi-freschi» dell’infallibile Alessandra Ghisleri che danno la Pdl intorno al 41% e il Pd arrancare sotto il 25%. La vicenda non sembra turbare l’elettorato di centrodestra e le ricadute della crisi economica provocano effetti peggiori del «Casoria-gate». La ricostruzione offerta dal papà di Noemi ieri sul Mattino lo ha rinfrancato. Anche perché «si tratta di circostanze tutte provabili». «Lo dicevo che si sarebbero dovuti vergognare», ripeteva ieri il Cavaliere riferendosi al racconto di Benedetto Letizia sulla lettera per la morte del figlio Yuri. Resta però nel presidente del Consiglio il sospetto di un immenso «trappolone» accentuato dalle telefonate di molte ragazze che hanno partecipato all’ormai famoso corso per aspiranti candidate che denunciano «pressanti richieste di interviste e dichiarazioni». L’amarezza per l’immagine rovinata del Paese all’estero è stata ieri in parte compensata dalla scomparsa del dolore al collo che lo ha costretto per giorni a punture di cortisone. All’immagine del don Giovanni, del «tombeur de femmes», che il premier ripropone al pari di un vecchio cliché, ora preferisce quello più realistico del nonno, a 73 anni suonati. «Vorrei fare il nonno a tempo pieno e non il presidente del Consiglio», spiegava alla giornalista dell’americana Cnn. Nella valanga di accuse che vengono scaraventati sulla sua persona, il premier non ha ritrovato l’unica verità di cui in effetti ha sempre parlato poco volentieri, ma che a suo giudizio sarebbe da sola in grado di far assumere al rapporto con la giovane Noemi e la sua famiglia, tutt’altra luce. «Ma nessuno si ricorda che cosa ho dovuto affrontare nel ’97?», ha ricordato ieri a più di un suo interlocutore telefonico, Bossi compreso. «Sapete, pochi anni fa ho avuto un cancro», confessò nel 2000 l’allora leader dell’opposizione. Un cancro che comportò l’asportazione della prostata e di conseguenza quella che di recente Giampiero Mughini ha definito «una sberla che non finisce mai», ovvero la perdita della virilità. È difficile dire se questo «operazione-verità» sia una delle carte di riserva che Berlusconi potrebbe giocare se si arrivasse a scandagliare tra cartelle cliniche ed esami. Le paure e le ansie di quel maggio del ’97, Berlusconi le ha esorcizzate riproponendo l’immagine di sempre dell’uomo superattivo che non ascolta le rampogne della fidatissima Marinella. Dopo dodici anni e un passaggio, nel 2006, anche per il centro cardiologico di Cleveland, Berlusconi vorrebbe da tutti, opposizione in testa, maggior rispetto. Invece il premier sostiene di aver a che fare «con la sinistra di sempre» che si ritroverà tra le mani un boomerang». Stavolta però, passate le Europee promette di rispolverare un adagio dell’ex ministro Previti: non farò prigionieri. Nell’ira di un Cavaliere costretto a sventolare le sue cartelle cliniche, c’è posto per tutti.
SIMONA ci segnala questo articolo tratto da Il Mattino del 26/05/09 con questo commento:”Continua l’enfatizzazione del personaggio Noemi che ormai è sulla bocca di tutti, politici in primis! Non se ne può più”.
Berlusconi: su Noemi campagna indegna
Una girandola d’interviste - una quindicina in pochi giorni, la più lunga alla Cnn - per confermare che punta alla riduzione dei parlamentari, per chiarire le vicende Noemi e Mills, per denunciare la strumentalizzazione della sinistra e per recuperare qualche punto percentuale di consenso perso nelle ultime settimane. Ma anche per riaffermare che «quella con la Lega è un’alleanza di ferro che non verrà mai meno». Neanche una parola sui rilievi di esponenti della chiesa cattolica, ultimi in ordine di tempo quelli di don Antonio Sciortino, direttore di ”Famiglia cristiana“, che in una intervista all’”Unità“ ha rilevato «incongruenze e contraddizioni» e affermato che «anche il minimo dubbio che possa aver mentito va sgombrato» perché «il premier non si può esimere dall’essere chiaro e trasparente» (ma ai vescovi replicò già il ministro Brunetta ricordando i tremendi scandali di pedofilia, segnatamente in nord America). Interviste, quelle del premier, rilasciate prima che il padre di Noemi chiarisse proprio sul nostro giornale le circostanze in cui conobbe il premier e i rapporti da allora intrattenuti con lui dalla sua famiglia, anche in momenti per essa tragici («l’intervista del signor Letizia sul ”Mattino“ taglia la testa al toro», ha sottolineato Fabrizio Cicchitto). Berlusconi ha definito «indegno» il comportanteo dei media di sinistra che sono «entrati in una vicenda privata per farne motivo di attacco politico», rilevando che pure sua moglie «è caduta in questo errore e ha creduto a quanto comunicato da questa stampa», eppure «la stampa italiana, e soprattutto due giornali della sinistra, avevano illustrato la mia partecipazione a una festa di compleanno di una famiglia amica». La verità - ha affermato - è che «non c’è nulla, nulla di nulla, che sia minimamente negativo, abbiamo chiarito la situazione e ancora di più la chiariremo in futuro». Conclusione: «Mi accusano di aver mentito? Allora, reagirò, spiegherò esattamente com’è la situazione e ancora una volta quest’accusa sarà un boomerang per coloro che me l’hanno rivolta». Sulla sentenza Mills il premier ha ripetuto che è «non solo ingiusta ma anche scandalosa», perché «i giudici di sinistra l’avevano scritta prima che cominciasse il processo», giudici che «sono militanti politici che usano il potere giudiziario a fini di lotta politica». Ha fatto una ricostruzione della vicenda, convinto che «gli italiani sono schierati con me, perché hanno visto che in ogni campagna elettorale le toghe rosse sono entrate in campo e hanno cercato di farmi del male», e siccome «la magistratura è fatta di molti giudici giusti, io sono stato sempre assolto». Immediate le reazioni. Il segretario del Pd, Dario Franceschini, ha esortato il premier «a dire la verità», spiegando che «è sempre più rancoroso e nervoso» perché «pensava che con i soldi e il potere potesse comprarsi tutto, anche il silenzio della stampa e delle persone». Antonio Di Pietro ha nuovamente sollecitato Berlusconi a dimettersi. Pier Ferdinando Casini ha invece esortato il Cavaliere a rispondere in parlamento «sui problemi degli italiani: non si occupi più di vallette e giustizia ma dei problemi del Paese». Non s’è smentito Umberto Bossi, commento fuori dei denti: «Noemi? Una grande montatura, non hanno avuto altro da dire sotto elezioni. Magari a un uomo politico avanzasse il tempo per andare con tutte quelle donne. E poi, onestamente Berlusconi i suoi anni li ha. Va be’ che c’è il Viagra, ma ci credo poco. Arriva a Napoli all’aeroporto, viene invitato a una festa dal padre della ragazza e ci trova i giornalisti che fotografano. Mi puzza. Io faccio politica, so che non riesco star solo al gabinetto, figurarsi se uno resta solo per scopare. È una cosa esagerata, pompata». Ma il premier nelle interviste s’è occupato di moltissimi altri argomenti. Ha giudicato la crisi economica «grave», però è «la paura il nemico da battere» e purtroppo il «catastrofismo della sinistra la alimenta». Circa i rapporti con gli Usa, l’Italia è disponibile a prendere, nella linea dell’Ue, una parte dei prigionieri di Guantanamo. Il G8 («a metà giugno» il premier andrà a Washington a discuterne con Obama) si allarghe5rà quasi subito fino a rappresentare «il 90% dell’economia mondiale» ed elaborerà un «codice» con le «regole per la finanza» al fine di evitare nuove crisi mondiali. Nei rapporti con l’Iran, Berlusconi «sostiene il presidente Obama, che non ha sbagliato una sola mossa in politica estera»: è inaccettabile «che l’Iran si doti di una bomba nucleare», tuttavia deve esserci «il tentativo assoluto di far ragionare l’amministrazione iraniana», perciò Roma continuerà a svolgere un ruolo di mediazione e pungolo.
LUANA ci segnala questo articolo tratto da Libero News del 25/05/09 con questo commento:” Credo che l’articolo debba essere considerato assolutamente trash. In tutto il pezzo sono descritte cose che fanno parte della vita privata di Noemi e della sua famiglia che non hanno nessun valore politico e che non dovrebbero riguardare nessuno se non la famiglia stessa. I rapporti interpersonali del premier non dovrebbero influire sulla sua immagine pubblica, a meno che non venga scoperto che questo rapporto comporti delle conseguenze legali (per stupro, pedofilia o qualsiasi altro reato). Mi crea ancora più stupore che il padre della ragazza parli con tanta facilità della sessualità della figlia, cosa che dovrebbe restare assolutamente intima”.
“Come un padre e una figlia”. Il racconto dell’ex fidanzato di Noemi, quello che lei presentava come suo cugino.
Il book, Emilio Fede e la faccia d’angelo. Ecco come Berlusconi entrò nella sua vita. E il signor Letizia lo querela
La bomba arriva all’improvviso, tra una sviolinata (”è una ragazza semplice e stupenda … io sono un suo fan”) e una bastonata, quasi inconsapevole (”certe cose mi hanno fatto un po’ senso”). Gino Flaminio, 22 anni, operaio ed ex fidanzato di Noemi Letizia a un certo punto alla giornalista di Repubblica dice: “Erano telefonate come tra un papà e una figlia, niente di più”. Il ragazzo sembra sincero, racconta i fatti nervosamente, gli tremano le mani. Il padre di Noemi ha però già fatto sapere che lo querelerà perché “è tutto falso e lesivo dell’immagine di sua figlia”. Il rapporto tra Gino e la signorina Letizia, a quanto dice lui, è durato 16 mesi (dal 28 agosto del 2007 al 10 gennaio del 2009). Un amore nato in vacanza a Scalea e finito malamente dopo l’ultimo Capodanno. Il perché lo spiega sempre lui: Noemi era cambiata, “sarebbe come pretendere che Jennifer Lopez stesse con un macellaio”. Niente più lettere d’amore, cornetti per colazione, notti a casa dell’uno e dell’altro. Ma andiamo per ordine.Come entra Berlusconi in tutta questa vicenda? È successo una specie di “miracolo”, dice lui. Un giorno Noemi lo chiama e gli dice: “Amore, mi ha telefonato il presidente del consiglio”. E perché proprio a te? Perché - racconta Flaminio - ha visto le foto del famoso book. L’antefatto ha dell’incredibile: Noemi consegna le foto di moda a un’agenzia romana che ha tra i contatti Emilio Fede che infatti va lì, prende una manciata di book (”magari per scegliere le meteorine”, commenta Flaminio) e se ne va. Quel giorno è a pranzo (o a cena) con Berlusconi. Dimentica i book sul tavolo e il resto viene da sé. Il presidente - questa la ricostruzione di Repubblica - li sfoglia e sceglie. Compone il numero, dall’altro capo del telefono c’è lei.”Noemi - prosegue Flaminio - mi disse che Berlusconi le chiese se studiava, le disse che sembrava una ragazza pulita, che era rimasto colpito dal suo viso angelico e dalla sua purezza e che doveva rimanere sempre così”. Può sembrare incredibile, ripete più volte il ragazzo, ma è vero perché “ho sentito più volte con le mie orecchie la voce del presidente”. Il patatrac è arrivato a Capodanno. Noemi va qualche giorno in Sardegna invitata dallo stesso presidente: “Mi chiamava e mi diceva che erano 30 o 40 ragazze, che non c’erano altri uomini e che si divertivano e giocavano tutti insieme”. Al ritorno a Portici qualcosa si è rotto e si sono lasciati. Gino Flaminio ora è felicemente fidanzato con “una ragazza del popolo” senza grilli per la testa e non si spiega perché Noemi neghi la sua esistenza (”mi ha sempre presentato come il cugino, ma non so perché”). Poi mostra un bigliettino d’amore, tutto rosso e pieno di parole zuccherose. Lei si firma “Memi” e nelle foto dell’epoca, in effetti, sembra un’altra.
Elio Letizia, in un’intervista esclusiva al Mattino di Napoli ha confermato la volontà di querelare chiunque infanghi il nome della sua famiglia e ha dichiarato:
CAPITOLO VERGINITÀ:«Dico subito chiaro e tondo che mia figlia è illibata. Ricordatevi questa parola: illibata. E ne sono orgoglioso. Il resto sono tutte illazioni di cui saranno chiamati a rispondere quanti continuano a offendere la mia famiglia».
LA MORTE DEL FIGLIO YURI:«Un dolore indescrivibile, uno choc per me, mia moglie e la piccola Noemi. Feci arrivare la notizia al presidente e due giorni dopo mi viene recapitata una lettera scritta a mano da Berlusconi in persona, una lettera accorata, toccante. Credo che sia nato quel giorno il mio rapporto con lui, lo sentii sincero, vicino, partecipe. Poi seguì anche una telefonata. Fui colpito dalla sua straordinaria sensibilità».
“CHIAMALO PAPI”:«Io e la mia famiglia andammo a Roma per acquisti e passando per il centro storico della città, pensai che fosse la volta buona per presentargli mia moglie e mia fglia: fu la prima volta che vide Anna e Noemi. Proprio in quella occasione, per sdrammatizzare dopo aver ricordato la tragica fine di mio figlio, lui disse a Noemi che aveva dieci anni: “Considerami come il tuo nonnino”. Allora intervenni e dissi “Nonno mi sembra ingeneroso, meglio che lo chiami papi”».
MARIA VITTORIA ci segnala questo articolo tratto da La Repubblica del 23/05/09 con questo commento:”Ed ecco come il Cavaliere fa ancora parlare di sé, però non per motivi politici! A parte il fatto che questo pezzo descrive un episodio risalente all’agosto 2004 (già questo per me è allucinante), io vorrei chiedere a Blair:”Ma secondo lei quanto può interessare ad un pubblico culturalmente medio-elevato, che lei non volesse farsi fotografare con Berlusconi in bandana?!”.
Con quest’articolo si nota ancora una volta la volontà da parte di alcuni giornali di diffondere notiziole insignificanti con l’unico scopo di suscitare curiosità effimera nei lettori ed incrementare le vendite”.
Cherie Blair e la bandana di Berlusconi “Tony disse: non voglio foto con lui…”
ROMA - “Quella sera in Sardegna Tony mi ha detto ‘qualsiasi cosa succeda non far sì che mi facciano delle foto vicino a Silvio con la bandana. Stai tu in mezzo, perchè sennò la stampa britannica ci uccide’”. Lo ha raccontato Cherie Blair, moglie dell’ex premier ricordando la famosa passeggiata a Porto Rotondo - era l’agosto del 2004 - con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in bandana. La rivelazione è venuta nel corso dell’intervista rilasciata oggi dalla ex first lady britannica a Fabio Fazio, nella registrazione della puntata odierna di Che tempo che fa.
Cherie Blair ha spiegato che lei e il marito erano andati in Sardegna “per sperare di convincere Berlusconi a votare perchè le Olimpiadi venissero assegnate a Londra”. “Quando siamo arrivati - ha proseguito - siamo stati un po’ sorpresi nel vedere Silvio con questa ’sciarpona’, quella bandana famosa. In effetti sarebbe dovuta essere una visita privata, ci ha spiegato che aveva un po’ di problemi in testa ma noi abbiamo apito che c’era stato un trapianto di capelli”.
Il racconto prosegue. Berlusconi “ci ha detto ‘andiamo a fare una visita’, eravamo in barca e ci ha detto ‘adesso prima di andare in mezzo alla gente mi cambio’, e mio marito sperava che si togliesse la bandana perchè dovevamo veder gente. In effetti no. Se l’è tenuta in testa e si è messo semplicemente un’altra bandana che andava bene con il colore della sua camicia”.
“E quindi - ha concluso da Fazio Cherie - siamo andati e Tony mi ha detto ‘qualsiasi cosa succeda non far si’ che mi facciano delle foto vicino a Silvio con la bandana”. Il che però non ha impedito a quelle immagini di fare il giro del mondo. Anche se quasi sempre tra i due capi di governo c’è lei, la signora Blair. E adesso sappiamo perché.
MARIA VITTORIA ci segnala questo articolo tratto da La Repubblica del 22/05/09 con questo commento:”Secondo voi, prevale la forte presa di posizione da parte del preside della scuola che addirittura caccia il telecronista o il gesto ad effetto e la trovata pubblicitaria da parte del giornalista che si presenta dotato di mascherina fuori da una scuola di Roma per intervistare professori ed alunni? Il caso dell’influenza suina(ora rinominata influenza A) torna a far danni o il cronista in questione ci marcia sù?”
Giornalista arriva con la mascherina. Studenti in rivolta, il professore lo caccia
ROMA - Arriva davanti alla scuola del “contagio” con la mascherina. E il preside lo caccia. E’ il giornalista dell’emittente televisiva Sat2000, che questa mattina si è presentato di fronte al portone del Liceo Classico Alighieri di Roma, socchiuso dopo l’uscita delle classi, munito di protezione sulla bocca.
L’equipaggiamento ha scatenato l’ira del docente di Storie e filosofia Giancarlo Burghi che ha accusato il cronista, tra gli applausi degli studenti, di diffondere paura.
Il professore si è poi sfogato contro la “fuga di notizie” che, a suo dire, “ha determinato un clima di tensione e ha fatto si che fosse presa d’assalto dai genitori. Non è possibile che una notizia esca sui giornali e sui media prima che la scuola stessa la sappia. Farò una serie di denunce ai carabinieri per procurato allarme”.
Gli studenti, a conferma dell’eccessivo fastidio creato dal cronista “in quarantena”, non sono allarmati dalla chiusura della scuola quanto preoccupati per le immenti prove d’esame.
“Trovo che sia una misura insensata, dobbiamo finire i programmi e abbiamo gli esami: l’influenza A non mi preoccupa” afferma Gaspare Quattrocchi, 18 anni, uno dei tanti studenti del liceo ginnasio Dante Alighieri che, questa mattina ha dovuto lasciare la scuola chiusa fino a data da destinarsi, dopo che un gruppo di studenti erano tornati, martedì notte, da un viaggio a New York accusando i sintomi dell’influenza A.
“Certo questa chiusura - dice Irena La Ruffa, un insegnante di inglese - comporterà dei problemi, non tutti i programmi sono finiti. Questi giorni servono come ripasso per chi deve affrontare l’esame e poi ci sono le interrogazioni per chi ha qualche problema. Ho sentito le mie colleghe che sono andate in America e stanno bene”.
MARIA VITTORIA ci segnala questo articolo tratto da Repubblica del 22/05/09 con questo commento:”Ritengo l’articolo trash perché dà il rango di notizia ad un fatterello trascurabile che peraltro è accompagnato da molti “sembra che”, “fonti vicine dicono che..”. Inoltre, il fatto che il cantante abbia fatto togliere la sua casa dalla visualizzazione di Google diviene il pretesto per raccontare altri particolari che non c’entrano nulla, tipo quanto sia sontuosa la sua simora e quali personaggi illustri abbia ospitato”.
McCartney fa rimuovere la sua casa da Google
Privacy violata e timori per la sua sicurezza. Spinto da queste motivazioni, sir Paul McCartney ha fatto rimuovere da Google Street View le immagini della sua esclusiva villa a St John’s Wood, al civico 7 di Candish avenue, nella zona di North London. Fonti vicine al cantante, citate da un giornale britannico, hanno riferito che l’ex Beatle si è “molto preoccupato” quando ha saputo che qualsiasi internauta poteva visualizzare gli esterni della sua residenza multimilionaria. Da qui la protesta, con conseguente rimozione degli scatti, realizzati dal servizio lanciato dal gigante di Mountain View in varie città del mondo.
Un portavoce di Google, citato dal tabloid inglese, puntualizza: “Ogni utente, volendo, può far rimuovere gli scatti della propria abitazione cliccando su un pulsante”.
L’ex Beatle acquistò quella casa nel 1965, ad una cifra di 40mila sterline (circa 45mila euro), e ci andò a vivere l’anno seguente. La residenza venne subito arricchita da una cappella per la meditazione, fatta realizzare in giardino, con tanto di letto circolare regalatogli dall’attore Groucho Marx. Là ha composto successi come “Penny Lane”, “Getting Better” e “Hey Jude”, e ospitato personalità come Andy Warhol e Mick Jagger (si narra che a quest’ultimo offrì proprio qui il suo primo spinello).
Sembra che la richiesta di far sparire quelle immagini, sia stata sollecitata dal team che si occupa della sicurezza del cantante 66enne. Da quando John Lennon, suo collega di band, venne ucciso, nel 1980, McCartney non ha mai sottovalutato la questione security. L’abitazione, del valore di diversi milioni di euro, è sottoposta ad una vigilanza continua, 24 ore su 24. “Quando ha scoperto che gli utenti di Google potevano ottenere una vista a 360 gradi della sua proprietà si è molto preoccupato”, ha spiegato una fonte anonima. La replica di Google: “Da quando Street View è stato lanciato, milioni di utenti lo hanno utilizzato, e la maggioranza di persone è felice che la propria abitazione sia stata inserita tra quelle visualizzabili”.
Dal lancio di Street View nel Regno Unito, avvenuto lo scorso di marzo, non sono mancate le polemiche relative all’innovativo strumento di mappatura delle città. Oltre alle perplessità relative alla privacy, sollevate anche in Italia dalle associazioni dei consumatori, c’è stato chi, in Inghilterra, ha temuto che questo potesse essere utilizzato dai terroristi per ricercare eventuali obiettivi per i loro attentati. Ma ad aprile, il garante per la privacy britannico ha respinto una richiesta di oscuramento arrivata dal gruppo “Privacy International”, perché il software impiegato da Google per oscurare i volti della gente catturata in strada “tutela la privacy degli utenti”.
KARMA ci segnala questo articolo tratto da Il Corriere del Mezzogiorno.it del 19/05/09 con questo commento:” Una testata autorevole e dedita di solito a serie analisi economiche come Il Sole 24 ore che si mette ad indagare sul tesoro immobiliare di Noemi Letizia? Più che una malattia, il trash sembra diventato una pandemia!”.
Ecco il «tesoretto immobiliare» di Noemi L’ira di Berlusconi: inchieste vergognose
NAPOLI - In tempo di crisi uno dei settori in cui conviene investire è certamente quello del mattone. Strategia messa in pratica da tempo dalla famiglia Letizia, travolta dall’onda di popolarità dopo il famoso «birthday party» in quel di Casoria, per i diciotto anni della bella Noemi, a cui partecipò anche il premier Silvio Berlusconi.
L’INDAGINE DEL «SOLE 24 ORE» - È il «Sole 24 Ore» ad indagare oggi con dovizia di particolari nelle copiose proprietà immobiliari della famiglia Letizia; inchiesta preceduta anche da un articolo dell’Espresso sul medesimo argomento. «La neodiciottenne Noemi - esordisce il quotidiano confindustriale - può già guardare al futuro con una certa tranquillità: possiede infatti un’abitazione a Portici, in via Libertà, già dal giugno del 2003, mentre nei confini di Napoli risultano un’altra abitazione in via dell’Ortigara, in suo possesso dal dicembre 2005, un’altra ancora in via Capodichino, trasferitale dal 1995 e un negozio in Corso Secondigliano con annesso vano, nella sua disponibilità dal maggio 2002».
IMMOBILI INTESTATI ALLA 18ENNE - Tra le abitazioni in possesso della famiglia Letizia non figura nessun immobile particolarmente di pregio o di lusso: particolare questo, che non ha smorzato affatto l’abitudine dei genitori, Benedetto (detto Elio) Letizia e Anna Palumbo, di intestare, legittimamente, le proprietà alla figlia quand’era minorenne riservandosi il diritto di abitazione, accumulando un buon numero di vani, tutti radunati dunque nelle mani della giovane Noemi. «Sedici, per l’esattezza. - precisa il quotidiano - I cinque di Portici (abitazione A2, di tipo civile) con diritto di abitazione riservato ai genitori; altri cinque in via Cupa Capodichino (abitazione A3, di tipo «economico») donati nel 1995 dal padre a Noemi e al fratello (poi scomparso in un incidente) e ugualmente gravati dall’obbligo di garantire al donante e alla madre la facoltà di abitarvi; altri quattro vani (ancora categoria A3) in via dell’Ortigara,acquistati nel febbraio 2006, sempre garantendo proprietà a Noemi e dimora ai suoi genitori; e infine i due vani del negozio e del vano di tipo «ultrapopolare» (un «basso», verosimilmente) appartenuti ai nonni fino al 2002, in corso Secondigliano. Gli archivi segnalano anche una proprietà (A3, di tipo economico) per Benedetto Letizia a Scalea, in provincia di Cosenza, sulla costa tirrenica della Calabria. Proprio su questo immobile è stata cancellata nel 2005 una ipoteca a favore della società di riscossione GestLine per circa 41 mila euro. La proprietà di questo immobile viene ancora attribuita dal Catasto anche al fratello Juri: anche per questa casa si può quindi immaginare lo stesso atteggiamento prudente di suddividere diritto di proprietà e diritto di abitazione. Un accorgimento utilizzato spesso da chi ha attività in proprio e vuole preservare le proprietà da eventuali rovesci».
LE SOCIETA’ - Gli affari della famiglia Letizia non si sono però limitati alla compravendita di appartamenti: il «Sole 24 ore» indaga anche nelle società in cui figurano i nomi dei coniugi. «La famiglia Letizia - prosegue l’articolo - di attività imprenditoriali in proprio ne ha già avviate diverse in passato, alcune ancora attive, altre cessate da tempo. Nella prima categoria compare l’impresa individuale Anna Palumbo, un’edicola ancora in vita, benché pochi mesi fa affittata a terzi: l’atto notarile, redatto lo scorso 13 marzo, prevede l’affitto dell’attività fino al 12 marzo del prossimo anno, con un canone fissato in 400 euro al mese». Ma la madre di Noemi, in veste di socio accomandatario, figura secondo il quotidiano di Confindustria in altre due società avviate agli inizi degli anni Novanta, e poi cessate. «Si tratta della Juri Sas e della Letizia Sas di Anna Palumbo. La prima è un negozio di alimentari cancellato dal registro delle imprese il 3 dicembre del 1999. L’attività è durata dieci anni e ha visto Anna Palumbo in veste di accomandatario e il marito Benedetto come accomandante. La Letizia Sas, operante nella vendita di articoli di abbigliamento e maglieria, è stata invece liquidata nel 2006, dopo essere stata iscritta dieci anni prima. Anche in questo caso i coniugi Letizia ricoprono le stesse posizioni: Anna Palumbo accomandatario, Benedetto Letizia accomandante insieme a Maria Ruotolo, classe 67, residente sempre a Napoli. Bisogna spostarsi nella Euro Parfum di Letizia Dario & C Sas per vedere una composizione dei soci-amministratori un po’ diversa. La Euro Parfum è una tabaccheria profumeria, sempre con sede a Napoli. In questo caso Benedetto Letizia compare insieme al parente Dario Letizia che ha la responsabilità di socio accomandatario, e Monica Letizia, accomandante».
ANDREA ci segnala questo articolo tratto da la Repubblica del 05/02/09
“Cristina l’ha fatto ma era maggiorenne”
ROMA - Maria Teresa Del Basso sapeva. La madre di Cristina del Grande Fratello, meglio riconosciuta perla generosa scollatura, era al corrente della vita della figlia e dei suoi rifacimenti.
Sua figlia l’ha informata che sarebbe andata a operarsi?
«Naturale».
Ha approvato?
«È una ragazza matura, quando l’ha fatto era maggiorenne e consapevole. Ha scelto».
Non l’ha sconsigliata dunque.
«Una madre non vorrebbe mai che la propria figlia andasse sotto i ferri, per nessun motivo. Le analisi erano a posto, niente rischi».
Molti trovano un po’ eccessiva la taglia.
«Dicono delle cose brutte, la chiamano tettona. Invece è una donna normale e ora è dimagrita».
Lei ha detto che non era a conoscenza del lavoro di Cristina, come lap dancer.
«Certo che sapevo. Hanno manipolato le mie parole, che amarezza».
ANDREA ci segnala questo articolo tratto da la Repubblica del 03/02/09
L’hostess pasionaria accusa “Cai contro di me, lascio il GF”
Daniela Martani ieri sera è uscita dalla casa del Grande Fratello La hostess chiamata la pasionaria nei giorni dell’agonia dell’Alitalia, diventata celebre per la fotografia, pubblicata su tutti i giornali, dove appariva con un cappio, ha deciso per il lavoro rinunciando alle sue speranze di entrare nel mondo della televisione. Rischiava il licenziamento dalla Cai perché era entrata nella casa del Grande Fratello senza dare nessun avviso della sua assenza. Alessia Marcuzzi l’ha invitata quindi a andare nel corridoio dove si aprivano due porte, una verso l’esterno, l’altra per rientrare nella casa. Su tacchi altissimi la ragazza si è avviata turbata. E l’apparizione della mamma ha dato il via alle sue lacrime. La signora
Martani ha fatto un appello al buonsenso: «Non siamo tranquilli pensando a quello che sta accadendo con Alitalia. Pensaci bene».
«Irrazionalmente» ha detto la Martani piangendo «tornerei dentro la casa. Ma c’è una ritorsione verso di me da parte della Cai. Non ho avuto la possibilità di esercitare un mio diritto, quello di chiedere l’aspettativa. Mi si vuole colpire. La Cai ha violato il diritto di moltissimi lavoratori». Alessia Marcuzzi incalza perché Daniela Martani prenda una decisione definitiva. «Devo difendere il mio diritto al lavoro» conclude affranta la ragazza «come devo difendere quello dei miei colleghi che hanno perso il posto. Per questo non potrei più rientrare nella casa. Quindi esco».
Grandi applausi per la decisione che è venuta dopo un lungo confrontarsi con se stessa. «Solo una mente diabolica» si sfoga la Martani «avrebbe potuto pensare di mettersi un cappio al collo per partecipare al Grande Fratello. Ora non so con che spirito potrei rimanere qui dentro rinunciando a lottare per un risarcimento morale. Col cuore rimango nella casa, con la testa so che devo uscire». Asciugandosi gli occhi ha aggiunto: «Sono rimasta commossa da quello che ha detto mia madre: i miei sono convinti che il lavoro fisso è una sicurezza per tutta la vita. Ma la mia passione sono il canto e la recitazione».
Così è uscita questa ragazza che dal suo ingresso al Grande Fratello ha suscitato una serie di polemiche. Nei suoi confronti aveva preso posizione anche il presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno che ha dato istruzioni all’ufficio del personale di «trattare questa vicenda in maniera molto severa ed intransigente. Di questa vicenda abbiamo parlato fin troppo». E Marco Veneziani, pilota e segretario nazionale della Uil, non è disposto a fare grandi battaglie sul caso Martani: «Se lei intende fare il suo mestiere, ha fatto bene ad andarsene dalla casa del Grande Fratello. Il nostro contratto» aggiunge «non prevede che si possano prendere giorni di aspettativa per partecipare a un reality e l’azienda, se non rientra al lavoro, ha tutto il diritto di licenziarla».
ANDREA ci segnala questo articolo tratto da la Repubblica del 22/01/09
Sarkò e la ginnastica che aiuta il sesso
«Nicolas Sarkozy è un allievo modello, ha una mentalità da sportivo e una disciplina di ferro». Parola di Julie Imperiali, coach del presidente, la donna che dirige il suo footing utilizzando una tecnica, a suo dire, capace di migliorare non solo il benessere generale, ma anche le prestazioni sessuali. Un metodo che si chiama “Tectonic” (da non confondere con il ballo), apprezzato dalle star, tant’è vero che è stata Carla Bruni (ancora lei) a presentare la imperiali al capo dello Stato.
La coach va due o tre volte alla settimana all’Eliseo per far “lavorare” il presidente nei giardini del palazzo presidenziale. La sua tecnica consiste, tra l’altro, nel concentrarsi sul perineo: «Le relazioni sessuali sono migliori se il perineo maschile è in buona forma. I problemi di eiaculazione precoce sono spesso legati a questo», ha dichiarato al Times. E Sarkozy si è adattato bene al training di questa giovane donna, che da quattro anni si occupa anche della forma della first lady. I due coniugi, ha detto la Imperiali, «hanno un modo diverso di pensare lo sport. Lui ha bîsogno di correre e di sudare. A Carla invece piacciono gli esercizi in sala, con una musica soft e delle apparecchiature per intensificare lo sforzo. Ma tutti e due finiscono con una mezz’ora di stretching». La figura del coach atletico era sconosciuta ai predecesso¬ri di Sarkozy e la imperiali, dopo un primo approccio con il cuore in gola, è ormai di casa all’Eliseo, dove arriva in scooter. Inutile dire che la donna non fa che elogiare il suo più illustre cliente: «Ha una volontà di ferro. Da quando abbiamo cominciato gli esercizi (dieci mesi fa, ndr) è riuscito a trasformare il suo corpo. Si è assottigliato, malgrado pesi come prima. E anche il suo posizionamento muscolare è cambiato. Ha imparato a stirarsi, ad allentare le tensioni. Voleva risultati concreti e li ha ottenuti lavorando con tenacia, senza mai lamentarsi».
Durante l’allenamento i due chiacchierano, mai di lavoro («deve evacuare lo stress»), a volte di questioni intime. Tra i “miracoli” della Imperiali almeno uno sembra veramente incredibile: Sarkozy sarebbe meno goloso di cioccolato, la sua passione. La coppia presidenziale, che il 2 febbraio fe¬teggerà il primo anno di matrimonio, farà ancora parlare di sé domenica: Carla Bruni sarà infatti ospite di Fabio Fazio a”Che tempo che fa”, perla sua prima intervista da first lady a una televisione italiana.
ANDREA ci segnala questo articolo tratto da la Repubblica del 21/01/09
Michelle, debutto in giallo sfida alla tradizione nel look
Alla prova dell’abito ha dimostrato di non temere niente e nessuno. Una donna non più ragazza, e non particolarmente magra, evita di affrontare una cerimonia in mondovisione con vestito giallo sgargiante e spolverino di tessuto broccato, perdipiù dorato. Michelle Obama, no. Nel suo primo giorno da first lady, l’ex figlia dei ghetti di Chicago ha dato prova di sprezzo del pericolo e dell’accostamento cromatico. Senza cappello per proteggersi dal freddo, come invece fecero Jacqueline Kennedy e Hillary Clinton. Scarpe luccicanti e guanti verdi, ma di tonalità diverse. Un pasticcio, secondo alcuni esperti. Il broccato si usa di sera e comunque tende ad ingrossare, e pure il giallo non scherza.
«E’ un abito di sole» ha chiarito la stilista Isabel Toledo. Anche lei è un’esule cubana che vive a New York, come già Narciso Rodriguez, che aveva messo la sua firma su un altro vestito a rischio, quello a fasce nero e rosso della notte elettorale. La predilezione per gli stilisti fuggiti dal castrismo non è un messaggio politico subliminale. Ma l’abito invece vuole essere un augurio. «Simboleggia l’ottimismo» assicura Toledo. Il New York Times intanto ha aperto online un nuovo dibattito sui pro e i contro del vestito. Pollice verso, per ora. «Altro che Michelle O’». Molte commentatrici rimpiangono Jacqueline Kennedy, insuperata icona di gusto alla Casa Bianca.
Peccato, e forse ingiusto. Ci sarebbe altro da sottolineare guardando Michelle. La sua eccezionale disinvoltura durante la cerimonia. L’affetto, la partecipazione e lo sguardo carico di umanità che ha rivolto a George Bush mentre saliva sull’elicottero che lo portava via. L’intensità che ha messo nel primo dei compiti che le veniva assegnato, reggere la Bibbia di Lin¬oln durante il giuramento. Mentre Barack Hussein Obama ha avuto un attimo di incertezza nel ripeere la parola “lealmente”, invertita dal giudice Roberts, è bastato un sorriso di “The rock” - il soprannome di Michelle - per andare avanti senza impaccio. Quando ha terminato, il nuovo presidente degli Stati Uniti ha abbracciato la moglie, cercato subito le figlie Sasha e Malia, la suocera Marian. «Come sono andato?» è sembrato chiedere il presidente. Sasha ha alzato il pollice: “Ok”. Malia non ha mai smesso di scattare fotografie. Ignorando il protocollo, la primogenita di 10 anni ha persino chiesto a Joe Biden di farne una, visto che lui stava davanti. Una giornata incredibile anche per queste due bambine, nei loro cappotti blu e rosa, costrette a salutare con le manine, ridere a comando, restare sedute e zitte per ore. «Michelle you inspire me» c’era scritto su un biglietto nell’immensa spianata del Mall. La nuova First Lady gode di un’aspettativa altissima: oltre il 46% di consensi. In confronto, Hillary Clinton debuttava al 38% e Laura Bush al 30%. «Moglie di presidente» non è un mestiere. Piuttosto un ruolo da interpretare. I primi segnali smentiscono l’ipotesi, la speranza di aluni, che Michelle possa essere solo una «mom-in-chief». Lo staff che accompagnerà questo brilante avvocato plurilaureato fa pensare che la first lady non rimarrà certo confinata nel perimetro della East Wing a fare la mamma. Tra i suoi consiglieri ha scelto Jocelyn Frye, alla guida di un Ong che si batte per le pari opportunità e contro le discriminazioni. «Mia moglie è forte, bellissima e molto intelligente» ha scritto Obama nella sua biografia. «Se fosse un mio avversario, mi batterebbe. Per fortuna - ha aggiunto - la politica non le interessa». Alla Casa Bianca sarebbe un film già visto. Ma Michelle ha imparato dalla storia recente che due ambiziosi in un matrimonio sono troppi.
MARIKA ci segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 05/11/08, giustificando così la sua scelta:”Non vi sembra che questa notizia sia più da pettegolezzo di una portinaia che da prima pagina on line di una testata importante come il Corriere? Sono davvero in orridita!”.
Lady Bmw si confessa: ecco come quel gigolò è riuscito a ingannarmi - I verbali: incontri a Monaco, Francia e Svizzera. «Era bello e gentile, sembrava 007»
PESCARA — Una donna ferita che trova forza, dignità e coraggio per denunciare Helg Sgarbi, l’uomo che, dopo averla illusa facendola sospirare d’amore a 46 anni, ha gettato la maschera rivelandosi un impostore in grado di truffarle sette milioni e mezzo di euro, e un bieco ricattatore, che di euro avrebbe voluto estorcergliene altri 49 con video compromettenti, prima di essere arrestato dalla polizia tedesca. È l’immagine che di Susanne Klatten emerge da stralci degli interrogatori in cui l’ereditiera della famiglia tedesca Quandt, la stessa che controlla la Bmw, si è dilungata in dettagli, ha riempito tre verbali.
Quei verbali sono stati depositati nell’inchiesta che a giugno ha portato la procura di Pescara a chiedere l’arresto di cinque persone. «Sgarbi era affascinate, occhi blu, alto e snello e io lo volevo aiutare perché sentivo nei suoi confronti una forte vicinanza», ha dichiarato. Alla «signora Bmw» quell’uomo doveva sembrare una specie di James Bond. Helg Sgarbi, 43 anni, svizzero, sapeva come circuire le prede. Le adocchiava nelle hall degli alberghi più esclusivi tra le signore non più giovanissime dell’alta borghesia. Si metteva in un angolo, bicchiere di whisky in mano e aria triste. Poi lanciava uno sguardo, un «sos» al mondo femminile, finché qualcuna (almeno quattro) non cadeva nel tranello.
Susanne Klatten, 46 anni, è la prima che compare nell’inchiesta tedesca che a gennaio in Austria ha portato all’arresto di Sgarbi e poi si è estesa in Italia. «Ci siamo conosciuti a Innsbruck. Era così gentile e premuroso, amabile nel suo modo di fare» racconta la signora Klatten. A quel primo tête-à-tête ne seguono altri via via più intensi. «Con Sgarbi ho avuto diversi incontri nel 2007. A Monaco di Baviera, in Francia e in Svizzera», aggiunge. «Voleva sempre parlare delle sue storie, della sua vita sofferta e delle sue difficoltà». «Ero scioccata che abitasse in un appartamento così misero». Di Sgarbi parlano anche le altre presunte vittime: «Gli dovevo comprare una villa sul lago di Zurigo — dice una — con un grande garage per una grande macchina».
Un’altra parla di una festa di sessantenni innamorate del bel Helg. A settembre 2007 dice a Susanne Klatten che ha bisogno di sette milioni perché è finito nelle mani della mafia americana per un incidente d’auto in cui ha ucciso un bambino. I soldi gli servono «per evitare conseguenze più gravi» da un procedimento giudiziario. La ricca Susanne glieli dà. Più volte si fa raccontare la storia: «Era sempre preciso, dava sempre la stessa versione ». Il patto, però, è che il denaro sarà restituito. «Mi assicurava che mi avrebbe ridato tutto, anche il doppio», aggiunge giurando che di euro non gliene avrebbe dati più. «Conosco il valore del denaro, se avessi riavuto i sette milioni li avrei dati in beneficenza». Una somma enorme, consegnata a Monaco in un garage in banconote da 200 euro in una scatola che lady Bmw non riusciva a sollevare «tanto era pesante ». È l’inizio dell’incubo. Due mesi più tardi, il 2 novembre, Susanne Klatten riceve la telefonata in cui la minacciano di divulgare le immagini dei suoi incontri con Helg Sgarbi. La donna confida tutto al marito e alla famiglia. Poi va alla polizia. Il 12 dicembre le viene recapitata una lettera e un dvd. Sgarbi vuole 49 milioni, si accordano per 14. All’incontro arrivano le manette. Secondo la magistratura il video sarebbe stato realizzato da Ernani Barretta, l’italiano complice principale di Sgarbi, il regista che, quando la coppia si incontrava in albergo, filmava tutto da una stanza comunicante. Accuse che Barretta rigetta, ma ieri il gip pescarese Gabriella Tascone non ha ritenuto sufficienti le sue dichiarazioni per scarcerarlo. Il suo difensore, l’avvocato Tino Ciprietti, ha chiesto di interrogate tutti i protagonisti di questa vicenda, a partire da Sgarbi, del quale agli atti non ci sono dichiarazioni, per proseguire con le donne che sarebbero state vittima del playboy, «nessuna delle quali ha detto di conoscere Barretta e i suoi familiari », finiti anche loro nei guai in Italia per aver beneficiato del reimpiego del denaro.
FRANCESCO ci segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 25/06/08, giustificando così la sua scelta:”In questo breve articolo la Bonino in pratica non fa che mettere in luce alcuni lati del trash giornalistico: nella prima parte descrive perchè (secondo il suo parere) il vertice FAO sia passato sotto silenzio. Nella seconda parte sottolinea la prevedibilità e la sistematicità con cui i giornali riempiono le loro pagine; prende in giro la giornalista inventandosi un fidanzato!!!
Irritata la vicepresidente sferra così un bel colpo al giornalismo trash. E per me fa proprio bene!! Ma come si fa a contattare una persona per temi importanti come quelli trattati al vertice FAO e poi chiedere cretinate sulla vita privata!? Ad una signora poi… il trash certe volte è addirittura ridicolo…se nella vita sarò giornalista spero di non dover fare figure del genere per tirare avanti!”.
Bonino: «Io innamorata? Una bufala» - L’ex ministro: «Troppi stereotipi al femminile, ho voluto fare un test al giornalismo italiano»
ROMA - «Si tratta di una bufala, dovuta ad un dato di irritazione, oltre che da una riflessione che faccio da tempo sugli stereotipi al femminile». Emma Bonino commenta così ai microfoni di Radio Radicale le notizie anticipate dal settimanale “Diva e Donna” sul suo presunto «innamoramento». Racconta la Bonino: «Questo giornale mi aveva chiesto una intervista alla vigilia del vertice Fao sui temi della nutrizione, dell’energia, della povertà. Mi sono puntualmente preparata su temi che seguo da tempo ed ho scritto un articolo. Il vertice è passato sotto silenzio anche da noi, perché assorbito dalla polemica sulla presenza di Ahmadinejad. Ho mandato questo testo, e a quel punto mi hanno chiesto una fotografia in casa; ho accettato anche se non lo faccio mai, e puntuale è arrivata la giornalista, e con lei le due domande inesorabili: come concilia la vita personale con la politica? a cosa ha dovuto rinunciare? qual è il suo rapporto con Pannella?».
TEST - Insomma, continua la leader radicale, «arrivata a questa inesorabile domanda mi sono detta: o mi invento una lite con Pannella o mi invento un fidanzato. Mi sembrava la riproposizione tipica di uno stereotipo. E vedo che su questo i quotidiani scrivono, importanti firme imbastiscono ragionamenti sociologici, fanno grandi ricerche d’archivio, mi telefonano. È un bel test sul giornalismo italiano, credo», conclude la vicepresidente del Senato.
FRANCESCO ci segnala questo breve ma eloquente articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 18/06/08, giustificando così la sua scelta:”Come ormai sovente accade, troviamo nella sezione “politica” il nostro premier ma, e ormai non ce ne sorprendiamo neanche più, di certo non sotto le vesti del ruolo istituzionale che ricopre! L’articolo (che ribadisco, non ha nulla di politico) descrive infatti il nostro Cavaliere intento ad acquistare dei coltelli tramite una televendita… un mito insomma!
“Chapeau” all’ennesimo articolo trash scritto avendo come unica linea guida l’enfatizzazione del personaggio”.
E il premier chiama la tv:«Compro quei coltelli»
MILANO - «Pronto? Sono Silvio Berlusconi e vorrei comprare i coltelli». Scrive Mario Prignano sul settimanale «A», in edicola da oggi:«Quando al centralino della televisione hanno sentito qualcuno che diceva di essere il Presidente del Consiglio e voleva acquistare dei coltelli, hanno pensato a uno scherzo. Fino a quando il compratore non ha comunicato il numero della carta di credito e l’indirizzo di Arcore al quale far recapitare la merce». Allora ci hanno creduto. E in effetti, l’illustre compratore, il premier, non è nuovo ad acquisti di prodotti visti nelle televendite, programmi che proprio lui, con la tv commerciale, ha contribuito a lanciare e che sulle reti Mediaset sono sempre in voga.
CONCETTA ci segnala questo articolo tratto da Affariitaliani.it del 24/05/08, giustificando così la sua scelta:”Dando un’occhiata alla sezione Politica del sito ho trovato questo pezzo assurdo che profuma di gossip, nel quale dell’informazione politica non c’è nemmeno l’ombra e che ha un contenuto ed un titolo assolutamente trash”.
Onorevoli topolone – Camera con vista
Bionde, more o rosse che siano, il trend del nuovo Parlamento è all’insegna delle belle donne. Dalla neo eletta Mara Carfagna incoronata ministra più bella del mondo dalla stampa internazionale (Bild in testa), fino a Michela Vittoria Brambilla, diventata famosa nelle scorse stagioni non solo per le sue autoreggenti mostrate nei salotti televisivi, ma anche per il suo eloquio stringente, passando per la bionda Marianna Madia presentata dal Pd come capolista nel Lazio, le donne stanno portando una ventata di aria nuova nelle stanze del potere italiano. Un’aria che, probabilmente, profuma di Chanel n5.
Mentre il Consiglio dei Ministri si incontra a Napoli, il Ministro dell’Economia Tremonti annuncia l’abolizione dell’Ici per la prima casa e dall’opposizione arrivano le prime dichiarazioni del governo ombra, l’attenzione di tutti va a loro: le giovani ‘onorevoli miss’. Anche l’attenzione del premier, che con le sue deputate Nunzia De Girolamo e Gabriella Giammanco ha scambiato nei giorni scorsi bigliettini affettuosi. Vi ricordate? Berlusconi scriveva: Gabri, Nunzia, state molto bene insieme! Grazie per restare qui, ma non è necessario. Se avete qualche invito galante per colazione, Vi autorizzo ad andarvene! Molti baci a tutte e due !!! Il “Vostro” presidente.
Se Mara Carfagna cerca di far dimenticare il suo passato da show girl (e le foto di un suo vecchio calendario piccante) con un nuovo taglio di capelli, abbigliamento e modi composti da brava ragazza, tutti però si sono accorti dei sandali senza calze che indossava durante il giuramento al Quirinale. Delle critiche, la bella Mara dice di non preoccuparsi, e preferisce occuparsi delle questioni che competono il suo ministero (in questi giorni la polemica sul gay pride, ad esempio).
Chissà se si sta preoccupando, invece, l’ex attrice Fiorella Rubino Ceccacci per le foto tratte dal cortometraggio “Sono come tu mi vuoi”, uscito nel 1999 all’interno del cofanetto “Corti Circuiti Erotici”, dove la Ceccacci recitava al fianco di Tinto Brass.
E c’è chi come la trentenne Elvira Savino (Pdl) si è fatta notare fin dal primo giorno alla Camera per le scarpe vertiginose che indossava, tacco 12, ed è già stata eletta Miss Parlamento. Tra colleghi e commentatori pare si riferiscano a lei chiamandola “topolona” o “pin-up di Montecitorio”. Lei si offende, ma probabilmente si tratta solo di un problema di abitudine: c’è infatti un abisso fra le nuove leve e le onorevoli cui eravamo abituati nelle scorse legislature: basta andare con la mente da Marianna Madia a Rosi Bindi, da Barbara Mannucci a Tina Anselmi, Maria Antonietta Farina Coscioni a Maria Eletta Martini per rendersene conto.
Non c’è da stupirsi che i colleghi uomini siano compiaciuti del cambiamento e fra di loro parlino maliziosi, o che il neo eletto Luca Barbareschi sia stato visto parlare all’orecchio della bionda Mannucci mentre Santo Versace con il suo occhio clinico ammette che almeno 5 o 6 onorevoli siano ‘davvero stupende’, testuali parole. E magari le prenderebbe volentieri come modelle.
Nè stupiscono gli sguardi felici dei neo ministri, il giorno del loro insediamento. Felici certo per i loro nuovi ruoli, ma anche per le colleghe che li affiancano.
Sperando che le ‘gnocche non siano anche gnucche’ come titolava un quotidiano nei giorni scorsi, e in attesa di vedere nei fatti se si tratta solo di gnocche o di gnocche con la testa, per ora ci limitiamo a constatare che il ricambio generazionale e le nuove onorevoli miss, con le loro autoreggenti e perizomi (la biancheria preferita da molte, come hanno loro stesse raccontato al settimanale Chi) hanno già compiuto una riforma istituzionale.
PIERLUIGI ci segnala questo articolo tratto da Repubblica.it del 20/05/08, giustificando così la sua scelta:”Già dal titolo s’intuisce l’enfasi che il giornalista riserva alla notizia al fine di spettacolarizzare il tutto. Sono molte, infatti, le parole utilizzate, in questo pezzo, per “insaporire” la vicenda dei rifiuti di Napoli e raggiungere quindi una forte tematizzazione. La questione, già di per sé scottante, viene descritta in uno scenario altamente enfatizzato in modo da colpire immediatamente l’attenzione del lettore e suscitare il suo sdegno”.
Tanfo, disgusto e foto ricordo l’horror tour della monnezza
NAPOLI - Capodimonte, mezzogiorno. Il vento caldo trasporta la zaffata e anche il grido di stupore della ragazza spagnola. “Horroroso”. Luz allunga il collo per vedere meglio giù e scatta tre foto ai cumuli fumanti che fanno marcire una strada di Napoli. “Muy sucia, muy sucia”, ripete mentre il pullman rosso del City Tour scende da via Santa Teresa degli Scalzi verso il mare di spazzatura più grande del mondo.
Siamo saliti sull’autobus cabriolet della linea A, undici tappe fra grandi chiese e monumenti - I Luoghi dell’Arte - undici visioni spettrali di una gita turistica fra gli angoli più “horrorosi”, più spaventosi di questa Napoli che affonda nella sua monnezza. Mai era stata così lercia e puzzolente, prigioniera di un tanfo che arriva a folate e soffoca tutto e tutti dalle sue grandi periferie fino agli eleganti vicoli di Chiaia. Oramai anche il suo cuore è in cancrena, al Maschio Angioino, al Teatro San Carlo, a piazza Plebiscito. Passerà di qui domani Silvio Berlusconi e il suo governo, passerà da questa Napoli dove oggi da qualche parte non ci sono più rifiuti, ma c’è sempre la loro ombra che si allunga, l’asfalto viscido e puzzolente, lastre lucide di sporco, chiazze lunghe e larghe per decine di metri, puzze che si sollevano all’improvviso, miasmi. È come un fantasma la spazzatura di Napoli. Ti insegue ovunque anche quando non si vede.
Quanto è grande e quanto è grossa la monnezza di questo pomeriggio di maggio? Quanto gonfierà o quanto sgonfierà nella notte, o domani all’alba o domani al tramonto la spazzatura di Napoli? Dicono che l’altro sabato per le strade ce n’erano 5300 tonnellate, domenica erano 4200, sono 3500 mentre ci aggiriamo per la città e forse già oggi saranno 2500 o 2700 e forse mercoledì che verrà il governo al gran completo saranno ancora di meno. Settecento tonnellate al giorno ne levano o ne vorrebbero levare dalla via con “il piano di raccolta straordinario” varato per la missione del premier, una montagna, anzi mezza montagna perché Napoli ne produce il doppio - fra 1400 e 1500 - ogni ventiquattro ore. Spalano e spalano ma sembra ricrescere sempre, tracimare come la lava che buttano i vulcani.
Dove è “andata a conferire” la monnezza di ieri l’altro e di ieri e di oggi? Si dice proprio così: conferire. Il gergo burocratico dell’”emergenza” rifiuti è la nuova parlata dei napoletani. Tutti che li chiamano “siti” invece di discariche. Conoscono ogni dettaglio sugli “scarrabili”, quei vagoni portati in mezzo alla strada quando i rifiuti non si possono più “conferire” a Ferrandelle o a Serre. Sono tutti professori quando discutono del “percolato”, il succo dell’immondizia. Quello che ammorba Napoli. Stanno provando a ripulirla per il governo. Ma ripulendo qualche sua strada per forza lasceranno più sozza Afragola, San Giorgio a Cremano, Somma Vesuviana, Castellammare di Stabia. La Campania sforna più di settemila tonnellate al giorno. È un incubo.
Sull’autobus del City Tour siamo in 32. Una quindicina di italiani, quattro piemontesi, sette catanesi, due fiorentini, Cinzia di Treviso e Paola di Verona, tredici tedeschi, il fotografo Riccardo. E due indiani, marito e moglie. “Terrible”, rispondono schifati quando la hostess Ilaria annuncia: “Sesta fermata! Capodimonte”. Un’ora prima eravamo a Fuorigrotta, viale Augusto, i sacchetti pieni che uno sull’altro si arrampicano sui fusti delle palme. Il portiere dello stabile al numero civico 29 è quasi in lacrime. Bisbiglia: “Mi chiamo Giuseppe D’Aniello, da 20 anni faccio il custode qui e non ho mai visto niente di simile, nemmeno ai tempi del colera”.
Il proprietario del bar accanto è Giovanni Battaglia: “Mio padre faceva il netturbino, mi racconta che Napoli così in basso non era arrivata mai”. Il nipotino di Giovanni si chiama anche lui Giovanni: “A mio fratello dirò di non mandarlo più a scuola, adesso abbiamo paure per le epidemie”.
Sui motorini sfrecciano ragazzi e ragazze con il volto coperto da un fazzoletto, mascherine, foulard. Si coprono. Ma il fetore entra lo stesso nelle narici, ti si appiccica addosso, sui vestiti, sulla pelle. Dall’altra parte di Fuorigrotta c’è via Giulio Cesare. I grandi manifesti che qualche settimana fa avevano paralizzato gli automobilisti napoletani oggi non fanno fermare più nessuno, la monnezza copre anche i grandi seni della bella ragazza che pubblicizza una compagnia di navigazione che collega Napoli e Catania. “Vesuvio ed Etna mai stati così vicini”, allusione visiva che aveva mandato in tilt il traffico e che ora la spazzatura ha oscurato.
Alle dieci del mattino eravamo a Mergellina. Via Giordano Bruno, dal civico 182 al civico 204 è un serpentone che copre due negozi di scarpe, tre bar, una profumeria, un panificio e una bottega di pesce surgelato. Dietro un curvone i vigili urbani fermano motocicli e automobili a caccia di chi non ha il “bollino blu”. In via Sannazzaro la municipalità di Napoli mostra i suoi muscoli contro l’inquinamento. Ecco i moli dove partono gli aliscafi per Capri e Ischia e Procida. Deserti. Ecco più su l’albergo a quattro stelle che un mese fa ha spedito lettere di licenziamento a tre suoi dipendenti “causa crisi provocata dall’emergenza rifiuti”, ecco ancora sbarrato il portone del roof garden “Caruso”, il ristorante dell’hotel Vesuvio che ha chiuso per mancanza di clienti.
Turisti soprattutto. Come quelli che di prima mattina arrancano sulla piazza Dante. Sono appena usciti dal caffè “Duello”, lui con in mano un cono di pistacchio, lei alla nocciola. Americani di Washington. Tre giorni fa sono venuti a trovare la figlia Bell Cartew, moglie di un soldato della flotta Usa di stanza a Bagnoli. Racconta Bell: “I miei genitori sono appena arrivati, ma non ce la fanno più con questa immondizia, domani se ne vanno, prima a Roma e poi di corsa tornano a casa”. Suo padre Steve è allibito: “Noi, a Washington, i nostri politici li avremmo già impiccati da un pezzo se ci avessero fatto vivere così come voi a Napoli”. È una barriera nauseabonda quella di piazza Cavour. Uno scolo che scivola fino all’entrata di una libreria, il “percolato” che scorre giù verso il mare.
Napoli l’avevamo vista anche subito dopo l’alba, avvolta in una fetida nebbia azzurrina. Ci avevano portato subito a Chiaia, il suo salotto. In largo Duca della Ferrandina, davanti alle mure annerite della “Tito Livio”, una delle grandi scuole pubbliche di Napoli. Un incendio sabato notte, i soliti ultrà delle disperazione.
Sono arrivati due giorni dopo sul camion numero 1024 Pasquale Catania e Vincenzo Uccello, autista il primo e raccoglitore il secondo per portare via la monnezza che era alta fino alla cima dei segnali stradali. I ragazzini della media “Tito Livio” non si erano ancora rincorsi per i corridoi con le loro magliette tutte bianche, che già Pasquale e Vincenzo avevano raccattato qualche tonnellata di rifiuti. A mano. E con una piccola ruspa di un’impresa privata. Un prestito per ripulire un pezzo di strada. Almeno per un po’. Fino a domani. O fino a quando Berlusconi resterà in questa Napoli dannata.
FRANCESCO ci segnala questo articolo tratto da La Stampa del 19/05/08, giustificando così la sua scelta:”Ennesimo articolo inserito nella sezione “Politica” che di politica, ahimè, non parla. Credo che qui si commetta l’errore di voler indugiare sulla vita privata del premier, il solito caso di soggettivizzazione enfatica al fine di costruire forzatamente la personalità di un soggetto. Si cerca di far leva sulla sfarzosità di alcuni luoghi, sottolineando la ricchezza del premier, volendo stimolare l’invidia e la naturale attrazione del pubblico per la ricchezza. Credo anche che sia abbastanza tematizzato, dopo il primo paragrafo diventa una mistura di pareri e particolari che ritengo siano superflui. Dal titolo sembrerebbe di capire che il pezzo vuole trattare la scomparsa di un grande artista, ma invece finisce col descrivere il rapporto che questo artista aveva con il Cavaliere, non rendendo esattamente pace e gloria al povero Cascella”.
Fede: “Il Cavaliere , Cascella e la leggenda del mausoleo di Arcore” - Scompare a 87 anni il grande maestro della pietra
È morto a Pietrasanta lo scultore Pietro Cascella, nato a Pescara nel 1921. Lo ha annunciato il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, che era suo amico ed era stato suo collaboratore. «Con la scomparsa di Pietro Cascella, straordinario uomo e artista, mi viene a mancare una guida paterna e un punto di riferimento insostituibile. La sua grande umanità e la sua arte hanno segnato la mia vita» ha detto il ministro.
Emilio Fede, è vero che lei è uno dei pochi eletti ai quali Silvio Berlusconi ha destinato uno dei loculi nel mausoleo eretto per lui ad Arcore dal maestro Pietro Cascella?
«Loculo? Ma no! Anni fa Berlusconi che era grande amico di Cascella tanto che ha comprato moltissime sue opere (a Milano Due c´è il simbolo del Biscione fatto dal maestro, ad Arcore e a Villa Certosa ci sono molte sue sculture) pensava di poter tener accanto gli affetti più veri. Ricordo che era il 1993-1994, ai tempi della sua discesa in campo. Un giorno mi portò a visitare il mausoleo, ammesso che si possa chiamare così, e mi disse che con la famiglia voleva che ci fosse il posto per i suoi amici più cari. «Che sono pochi», aggiunse. Ricordo che commentai: «Mi piacerebbe essere tra quelli». Solo questo. E´ un progetto rimasto però sulla carta. Non si possono seppellire i morti fuori dal cimitero e infatti anche sua mamma, Rosa, ora riposa al cimitero Monumentale nella tomba di famiglia accanto al marito, Luigi».
Secondo Travaglio la reazione di Montanelli alla vista del mausoleo e all´offerta di Berlusconi riposare lì dopo morto sarebbe stata ben diversa. «Domine non sum dignus», avrebbe ironicamente risposto al Cavaliere.
«Travaglio e Montanelli, pace all´anima sua, hanno scritto tante c…te. Io ho sempre detto che, come gesto d´affetto, mi piacerebbe far parte di quella cerchia di amici, Confalonieri, Dell´Utri, alla quale Berlusconi dia un posto. E´ un luogo di pace e di grande serenità. Nel parco di villa San Martino, ad Arcore, tra pioppi, roseti e un´immensità di tulipani di tutti i colori si scende per una quindicina di metri e c´è questo grande locale. Non c´è un´atmosfera triste. Non hai l´atmosfera…Come dire?»
…di una tomba! Confalonieri, Dell´Utri, Previti. E´ vero che un posto era previsto per l´avvocato Dotti ma poi fu tolto?
«Neanche per sogno! Ma non per le note polemiche. Dotti non è mai stato nei pensieri di Berlusconi; era solo un avvocato».
In questi anni ci sono state new entry? Bondi, Cicchitto?
«Ma no, lì è per la famiglia. Del resto, quando c´è stata la messa d´addio alla mamma nella cappella della villa eravamo, oltre alla famiglia Berlusconi, non più di una ventina di amici. I più stretti. Io ero con mia moglie Diana».
Torniamo al mausoleo. Vittorio Feltri ha raccontato di essersi messo le mani nei pantaloni - «un gesto laico», ha detto- quando da direttore del Giornale fu portato a visitarlo. Qual´è stata invece la sua prima reazione?
«Di grande affetto verso Berlusconi. Lui che è un vero credente ne parlava con calma, con gioia».
E´ vero che c´è un bassorilievo con gli oggetti - un cesto di pane, uno di frutta, un pacco postale, un cellulare- che Berlusconi vorrebbe portare un giorno nella sua tomba?
«Cellulare? Mai visto. I cesti di pane e frutta come simboli di vita sì, li ricordo. E, poi, Cascella ha scolpito delle teste molto belle…Era un grande artista, un vero amico di Berlusconi».
Colonne, sfere, sarcofago. Ma che senso ha farsi costruire un monumento funebre nel parco di casa?
«Nella villa c´è una cappella privata, molto bella, e credo che Berlusconi aveva pensato che Arcore potesse essere l´angolo dove proteggere di più i ricordi della famiglia. Infatti ha voluto che proprio ad Arcore fosse celebrata la messa per sua mamma. E, poi, sul mausoleo si sono fatte fin troppe favole! Mi creda, tutto è di una semplicità estrema, in pietra».
Enrico Deaglio ha scritto che c´è anche un gruppo elettrogeno potentissimo. Ha raccolto persino l´ipotesi che serva per farsi ibernare. E´ vero? Berlusconi ha mai fatto qualche accenno?
«Tutte fesserie. Anzi. Ricordo che una volta mi chiese: “Non è che qui sotto fa troppo freddo?”. Gli ho risposto: “E, beh, sai qui sotto…”. Lui, all´epoca non faceva ancora politica, pensava solo di avere un posto in cui un giorno andare senza tristezza, senza malinconia. Sentendosi bene».
Scusi, direttore, ma quante volte è andato lì sotto con Berlusconi?
«Più di una volta. Strano? Ripeto è un posto in cui si respira una gran serenità. C´è solo voglia di raccoglimento, pensando in un futuro e credendo che nell´aldilà saremo tutti insieme. Con lui i suoi amici più cari. E´ una cosa molto più nobile di quanto si dica e scriva».
Quindi, Fede, esclude che un giorno nel mausoleo possa trovare posto anche qualcuna delle nuove predilette. Penso, per esempio, al neo sottosegretario Michela Vittoria Brambilla.
«Ma per favore, stiamo parlando di cose molto nobili e umane. Non mi faccia venire l´orticaria»!
MICHELE ci segnala questo articolo tratto dal Corriere della Sera del 16/05/08, giustificando così la sua scelta:”La mia scelta è caduta su questo articolo perchè credo che in esso si ritrovino svariete tecniche distorsive del linguaggio trash. Innanzitutto vedo una forte tematizzazione, i particolari infatti sono più importanti della notizia (che mi domando quale sia). Inoltre noto un retroscenismo nelle righe riguardanti Umberto Scapagnini e il suo messaggio. Credo, infine, che l’articolo abbia il solo compito di attrarre il lettore senza dargli nuove notizie e informazioni”.
Il cavaliere cambia gli arredi - Via vasi e scrivanie, Silvio “deprodizza” Palazzo Chigi
ROMA- La scrivania su cui lavorava Romano Prodi è stata immediatamente spostata: dallo studio dell’ex presidente del Consiglio al salottino. Il salottino invece è ritornato ad essere la stanza di Silvio Berlusconi. Coinvolti negli spostamenti anche gli altissimi vasi e le corbelles dei due anni di centrosinistra: spariti in un attimo. Sui tavoli delle stanze di rappresentanza sono spuntati più classicheggianti, e più bassi, cestini e fioriere: gli stessi che apparivano sino ad aprile di due anni fa.
“Questa sistemazione non mi piace e poi queste stanze puzzano”. Appena rimesso piede a Palazzo Chigi il Cavaliere non ha soltanto esercitato il suo occhio da architetto, ha sviluppato anche considerazioni olfattive. Gli arazzi e le stoffe alle pareti restituiscono al nuovo inquilino del primo piano del palazzo del governo sensazioni sgradevoli: l’odore del tabacco non è piacevole come alcuni dettagli dell’arredamento, come i lunghi tavoli che annunciavano la sala del Consiglio dei ministri (già sostituiti con divani e poltroncine) e allora “cambiare, cambiare, cambiare…”.
Accade sempre ed è accaduto anche stavolta. Due anni fa l’insediamento del nuovo governo si segnalò alle cronache per alcuni screzi sulla metratura a disposizione dei vicepremier Rutelli e D’Alema. Persino sell’Airbus di Stato, al suo primo volo da Presidente del Consiglio, Romano Prodi ebbe la necessità di cambiare: “Dove sedeva di solito Berlusconi?”. gli indicarono una zona dell’aereo, lui scelse una poltrona agli antipodi.
Gli antipodi nel gusto, nell’arredamento, nei dettagli del logo della presidenza del Consiglio (sta cambiando anche quello) si rivedono in queste ore. Il Cavaliere non fuma, ha uno staff quasi completamente no-smoking, di solito lavora più a Palazzo Grazioli che a Palazzo Chigi. Per due anni invece Romano Prodi e il suo staff, che amava i piaceri del tabacco, hanno vissuto 24 ore su 24 dentro il palazzo. Ecco spiegato il riferimento all’odore, avvertito dalle narici sensibili del neo presidente del Consiglio, restituito forse dalla carta damascata, giallo ocra, delle stanze del primo piano.
Mentre cambia l’arredo, si cancellano le tracce dell’inquilino precedente, i segni che la memoria potrebbe abbinare a una stagione sofferta (trascorsa all’opposizione), Berlusconi affronta i problemi che forse più lo tengono occupato in questi giorni: ovvero come rassicurare alcuni uomini che chiedono un posto nel governo (dopo l’estate, quando i posti di sottosegretario potrebbero arricchirsi di 20 new entry) o come risolvere il difficile rebus delle commissioni parlamentari (la Lega ne vuole 4 di peso, An ha anch’essa le sue richieste non modificabili e la storia della formazione del governo si ripete con le commissioni).
Uno dei casi più divertenti è legato a Umberto Scapagnini, noto alle cronache tanto come consigliere medico (di una medicina dell’eterna giovinezza) del Cavaliere, che come sindaco di Catania. Ora, neo eletto in Parlamento, vorrebbe un posto nuovo. Lo ha scritto in un’ironica lettera al suo presidente, così raccontano in Forza Italia, legando il suo benessere personale, forse anche il suo stato di salute, alla vicinanza al Cavaliere: “Più sto vicino a Lei, più sto bene”.
Prosegue intanto l’astineneza del Cavaliere dalle dichiarazioni estemporanee, rilasciate per strada o in contesti informali. Ha annunciato la nuova linea guida qualche giorno fa, fino ad oggi la promessa è stata mantenuta. Ieri, uscendo dal Senato, dopo il voto di fiducia, ha risposto così ai cronisti che chiedevano conto del cambiamento: “Ho visto cose in tv…Una politica veramente da trivio e quadrivio che non vorrei vedere più, almeno per quanto mi riguarda”.
PIERLUIGI ci segnala questo articolo tratto da Il Messaggero.it del 16/05/08, giustificando così la sua scelta:”Il titolo propone un virgolettato che cattura notevolmente l’attenzione del lettore. Si tratta secondo me di retroscenismo, in quanto è una frase pronunciata da uno dei tre assassini al termine di un colloquio con il giudice, che viene divulgata solo per aumentare lo sdegno del pubblico. Anche i titoli del secondo e del terzo capoverso riprendono la medesima tecnica, quella di forzare su determinate parole in modo da facilitare anche le conclusioni moralistiche dei lettori”.
Omicidio 14enne, autopsia: picchiata e strangolata - Minore confessa e chiede: «Posso andare a casa?»
CATANIA (16 maggio) - È morta per asfissia da strangolamento Lorena Cultraro, la ragazza di 14 anni uccisa e gettata in una cisterna nelle campagne di Niscemi. Lo ha stabilito il medico legale che ha effettuato l’autopsia sul cadavere. La ragazza ha lividi sul corpo e sul viso, causati dai calci e dai pugni ricevuti prima di essere strangolata con il cavo di un’antenna tv. Il medico ha asportato l’utero per effettuare analisi più approfondite con l’obiettivo di stabilire se Lorena poteva essere incinta, come sostenuto dai tre ragazzi arrestati dai carabinieri con l’accusa di omicidio premeditato e occultamento di cadavere. L’esito di queste analisi si conoscerà nei prossimi giorni.
«Posso andare a casa?». Dopo aver confessato il delitto di Lorena Cultraro, uno dei tre assassini ha chiesto al giudice se poteva andare a casa. È accaduto nella caserma dei carabinieri di Niscemi dove il minorenne aveva appena finito di raccontare agli investigatori e al magistrato l’orrore dell’omicidio quando ha chiesto: «Signor giudice, le ho confessato tutto. Ora posso andare a casa?». La storia è riportata oggi dal Giornale di Sicilia. A quel punto, riferisce il quotidiano, il magistrato del tribunale dei minori gli ha risposto urlando: «Ma lo capisci che hai confessato un omicidio? Ma dove vuoi andare?».
Il padre della ragazza: l’ergastolo o ci penso io. Disperato il padre della vittima: «Devono cambiare la legge. E se il giudice che li giudicherà è un padre di famiglia gli darà la pena massima - ha dichiarato Giuseppe Cultraro in un’intervista a La Stampa -. Non ci sono alternative, altrimenti…meglio che non dico quello che penso. Certo non voglio più veder in giro per Niscemi quei tre. Lo Stato tutela solo loro. Le foto della mia bambina - perché era una bambina e chi la infanga la uccide due volte - sono su tutti i giornali, mentre quelle dei suoi assassini non si possono pubblicare perché sono minorenni. Io, invece, chiedo che siano pubblicate e sotto i loro nomi, perché la gente deve sapere chi sono». In merito alla possibilità che Lorena fosse incinta, il padre afferma: «No, e sono certo che l’autopsia lo chiarirà. Stava benissimo, non aveva nessuno dei malesseri della gravidanza, mai una nausea, una debolezza. Quelli sono furbi e vogliono difendersi infangando Lorena, ma non glielo permetterò».
Nessun perdono. Ha chiesto perdono per sé, e non per il figlio, il padre di uno dei ragazzi minorenni che si sono autoaccusati dell’omicidio di Lorena. Ai microfoni del TgRai Sicilia l’uomo, non inquadrato in volto, condanna il gesto del figlio. «Se è vero che lo ha fatto - dice - non lo perdono neppure io. Porgo ai genitori di Lorena le mie più sentite condoglianze e chiedo loro di perdonare me, non mio figlio, perché ho vergogna persino di uscire da casa». La risposta dei genitori della giovane vittima non lascia però alcuno spiraglio: «Loro i figli li hanno ancora in vita - dicono - noi invece abbiamo perso Lorena e nessuno potrà restituircela. Non perdoneremo mai nessuno». Il padre di Lorena ha parlato del momento del riconoscimento del cadavere di Lorena: «Era irriconoscibile. Ho capito che era lei dai suoi capelli, dalle meches che si era fatta da poco e di cui andava orgogliosa. L’hanno massacrata e doveri perdonarli? Troppo comodo. Qualcuno mi dice che poi cambierò idea, che adesso è troppo presto per il perdono, ma io non glielo darò mai».
Causa scatenante. L’autopsia è stata disposta dai magistrati della procura dei minorenni di Catania che coordinano l’inchiesta, che ieri hanno chiesto e ottenuto dal Gip la convalida del fermo per gli indagati di 15, 16 e 17 anni. Tutti e tre sono adesso rinchiusi nel centro di prima accoglienza per minorenni di Catania. Secondo i giovani, Lorena aveva detto di essere incinta. Fatto che, stando alle confessioni dei ragazzi, sarebbe stato la causa scatenante che ha portato gli indagati ad organizzare ed eseguire l’omicidio.
Sabato i funerali. I funerali di Lorena si svolgeranno domani nella Chiesa Madre di Niscemi: il sindaco ha proclamato il lutto cittadino.
PIERLUIGI ci segnala questo articolo tratto da Repubblica.it del 13/05/08, giustificando così la sua scelta:”In questo articolo, a parer mio, c’è una notevole enfatizzazione del “personaggio” Inter. Già nel titolo, infatti, c’è un riferimento ad una crisi all’interno dello spogliatoio. Nel secondo paragrafo ciò risulta ancor più evidente in quanto il calciatore Materazzi viene descritto come il responsabile di una tragedia (“rimane quasi tre quarti d’ora seduto al suo posto, con la testa fra le mani, in silenzio”) e persiste la volontà di descrivere l’Inter come una squadra sempre in difficoltà, soprattutto dal punto di vista emotivo”.
Inter, spogliatoio a pezzi - Mancini rischia l’addio
MILANO - Si può udire lo sgocciolio delle docce, tanto il silenzio è pesante, mentre Roberto Mancini pronuncia il seguente discorsetto alla squadra, poco dopo il disastroso 2-2 contro il Siena: “Abbiamo sbagliato tutto. Abbiamo giocato senza testa. Per esempio tu, Marco, quel rigore non dovevi tirarlo: toccava a Cruz, che è il rigorista, e le regole bisogna rispettarle. Ma non sei stato l’unico a sbagliare. Neanche gli altri hanno fatto quello che dovevano. Adesso però è inutile parlarne ancora. Iniziamo a concentrarci per domenica prossima. D’ora in poi niente scuse: c’è un’altra partita, l’ultima, e quella non possiamo proprio sbagliarla. A martedì”. Non una replica, non un sussurro, dopo le parole del tecnico.
Materazzi rimane quasi tre quarti d’ora seduto al suo posto, con la testa fra le mani, in silenzio, prima di salire al piano di sopra per l’antidoping. Intorno a lui tutti tacciono, attoniti, increduli, anche quelli che con Materazzi non hanno un rapporto straordinario o non ce l’hanno affatto: qualcuno pensa cosacce su di lui, questo sì, ma nessuno fiata. Non è proprio il momento.
Neppure Massimo Moratti, che fa un salto nello spogliatoio, parla con la squadra: non è proprio il momento. Il presidente si intrattiene con Branca e Oriali, cerca di capire cosa stia succedendo, poi se ne torna a casa. E inizia la settimana del tormento.
Ora c’è da capire quale Inter si presenterà domenica a Parma. Parlare di gruppo unito e compatto, o di spogliatoio dilaniato dalle lotte tra i clan o addirittura di giocatori contro l’allenatore, non ha molto senso, non qui, non ora: è troppo tardi, o troppo presto. E’ rimasta una sola partita da giocare (più la finale di Coppa Italia del 24) e su quella ci si concentrerà.
Poi da lunedì prossimo sarà già futuro, ed è un futuro che secondo i rumors più accreditati potrebbe non contemplare più Roberto Mancini, comunque vada a Parma. Il rapporto di fiducia con Moratti si è sbriciolato negli ultimi mesi, e forse anche quello con una parte della squadra. Mentre le voci su Mourinho riprendono quota (ma occhio a Prandelli, vecchio pallino del presidente), non si può non annotare come molti giocatori dell’Inter non siano più in sintonia con il tecnico. La lista comprende tra gli altri Vieira, Figo, Crespo, ma anche Ibrahimovic, che ha mal sopportato nel 2008 le insistenze di Mancini a mandarlo in campo anche in precarie condizioni, come non ha gradito le pressioni del tecnico per farlo tornare dopo l’infortunio. Ora pare che si cercherà di utilizzarlo a Parma, ma solo se riuscirà ad allenarsi con i compagni da qui a sabato, visto che non gioca dal 29 marzo.
Con Mancini, oltre al fidatissimo Stankovic e all’indecifrabile Cesar, che è in scadenza di contratto e ora sta fiutando l’aria che tira e magari non rema nella direzione che Mancini si aspetterebbe, ci sono ancora i brasiliani Julio Cesar, Maicon e Maxwell, gente che il tecnico ha imposto all’Inter, mentre con lo stesso Materazzi (che ieri ha declinato l’invito al derby del cuore di Roma: non era aria…) i rapporti sono tornati a guastarsi di recente. Il folto gruppo argentino non è affatto ostile a Mancini, ma diciamo che nessuno, da Zanetti in giù, si getterà nel vuoto per salvare il tecnico in caso di defenestrazione: è il calcio professionistico, bellezza.
Moratti sa tutto ciò e riflette. Ha iniziato a riflettere a dire il vero l’11 marzo scorso, dalla notte di Inter-Liverpool con l’addio di Mancini annunciato e poi ritirato, e di sicuro da quel giorno tra i due si è rotto qualcosa. Senza contare che c’è quel vecchio dissidio tra l’allenatore e il medico sociale, culminato in un terribile scambio di vedute negli spogliatoi di Napoli lo scorso 2 marzo, con accuse e insulti: Mancini non vuole più Combi, ma Combi a Moratti va più che bene e da questa situazione in qualche modo bisognerà uscire, con la possibilità che nella storia il vaso di coccio sia proprio, a sorpresa, Mancini.
Ma da oggi a domenica c’è solo Parma, e lo scudetto che si può ancora vincere, oltre al premio da 250.000 euro a testa su cui tutti giuravano fino a dieci giorni fa e che ora rischia di evaporare come un miraggio nel deserto. Lo staff tecnico ha pensato di portare tutti in ritiro da venerdì, ma per ora il programma non è cambiato.
Nessuno parlerà fino a sabato: è un silenzio stampa “protettivo” che verrà interrotto solo da Mancini alla vigilia di Parma-Inter. Burdisso potrebbe pagare la brutta prestazione contro il Siena, ma sono sfumature: l’importante è provare a ripescare, dal pozzo in cui è caduta, l’Inter che dominava il campionato. Poi da lunedì liberi tutti. Liberi di pensare a Mourinho, liberissimi anzi, e Mancini magari inizierà a pensare al Manchester City, suo probabile approdo.
ANDREA ci segnala questo articolo tratto da la Repubblica del 08/05/08, che, nella presentazione dei ministri del nuovo governo, nel caso del ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia, tralascia gli aspetti politici soffermandosi su aspetti secondari.
L’appassionato di motori con la patente ritirata
Del nuovo ministro dell’Agricoltura sì conoscono due passioni (oltre a quella, scontata, per la sua materia: è laureato in Agraria). La prima è per il ballo: da ragazzo faceva il pr per le discoteche della sua zona. La seconda è per le automobili: gliel’ha contagiata il padre, meccanico. Purtroppo gli è costata il ritiro della patente, quando l’estate scorsa si è fatto beccare da un autovelox mentre sfrecciava a 193 chilometri orari sull’autostrada, dalle parti di Conegliano Veneto. Adesso non corre più rischi: avrà l’auto blu.
MICHELE ci segnala questo articolo tratto dal Corriere della Sera del 07/05/08, giustificando così la sua scelta:”La scelta è caduta su questo articolo perchè è basato interamente sul gossip. Sembrerebbe un articolo adatto ad un settimanale scandalistico ma lo ritroviamo nella sezione “esteri” del Corriere della Sera. Inoltre possiamo riscontrare anche la presenza di retroscena e, soprattutto, l’insistenza su aspetti che fanno leva sull’attrazione istintiva del lettore per i legami familiari. Ci vengono, infatti, più volte indicate le emozioni e le sensazioni di Bush, che puntano ad avvicinarlo al lettore. Come un buon articolo trash i particolari, le anticipazioni e le indiscrezioni, hanno più importanza della notizia stessa”.
Rose gialle del Texas e pochi amici - Jenna Bush si sposa nel ranch di papà
Washington - A Crawford, al tramonto di sabato, quando, come ogni sera, la calura si spegnerà in Texas, davanti ad un altare di pietra con una grande croce, tra noi più di 250 invitati, Jenna Bush, una delle due figlie gemelle del presidente, sposerà Henry Hager, l’erede di una delle più influenti dinastie repubblicane della Virginia. Al Prairie Chapel Ranch, il ranch di Bush, è tutto pronto: cascate di lavanda e rose gialle – “The yellow of rose of Texas” della canzone dei film western - adornano già il piazzale all’ aperto dove si terrà la cerimonia, nel cielo volteggiano gli elicotteri dell’Fbi e le strade sono bloccate dalla polizia, per arginare i giornalisti, curiosi e male intenzionati. Jenna indosserà un abito di organza di Oscar De La Renta, il sarto della mamma, e 14 damigelle d’ onore, guidate dall’ altra gemella Barbara, porteranno vesti in chiffon di Lela Rose. Dovrebbe officiare il cappellano militare Jhon Berry, il pastore della locale chiesa metodista, caro a papà, che ama proporsi come comandante in capo delle forze armate.
Rispetto alle ultime nozze di una “first daughter”, quelle di Tricia Nixon nel Giardino delle rose della Casa Bianca nel 1971, queste saranno semi-clandestine. Il presidente Nixon, in piena campagna elettorale, fece delle nozze della figlia l’ evento mediatico dell’ anno, con 500 invitati, radio, tv, giornali. George W., forse perchè sul viale del tramonto, ha voluto farne una festa texana, un inno alle radici e ai valori, d’ accordo con Jenna, che si dice “estranea al glamour di Washington”. Il presidente ha vietato le telecamere e i microfoni, aprendo le porte solo a familiari e amici intimi, perchè “ci si sposa per amore non per pubblicità”. Ma malgrado tanta riservatezza, l’America vive il “sì” di Jenna ed Henry come un fumetto, chiedendosi se il banchetto sarà il “barbecue” texano o qualcosa di hollywoodiano; quali “big” saranno esclusi (non il segretario di Stato Condi Rice); dove andranno gli sposi in luna di miele (in Italia? E’ un segreto).
Per Crawford le nozze saranno fonte di guadagno. Nella cittadina di 700 anime si vedono i più bizzarri souvenir. Cuscini, lenzuola, piatti, tazze con l’ effige degli sposi; cinture, cappelli e stivali da cowboy con i loro nomi; anelli con la data di sabato. I ristoranti e i fastfood servono il menù preferito di George W., pollo arrosto e dolce di crema e cocco, e i bar la birra analcolica che più gli piacerebbe. Valerie Duty Citrano, un’ amica di famiglia, dice che le nozze sono una sorta di “prova generale del ritorno del presidente a Crawford il prossimo gennaio”. Mentre Jenna e Henry si trasferiranno a Baltimora, dove lui lavorerà, George e Laura si divideranno tra Austin, capitale del Texas, e il ranch.
A sorpresa dei suoi critici, George W. si è mostrato commosso all’ idea di “perdere la figlia”. Ci ha scherzato su : “Negli affari di Stato, io sono quello che decide. Ma negli affari di famiglia, sono quello che subisce. Sono quello che paga. E che ricorre alla diplomazia per ridurre i costi”. E ancora: “ So come comportarmi :mi sono visto e rivisto il film il padre della sposa”. Ma ha ammesso che all’ altare con la croce, da lui fatto costruire con le pietre del ranch, si sentirà più emozionato di quando giunse alla Casa Bianca. La first lady Laura lo ha messo in imbarazzo: “ E’ stato più facile gestire Jenna che lui. Mio marito è sempre stato in ansia. Gli ho ricordato che non perde una figlia, guadagna un figlio”.
Un figlio propiziato da Karl Rove, il guru elettorale che regalò la vittoria a Bush nel 2000 e 2004. Fu Rove ad assumere Hanry alla Casa Bianca e a presentargli Jenna. Aveva tutte le carte in regola: il padre è un ex sottosegretario all’ istruzione e un ex vicegovernatore della Virginia, una colonna dei repubblicani, la madre è un ereditiera. Tra di lui un ex boy-scout con laurea in Economia, e Jenna fresca insegnante con ambizioni letterarie, fu amora a prima vista: “Non potrebbero essere più felici”, sostiene la first lady. E conferma che sono schiavi dell’alta società, prediligono la natura - si fidanzarono in una gita in montagna - e hanno gusti semplici. Aggiunge che vivranno in una casa “normale”, con due bagni e due camere da letto, da 440 mila dollari, e che lei continuerà ad insegnare e a scrivere. E la gemella Barbara? Per ora sembra che George W. non voglia privarsene: “A 26 anni ha ancora tempo per sposarsi”.
MICHELE ci segnala questo articolo tratto dal Corriere della Sera del 06/05/08, giustificando così la sua scelta:”Il motivo della segnalazione è che l’articolo è inserito nella sezione cronaca, ma di cronaca non ha niente. Ci viene solo raccontata la paura di volare di personaggi più o meno famosi, il tutto basato sul gossip, sulla pubblicazione di particolari e sul retroscena. Dopo aver letto l’articolo, il lettore, ha solo soddisfatto un desiderio di curiosità ma non ha arricchito il suo bagaglio né emotivo nè culturale. Il pezzo ha come unico scopo quello di farsi leggere ed è basato sul nulla, infatti alla fine della lettura sorge spontanea una domanda: ma la notizia qual’è?”.
Paura di volare, la tribù che resta a terra - Da Fiorello al regista Montaldo, che ha fatto 32 ore di viaggio pur di non prendere un volo. Ma c’è chi “guarisce”
ROMA - La paura di volare oscura l’astro nascente del ministro della Cultura in pectore Sandro Bondi. E nelle ultime, roventi, ore di trattativa di governo i detrattori dell’ ex portavoce di Forza Italia, giocano l’ ultima carta: il suo acclamato panico per gli aerei. Un terrore che lo paralizza al punto di optare per la nave anche per un viaggio negli Stati Uniti. Una debolezza che fa sorridere pensando al ruolo di futuro rappresentante della cultura italiana all’ estero. Ma che è più diffusa di quanto si pensi.
“Io ne sono totalmente schiava” confessa Barbara D’ Urso. “Non c’è niente da fare. E’ più forte di me. Rompo alle hostess. Chiedo di essere messa in prima fila. Chiamo perchè mi stiano vicino. Le provo tutte”. Tra gli altri tentativi, la conduttrice de Lo show dei record, ha seguito i consigli degli esperti frequentando un corso ad hoc. “Ho anche invitato in trasmissione in presidente Anpac che è un istruttore. Ma – ammette - non sono migliorata affatto”.
Del resto la fobia di stare a mezz’aria è fra le più diffuse anche tra i vip. A Hollywood ne soffrono da Cher a Collin Farrel, da Meg Ryan a Martin Scorsese. Da noi da Adriano Celentano, a Mina a Mara Venier. Da Pamela Prati a Gigi Marzullo. Corrado, l’indimenticabile presentatore e autore de La Corrida ne era terrorizzato. “Faceva chilometri in macchina pur di non prenderne” conferma la sua compagna Marina Donato. E anche il suo erede Fiorello precisa spesso : “Io no ho paura di volare, ho paura di cadere”.
Per qualcuno il panico arriva dopo una brutta esperienza. E’ stato così per l’ ex centrocampista Eraldo Pecci. “Ero con tutta la squadra del Napoli e il pilota perse completamente il controllo. L’ aereo andava in alto, in basso, sembrava senza più una rotta. Ci ho messo vent’anni a dimenticare quei momenti”.
Per altri, invece, la paura giunge a tradimento. Anche senza un perchè. E se c’è chi la supera, come la protagonista di Incantesimo Linda Batista (che sostiene di averla vinta lanciandosi con un paracadute), c’è chi non se ne libera più.
“Per me va sempre peggio” ammette senza problemi Enrico Lucherini, press agent delle Dive e motore creativo della Dolce Vita. “Quando facevo ancora l’attore con Peppino Patroni Griffi e Rossella Falk, nel ‘57, andammo in tourneè in Sudamerica e facevamo da Lima a Caracas, da Rio a Montevideo con piccoli aerei. Anna Maria Guarnieri ci raggiungeva in pullman e attraversò le Ande con un trenino. Poi un giorno, nell’ atterraggio a Caracas Rossella mi dice:”C’è qualcosa che non va”. L’aereo andò verso il mare e risalì con un gran rumore. Non l’ho mai dimenticato. Per anni l’ho preso ugualmente. Ora, se posso, evito”.
Tra quelli che ce l’hanno fatta a vincere il mostro dentro di sè Lucherini ricorda nomi illustri: “Anche Sofia Loren, quando l’accompagnavo a Monaco o a Cannes per La Ciociara tremava e mi graffiava il braccio. Adesso lo prende come il taxi. E Carlo Verdone vent’anni fa non ci voleva salire. Adesso va anche su quelli piccoli”.
Ma c’è chi proprio non ce la fa. “Dalila Di Lazzaro - rivela il promoter delle star- andò in un’ isola dai Caraibi e tornò con la nave. E proprio ieri mi hanno raccontato che Giuliano Montaldo, mentre girava un film in Russia, è andato a San Pietroburgo in treno facendo un viaggio di 32 ore”. Alcuni ricorrono ai calmanti, ma Lucherini sconsiglia : “Mi fanno dormire prima, ma non serve. Appena chiudono il portellone mi si sommano claustrofobia e vertigine ed è il panico: non posso guardare dall’ oblò, non posso vedere le signorine che fanno le mosse del salvagente. Parlo, parlo, parlo. E l’ ulitima volta Cicciolina, conosciuta in volo, mi ha sorpreso a sfogliare una rivista che era sottosopra”.
MICHELE ci segnala questo articolo tratto da Repubblica del 06/05/08, giustificando così la sua scelta:”Definirei l’articolo trash in quanto è basato su retroscena, vista la pubblicazione di dettagli personali, di uno degli aggressori di Nicola Tomassoli: Raffaele Delle Donne. Molti di questi dettagli potrebbero essere definiti anche fuori contesto, visto che si riferiscono a fatti accaduti svariati anni fa. Credo che il testo abbia come unico scopo quello di cercare di creare un nuovo personaggio mediatico negativo - Delle Donne è già diventato “Raffa” - che potrà servire in futuro per riempire le pagine dei quotidiani, come è già accaduto in passato con Amanda, Olindo, Rosa…”.
E l’ ultrà disertò la sinagoga “Non vado in mezzo agli ebrei”
VERONA - Gita scolastica in Germania, due anni fa. Raffaele Delle Donne, per tutti Raffa, è nel gruppo di studenti sedicenni del liceo Scipione Maffei. Il professore propone di visitare la sinagoga. Raffa punta i piedi: “Io lì non ci entro”. Perchè? “Non vado in mezzo agli ebrei”. E rimane fuori.
L’anno scorso l’ Istituto invita il presidente del comitato delle vittime della strage di Bologna, Luigi Bolognesi, a una conferenza-dibattito. Quelli del Blocco studentesco, ragazzi di destra esterni alla scuola, protestano e volantinano davanti al Maffei. Raffa chiede la parola in assemblea: “Luigi Ciavardini è innocente, è stata una macchinazione comunista”. E se ne va, unendosi probabilmente a quelli che schiamazzano fuori.
Adesso i compagni di classe dicono: “E’ un po’ fissato. Chiuso, introverso. Ma chi poteva immaginare”. Per tutti è stato uno choc sapere che quel tipetto della Seconda E, sempre vestito a lucido, maniaco del calcio, ultras del Verona, un po’ violento (“meglio non contrastarlo in campo. E’ di quelli che cercano lo scontro, che ci vanno giù duri”) era nel gruppo di bulli che hanno ucciso Nicola.
Ma Raffa non faceva mistero delle sue idee e suoi odi profondi, viscerali. A gennaio, quando a scuola è stata celebrata la giornata della Memoria, Raffa ha bigiato: “Ma che Shoah! Bisognerebbe fare una giornata sulla foibe”. E ad aprile aveva dato in escandescenze quando a discutere su destra e religione era stato invitato uno studioso di sinistra. Qualcuno, rimasto ignoto, aveva poi vendicato l’onore offeso, bloccando i cancelli dell’ istituto con catene e lucchetti, tanto che il giorno dopo il preside aveva dovuto armarsi di tronchesino per aprire la scuola. “Maffei marxista, prigione per i comunisti”, c’era scritto a vernice, oltre agli insulti contro Guido Papalia, il procuratore della Repubblica che l’anno scorso aveva indagato sui neo-nazisti, incriminando anche Raffaele.
“Pensavamo che Raffa avesse smesso di far cretinate, diceva che certa gente non la fraquentava più perchè erano troppo estremisti - racconta una compagna - Però è vero che si trasformava quando andava in giro con i suoi amici”. Voti pessimi, per Raffa, in quasi tutte le materie. L’ anno scorso era stato bocciato, e questo lo aveva reso ancora più taciturno e rancoroso.
CRISTIANO ci segnala questo articolo tratto dal CorrieredellaSera del 03/05/08, giustificando così la sua scelta:”Salve, sono un collega giornalista e vorrei segnalarvi un articolo direi più che trash, tracimante gossip e cattivo gusto nei confronti del lettore e messo nelle pagine di politica del Corriere della Sera il giorno 3 maggio 2008. Leggerlo mi ha dato un certo senso di disgusto. Non penso questo senso fosse nelle intenzioni dell’autore del pezzo, ma così è. Il Corriere della Sera ci delizia con un articolo di puro gossip mielista di Fabrizio Roncone, il quale è niente di meno che `inviato´ a Capalbio, storica roccaforte radical chic, zona di extralusso per i ricchi uomini di sinistra e per i loro rampolli bene. Uno spunto per parlare di quanto faccia pena il nostro paese. Sta negli spettacoli? No è nelle pagine di politica!”.E a Capalbio il presidente restò senza tavolo La Russa ride: occuperemo quella spiaggia - Primo maggio nello storico bagno della «sinistra romana»
CAPALBIO — Bisognerebbe risolvergli, come prima angoscia, la storia dell’avvistamento del giovane Geronimo (e non sanno che insieme a Geronimo c’era anche un suo amico: e tra un po’, quando gli diremo chi è, vedrete che facce). Intanto è mezzogiorno. Cielo magnifico, leggera risacca, «Ultima spiaggia »: stabilimento balneare da almeno quindici anni felice ed esclusiva enclave del potere radical-chic italiano. Linguine all’astice e fritti misti di paranza che vanno via su vassoi da incubo digestivo, anche se — ecco — qui l’incubo maggiore sembra essere per ora proprio la storia che tutti hanno letto su Repubblica (giornale di riferimento: memorabile il senso di stordimento generale quando compariva, in cima alle scalette, la barba bianca di Eugenio Scalfari): Alessandra Longo ha infatti raccontato che su queste sabbie, giusto ieri, c’è stata un’incursione.
Inquietante. Inattesa. Crudele metafora di sconfitta elettorale. Qui, dovete sapere, i cocchi del bagnino sono sempre stati Giulio Napolitano, figlio del Presidente Giorgio, che si presentava insieme al suo ex amore dalle treccine bionde (Marianna Madia, neo eletta capolista per il Pd nel Lazio) oppure i rampolli del manager di Stato Fabiano Fabiani: Leopoldo (giornalista, appunto, a Repubblica) e Matteo (comunicazione a Banca Intesa); e poi Chiara Geronzi, e poi ancora tipi come, per dire, Luigi Coldagelli, inseguito da una solida fama di sciupafemmine ma anche e soprattutto fidato collaboratore di Walter Veltroni. Ora, però, i papà e i nonni di un’intera generazione liberal leggono che è arrivato questo Geronimo, e di Geronimo, nell’Italia del nuovo potere, non ce ne è che uno: il quasi trentenne e già avvocato primogenito di Ignazio La Russa, passato da militante dell’Msi, colonnello di An e futuro ministro berlusconiano della Difesa. Sguardi tetri, e sospiri. Ma siamo sicuri che sia poi questa la notizia che incupisce così l’ex comunista Claudio Petruccioli? Occhiali da sole neri, un giubbino di renna che lo fa sudare tremendamente, il presidente della Rai si aggira, insieme a sua moglie Giovanna (figlia del conte Nuvoletti, scomparso poco tempo fa) più torvo del solito. Enzo Golino, giornalista, scrittore, intellettuale elegante, lo chiama vicino a se: «Leggi qui…».
E gli apre, davanti, l’Unità. Petruccioli sbuffa, si volta e chiede al cameriere: «Allora? ». Allora, per favore, trovategli un tavolo. Fatelo mangiare. Era uno dei più fidati clienti, Petruccioli, veniva qui insieme a Furio Colombo, ad Alberto Asor Rosa e ad Achille Occhetto (poi emigrato in lidi meno mondani) quando ancora Cristina Comencini e Claudia Gerini non sapevano nemmeno dove fosse Capalbio. E ora, bella riconoscenza, lo fanno stare in piedi, lo fanno aspettare mentre comitivone di quarantenni, in abbigliamento da generone rampante, parcheggiato il Suv, sbevazzano bianchi ghiacciati. Non si fa. Sospira, saggio, Enzo Golino: «Cambiano i tempi. Ma almeno, con il Pdl al potere, finalmente faremo vacanze meno riverite e più tranquille».
Non sarà facile abituarvi. Qui, il potere è stata una cosa concreta, percepibile. «Beh… effettivamente, certe volte, avreste dovuto ascoltare i discorsi che facevano Fabiani e Petruccioli mentre camminavano sulla riva… » (va raccontato che Golino con Fabiani è stato in freddo per qualche tempo: colpa di Fabiani che, un pomeriggio, gli disse: «Enzo, vammi a prendere un gelato…». E Golino: «Oh? Sei scemo? Non sono mica il tuo cameriere, io»). Perché poi l’atmosfera era questa. Il potere si misurava con chi s’alzava, e chi no. Con Francesco Rutelli che parlava con Ferdinando Adornato (per anni, unico, accettato, rappresentante del centrodestra), con Claudio Martelli che scherzava con attrici come Lucrezia Lante della Rovere (che ancora arriva, splendida, insieme alle due figlie avute da Giovanni Malagò, imprenditore di sponda, almeno fino all’altro giorno, veltroniana). Non è perfidia, bisogna dirlo: almeno fino all’altro giorno. Perché poi l’onda anomala del Pdl qui rischia di potarsi via sdraio, ciabattine e cariche. Alcune, anche assai importanti.
Nel volgere di una settimana, visti attovagliati, e con espressioni piuttosto cupe, Francesco Carducci (amministratore delegato Cinecittà Holding), Giancarlo Leone (amministratore delegato Rai Cinema) e Chicco Testa (Roma Metropolitane). Mai però cupe come quella di Petruccioli. Che, alla fine, è costretto ad accettare l’invito della coppia di maggior tendenza dell’intera riva: Angelo Rizzoli e sua moglie Melania, neo deputata del Pdl e medico, guarita da un cancro e con un libro in uscita, sulla sua vicenda, Perché proprio a me?, che la prossima settimana presenterà con Gianni Letta. «Dai, Claudio…». Petruccioli costretto a stringersi. Sempre più sudato. E sempre più nervoso. Perché il vento, che qui ha sempre tirato forte, ora gira e non rinfresca. Anzi. Adesso possiamo dirgli che l’amico con cui Geronimo ha fatto il blitz è Giovanni Tremonti, figlio di Giulio. Belli e simpatici, sfrontati, curiosi e disinvolti. E con dei papà che sghignazzano ironici: «Ho spedito mio figlio a fare un sopralluogo — la conoscete la voce di Ignazio, no? —. Ci piacerebbe occuparla militarmente, quella spiaggetta…».
GIOVANNI ci segnala questo articolo tratto dal CorrieredellaSera del 30/04/08, giustificando così la sua scelta:”L’articolo descrive il primo giorno alla Camera delle nuove parlamentari come se fosse un evento mondano, viene messo in risalto solo il gossip descrivendo il look delle giovani debuttanti o facendo accenni alla loro vita privata e sentimentale. Mi chiedo cosa c’entri tutto questo con l’informazione politica!”.
Le debuttanti, baciamano e tailleur di mamma
I decani guardano con tenerezza. Tremaglia dice che «i nuovi sono bravi, ma questo è il Parlamento della partitocrazia»
ROMA — I debuttanti cattolici si ritrovano alle 8 e mezzo, nella cappella della Camera, alla messa di monsignor Fisichella. Uomini maturi, in grigio scuro: Savino Pezzotta, Renato Farina, Raffaello Vignali. Le berluschine si radunano attorno a Berlusconi per una gara breve ma intensa, vinta da Barbara Mannucci, 26 anni, da 12 iscritta a Forza Italia, telefonino rosa visto sinora solo nella casa delle bambole, scoperta politica di Marcello Dell’Utri: alla Camera il Cavaliere si siede accanto a lei, in omaggio alla giovane età e ai biondi capelli. Dell’Utri ha portato qui anche il suo assistente Nicola Formichella, Tremonti il suo capo di gabinetto Marco Milanese, e pure Paolo Messa la sua segretaria di redazione. Lavorava alla rivista Formiche
Elvira Savino, poi scoperta politicamente da Berlusconi in persona: barese, laureata alla Luiss, in tailleur bianco e tacchi da matrimonio. Il capo ha fatto ovviamente l’en plein: esordiscono l’ex assistente Deborah Bergamini, il medico Umberto Scapagnini, la fisioterapista Licia Ronzulli; ha sfiorato l’elezione pure il giardiniere di Arcore, che si chiama opportunamente Tiraboschi; è qui anche la pedagoga dei figli, Elena Centemero, filosofa, timidissima con la cartellina stretta al petto, il tailleur nero nuovo e un gioiello a forma di cuore, «pegno di un rapporto affettivo cui tengo molto, e non è il mio fidanzato».
I decani li guardano con tenerezza. Mirko Tremaglia, l’unico che è qui dal ‘72, dice che «i nuovi sono bravi, ma questo è il Parlamento che segna il ritorno della partitocrazia contro cui mi sono battuto per quarant’anni. Ora ne vedo i residui». Giorgio La Malfa ha la stessa anzianità, anche se il biennio ‘94-’96 l’ha passato a Strasburgo. «I nuovi faccio fatica a capirli. Mi incuriosiscono i leghisti. Ma non parlano…». Bossi, pure lui un veterano: «Anch’io sto studiando i miei. Ho puntato sugli amministratori locali.
Gente che lavora e prende i voti. Questo qui ha fatto il 70%». È Marco Reguzzoni, ex presidente della Provincia di Varese, l’uomo più vicino al capo durante la malattia, ogni pomeriggio nella villetta di Gemonio. «Questo invece ha preso l’80%». È Gianluca Buonanno, ex Msi, ex Lista Sgarbi, nipote di un attore pugliese che faceva da spalla a Petrolini e di una De Los Rios nobildonna borbonica, due mandati da sindaco di Serravalle Sesia e altri due da sindaco di Varallo Sesia, «sono un sindacalista del territorio, io».
L’impressione è di ringiovanimento. Più donne, più colori. Bianca, beige e marrone la mise di Maria Rosaria Rossi, che all’immatricolazione recalcitrava: aveva portato la foto da casa. Paola Concia, leader lesbo, saluta la Binetti facendole l’occhiolino. Il gruppo Pdl in particolare si è rinnovato parecchio, altri volti, anche importanti. Fiamma Nirenstein fa il confronto con trent’anni fa, quando veniva in Transatlantico da giornalista. «Craxi ogni volta mi diceva: “Lo so che lei è del Mossad!”. Una sciocchezza che mi divertiva molto. Era il tempo di Bettino, ma anche di solida egemonia della sinistra: un linguaggio, uno stile, un birignao. Oggi l’egemonia è finita, il politicamente corretto è morto, si parlano lingue diverse. Certo che le giornate qui dentro non finiscono mai, ci vorrebbero una doccia e vestiti di ricambio…». Margherita Boniver è stata qui per la prima volta nell’80, «ma allora il Psi non contava come adesso: abbiamo gli Esteri, l’Economia, forse il Welfare con Sacconi…». Un altro giornalista esordiente, Giancarlo Lehner, ancora più di buonumore: «Ieri Berlusconi ci ha fatto il più bel discorso politico che abbia mai ascoltato».
A sinistra è entusiasta solo Calearo: «Ho fatto festa tutta notte!». Si riferisce alla vittoria di Vicenza, ma i compagni lo guardano come uno che non ha capito bene.
Molto festeggiata Alessia Mosca, brianzola di Biassono, responsabile Lavoro del Pd. Farina, che è di quelle parti, accenna un baciamano: «Biason, brüta la tera, bei i don». La pedagoga Centemero la abbraccia: erano compagne di scuola. Beatrice Lorenzin, già capo dei giovani di Forza Italia, è sua grande amica: «Alessia! Una giornata karmica!». Marianna Madia e Pina Picierno fanno coppia fissa; un paio di maturi marpioni le pedinano, vorrebbero approcciarle, ma non osano; la Madia ha messo un tailleur della madre, la Picierno no, «mammà mangia troppe mozzarelle!». Risate. Buttiglione, considerato il più colto della compagnia, valuta a occhio che il primato anche stavolta è al sicuro: «Del resto, non ci vuole molto».
Tutti sono impressionati dai tempi lunghi. «Non sono pentito, lo rifarei, ma l’impressione è che non toccheremo quasi palla per l’intera legislatura », dice Matteo Colaninno. Viviana Beccalossi è venuta con il figlio Giovanni, 11 anni, arrabbiato per non essere stato ammesso alle tribune. La Brambilla invece è infastidita dalla presenza della sua sosia in piazza Montecitorio: «Emozione? Non è il mio primo giorno di scuola ». Anna Maria Bernini, avvocato di Pavarotti e della vedova, nonché figlia del ministro al Commercio estero del primo governo Berlusconi e moglie del ginecologo che ha fatto nascere il figlio di Casini: «Qui parlano tutti. Va be’ che si chiama Parlamento. Ma sarebbe bello ribattezzarlo Ascoltamento». Salvatore Vassallo, costituziona-lista, Pd: «Troppi convenevoli». Giancarlo Mazzuca, già direttore del Carlino, Pdl: «Che palle! ». Calearo spiega che proporrà a Veltroni una grande festa con 55 invitati tutti nati come loro nel ‘55, confermando di non aver capito bene. Si incrociano i due neoparlamentari in sedia a rotelle, Ileana Argentin mancato ministro Pd e Gianfranco Paglia, capitano della Folgore ferito a Mogadiscio, qui con zaino militare: «Ho detto sì a Fini perché volevo continuare a servire il mio Paese; se non potrò farlo, tornerò in uniforme». Melania Rizzoli ha un libro in uscita proprio oggi, racconta di come ha sconfitto il cancro. Maria Antonietta Coscioni dice che continuerà il lavoro del marito, morto due mesi prima di venire eletto. Tremaglia avverte tutti: «Sarà meglio lavorare molto e bene; altrimenti saremo spazzati via, nessuno escluso».
ANDREA ci segnala questo articolo tratto da Repubblica del 30/04/08
E il drappello in cravatta verde guida la carica dei neofiti
ROMA - Lo spadone. Alberto da Giussano. Cento leghisti cingono Montecitorio, ma la giornata è molle, umidiccia, e l’aria già piuttosto annoiata. «Invece siamo carichi, urca! Non vedo l’ora di iniziare», annuncia il capodrappello veronese, Alessandro Montagnoli, pochette e cravatta verde-padana. E’ deputato, e finalmente entra nel Palazzo. «Siamo qui con la nostra gente, anche visivamente vogliamo dare il senso della presa», dice. «Onorè, se sposti un pochettino», prega il fotografo ansimante. Tono percet¬tibilmente più imperativo: «Se’ sposti, sennò nun inquadro il generale».
C’è sempre da imparare a Montecitorio, e questo è solo il primo giorno dell’onorevole Montagnoli. Il flash non è purtroppo per lui ma per il collega Roberto Speciale, ex comandante della Guardia di Finanza. Destituito da Prodi, rimesso in tiro, oggi veste un bel gessato con panciotto, da Berlusconi. Sorride, è felice. I microfoni, più dei giornalisti, inorgogliscono. Anch’essi contribuiscono a far¬si un’idea di cosa sia il potere. L’overdose però può fatalmente procurare momenti di smarrimento. Barbara Mannucci, un bel visino tondo, bionda, ventiseienne, si piega alle domande. E’ fragile. «Lei è deputata«. «Si». Anni? «Ventisei». Lavoro? «Veramente mi sono appena laureata. Il mio primo lavoro è questo». Per Barbara, neolaureata e neodeputata, sarà una giornata campale. Raggiunge l’aula, cerca la sua poltroncina e si siede tranquilla. Silvio Berlusconi sceglierà di starle accanto. II primo e l’ultima. Il leader e la neofita. O anche il nonno e la nipote. Colma di emozione la ragazza viene adesso inseguita dai giornalisti del Transatlantico. Stringe al petto un telefonino color bambola, rosa dolly. Fa pendant con la maglietta a righine: «Sono tesa, un po’ stressata. Tutti mi chiedono la stessa cosa».
E’ più dura del previsto? «Bell’impressione questo posto. E’ un luogo importante», assicura Matteo Colaninno, anch’egli giovane ma dal motore rodato. Si vede. Come si nota, tra la quantità di tailleur neri un supertacco, diciamo un dodici centimetri. E’ di Elvira Savino, un’altra ragazza, da Conversano (Bari). L’ha voluta sempre lui, Berlusconi. E’ piuttosto spi¬gliata: «Anche senza tacchi sono altina».
Per l’altezza appunto si defi¬nisce incontro al vertice” il colloquio Fassino-Fini, zona buvette, area pasticcini alla cioccolata. Sono del nord ambedue. Il siciliano Gianfranco Miccichè invece lievita tra le brioches salate: «C’è molta gente, meglio fare incetta. Mangiare tutto e subito». Infatti. «Io sono già annoiato, mi sento un parlamentare precario. I posti al governo sono tutti prenotati, penso di ricandidarmi alla presidenza della regione Liguria», avverte Sandro Biasotti, giunto da Genova e pronto a ritornarci presto.
Il giardino è ingombrato dalle telecamere e dalle postazioni televisive. Non c’è molto da riferire, in verità. Si aspetta che Fini, molto abbronzato, venga eletto presidente della Camera. Ora si vota ma per finta. Solo oggi l’elezione che conta davvero. E dunque il centrodestra, composto e misurato, già affaccendato per le molteplici attività che lo attendono, si squaglia tra le cento stanze del Palazzo. L’opposizione, molto meno impegnata, resta dove l’hanno messa gli elettori: in sala d’aspetto. Cioè nel Transatlantico. Passeggia. Walter Veltroni cammina invece spedito. I leghisti gli hanno appena consegnato una bottiglia di whisky taroccata con la sua foto: “Bevi per dimenticare”. Alcuni dipendenti della Camera gli si fanno vicini. Collaboravano ai gruppi parlamentari della sinistra radicale. Scomparsa quella, inoperosi questi. «Quanti siete?», chiede il segretario del Pd. «Circa duecento», risponde il portavoce. Gente rimasta senza lavoro. E’ un problema.
C’è chi di questi assilli non ne ha. E la fantastica storia di Daniela Malchiorre, sottosegretaria alla Giustizia del governo Prodi e ora, senza colpo ferire, deputata del Popolo della libertà, dimostra che la vita è circolare: si entra, si esce, si rientra. «Trasformista io? Ero un tecnico, in Europa c’è un possente trasversalismo di figure tecniche». Ognuno ha il suo stile. Jean Leonard Touadì, congolese con passaporto italiano, docente universitario e assessore uscente del comune di Roma: «Quando andrò via dal Parlamento vorrei prendere l’autobus, come ho fatto stamane per venire qui. Non vorrei essere nella condizione di non saperlo più fare».
Se il Palazzo è il luogo dei privilegi, Ignazio Abbignani è deciso a rinunciarvi. Ma, realisticamente, riflette: «Ancora non li conosco ’sti privilegi». Tra un po’ si va al ristorante, tutte le pratiche legate alla busta paga, alle prerogative e alle immunità parlamentari, al conto da aprire nella banca di Montecitorio, alla tessera per il barbiere, alla stanza col segretario sno state evase. E anche il posto in aula è assicurato. L’onorevole Matteo Brigandì, leghista, è visibilmente impressionato: «Dovermi sedere dove prima c’erano i comunisti è stato uno choc». Di choc in choc. I radicali hanno trovato sul loro banco una medaglietta con una Madonnina. Rita Bernardini: «Abbiamo sospettato della Binetti, ma non penso sia stata lei». Paola Binetti, ferventissima cattolica: «Ma siamo matti? Io ho rispetto per certe cose».
Ogni cosa al suo posto. Un body verde, strettino, allacciato, sul corpo di Francesca Martini, superleghista. Entra Bossi quando è pomeriggio. E tuona. Fucili e martiri, i combattenti e le montagne. Film già visto. Entusiasti i commilitoni, già stanchi i commessi. Domani è un altro giorno.
ANDREA ci segnala questo articolo tratto da Repubblica del 30/04/08
Tunisia, Carla in moschea col velo
PARIGI - Carla Bruni-Sarkozy ha indossato il velo per entrare nella moschea di Zitouna, a Tunisi, come prevede la tradizione islamica. La moglie del presidente francese - che indossava pantaloni beige, una blusa nera e una borsa di Marc Jacobs - ha poi visitato un orfanotrofio.
ROSARIA e GIOVANNI ci segnalano questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 29/04/08, giustificando così la loro scelta: Rosaria:”Il calciatore Ronaldo, nonostante al momento non stia esercitando la sua professione a causa dell’ ennesimo infortunio, finisce sui giornali per vicende poco piacevoli riguardanti la sua vita privata. Il Corriere della Sera riporta la vicenda utilizzando numerosi condizionali; nell’articolo on line è anche inserito il link che porta a un filmato contenente parte del video pubblicato su Youtube dal transessuale estorsore! Mi sembra un chiaro caso di informazione trash!”; Giovanni:”L’inizio di un nuovo “caso” a sfondo sessuale che vede coinvolto il famoso giocatore Ronaldo. Anche qui la trama si ripete: un video girato da una prostituta finisce in rete e il calciatore diviene vittima di un pubblico linciaggio ed è costretto a scusarsi e a vergognarsi per un accaduto che doveva restare privato. “Caso Mosley” docet!”.
Ronaldo ricattato dopo notte con viados «Potrebbe essere la fine della mia carriera» - Scoperto che si trattava di travestiti e non di donne il calciatore ha tentato di liquidarli con 400 euro a testa
RIO DE JANEIRO - Ronaldo è nei guai dopo una travagliata notte con tre travestiti a Rio de Janeiro. Tornato nella sua città natale per la convalescenza post-intervento e dopo aver assistito alla vittoria del Flamengo sul Botafogo, l’attaccante del Milan ha trascorso la serata in una discoteca nell’elegante quartiere di Barra da Tijuca e poi ha abbordato uno dei viados - Andrè Luis Ribeiro Albertino, in arte Andreia Albertine -, credendolo una donna. Arrivati in un motel, l’ex Fenomeno ha contattato per telefono due «colleghe» di Andreia perché si unissero a loro, ma una volta in camera si è reso conto che le tre erano trans.
LA «SCOPERTA» - Allora Ronaldo si è offerto di liquidarli con 400 euro a testa senza prestazioni, ma Andreia ha preteso 20mila euro per tacere e, al rifiuto del calciatore, ha chiamato la polizia dicendo di esser stato minacciato. Ronaldo dal canto suo ha denunciato il tentativo di estorsione. La vicenda è finita nel modo peggiore per l’attaccante rossonero: Andreia Albertine ha convocato una conferenza stampa in cui ha accusato Ronaldo di aver fatto uso di cocaina. E in più ha pubblicato un video su Youtube che dimostrra che il calciatore è entrato con lui nell’albergo.
PROBLEMI PSICOLOGICI - «Devo verificare entrambe le versioni, quella dei trans e quella di Ronaldo - ha spiegato in una conferenza stampa Carlos Augusto Nogueira, il commissario titolare dell’indagine -. L’attaccante ha detto che ha problemi psicologici a causa del recente intervento». E pensare che poche ore prime lo stesso giocatore aveva detto di contare di poter tornare a giocare fra 6-7 mesi. Il quotidiano O Globo riferisce che Ronaldo avrebbe ammesso di aver contrattato le ragazze per «distrarsi con qualche estraneo perché non sta attraversando un bel momento», come spiega Nogueira. Il giocatore ha però negato tutte le altre accuse.
DUE FASCICOLI - Andreia ha comunque insistito, facendo i nomi degli altri due travestiti. Sono Carla Camilla, con cui l’attaccante del Milan si sarebbe appartato per fare sesso, e Veida Dezaroli, che avrebbe portato la droga per il festino. Secondo Andreia anche Ronaldo ne avrebbe fatto uso. Il travestito si è fatto fotografare con i documenti della macchina di Ronaldo come prova dell’incontro, ma ha lasciato il commissariato prima di avere completato la denuncia: fatto ritenuto anomalo dal commissario, secondo il quale Ronaldo «non si trovava sotto l’effetto di droga ed è parso sincero». La polizia ha comunque confermato l’apertura di due fascicoli. Uno è contro Ronaldo, visto che il travestito lo accusa di minacce, l’altro contro lo stesso travestito per tentata estorsione.
«FORSE FINE CARRIERA» - Ronaldo si è mostrato decisamente abbattuto: «Potrebbe significare la fine della mia carriera» avrebbe detto a un poliziotto secondo quanto riportato dal quotidiano Globoesporte. Atteso al commissariato della Barra da Tijuca da tantissimi giornalisti, è entrato alle 8.30 per deporre e ha lasciato gli uffici alle 9, promettendo di tornare successivamente in modo da evitare l’assedio.
ROSARIA ci segnala questo articolo tratto da Repubblica.it del 24/04/08, giustificando così la sua scelta:”L’ex premier britannico,Tony Blair viene trovato sul treno senza nè biglietto nè soldi e finisce nella pagina degli esteri. L’informazione somiglia sempre più a una “caccia alle streghe”; il personaggio pubblico ormai è bersaglio dei media sempre, anche dopo aver cessato dal ricoprire incarichi istituzionali. La cosa più assurda, secondo me, è l’inserimento di tale inutile notizia nella pagina esteri!”.
Senza soldi né biglietto figuraccia in treno per Blair - Passeggeri indignati: noi paghiamo, lui no
LONDRA - La regina va in giro con la borsetta, ma notoriamente nella borsetta non tiene il portafogli: Sua Maestà non ha un soldo in tasca, essendoci sempre qualcuno che ovviamente paga per lei. Ma chi altro gode di questo previlegio in Gran Bretagna, che estendendo il quesito al mondo sviluppato conta pochi altri esempi, eccetto, un tempo, Gianni Agnelli? Il Regno Unito ha scoperto, con stupore e un pizzico di indignazione, che questo particolare club ha perlomeno un altro membro: Tony Blair. L’ex-primo ministro è stato beccato sull’Heathrow Express, il treno che collega il centro di Londra all’omonimo aeroporto, senza biglietto.
Niente di drammatico, perché sull’Heathrow Express, come su tutti i treni, si può pagare il biglietto anche a bordo, con una lieve maggiorazione. E’ quello che, per l’appunto, ha proposto a Blair il controllore, senza scomporsi troppo, sia perché queste cose capitano a chi viaggia di fretta, sia perché aveva riconosciuto l’uomo che fino a meno di un anno fa sedeva al 10 di Downing street. Senonché Blair ha dovuto confessare che non aveva denaro con sé. Si può pagare, ha replicato il controllore, anche con carta di credito. Blair ha ammesso di non avere neanche quella.
La storia non finisce qui, perché a questo punto la guardia del corpo che viaggiava insieme a Blair si è offerta di pagare il biglietto: ma il controllore ha rifiutato: “Per carità, lasci stare”, pare che abbia detto, secondo il Daily Mail, che ha riportato l’incidente, avvenuto lunedì. Ed è scoppiato un putiferio. Dapprima sulla carrozza del treno, dove altri passeggeri hanno protestato, poi nelle lettere ai giornali.
“Dovrebbe essere trattato come tutti gli altri”, ha detto per esempio Sara Tucker, “il tragitto dura 15 minuti, costa 15 sterline (circa 20 euro, ndr) e non capisco perché io debba pagare e Blair no”. Interpellato dalla stampa, un portavoce di Blair ha sottolineato che l’ex-leader laburista era disposto a pagare, “anzi, è tuttora disposto”, ma è stato il controllore a decidere di farlo viaggiare gratis. Alla domanda se effettivamente Blair, che guadagna due milioni di euro l’anno fra discorsi e consulenze per grandi banche internazionali, gira sempre senza denaro o carte di credito, il portavoce ha declinato di rispondere: come dire, affari suoi.
La direzione dell’Heathrow Express ha aperto un’inchiesta sul comportamento del controllore: magari sarà lui, adesso, ad andarci di mezzo. Qualcuno ricorda che Gordon Brown, il successore di Blair, qualche tempo fa prendeva il metrò: ma chissà se pagava. Probabilmente sì, dopo aver convocato giornalisti e fotografi per recitare la scena dell’uomo qualunque.
MARCELLA ci segnala questo articolo tratto da Corriere della Sera.it del 23/04/08, giustificando così la sua scelta:”Direi che questo è un classico caso di giornalismo spettacolarizzato, in cui la delicata vicenda raccontata dal giornalista viene forzata nei suoi aspetti più sconcertanti e commoventi per fare presa sul pubblico. Non condivido nè la pubblicazione delle parole che il ragazzino rivolge al padre per telefono, né quella delle frasi contenute nella lettera scritta dagli amici della squadra di calcio, ragazzini di appena 13 anni o giù di lì. E, sinceramente, anche le parole dei genitori sulla loro situazione economica le trovo un di più che non servirà né a far luce su quanto accaduto né ad aiutare le indagini in corso”.
«Il disegno osé era una trappola» - I genitori: i nostri figli non c’entrano, picchiati perché meridionali
MILANO — «Erano in tre. Un vigile e due assistenti sociali. Mi hanno detto: “Stia tranquilla e non faccia scene, prepari le cose dei suoi bambini e ce li consegni”. Li hanno portati via così. Senza una spiegazione. Da allora non li ho più visti». Il volto è pallido, come quello di suo marito. Lucia e Pietro hanno smesso di mangiare, da 41 giorni aspettano che Giorgia e Giovanni (9 e 13 anni, i nomi sono di fantasia) tornino a casa, in quell’appartamento di Basiglio — il Comune più ricco d’Italia — «dove forse non siamo degni di abitare». Trattengono le lacrime a forza. «Ci hanno trattato come terroristi. Ma né noi, né i nostri figli abbiamo fatto niente. Quel disegno non è della mia piccola».
Sarà il Tribunale per i minorenni di Milano a decidere sul futuro dei due fratellini. E a stabilire chi è il vero autore del disegno hard, trovato sotto il banco della bimba, con la scritta «Giorgia fa sesso con suo fratello per 10 euro». Il giudice che si sta occupando del caso ha rilevato «perplessità» sulla vicenda, facendo notare «dubbi consistenti » sulla mano (forse di una compagna di Giorgia) che ha tracciato la vignetta. Ma non è abbastanza per far tornare i bimbi a casa: Giorgia e Giovanni restano in due comunità diverse.
Mandare giù ancora. Stringere i denti. Sperare. Difficile per un padre e una madre che da oltre un mese non vedono i loro bambini. E che raccontano la loro versione: «Mia figlia — dice Pietro — è stata tante volte presa a calci e pugni dalle compagne di classe. La prendevano in giro perché noi non abbiamo un’auto sportiva, perché non le compro scarpe all’ultimo grido. Ma per me i regali hanno un valore. Se li vogliono, i miei figli devono dimostrarmi qualcosa ». Due bambini vittime del bullismo, della crudeltà dei loro coetanei. Ecco la verità di Pietro e Lucia, genitori disperati che continuano a ripetere: «Non facciamo mancare niente ai ragazzi ». Una famiglia normale. «Eppure i servizi sociali hanno interpellato mia moglie e me solo dopo averci sottratto i bambini ». La sera è il momento peggiore: «Chi ce la fa a mangiare con questo peso?». Il sospetto: «Ce l’hanno con Giorgia e Giovanni solo perché sono figli di meridionali». L’avvocato dei due coniugi, Antonello Martinez, parla di «pregiudizio e classismo da parte di una comunità ricca e intollerante». E Pietro conferma: «È come se stare a Basiglio fosse un peccato». Una versione smentita dal sindaco, Marco Cirillo: «Facciamo della solidarietà la nostra bandiera». Ancora: «Non siamo razzisti, qui vivono mille stranieri, di cui 350 filippini». Graziella Bonello, la preside della scuola di Giorgia e Giovanni, per questa sera ha convocato un consiglio di classe straordinario. Dice: «Siamo molto rammaricati. I bambini sono al centro della nostra missione educativa. Era doveroso segnalare questo caso». E poi ci sono le mamme — un gruppo, non tutte — pronte a riunirsi in comitato e marciare davanti al Comune: «Li conosciamo, sono gente per bene. Se c’è da firmare siamo pronti». Dieci, venti, cinquanta telefonate di solidarietà alla famiglia.
Domani Lucia e Pietro incontreranno per la prima volta la loro bambina. Il maschio no, l’hanno sentito al telefono solo due volte. «Lui è un duro, ma piange. E dice: “Papà ti giuro che non ho fatto niente alla Giorgia, tirami fuori di qui”». Gli amici della squadra di calcio gli hanno scritto una lettera: «Sappiamo che non puoi aver fatto nulla di male. Conta su di noi». Lunedì prossimo il Tribunale per i minorenni nominerà un grafologo che studi la scrittura di Giorgia, il 6 maggio sarà individuata anche una psicologa. Nel frattempo la Procura dei Minori di Milano ha aperto un’inchiesta per violenza sessuale a carico di ignoti. «Facciano tutti gli accertamenti necessari — si infuria l’avvocato Martinez — ma rimandino quei bambini a casa». Il ministro della Giustizia, Luigi Scotti, ieri ha chiesto al presidente del Tribunale dei minori di Milano «informazioni sul caso». Forse qualche speranza c’è. E Pietro pensa già al futuro: «Certo che torneranno nella loro scuola. I miei figli non hanno fatto niente, abbiamo la coscienza pulita. Rientreranno a testa alta».
DANIELE ci segnala questo articolo tratto da Corriere della Sera del 23/04/08, giustificando così la sua scelta:”Vi segnalo una notizia altamente TRASH che ben si collega al tema di apertura del nostro blog. Guardate come si parla liberamente e senza scrupoli su questa vicenda a sfondo sessuale con particolari scabrosi riguardanti BAMBINI delle medie. Non stiamo parlando di starlette o di personaggi famosi come Mosley implicati in storielle sessuali, ma stiamo parlando di BAMBINI…”.
Esibizione in classe: 5 alunni si sfidano a «chi ce l’ha più lungo» - La docente: io non ho visto
NAPOLI - Cinque ragazzi si sono denudati in classe e si sono lanciati in una gara di «sesso», da veri e consumati esibizionisti. Si tratta di cinque alunni della seconda media dell’istituto «Giovanni XXIII», in via Piave a Sant’ Antimo in provincia di Napoli, che si sarebbero sfidati a «chi ha il pisello più lungo» in presenza di un’insegnante, una supplente.
A segnalare l’episodio la mamma di una bambina della stessa classe (in totale 25 alunni) che è insegnante di sostegno nel medesimo istituto e avrebbe conosciuto dalla figlia la storia della «gara di genitali».
Ne è scaturita una denuncia e sull’accaduto la polizia ha inviato una segnalazione alla procura minorile, oltre a denunciare la docente per concorso in atti osceni in luogo opubblico.
Secondo quanto viene riferito da fonti investigative, non sarebbe la prima volta che accadono cose del genere. Altre volte le «gare di sesso» sarebbero state ingaggiate nei bagni del’istituto per misurare la «propria virilità». La vicenda, accaduta lunedì della scorsa settimana, è stata esaminata anche dal consiglio di classe che ha disposto la sospensione per 6 giorni dei due alunni che hanno «ideato» la bravata sessuale e di 3 giorni per gli altri tre che hanno «solo» partecipato all’esibizione. Nessun provvedimento per l’insegnante.
Per il direttore scolastico regionale, infatti, l’insegnante, 40 anni, non si sarebbe accorta di nulla perché i ragazzi stavano effettuando una discussione su un’imminente gita scolastica. Per chiacchierare, gli studenti si sarebbero messi in cerchio, così da dare le spalle all’insegnante che, a detta del capo dell’istituto, non si sarebbe resa conto dell’esibizione dei cinque che stavano con le cerniere dei pantaloni aperte. Versioni, come si vede, diverse da quelle assunte e descritte dagli inquirenti nelle loro indagini. «Attendo una relazione dal preside», dice il dirigente scolastico regionale, Alberto Bottino. Il capo della «Giovanni XXIII» avrebbe, da parte sua, in presenza dei genitori, ascoltato uno per uno tutti gli alunni della classe, prima di addottare il provvedimento di sospensione.
Ma per il legale dell’insegnante non ci sono dubbi: la docente non poteva vedere quello che era successo in aula. «I ragazzi erano seduti in cerchio. Per come è fatta quell’aula, con i banchi disposti a ferro di cavallo e la disposizione di un armadietto che ostruisce la visuale, la mia assistita non poteva vedere cosa facevano i ragazzi sotto i banchi. Gli stessi alunni, peraltro, hanno confermato la sua assoluta estraneità», dice l’avvocato Francesco Brunelli. «Non poteva assolutamente vedere e lei stessa è venuta a conoscenza del fatto soltanto quando, dopo che un genitore ha sollevato il problema, il preside l’ha convocata. In quella circostanza sono stati gli stessi ragazzi a scagionarla da ogni responsabilità confermando di aver fatto tutto di nascosto e che lei non poteva vederli». «Il tutto - precisa il legale - è durato pochi minuti, mentre la mia cliente continuava a far lezione e i cinque ragazzi sfruttavano una facoltà, quella di riunirsi per definire cosa avrebbero fatto nella gita scolastica del giorno dopo, prevista dalle metodiche d’insegnamento». «Non abbiamo ancora ricevuto comunicazioni ufficiali - conclude il legale - né la professoressa è stata interrogata o convocata da nessuno, se non dal preside che non ha preso provvedimenti perchè non c’è nulla a suo carico».
Sorpresa e sgomento anche tra i genitori della classe molti dei quali hanno definito l’episodio solo una «bravata». Sulla stessa linea il sindaco di Sant’Antimo, Francesco Piemonte (Pdl): «Sono profondamente rammaricato che una deprcaabile bravata, nei confronti della quale sono stati già adottati provvedimenti del caso, sia stata trasformata in una storia morbosa a sfondo sessuale, gettando ombre su una scuola che si è sempre distinta per professionalità, correttezza e decoro».
Per il neuropsichiatra non c’è nulla di drammatico. Più che altro una «bravata di gruppo, con la voglia di sfidare l’autorità rappresentata, in quel momento, dall’insegnante». Così, «sulla base dei dati resi noti», il neuropsichiatra infantile Gabriel Levi, dell’ Università La Sapienza di Roma, giudica l’episodio.
ALESSANDRA ci segnala questo articolo tratto da Leggo.it del 23/04/08, giustificando così la sua scelta:”Christine Del Rio, concorrente del GF8, non ha fatto in tempo ad uscire dalla casa che già si parla di lei e si scava nella sua vita privata, come se poi davvero potesse importare qualcosa al pubblico dell’intimità di una ragazza “qualunque” come lei. Non stiamo mica parlando di Sophia Loren! Il personaggio della “bad girl”, con insistenza sul suo coinvolgimento in una storia di droga, è già stato confezionato e da ragazza della porta accanto Christine si avvia a diventare divetta!”.
Gf, il film di Christine «Sogno uno dei Muccino »
Christine Del Rio, 28 anni, è davvero una birbante. Sembra proprio che la finalista del Grande fratello 8 non riesca a stare troppo tempo con i vestiti addosso. Fidanzata per quattro anni con Riccardo Massironi, fascinoso imprenditore, la bella bionda di Alghero è stata fotografata durante un party completamente nuda e gli scatti sono finiti dritti dritti sulle pagine di “Di Tutto”. Nel 2005 una condanna di primo grado a tre anni e sette mesi per trasporto di droga: insomma, una “ex cattiva ragazza” in cerca di riscatto.
UN FILM NEL FUTURO? La “medaglia di bronzo” del Grande fratello, un legame tenero nella casa con Francesco Botta, ha deciso di raccontare le sue emozioni al Velino. «Mi vergognavo anche di indossare il costume da bagno. La mia intimità con Francesco la proteggevo sotto le coperte - spiega - sono stata criticata per non avere mai dato un bacio con la lingua a Francesco, ma ci sono cose di cui provo pudore. Infatti, mentre sono felice di avere avuto la possibilità di questa grande occasione, sin dall’inizio, ero preoccupata e spaventata dei milioni di persone che mi avrebbero vista». Stare rinchiusa nelle mura di Cinecittà le ha dato la possibilità di riscoprire determinate sensazioni: «All’interno della Casa ho avuto modo di riflettere molto e di ritrovarmi». Della felicità di rivedere Botta dice: «Se una volta uscita, sono apparsa un po’ distante con Francesco, è perché l’ultima volta che c’eravamo visti avevo visto cose che mi avevano spiazzata e su cui non c’eravamo spiegati», riferendosi al video mostrato il 15 aprile scorso nel corso del programma, in cui il romano prendeva le distanze da lei, probabilmente preoccupato dalla forza del sentimento esploso e dalla paura che non fosse corrisposto appieno. Ma aggiunge: «Ora ci siamo finalmente chiariti». Crhistine, 28 anni, per il futuro ha idee chiare: «Voglio fare l’attrice. Mi piace Hilary Swank. Il mio sogno? Essere diretta da Gabriele Muccino, ma mi accontento anche di Silvio…».
RICCARDO: «IO E CHRISTINE DI AMIAMO» «Io e Christine ci amiamo. La nostra storia continuerà quando lei uscirà dalla casa? Vedremo. Dovrà decidere anche lei». A poche ore dalla finale del Gf8 arrivano come un terremoto le parole di Riccardo Massironi, noto imprenditore, e fidanzato storico della bellissima bionda della casa. Una Christine Del Rio che nasconde più di uno scheletro nell’armadio. Nel suo passato una condanna a 3 anni e 7 mesi per trasporto di droga dopo essere stata colta in flagranza di reato mentre trasportava stupefacenti da Milano a Montecarlo e una storia prolungata con Raniero Monaco di Lapio del Gf7. Ma per Massironi, intervistato a “Mattino 5″ da Barbara D’Urso non ci sono ombre che tengano. «La droga? Christine non c’entra. Il suo unico torto fu di aver accettato un passaggio da una persona fermata per quel reato. Il suo avvocato è bravissimo e nei prossimi gradi di giudizio dimostrerà la sua innocenza».
Poi la domanda più attesa e Barbara D’Urso non si fa pregare. Sei ancora il fidanzato di Christine?
«A modo nostro sì».
Ma Christine nella casa si è lasciata andare a più di una effusione… «Il Grande fratello è un gioco e come tale va valutato. Io e Christine ci amiamo. Lei si bacia nella casa? Magari io lo faccio in un’altra. E poi i baci fanno parte della comunicazione, non sono un segno di amore. Sono certo, lì dentro lei non mi ha mai tradito».
SVEVA ci segnala questo articolo tratto dal Corriere del Mezzogiorno del 22/04/08, giustificando così la sua scelta:”Credo che in questo articolo siano presenti alcune tecniche distorsive del linguaggio trash: è presente la soggettivizzazione enfatica e cioè l’esaltazione di un personaggio costruito per reggere la scena ed anche l’ intervista choc, in cui lei sottolinea più volte di voler fare il medico è funzionale alla divizzazione della signorina. Ritengo che questa notizia, del tutto irrilevante, potrebbe semmai trovare spazio in un giornale di gossip di serie B, ma la presenza su un quotidiano mi sembra molto discutibile”.
Lina fa il giuramento di Ippocrate - Ma i colleghi protestano: restatene a casa
NAPOLI- Emozionata, seduta in seconda fila, scrutata a vista da curiosi e paparazzi. Stamattina, Lina Carcuro, 26enne napoletana concorrente del Grande fratello, ha giurato fedeltà al codice deontologico e ai precetti contenuti nell’antico testo di Ippocrate. Lina è da settimane nell’occhio del ciclone per la sua storia di sesso davanti alle telecamere con il «cummenda» milanese Roberto Mercandalli. All’hotel Continental di Napoli ha giurato con altri 300 laureati in medicina di essere fedele a quei doveri deontologici che secondo alcuni suoi colleghi - che hanno presentato un esposto all’ Ordine dei medici di Napoli - la 26enne avrebbe infranto con il suo comportamento nella casa di Cinecittà. Molti mugugni, al termine della cerimonia, tra gli altri 399 partecipanti al giuramento: «Doveva stare a casa - dice un’altra neo dottoressa - ha avuto una bella faccia tosta a venire qui a fare passerella dopo quello che ha fatto. Che vergogna». Ma lei, Lina, scortata dallo zio e assediata dai fotografi, afferma sicura: «Quando ho giurato mi sono emozionata, sono contenta di tornare a fare il medico. Il Grande Fratello è stata una bella parentesi ma il mondo dello spettacolo non mi interessa, io sono un medico. Rifarei tutto quello che ho fatto, non ho nulla di cui vergognarmi».
Lavorerà nel mondo dello spettacolo?
«No, voglio fare il medico, fortissimamente il medico. L’avventura al Grande fratello è stata una parentesi, bella, importante, in cui non ho solo giocato ma vissuto momento per momento. Adesso però torno al Policlinico, alla mia professione, a fare ciò che desidero più di ogni altra cosa. Le polemiche le lascio alle spalle».
L’Ordine dei medici l’ha strigliata?
«No, hanno compreso quello che è successo, sono persone intelligenti».
Quando ritornerà ad indossare il camice bianco in corsia al Policlinico?
«Al più presto, ma la vita in questi giorni è stata frenetica».
SVEVA ci segnala questo articolo tratto da Corriere della Sera.it del 22/04/08, giustificando così la sua scelta:”Credo che in questo articolo siano presenti alcune tecniche distorsive del linguaggio trash: nel titolo è presente il richiamo al settimanale Chi da cui sono state prese le rivelazioni della signora Falchi, quindi vi è la presenza dell’intervista choc in cui il tema fondamentale è l’argomento “sesso”, una delle tre “s” del giornalismo scandalo. Non capisco per quale motivo il Corriere della sera debba pubblicare, anche se nella sezione spettacolo, articoli di questo genere rifacendosi ad un settimanale di cronaca rosa come Chi: forse aveva spazio da occupare?!”.
Anna Falchi: «I calciatori a letto? Veloci come quando fanno gol» - Intervista esclusiva a Chi «Cerco un uomo che tenga i miei ritmi»
ROMA - «Cerco un uomo che tenga i miei ritmi». Anna Falchi è pronta a una nuova vita sentimentale. In un’intervista esclusiva a Chi, il settimanale diretto da Alfonso Signorini in edicola mercoledì, l’attrice, ex moglie di Stefano Ricucci, festeggia il suo compleanno lanciando questo appello. «Il sesso sarebbe tanto importante per me, se lo facessi. Cerco un uomo che tenga i miei ritmi». La Falchi, che ha appena girato con Ezio Greggio il suo episodio del film dei fratelli Vanzina «Un’estate al mare» da circa un anno ha lasciato Ricucci e, da allora, rivela «ho avuto solo una storia, ma è già finita».
«I CALCIATORI? VELOCI» - «Ho avuto più di un calciatore - confessa la Falchi a Chi -. Ma - sottolinea - sono veloci, come quando fanno gol». A proposito dei suoi ex, la bella Anna definisce Fiorello «instabile» e Ricucci «furbone».
DESIDERIE PROGETTI - Quello che più sembra stia a cuore alla Falchi è comunque la maternità e la possibilità di realizzare il suo sogno. «Mi ero sposata per avere un figlio - dice la Falchi -. Voglio diventare mamma lo stesso, piuttosto lo faccio in provetta». Riguardo al lavoro anticipa, infine, il suo prossimo impegno, una fiction per Canale 5 che girerà questa estate: «È la serie “Piper”: sarà il proseguimento del film tv dell’anno scorso. Sono sei puntate».
DANIELE ci segnala questo articolo tratto dal Corriere della Sera del 21/04/08, giustificando così la sua scelta:”Come possiamo vedere e come abbiamo spesso dibattuto, una volta che i media trovano e seguono una notizia trash su scandali sessuali e intrighi amorosi, non fanno altro che per un periodo di tempo di riempire i giornali e tv di queste notizie. Sulla falsariga dello scandalo Mosley ecco altre vicende di particolari sessuali, droga, vizi e vizietti che nulla hanno a che fare con il ruolo istituzionale e manageriale di personaggi pubblici e non”.
Scarcerato dopo poche ore, ha accettato di seguire una terapia antidroga - Arrestato noto giornalista della Cnn - Richard Quest è stato pizzicato al Central Park: aveva droga, una corda intorno al collo
NEW YORK - Bruttissima avventura per un volto noto della Cnn, Richard Quest. Il giornalista britannico, 46 anni, è stato arrestato al Central Park di New York, la notte tra giovedì e venerdì. Quando la polizia lo ha ammanettato Quest era in una situazione decisamente imbarazzante, oltre che in possesso di droga: secondo il tabloid New York Post, il cronista aveva una corda intorno al collo che gli legava anche i genitali, oltre a un fallo di gomma. E in più era in compagnia di un altro uomo. Ecco le accuse: essere entrato nel parco durante la notte (è proibito dopo l’una) e possesso di stupefacenti. In tasca aveva un pasticca di metanfetamina, spesso utilizzata come stimolante sessuale. Quest è stato scarcerato dopo poche ore e ha accettato di seguire sei mesi di terapia antidroga. Se la terapia darà risultati positivi, le incriminazioni cadranno.
SERVIZI IRRIVERENTI - Quest è molto conosciuto, anche al pubblico europeo, perché è uno dei giornalisti più estrosi e simpatici dell’emittente e della Cnn International. Spesso è l’autore di servizi irriverenti, pieni di fantasia e non di rado spiritosi, generalmente da Londra o dagli Stati Uniti, dove aveva seguito la visita della Regina Elisabetta e parte delle primarie.
CARLA ci segnala questo articolo tratto da Repubblica.it del 21/04/08, giustificando così la sua scelta:”Credo che si faccia troppo spettacolo sulle vicende private. Ma in questo caso non penso che la colpa vada data solo al mezzo stampa, perché è stato lo stesso Pupo (al secolo Enzo Ghinazzi), portandosi dietro le telecamere di un noto programma tv, come Striscia la notizia, a mettere in piazza gli affari suoi (solo suoi rimangono perché credo non interessi a nessuno)!!”.
E Pupo salì sul palco di Morandi - “Ecco i 100mila euro che ti devo”
ROMA - “Sono un uomo nuovo”. Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, sabato sera ha saldato il suo debito: con Gianni Morandi e con se stesso. Gli pesavano, quei duecento milioni che l’amico gli aveva prestato nel ‘92 e che non aveva mai restituito. Erano diventati il suo pensiero fisso. Non l’ha detto a nessuno, e a sorpresa, durante l’ultimo concerto di Morandi al Teatro Tenda a Milano - davanti a 3000 persone - è salito sul palco e gli ha dato un assegno da centomila euro. “Gianni non mi ha mai chiesto niente, ma avevo bisogno di chiudere un cerchio”. Morandi è rimasto sorpreso: “Non dovevi Enzo, ci avevo messo da tempo una pietra sopra”.
Giocatore accanito, Pupo aveva sperperato una fortuna, poi l’aiuto di Morandi, una nuova carriera di successo come conduttore: dice di aver avuto dalla vita “una seconda chance”. “Negli ultimi quattro o cinque anni ho chiuso tante pendenze, questa rimasta aperta mi pesava. La vicenda era di dominio pubblico, la gente per strada mi chiedeva tre cose: “Che fai in tv?”, “Hai smesso di giocare?” e “Hai restituito i soldi a Morandi?” Ho capito che dovevo farlo pubblicamente: se lo avessi avvertito, non avrebbe accettato. Lui è contrario a queste esternazioni. Mi sono portato dietro le telecamere di “Striscia la notizia” (il filmato si vedrà stasera su Canale 5 ndr.) anche perché Morandi non potesse dire che non glieli ho restituiti”.
Ride. Lo spiritaccio toscano lo ha sempre aiutato, anche negli anni bui. Così adesso “che qualche soldo ce l’ho, ma non sono mica ricco”, si è messo in tasca l’assegno della Banca Toscana ed è uscito di casa. “Sono stato tutto il giorno con Gianni per parlare della Partita del cuore, il 12 maggio. Io la presento e lui gioca. Abbiamo scherzato”, racconta “poi mi ha spiegato che al concerto mi avrebbe fatto salire sul palco. Mi ha chiesto perché mi seguiva la telecamera, ho inventato: servono immagini se la partita è noiosa. Prendo la chitarra canto, ridiamo. Gli dico che siccome mi aveva fatto uno scherzo terribile in tv quando presentava “Uno di noi” - trovai due prostitute in camera - anch’io gli avrei fatto una sorpresa”.
Cambia voce. “Gianni era stato il mio produttore nel ‘92 a Sanremo, quando cantai “La mia preghiera” e mi ero presentato come Enzo Ghinazzi. Insomma gli ho ricordato che in un momento difficile mi aveva prestato soldi che non avevo restituito. “Ora” gli ho detto “sono qui a chiederti una cosa”. È sbiancato: “Non voglio altri soldi. Non mi hai mai richiesto indietro niente, ho i miei valori, accetta la restituzione del mio debito”. E ho tirato fuori l’assegno. Ho cercato di cantare ma mi sono messo a piangere e sono scappato: c’erano tremila persone che piangevano”.
Morandi resta lì, la moglie abbraccia Pupo, “il cerchio” ripete il cantante toscano “si è chiuso”. “Gianni ha capito la genuinità del gesto, che non volevo farmi pubblicità. Non avevo giustificazioni, prima non avevo la possibilità di ridargli i soldi, oggi sì e sono un uomo libero. Cammino a testa alta. Gli ho chiesto solo di abbonarmi gli interessi… mi creerebbero un problema”. Ride ancora. Darebbe un consiglio a chi è in difficoltà? “Sono l’esempio che ci può essere una seconda possibilità, che non bisogna perdere la speranza. Non darei mai un consiglio tipo “non iniziare a giocare”, farei come quegli psicologi che in tv pensano di risolvere i problemi sparando ovvietà. Ogni caso è diverso”. Ha sentito Morandi? “No, secondo me si sta chiedendo: “L’assegno sarà a vuoto?” Aspetta che aprano le banche”.
GIOVANNI e MICHELEci segnalano questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 21/04/08, dando le seguenti giustificazioni: il primo:”Un altro articolo che sfrutta il caso Mosley per farsi leggere. Anche in questo caso il copione è lo stesso:l’intervista e il virgolettato servono per rendere pubblici i gusti sessuali del presidente della Fia e per rilevare altri particolari sull’ormai “famoso” video”: il secondo:”L’intero pezzo è incentrato sull’enfatizzazione del personaggio Mosley salito alla ribalta, alcune settimane fa, per un caso molto poco nobile, dal quale sembra, però, trarre molta notorietà. Parte principale dell’ articolo è una pseudo-intervista in cui Mosley cerca di giustificare i suoi comportamenti. Altri elementi forti sono: il retroscena (pessima la scelta di pubblicare la foto che ritrae Mosley nelle sue “performances”), il gossip e, soprattutto, il far leva sulla “S” (sesso) propria del giornalismo scandalo, riportando alcune dichiarazioni di Mosley stesso, a mio parere evitabilissime, che hanno come unico scopo quello di incrementare sempre più la dimensione scandalistica del pezzo”.
Mosley: orgia nazi? Ho gusti eccentrici
LONDRA — «Il problema con il sesso è che è vario: c’è gente che lo fa nella posizione del missionario, a luci spente, per la procreazione; altri si spingono più in là, hanno comportamenti molto più strani del mio. Io ho preferenze sessuali eccentriche, ma se i rapporti sono consensuali, tra adulti, in privato e non fanno male a nessuno, non vedo che ci sia una questione morale».
Tre settimane dopo essere stato esposto al pubblico ludibrio come protagonista di «una disgustosa orgia nazi con 5 prostitute », il presidente della Federazione Internazionale dell’Automobile Max Mosley dà la sua verità. E promette di far pagare i danni per violazione della privacy a News of the World, il tabloid che ha pubblicato la storia e diffuso sul suo sito un filmino che ritraeva la porno-sessione.
Il boss della Fia, che controlla il circo della Formula 1, vuole anche restare al suo posto fino al termine del mandato, nel 2009: ma questa decisione spetta all’assemblea straordinaria convocata a Parigi per il 3 giugno. Quello di Mosley è diventato subito uno scandalo politico, con connotazioni psicologiche. Il padre di Max era Sir Oswald Mosley, il fascista inglese che ammirava Mussolini ed era amico di Hitler. L’accusa principale è che un uomo con la sua storia familiare avrebbe dovuto evitare di giocare a fare il detenuto di un lager e poi l’aguzzino, gridando in tedesco «Eins, Zwei, Drei…» mentre partivano le frustate. Mosley ha incassato critiche e inviti alle dimissioni dalle associazioni ebraiche, da ex campioni del volante come Moss, Stewart e Scheckter, da scuderie tedesche e giapponesi, dallo sceicco del Bahrein che gli ha imposto di non farsi vedere al Gran Premio due settimane fa. Ora ha deciso di parlare in un’intervista al Sunday Telegraph.
Sostiene che «l’incontro con le cinque professioniste» non nascondeva nessuna fantasia nazista ma solo passione per il sesso sado-masochista. È amareggiato per «il tradimento della fiducia e del rapporto professionale » con la prostituta che ha venduto al tabloid la storia e un filmino di cinque ore. Mosley ha dovuto dare qualche spiegazione anche alla moglie: «Direi che non le ha fatto molto piacere», ha ammesso con senso dell’understatement molto inglese. Il caso legale potrebbe ridisegnare i confini dei rapporti tra personaggi pubblici e diritto di cronaca. Per giorni la stampa britannica ha evitato di riprendere lo scoop a luci rosse del tabloid, temendo cause per danni. Solo il Times (che come News of the World fa parte del gruppo Murdoch) ha reagito subito. Daniel Finkelstein, capo degli editorialisti del Times, ha scritto un commento su «Mosley e il problema dei figli dei nazisti». Finkelstein, ebreo, è figlio di un sopravvissuto all’orrore dei lager e osserva che questi «giochi sessuali a sfondo nazi» dimostrano come Max non sia riuscito a fare i conti con il passato di famiglia. Ma l’incontro doveva rimanere segreto, non ha fatto niente in pubblico, gli ha chiesto il Corriere.
«Non si può definire comportamento privato, ha assoldato cinque prostitute e con la sua storia avrebbe dovuto essere molto più sensibile. Poi non ti puoi sorprendere se ti filmano ed espongono il fatto», replica l’editorialista. Ma questa durezza non solleva il dubbio che si vogliano far ricadere le colpe dei padri sui figli? «Assolutamente no. Ci sono molti figli di genitori coinvolti nei crimini del nazismo che hanno fatto tutto quello che hanno potuto per correggere quegli errori, pensi a Martin Bormann junior, che si è fatto prete».
SVEVA ci segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 20/04/08, giustificando così la sua scelta:”Questo articolo a parer mio è l’emblema del giornalismo trash, viene pubblicata una notizia riguardante la vita privata del Presidente russo Putin, che non dovrebbe interessare ai lettori.
Infatti è ricco di colore e gossip, nonostante il protagonista sia un esponente politico;ma la cosa più divertente è che si parla di “sindrome di Sarkozy”,la cui vicenda personale è diventata un vero fenomeno mediatico. I due presidenti vengono paragonati per le loro vicende amorose, così noi lettori anzichè venire a conoscenza dei rapporti che intercorrono tra la Russia e la Francia possiamo allietarci con questa divertente “soap-opera mediatica”.
«Sindrome di Sarkozy» anche per Putin, verso le nozze con un’atleta-modella - Prenderà in moglie Alina Kabaeva, oro olimpico nel 2004 in ginnastica, e ora deputata di “Russia Unita”
MOSCA - Una love story con una deputata di Russia Unita e presto pure il matrimonio: la stampa scandalistica russa non risparmia Vladimir Putin e il quotidiano Moskovskij Korrespondent ha messo in prima pagina la presunta storia d’amore tra il presidente uscente e Alina Kabaeva, parlando di «sindrome di Sarkozy». Ovvio il riferimento al collega francese e alle recenti nozze con la modella italiana Carla Bruni.
L’IPOTESI DEL MATRIMONIO - E come Sarkozy, Putin sarebbe pronto a tornare all’altare: il tabloid ipotizza il 15 giugno per la cerimonia, lasciando intendere che la data è già stata fissata. Le indiscrezioni si diffondono nel secondo giorno del convegno del partito di maggioranza Russia Unita, che potrebbe vedere la salita di Putin alla guida del movimento. Da notare che la Kabaeva, prima di approdare alla politica, è stata campionessa olimpica. E secondo il giornale Putin - che «come ogni uomo sano, non è indifferente alle bellissime sportive» - per lei avrebbe già lasciato la moglie Ljudmila.
ENTRAMBI DIVORZIATI - Sia Putin, sia la Kabaeva sarebbero “entrambi divorziati”. Lui da «due mesi privo di legami familiari». E con la fine del secondo mandato presidenziale (ossia “la fine della naja” secondo le parole dello stesso Vladimir Vladimirovic) il capo di stato avrebbe «trovato il tempo necessario per risolvere gli affari personali». Sempre secondo il quotidiano anche il quadro familiare è completo e permetterebbe la svolta: visto che una delle due figlie “già grande, mentre l’altra studia”.
MICHELE ci segnala questo articolo tratto da LaStampa.it del 18/04/08, giustificando così la sua scelta:”Segnalo questo articolo come trash per vari motivi. Innanzitutto, perchè è pubblicato nella sezione “esteri” del quotidiano torinese, ma queste notizie di politica estera non hanno proprio niente. In secondo luogo, per via degli argomenti trattati, l’intero pezzo si basa su una delle tre “S” del giornalismo scandalo, quella del sesso. Inoltre, si riportano affermazioni del tipo “Mi piacciono tutte le donne”, fatta da Putin (ripresa anche nel titolo), che a noi poco può interessare, come d’altronde l’intera storia. Direi che il pezzo assolve il mero compito di soddisfare la curiosità del lettore e di catturarne l’attenzione per pochi secondi, passati i quali al lettore stesso non sarà rimasto niente e le sue informazioni sulla politica estera saranno pressochè le stesse di prima”.
Gli amori dello “zar” e le battute del Cavaliere - Gaffe di Berlusconi che mima il mitra, Putin ” Sì, mi piacciono le belle donne” - Il presidente russo, incalzato da una giornalista, nega la relazione con la Kabaeva: “Voglio rispetto”
Vladimir Putin ha smentito seccamente le voci di una sua relazione con la giovane deputata Alina Kabaeva. «Non c’è una parola di verità», ha risposto ad una giornalista che gli ha chiesto di confermare o meno le indiscrezioni su un suo prossimo matrimonio con la deputata di Russia Unita, ex campionessa olimpica, e di un divorzio già avvenuto dalla moglie Ljudmila.
Prima che Putin rispondesse,Silvio Berlusconi sorridente ha mimato con le mani un mitra e lo indirizza verso la giornalista. Putin se ne è accorto e ha annuito. «Sulla stampa si parla di molte belle giovani donne - ha detto il presidente russo a fianco di Silvio Berlusconi, trovando il sorriso dopo un avvio piuttosto imbarazzato della risposta alla domanda sulla sua vita privata - penso che non sia una sorpresa se vi dico che mi piacciono tutte». Vladimir Putin ha sottolineato come, oltre alla Kabaeva, «una vostra collega che lavora per il primo canale della televisione russa, Katia Andreeva», sia stata oggetto di simile gossip. «In altri articoli del genere si menzionano altre belle e giovani donne. Nessuno si sorprenderà, penso, se dico che mi piacciono tutte».
«La società ha il diritto di sapere come vivono le persone che hanno un ruolo pubblico - ha aggiunto il presidente russo - ma anche in questo caso ci sono dei limiti. Esiste una vita privata dove nessuno può intromettersi. Non mi sono mai piaciuti quelli che con il muso sporco e le proprie fantasie si introfolano nella via altrui». Il presidente non ha direttamente risposto alla domanda sul presunto divorzio da Ljudmila, che secondo indiscrezioni di stampa sarebbe avvenuto due mesi fa. Ma ha liquidato tutta la vincenda con un «non c’è una sola parola di verità». Quindi Berlusconi, sempre ironizzando, ha chiesto a Putin un immaginario scambio, sempre scherzando: «Se sei d’accordo io ti mando la stampa italiana da te e tu la stampa russa in Italia».
Al termine della conferenza stampa i due leader, circondati da decine di telecamere e di giornalisti sono tornati sulla vicenda. In particolare Silvio Berlusconi, rivolgendosi alla giovane minuta cronista ha detto: «L’aspettiamo da noi la prossima volta». Quindi dopo aver presentato uno ad uno i giornalisti italiani presenti al leader russo gli ha indicato un noto «retroscenista» italiano dicendogli: «Tu mi lasci questa giornalista e io ti mando lui». Ma la vicenda continua anche più tardi perchè questa giovane cronista russa ha attirato l’attenzione di molti cronisti per essere scoppiata in lacrime visibilmente scossa, e a chi gli chiedeva del suo stato d’animo, ha spiegato: «Ho visto il gesto di Berlusconi ma so che il vostro presidente è abituato agli scherzi. Non avrà alcuna conseguenza». La cronista è stata dunque confortata da un esponente del governo addetto all’informazione del governo russo che ha assicurato a lei e ai giornalisti italiani che il monito di Putin a non mettere il naso nelle sue faccende private «non era rivolto a lei personalmente ma alla stampa in genere».
GIOVANNI ci segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 17/04/08, giustificando così la sua scelta:”Colore, gossip ed attrazione per i soldi la fanno da padrone in un articolo che si limita a fare i conti in tasca e a menzionare i vari “vizietti” dell’attrice diciottenne Emma Watson. Alla giornalista non sfugge nessun particolare, ci viene detto tutto sulla giovane Emma: quanti soldi ha in banca, chi frequenta, cosa mette alle feste…l´unico inconveniente è che manca la notizia, peccato!”.
Corso da «brava milionaria» per i 18 anni di Hermione
LONDRA — Diciotto anni e 16 milioni di euro in banca: Emma Watson, in arte l’amica del cuore di Harry Potter, diventa maggiorenne, ma pur essendo ricchissima potrà usufruire solo in parte del suo patrimonio. I genitori dell’attrice, scelta per il ruolo di Hermione quando era ancora una bambina e cresciuta sul set, hanno chiari i problemi legati all’avere troppi soldi troppo presto.
Con il primo assegno intestato alla figlia hanno aperto un conto fiduciario presso la banca della famiglia reale: saranno ora gli esperti di Coutts a tenere un occhio sulle spese della giovane star, gli stessi esperti che, prima del suo compleanno, hanno fatto fare a Emma un corso accelerato su come utilizzare gli introiti in modo sensato.
Come leggere il Financial Times, come creare un’azienda, come investire in azioni etiche, come sponsorizzare una charity, come tutelare la propria immagine: una serie di lezioni tenute da luminari di vari campi, dall’amministratore delegato del quotidiano della City, al direttore di una nota agenzia di relazioni pubbliche: una specie di scuola per «milionari responsabili» frequentata in contemporanea anche da un altro protagonista delle avventure di Harry Potter, Tom Felton, il malefico Draco Malfoy. «Chris e Jacqueline Watson — ha raccontato una fonte vicina all’attrice — sono due avvocati in carriera che, pur se divorziati, continuano ad occuparsi insieme della crescita della figlia. Vogliono che i soldi le assicurino un futuro tranquillo e privo di difficoltà finanziarie, non che siano sperperati in pochi anni in capricci da star». Gli esempi, d’altronde, non mancano: per ogni Daniel Radcliffe — il protagonista di Harry Potter la cui fortuna, grazie a investimenti oculati, si aggirerebbe già attorno ai 40 milioni di euro — c’è una Paris Hilton o una Britney Spears.
Ora che è una giovane donna, Emma comincia inoltre a concedersi qualche vizietto: i grandi atelier per le feste — a cominciare dalla sua per i 18 anni, prevista per il fine settimana —, la macchina, i boyfriend, non sempre, tra l’altro, proprio bravi ragazzi. Come l’ultimo, Johnny Borrell, cantante dei Razorlight, ex tossico, grande amico di Pete Doherty, l’ex di Kate Moss. Quando i due, lo scorso febbraio, sono stati fotografati insieme a una festa organizzata per la settimana della moda londinese, i genitori di Emma, e insieme a loro i produttori dei film di Harry Potter, sono andati in tilt: nel nuovo contratto della Watson è stata inserita una clausola che le richiede di tenere in pubblico un «comportamento appropriato».
Una strategia di autodifesa comprensibile, se si considera che per i prossimi tre film della serie — il romanzo conclusivo, «I doni della morte», verrà infatti diviso per il cinema in due puntate — Emma incasserà altri otto milioni di euro. Per ora, comunque, ha la testa sulle spalle. Dopo la maturità, che conseguirà quest’estate, vuole continuare gli studi: ha fatto domanda a Cambridge per studiare filosofia. È al corrente, inoltre, del fatto che danneggiare il proprio marchio è facile: qualche foto all’uscita di un night può far nascere dubbi nella mente di un regista. Basta poco, l’hanno avvertita da Coutts, a incrinare una carriera. Hanno stabilito così, per ora, una «paghetta» mensile da 1.500 euro. Pi si vedrà.
CARLA ci segnala questo articolo tratto da Repubblica.it del 16/04/08:
Romantico Lapo, ma in famiglia:”E’ innamorato della cugina Bianca” - Il nipote dell’Avvocato torna sotto i riflettori, ma nelle pagine di cronaca rosa. Secondo il settimanale “Oggi”, è fidanzato con la ventenne Brandolini D’Adda
ROMA - Alle prime pagine dei giornali, lui, Lapo Elkann, c’è abituato da sempre: rampollo d’oro della dinastia italiana per eccellenza, giovane uomo marketing al servizio dei gioielli di famiglia (vedi Juventus), poi protagonista - suo malgrado - e vittima dell’incidente a base di sesso, cocaina ed eroina che lo ha sbattuto sulle prime pagine di tutti i giornali. In quella notte brava che lo ha portato in ospedale, e poi alla riabilitazione in terra americana. E adesso, ancora una volta, il nipote dell’Avvocato torna sotto i riflettori. Ma stavolta, si tratta di cronaca rosa, e non nera: il settimanale Oggi, in edicola domani, dedica un ampio servizio alla sua love story con Bianca Brandolini D’Adda. Sua cugina di secondo grado, visto che i loro nonni erano fratelli.
A sostegno della notizia, la rivista offre ai lettori anche un’abbondante documentazione fotografica, una serie di scatti presi a Parigi: con Lapo e la ragazza che si esibiscono - secondo quanto riporta la nota diffusa oggi dall’editore - in “abbracci, carezze, scherzetti da innamorati e teneri baci”. Linguaggio da collezione Harmony, per enfatizzare lo scoop e far sognare i lettori su questa versione contemporanea del sogno del principe azzurro. Con due sostanziose differenze, rispetto alla tradizione. Primo: si tratta di un principe un po’ scapestrato, visti i trascorsi personali. Secondo: si tratta di una fiaba (se a lieto fine, sarà il tempo a dirlo) intrafamiliare. Che si volge all’interno del gruppo imprenditorial-parentale più celebre di casa nostra.
E oltre alle foto, sempre secondo quanto anticipato da Oggi, ci sono altri indizi, a sostegno della tesi del grande amore. Visto che la notizia “ha trovato conferme tra gli amici del ventinovenne imprenditore, secondo figlio di Alain Elkann e Margherita Agnelli e da fonti confidenziali vicine agli Agnelli: il nonno di Lapo, l’Avvocato, era fratello della nonna di Bianca, Cristiana, e quindi i due giovani sono cugini di secondo grado”. Lei, a quanto sembra, vanta anche una discendenza da Maria Teresa d’Austria.
Ma chi è, al di là del nome altisonante, questa signorina che ha fatto perdere la testa al più navigato cugino? Ebbene, “Bianca Brandolini ha 20 anni e vive a Parigi, dove frequenta i corsi della scuola superiore di studi cinematografici”. Giovanissima, dunque. E con classico curriculum da ragazza di ottima famiglia, studi all’estero, balli nella società che conta e tanto bon ton.
Ma la love story, se confermata, ha anche un risvolto patrimoniale, oltre che romantico. Visto che, con tutta probabilità, la bruna e raffinatissima Bianca partecipa anche lei, in qualche modo, all’eredità del suo prozio, l’Avvocato: patrimonio gestito dalla società accomandita “Giovanni Agnelli” di cui fanno parte, tra gli altri, i figli di Margherita Agnelli e Alain Elkann. Ginevra, John e, appunto, Lapo. Un tesoro che, va ricordato, è anche conteso: proprio Margherita ha citato in giudizio gli amministratori della società, ritenendosi ingiustamente esclusa (lei stessa e i figli, nati dal secondo matrimonio) dalla cassaforte che fu di suo padre. Liquidata generosamente, ma pur sempre - questa la sua opinione - senza il suo accordo.
Insomma: che si tratti di litigi, di soldi o di amori, di cronache rosa o giudiziarie, sembra che in questa fase gli Agnelli preferiscano fare davvero tutto in famiglia.
FRANCESCO ci segnala questo video tratto da CorrieredellaSera.it del 15/04/08, spiegando così la sua scelta:”Vorrei segnalare questo video perchè, al di là dei risultati delle elezioni, mi è sembrato un esempio evidente di errata comunicazione politica. Il neo premier (come anche molti dall’altro lato del Parlamento), con la complicità dei media che gli prestano il fianco, preferisce portare l’attenzione più sulla sua persona che verso il dibattito a cui era stato invitato. Questo credo sia un esempio di spettacolarizzazione eccessiva della comunicazione politica, che così diventa uno show con tanto di colpi di scena e applausi.”
Lo show del Cavaliere da Bruno Vespa
GIOVANNI ci segnala questo articolo tratto da Libero.it del 15/04/08, con questo commento:”Questo articolo richiama un’intervista rilasciata da Lory Del Santo al quotidiano “La Stampa” nella quale rivela che un noto giocatore le fa la corte da anni. Le tecniche distorsive del trash studiate nel laboratorio del prof. Talamo qui secondo me abbondano: esaltazione del personaggio della “mangiauomini”, gossip e rivelazione di particolari utili solo a dare visibilità alla divetta che deve fare pubblicità alla sua autobiografia appena pubblicata. Una notizia che non dà alcuna notizia”.
Il mio spasimante Galante
TORINO - Fabio Galante perdutamente infatuato di Lory Del Santo? A sentire la diretta interessata parrebbe proprio di sì. In un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, in occasione dell’uscita di una sua autobiografia, la “svampita” più famosa d’Italia ha rivelato di avere tra i suoi ammiratori niente meno che un calciatore del Livorno, che la corteggia ormai da 16 lunghi anni: «C’è ne uno che mi sta addosso da sedici anni, un certo Galante», ha raccontato la soubrette.
«Aveva 19 anni la prima volta che mi corteggiò in discoteca. Giocava non so dove, nel Genoa o nel Torino. Gli dissi: “Quando sarai un giocatore dell’Inter, del Milan o della Juve ne riparliamo”», prosegue la Del Santo. Quell’incontro per l’allora giovanissimo Galante fu, a quanto sembra, indimenticabile, ma non per la mangia-uomini Del Santo. Abituata a essere corteggiata e amata da personaggi del calibro di Eric Clapton(conosciuto in una discoteca a Milano e da cui ha avuto un figlio morto a 4 anni dopo un volo dal cinquantatreesimo piano di un grattacielo a New York), George Harrison (con cui trascorse tre giorni e tre notti a Hiroshima e che per lei fece chiudere la piscina dell’albergo dove alloggiava e pagò un bodyguard per difendere la loro privacy solo perché voleva fare il bagno con lei, per massaggiarle i piedi), Dodi Al-Fayed (conosciuto a Cannes in una discoteca) e Adnan Kashoggi, Lory non venne in alcun modo colpita da quel giovane che le disse: «Vieni in camera mia».
Dopo tutti questi anni però l’ex nufraga dell’Isola dei Famosi non esclude di incontrare il giocatore, almeno per premiare la sua perseveranza. Un incontro da cui però non potrebbe mai nascere una storia d’amore. La soubrette è convinta infatti che l’amore «ti fa perdere lucidità e io non posso permettermelo. Sono andata ragazzina allo sbaraglio, nel Far West. Cerchi di scalare la vita e c’è sempre una botola. Arrivare serenamente non è facile, vedi quella Britney Spears… Io ce l’ho fatta. E ora? Ho vissuto troppo, sono troppo complessa per concedermi a un uomo solo».
ROSARIA ci segnala questo articolo tratto da Repubblica.it del 15/04/08, con questo commento:”Ecco cosa propone oggi la pagina degli esteri della Repubblica.it! Ancora una volta la vita privata degli uomini politici viene presentata dai media come un piatto succulento. Le informazioni tra l’altro sono solo presunte, nulla è stato confermato; eppure già sono tali da meritare un intero articolo”.
Potere e gossip per Putin - “Sposerà una modella”
MOSCA - Deve essere un virus. Colpisce i presidenti. E le modelle (anche ex), purché bellissime. Li fa innamorare. E li conduce dritti dritti al matrimonio. Sarkozy insegna. E Putin segue. Sì, proprio il più impenetrabile e indecifrabile dei capi di Stato del mondo, l’uomo venuto dal Kgb, si starebbe per sposare con una ragazza più giovane di trent’anni, dopo aver divorziato in gran segretezza lo scorso febbraio dalla moglie Ljudmila. Se si deve dar retta ai gossip che stanno elettrizzando Mosca in queste ultime ore, sappiamo anche quando il presidente russo impalmerà la futura nuova signora Putin: il 15 giugno prossimo, in occasione della festa della santissima Trinità ortodossa; e pure dove: il fastoso palazzo di Konstantinovo, sotto San Pietroburgo, dove due anni fa venne ospitato il summit del G8.
Lei si chiama Alina Kabaeva. Tutti i russi la conoscono e l’adorano. Compirà 25 anni il prossimo 12 maggio. E’ stata campionessa olimpica di ginnastica artistica ai Giochi di Atene del 2004, ha conquistato due titoli mondiali e un grappolo di titoli europei. Dopo le Olimpiadi, si era ritirata. Voleva diventare attrice. Ha infatti un fisico perfetto, un volto da gazzella, due occhi vagamente orientali e lunghissimi capelli bruni. I russi la considerano più affascinante delle tenniste sexy Sharapova e Kurnikova: in confronto a lei sembrano soltanto due belle cavallone.
Alina non divenne attrice e tornò sulle pedane, vincendo alcuni dei concorsi più importanti del calendario internazionale. Due grandi stagioni e alla fine del 2006, tra la frustrazione generale dei suoi tifosi, ossia tutti gli uomini della Federazione russa, di nuovo uno stop, dopo un infortunio.
C’è chi ancora spera che vada a Pechino, ma è più che altro un sogno collettivo. Alina, nel frattempo, ha intrapreso un’altra carriera, quella politica. Dal 2 dicembre è diventata deputata della Duma per Russia Unita, la formazione egemone del parlamento russo (64,3 per cento dei voti), che proprio oggi consacrerà Putin presidente del partito con un mandato “potentissimo”, anche se non è iscritto, approvando un comma ad hoc che glielo consente.
Putin lascerà la carica di presidente il 7 maggio al successore Dmitri Medvedev, per diventare primo ministro. In questa cornice di passaggi istituzionali, in cui si promette di cambiare radicalmente il volto del Paese, ad “europeizzarlo” ci ha pensato a modo suo Putin con questa inattesa scelta d’amore. Ma è una notizia attendibile?
Secondo il quotidiano Moskosvskij Korrespondent, non ci sarebbero dubbi, l’informatore del giornale sarebbe un amico intimo della società “Art-Management Tsentr Karnaval-stil” di Pietroburgo, specializzata in eventi e allestimenti vari, che parteciperebbe al concorso riservato per il diritto di organizzare e allestire le nozze di Putin, “il timbro che attesta la separazione dalla prima moglie è stato apposto sul passaporto del presidente, in uno degli uffici del Registro degli Atti Civili di Pietroburgo”. Del resto, le due figlie sono già grandi, una è sposata e vive a Monaco di Baviera, l’altra, ancora studentessa, è ragazza da marito. Dunque si può trovare tempo per risolvere le questioni personali.
L’unica smentita, sinora, è quella della portavoce di Alina, ma è parso un no eccessivo, quasi dettato dal timore di svelare segreti imbarazzanti: in fondo Putin resta l’uomo più potente della Russia. Repubblica ha chiesto al Cremlino. Per stranissime coincidenze, il primo portavoce Dmitri Peskov è “in missione”, il numero due è malato e il tre dice di essere “incompetente” sull’argomento.
Al giornale Moskovskij Korrespondent, il cui proprietario è Alexandr Lebedev, coproprietario con Mikhail Gorbaciov di Novaja Gazeta (dove lavorava Anna Politkovaskaja), dicono che le fonti sono serie e che loro hanno per obiettivo di diffondere “notizie indipendenti”, cioè fuori dal coro. Anzi, il “piano Putin” nei confronti della bella Kabaeva “è operativo da tempo”: la ragazza è vicepresidente della Commissione per la politica giovanile, nonché presidente di Media-Group Nazionale, del businessman Jurij Kovalciuk, amico stretto di Putin. Non a caso, in questi giorni le tv di Stato e i quotidiani allineati al Cremlino danno ampio risalto alle vicende di Sarkozy e di Carla Bruni: come erudire il bimbo e prepararlo al domani.
ROSARIA ci segnala questo articolo tratto daLeggo.it del 14/04/08, con questo commento:”Non c’è nulla di più trash del riportare le conversazioni/risse di una trasmissione completamente trash come Buona domenica. Attraverso una serie di giri di parole si cerca di insaporire notizie, già abbondantemente approfondite nelle scorse settimane”.
GF, Roberto ko a Buona Domenica – La mamma di Lina: “Ti sei vantato”
Il Grande Fratello è di nuovo protagonista a “Buona Domenica”, contenitore pomeridiano di Canale 5. Ad aprire l’angolo dedicato alla casa di Cinecittà nel salotto di Paola Perego è Mirko Sozzio, concorrente cacciato dalla casa per una bestemmia proferita nell’ultima puntata. La conduttrice parte subito con il dito puntato: «Ti sei distinto nella casa, mai una parolaccia, un comportamento fuoriposto. Come hai fatto a farti scappare una cosa del genere?». «Nella casa c’è una grande tensione - ha risposto Mirko - specie prima delle dirette. Mi è scappata e mi scuso di nuovo con tutti, ma non me ne sono neppure accorto». «Si è capito che te ne sei accorto - controbatte la Perego - se ne sono accorti anche gli altri inquilini, tanto è vero che ha subito cercato la loro complicità». Della stessa opinione anche gli altri ospiti in studio.
LE LACRIME DELLA MAMMA DI LINA La mamma di Lina, la signora Teresa, sceglie di accettare l’invito della redazione e si presenta in studio per parlare del dolore causato alla figlia da Roberto e per mettere il cumenda di fronte alle proprie responsabilità. Se Roberto non avesse parlato delle effusioni scambiate con Lina con gli altri ragazzi, è il pensiero della signora Carcuro, non sarebbe successo nulla: il fratellino di Lina non avrebbe fatto a pugni a scuola per difendere la sorella dagli sfottò degi compagni e l’Ordine dei medici non avrebbe messo sotto inchiesta la dottoressa. «Com’è da madre vivere una figlia che piange in quella maniera?», domanda la Perego. «Lina è una ragazza allegra, generosa, vederla in questo modo fa male». «Signora Teresa, la sofferenza inizia il 23 marzo, il giorno di Pasqua», da il la al racconto la Perego. «Eravamo a Gaeta e ci chiama una nostra amica per raccontarci quanto era accaduto…- racconta la signora, che poi si lascia andare alle lacrime - vedere quei titoli di giornale… (circa la volontà dell’Ordine dei medici di estromettere Lina dall’albo dopo che la ragazza aveva fatto sesso nella casa, ndr) dopo tutta la passione che Lina ha messo negli studi… Ha sempre desiderato fare il medico, da quando aveva otto anni».
Poi il racconto si fa drammatico. «Lina era piccola, quando io seppi di avere un carcinoma al seno. E lei, piccola com’era, si è presa cura di tutti mentre io non stavo bene. Poi un giorno mi ha preso e mi ha detto: “Mamma basta piangere, devi reagire”. Questa è Lina».
FACCIA A FACCIA CON ROBERTO Roberto, che era rimasto zitto per tutta la prima parte dell’intervista, decide di dire la sua. «Mi sembra di aver chiesto scusa più di una volta. Non mi si può addossare la colpa di tutto, delle decisioni dell’Ordine dei medici. Eravamo in due». Poi rivolto alla mamma di Lina, che neanche lo guardava in faccia: «Signora, se mi fa il piacere di guardarmi in faccia, ho capito che è arrabbiata, però sarebbe carino da parte sua se lo facesse».
«Signora, cosa devo fare per farmi perdonare da lei?», domanda ancora Roberto. «Se non ti fossi vantato con gli altri ragazzi, non sarebbe accaduto nulla. Devi farti perdonare da Lina, non da me. Dovrai parlare e chiarirti con lei quando uscirà», ha risposto la signora.
DANIELE INTERRANTE CITA EINSTEIN Prende la parola Daniele Interrante, che punta il dito contro il cumenda: «Roberto, ti devi rendere conto di una cosa: tutte le azioni hanno delle conseguenze, lo disse Einstein. Lina verrà ricordata e bollata per tutta la vita per questo episodio».
MILO CI VA GIU’ DURO Anche Milo, ribattezzato “Orsacchio” dalla Gialappa’s, vincitore della scorsa edizione del Grande Fratello, è duro con Roberto: «Roberto, anche se dimostri 50 anni, sei molto più giovane e dovresti portare rispetto per la signora».
SILVIA, LA VERA “PRIMA DONNA” Dopo la parentesi dedicata a Lina e Roberto, è la volta della vera “prima donna” del Grande fratello: Silvia, «la vincitrice morale dell’ottava edizione», come la definisce Paola Perego. «Ho cercato di mandare un messaggio di forza - racconta Silvia - la cosa che mi stupisce sono i bambini che mi chiedono di fare la foto con loro».
«In passato sono stata discriminata - racconta Silvia - è accaduto quando andavo ancora a scuola, avevo 11 o 12 anni. Mi sono rivisto in quel bimbo che si è suicidato per le chiacchiere dei compagni (circa la sua presunta omosessualità, ndr)». «Qualcuno - le dice la Perego - ha insinuato che tu abbia sfruttato la tua condizione di ex transessuale per vincere». «Roberto, che era lì dentro con me, sa che non ho mai fatto una cosa del genere - ha risposto Silvia - sono entrata nella casa non per giocare, ma per far vedere quella che sono».
CONCETTA ci segnala un servizio del TG4 del 12/04/08, descrivendocelo così:”Oggi, 12 aprile, al Tg4 è stato mandato in onda un servizio sulla morte del 17enne napoletano investito da un camion all’uscita del Liceo scientifico Nobel di Torre Del Greco.
Il servizio non mi è piaciuto affatto. Infatti, il giornalista insiste sulle doti morali del ragazzino, si procede serialmente, edulcorando una realtà di per sé tragica che non necessita affatto di supporti per arrivare allo spettatore. Purtroppo, ancora una volta, si scivola nel trash. Allora ecco lo spettacolo della notizia, il giovane attore puro di cuore che odia la violenza finendo per morire per mano dei cattivi, suoi compagni di scuola, colpevoli di averlo spinto in strada e fatto travolgere da un camion.
In questo servizio abbonda l’uso del condizionale, una sorta di licenza del giornalista il quale con i suoi “forse”, i suoi “magari” e “probabilmente sarà successo”, è riuscito a montare una storia strappalacrime destinata ad evaporare abbastanza presto. ”Un ragazzino”, continua la voce del giornalista ”che una volta gettato in strada, forse sarebbe tornato a dividere i compagni, anzi sicuramente lo avrebbe fatto tanto odiava la violenza”. Tutto questo non possiamo saperlo, eppure con il dono della veggenza siamo proiettati in un futuro immediato che Giovanni, la vittima, non ha avuto il tempo di vivere. Vengono descritti gli istanti antecedenti la sua morte, per una notizia che in due righe sarebbe apparsa più vera e scioccante. E sempre lui,Giovanni, diviene il piccolo eroe di questi giorni e domani, sempre domani, non riusciremo più a ricordarci di quale Giovanni della tv si stia parlando. Ecco come una disgrazia si ritrova a rubare gli ingredienti ad una soap opera”.
FELICE ci segnala questo articolo tratto dal CorrieredellaSera.it del 12/04/08, sottolineando come questa notizia sconcertante sia passata in cavalleria in tv:
Indagine su 50 mila schede, coinvolti uomini della ‘ndrangheta - Le intercettazioni: «Si tapperanno gli occhi quando barreremo le schede bianche con il simbolo Pdl»
REGGIO CALABRIA — Stando all’inchiesta della procura di Reggio Calabria sui possibili brogli elettorali commissionati all’estero, spunta il nome del senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri. Dalle intercettazioni telefoniche il faccendiere-bancarottiere Aldo Miccichè, calabrese di Maropati, avrebbe affidato il compito di sostenere la lista Berlusconi alla cosca Piromalli di Gioia Tauro, il casato di ‘ndrangheta più potente in Calabria. Miccichè, intanto, dal Venezuela dove si è rifugiato per sottrarsi alla condanna definitiva per bancarotta fraudolenta e millantato credito, avrebbe messo a disposizione del senatore di Forza Italia i suoi legami con il cartello di ‘ndrangheta sudamericana per favorire il controllo del voto degli italiani all’estero, mobilitando i consoli onorari.
Nel dossier di circa 430 pagine consegnato al ministro dell’Interno Amato dal procuratore distrettuale di Reggio Calabria Francesco Scuderi e dal pm Roberto Di Palma, si capisce come le schede bianche, circa 50 mila, sarebbero diventate voto utile per il partito di Berlusconi. Miccichè al telefono con Dell’Utri si dice convinto che l’operazione andrà in porto. «Basterà pagare qualche addetto ai lavori — dice rivolgendosi a Del-l’Utri, chiamandolo per nome —. I responsabili delle votazioni si tapperanno entrambi gli occhi quando qualcuno dei nostri si preoccuperà di recuperare tutte le schede bianche e barrare la casella col simbolo Pdl». Per tutto ciò c’era un prezzo: 200 mila euro. L’esponente politico azzurro però chiede al faccendiere calabrese garanzie anche sul voto in Calabria. «Nessun problema», si affretta a ribadire dal Venezuela, Miccichè. E per sancire un’alleanza strategica con Dell’Utri invia a Milano Antonio Piromalli, reggente del casato, figlio di Pino, detto «Facciazza », in carcere con il 41 bis e suo cugino Gioacchino, avvocato, radiato dall’ordine dopo una condanna per mafia. Miccichè gli raccomanda al telefono di essere convincenti con il senatore azzurro, facendo trasparire tutta la potenza della cosca non solo in ambito provinciale, ma nell’intera regione. L’incontro avviene nello studio di Dell’Utri. Il senatore forzista resta entusiasta del colloquio tant’è che al telefono, successivamente, si congratula con Miccichè per avergli fatto conoscere due «bravi picciotti».
L’inchiesta della procura di Reggio Calabria nasce per caso e prende spunto da un omicidio. Quello di Salvatore Pellegrino, «l’uomo mitra», assassinato il 5 luglio dello scorso anno a Gioia Tauro. Pellegrino sarebbe stato ammazzato dai Piromalli — è l’ipotesi investigativa — perché ritenuto responsabile dei danneggiamenti alla cooperativa Valle del Marro, un tempo dei Piromalli e oggi, dopo la confisca, passata a Libera di don Ciotti. Le utenze dei Piromalli, in particolare quelle di Antonio e Gioacchino, sono messe sotto controllo. Si scopre così che i due rampolli della famiglia hanno continui scambi con Aldo Miccichè. Il faccendiere parla al telefono con tutti i politici italiani. Per gli inquirenti è un uomo che ha ancora molto potere in Italia. Si sente spesso con Clemente Mastella, allora ministro della Giustizia. In più occasioni parla anche con i suoi più stretti collaboratori. E chiede un favore: bisogna fare in modo che sia tolto il 41 bis a Pino Piromalli. La richiesta viene anche fatta a Dell’Utri, in cambio dell’appoggio elettorale dei Piromalli. L’indagine Why not della procura di Catanzaro coinvolge il ministro della Giustizia. È l’estate del 2007. La richiesta si blocca.
MICHELE ci segnala e descrive così un articolo tratto dal CorrieredellaSera del 10/04/08: “Sul Corriere della Sera del 10 aprile 2008, alla pag.17 è stato pubblicato un articolo dal titolo “Sex and the City: così Londra va alle urne - Amanti, figli segreti, confessioni choc: la sfida tra il sindaco Livingstone e Boris Johnson”. Questo riguarda la corsa di tre candidati a sindaco di Londra(Johnson,Livingstone,Paddick). La cosa che,a mio parere, rende trash questo articolo è che, dei tre candidati, vengono rivelate più le notizie inerenti la sfera personale che non programmi o progetti politici (tranne una piccola parte riguardante i diversi tipi di bus da utilizzare nella capitale inglese…). In particolare risalto vengono messe le relazioni private, infatti si rivela che: Johnson ha avuto due amanti, Livingstone tre figli da due diverse donne(oltre i due avuti con la moglie), Paddick ha lasciato la moglie per andare a vivere con un compagno gay. Il tutto è anche attorniato da particolari del tipo: pare che la moglie non l’abbia presa bene (riferito alla moglie di Paddick dopo aver scoperto che il marito aveva una relazione gay), o lo si credeva il più sessualmente attivo e trasgressivo del lotto (riferito a Johnson).
Nell’ intero articolo è forte il richiamo al gossip che, però, poco si addice ad un testata importante come il Corriere della Sera (la notizia è inoltre pubblicata in una delle pagine relative agli esteri). Non è chiaro, inoltre, se, ed in che modo, tali indiscrezioni e retroscena possano ripercuotersi a livello politico. Proprio per questo definerei l’articolo trash, infatti riesce ad attrarre l’attenzione solo momentanea del lettore, facendo leva soprattutto sulla sua curiosità, ma allo stesso tempo non dà nè notizie, nè informazioni rilevanti che vadano oltre la curiosità stessa.
GIOVANNI e MARCELLA ci segnalano un articolo tratto dal CorrieredellaSera.it del 10/04/08. Questa la motivazione di GIOVANNI: “Un esempio di retroscenismo davvero spietato. In questo articolo vengono pubblicate alcune cartoline scritte dei fratellini Ciccio e Tore, sono cartoline indirizzate alle madre o ai giudici che seguivano il divorzio dei loro genitori, cartoline con cui i due ragazzini esprimevano i loro pensieri e le loro emozioni più intime e che ora diventano uno strumento per riempire la pagina dedicata al “caso” di Gravina, riportate e commentate al pari di una intercettazione telefonica o di un pizzino di Provenzano”. Questa invece la motivazione di MARCELLA:”Non trovo giusto pubblicare le parole di due bambini di 13 e 11 anni rivolte alla propria madre che, seppure denunciano uno stato di disagio dei ragazzini nello stare con il papà, non possono in alcun modo dimostrare la colpevolezza o meno di quest’ultimo relativamente a quanto accaduto, che peraltro non spetta a noi indagare. Ciccio e Tore adesso riposano in pace e sarebbe rispettoso nei loro confronti che le parole scritte in quelle cartoline rimanessero nelle mura domestiche e fossero lette soltanto dalla persona a cui erano destinate: la loro mamma”.
Le cartoline di Ciccio e Tore «Mamma, vogliamo stare con te»
GRAVINA IN PUGLIA (Bari) — Le ha lette e rilette mille volte, in questi giorni. Le cartoline che i suoi bambini le avevano mandato adesso sono di nuovo nelle sue mani e Rosa Carlucci, la mamma di Ciccio e Tore, le fissa come fossero fotografie. La polizia le aveva sequestrate, assieme a bigliettini e lettere, subito dopo la scomparsa dei piccoli, quando l’inchiesta non aveva ancora imboccato una strada precisa. Lei ne ricordava bene il senso, non certo i dettagli. Ma ora eccoli di nuovo lì, quei dettagli. Nero su bianco. Restituiti alla legittima proprietaria perché non servono più all’indagine.
La scrittura incerta dei suoi due ragazzini dice «cara mamma ti vogliamo tanto bene e un affetto grande e un mondo di amore. Vogliamo stare con te per sempre». Erano i tempi della separazione. Ciccio e Tore vivevano in una comunità protetta ma non si erano mai arresi all’idea di tornare a casa. «Cara mamma » scrive Ciccio in un’altra cartolina spedita a maggio del 2005 “io e Salvatore non vediamo l’ora di tornare a casa tua per sempre, così la famiglia è tutta unita».
In un bigliettino che nelle carte dell’inchiesta è indicato come «n.4» i due figli di Rosa scrivono alla mamma dalla loro nuova sistemazione, assieme al padre Filippo Pappalardi (e alla sua nuova famiglia) al quale il tribunale dei minorenni li aveva alla fine assegnati. Prima il singolare: «Cara mamma non vedo l’ora di vederti per venire con te», poi tutti e due: «Ti vogliamo un enorme di bene anke se non ci vieni più a vederci. Vienici a trovare e parla con qualcuno ke ci fa venire per sempre con te. Ci siamo stancati di stare con papà».
Ciccio e Tore provarono a scrivere anche al giudice per convincerlo: «Gentile signor giudice vogliamo parlare con voi. Noi non vogliamo più stare con papà (…) Vogliamo stare con mamma perché ci manca tanto (…) Ci siamo stancati di stare con lui, abbiamo voglia di scappare come abbiamo fatto in passato. Dobbiamo stare con lei e tu devi aiutarci. Mandaci da lei o lo facciamo noi».
Altro appello ai giudici: «Siamo stanchi di aspettare il vostro decreto che ci dice se dobbiamo stare con mamma. La nostra gioia è quella di stare tutta la vita con lei. Per favore aiutateci, noi stiamo male e piangiamo per lei. Scrivete veloce il decreto e mandatecelo presto. Sono sei anni che non viviamo con la nostra mamma, l’amiamo, abbiamo bisogno di lei…».
ROSARIA ci segnala questo articolo tratto dal Leggo.it del 10/04/08, giustificando così la sua scelta:”In questo articolo viene raccontato il rito funebre di Salvatore e Francesco Pappalardi, senza alcun rispetto per i sentimenti e il dolore dei familiari.Il resoconto dell’avvenimento risulta eccessivamente dettagliato; sono riportate parola per parola sia la lettera di Filippo Pappalardi sia l’omelia del vescovo. ”Fratellini, lacrime ai funerali – Il padre:”Sento le loro grida”
È terminato, nella cattedrale di Gravina, il rito funebre per Francesco e Salvatore Pappalardi, i fratellini di 13 e 11 anni scomparsi il 5 giugno 2006, i cui corpi sono stati ritrovati nella cisterna di una casa abbandonata del paese il 25 febbraio scorso. I due feretri bianchi sono stati sistemati sulle autovetture a bordo delle quali vengono ora portati al cimitero. Qui saranno collocati nella cappella di una confraternita. All’uscita delle bare dalla cattedrale, il papà delle due vittime, Filippo Pappalardi, ha accarezzato e abbracciato, in preda alla disperazione, i feretri, che sono stati accolti dall’applauso della folla presente.
La cattedrale era completamente gremita, mentre all’esterno migliaia di persone seguivano la celebrazione del rito funebre attraverso un maxi-schermo. La cerimonia è stata presieduta dal vescovo di Altamura, Gravina in Puglia e Acquaviva delle Fonti, mons.Mario Paciello. Vi hanno partecipano i sacerdoti della diocesi. Ha avuto un malore la sorella dei due fratellini, primogenita di Filippo Pappalardi e Rosa Carlucci. Mentre nella cattedrale si teneva l’omelia, la ragazza si è sentita mancare: è stata soccorsa e fatta sedere su una sedia vicino alla sagrestia. Si è un po’ ripresa, ma è stata poi portata fuori.
LA LETTERA DEL PADRE «Addio Ciccio, addio Salvatore». Comincia così una lettera che Filippo Pappalardi ha scritto rivolgendosi ai suoi figli scomparsi, letta in cattedrale da un nipote del papà dei fratellini. «Nei tristi giorni del buio della detenzione - ha scritto Pappalardi - un solo pensiero mi confortava: avrei potuto ancora rivedervi, stringervi, vi immaginavo in un paese lontano correre sereni verso casa. Sapevo che sareste tornati, aspettavo quel momento. Poi un bambino cadde in una cisterna. Michelino precipita lungo un cunicolo buio con lo stesso dolore di Ciccio. Grida aiuto, gli amici chiamano i soccorsi che arrivano e Michelino si salva. Starà bene. Ciccio e Salvatore hanno gridato per ore, ma nessuno ha potuto ascoltarli. Le loro grida mi tormentano, le urla di dolore di Ciccio e la disperazione del piccolo Salvatore osservare impotente spegnersi suo fratello nel buio freddo di una cisterna, lontani dalla luce della notte e sperare, pregare, implorare aiuto per lunghe, lunghissime ore che qualcuno si accorgesse che in fondo a quel pozzo un bambino lottava con la fame, il freddo, la sete, la paura, l’angoscia. Interminabili momenti di atroce dolore». «Addio Ciccio - conclude la lettera - addio Salvatore. Addio piccoli angeli che in fondo al buio hanno visto la luce di una nuova vita. Angeli che con il loro spirito hanno chiamato un altro bambino, salvando lui e me, che resto un uomo solo che può continuare a vivere libero nel ricorso di tanti giorni felici vissuti insieme. Addio piccoli angeli. Il vostro papà».
LA MAMMA ARRIVATA SOTTO SCORTA Rosa Carlucci, la madre dei fratellini di Gravina, Francesco e Salvatore Pappalardi, è arrivata pochi minuti fa dinanzi alla Cattedrale scortata dalla polizia. La donna era a bordo di un furgoncino e, una volta scesa dal mezzo, non ha rilasciato alcuna dichiarazione: è stata accompagnata da poliziotti e carabinieri nella cattedrale per evitare l’assedio dei giornalisti e operatori. Carlucci si è intrattenuta qualche minuto a parlare in sacrestia con alcune persone della diocesi ed è poi entrata in chiesa prendendo posto nel primo banco alla sinistra dei feretri.
IL PAPA’ IN CATTEDRALE ALLE 7,30 Filippo Pappalardi stamani alle 7,30 era già dinanzi alla cattedrale alla sua apertura, per stare nuovamente vicino a quelle due bare bianche che racchiudono i resti dei suoi figli. Per tutta la mattinata sono rimasti vuoti i primi due banchi alla sinistra dell’altare, riservati alla madre dei fratellini, Rosa Carlucci, e ai suoi famigliari. La mamma non si è vista ancora, ma di certo arriverà, pare solo poco prima dell’inizio dei funerali di Ciccio e Tore, fissato per le 16. Nelle ultime ore in cattedrale c’è stato un continuo flusso di cittadini e soprattutto di alunni e studenti delle scuole di ogni ordine e grado di Gravina. Alle 9 è giunta anche una delegazione, accompagnata da alcuni insegnanti, di otto studenti della scuola media Benedetto XIII di Gravina, quella frequentata da Ciccio e Tore. Uno di loro portava una bandiera italiana listata a lutto, e in tre hanno vegliato per diverso tempo le due bare. Tra la gente che ha reso omaggio a Ciccio e Tore anche i genitori di Maria Pia Labianca, la ragazza di Gravina uccisa nel febbraio del 1999, delitto per il quale è stato già condannato in due gradi di giudizio l’ex fidanzato, Giovanni Pupillo. Per tutta la mattinata in cattedrale la veglia di preghiera è stata intervallata dalla celebrazione di messe, una delle quali presieduta dal vescovo di Altamura, Gravina in Puglia e Acquaviva delle Fonti, mons.Mario Paciello. Oggi al rito funebre è annunciata la presenza, tra le figure istituzionali, del prefetto di Bari, Carlo Schilardi, del questore di Bari, Vincenzo Maria Speranza, del presidente del consiglio regionale della Puglia, Pietro Pepe, dell’assessore regionale ai Trasporti, Mario Loizzo, e dei sindaci di Gravina, Altamura e Bari. Dall’avvocato di Filippo Pappalardi, avv.Angela Aliani, è giunta una esortazione energica a non speculare sul dolore: «È deprecabile - ha detto l’altro - l’atteggiamento di coloro i quali hanno ripreso il momento di maggiore sofferenza del padre e di averlo mandato in onda. I telespettatori non hanno bisogno di queste immagini per piangere. Bastano i film».
IL VESCOVO Il vescovo di Altamura, Gravina in Puglia e Acquaviva delle Fonti, mons.Mario Paciello, ha pronunciato una lunga e commossa omelia. Questo il passaggio saliente: «Nella loro breve vita, Francesco e Salvatore sono stati chiamati a lasciare un segno nella storia, non solo di Gravina, ma dell’Italia intera, delle Istituzioni, delle Comunicazioni».
Questa l’omelia: «Figli carissimi, finora abbiamo pregato insistentemente, animati da una speranza, che era desiderio e attesa, che Ciccio e Tore fossero vivi e tornassero tra noi. Oggi, anche se tra molte lacrime, celebriamo questa Eucaristia, sostenuti da una speranza più grande, che è certezza: certezza che Ciccio e Tore sono nella gioia del Paradiso. Oggi Cristo celebra con loro il banchetto nuziale, preparato per quelli che «sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello» (Ap 7,14). 1 - Il Vangelo di Luca ci ha raccontato il dolore, l’ansia, l’affanno di Giuseppe e di Maria per la scomparsa di Gesù dodicenne, mentre tornavano dal pellegrinaggio a Gerusalemme. Lo ritrovano dopo tre giorni e si sentono dire: “Perché mi cercavate? Non sapete che devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Essi non compresero! E non potevano comprendere, perché non sapevano che in quei tre giorni di scomparsa erano annunziati i tre giorni che avrebbe trascorso nella tomba. Quando le donne, la mattina di pasqua, andranno al sepolcro, Gesù dirà a Maria di Magdala di riferire ai discepoli: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro” (Gv 20,17). Quando anche noi abbiamo ritrovato Ciccio e Tore, essi non erano più di questo mondo. I loro corpi erano in una cisterna; la loro anima era già da 630 giorni nell’abbraccio di Dio loro Padre. Noi siamo qui, infatti, per celebrare la certezza che ci viene dalla fede, che Ciccio e Tore sono nella gioia piena, nella visione beatifica di Dio, nella vita senza fine, in compagnia dei Santi. I resti mortali di Ciccio e Tore sono in quelle bare; ma Ciccio e Tore sono presenti in mezzo a noi e partecipano vivi a questa celebrazione, in virtù della comunione dei santi.
2 - Nella prima lettura abbiamo ascoltato il racconto di un gesto simbolico che il Signore chiede al profeta Geremia. Nell’Antico Testamento Dio parlava spesso al popolo attraverso gesti simbolici. Al profeta Geremia ordina, prima, di mettere ai fianchi una cintura di lino; poi, di nasconderla nella fessura di una pietra e, dopo molto tempo, di riprenderla quando era ormai marcita. Per il popolo di Israele la cintura era, non solo un capo importante dell’abbigliamento maschile e femminile, ma anche un elemento fortemente simbolico. La cintura era simbolo di giustizia, di fedeltà, di verità. Isaia, annunziando il Messia, dice che “fascia dei suoi lombi sarà la giustizia, cintura dei suoi fianchi, la fedeltà” (Is 11,5). Gesù, parlando della fedeltà, dice ai discepoli: “Siate pronti con la cintura ai fianchi e le lucerne accese” (Lc 12,35). E San Paolo ai cristiani di Efeso scrive: “State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia” (Ef. 6,14).
3 - Se la cintura è simbolo di verità, di fedeltà, di giustizia: possiamo dire che i bambini sono la “cintura” di Dio, perché i bambini sono l’emblema della trasparenza, dell’innocenza e della verità. Tutti i bambini del mondo sono quanto di più caro Dio ha sulla terra. Sono l’ornamento che Dio ha dato alla famiglia, alla Chiesa, alla società, per rendere bella, viva, completa la loro veste. Dopo molto tempo il profeta Geremia trova la cintura marcita e si chiede qual è il senso di quel segno. Il Signore gli dice che il marcio della cintura è simbolo della malvagità, della caparbietà, dell’idolatria del popolo, della sua corruzione e del rifiuto di ascoltare la voce del Signore. Francesco e Salvatore, marciti in fondo a una cisterna; altri milioni di bambini che marciscono sotto il cielo, sono la preziosa cintura di Dio che si rovina, perché è guasta l’aria che respirano, la società e l’ambiente in cui vivono.
4 - La raccapricciante scoperta del 25 febbraio non ci ha restituito vivi i fratellini. Di vivo, in quella cisterna c’era solo il segno della cintura marcita. Quella modalità di morte, quel marcire all’aperto per quasi due anni è un messaggio forte per noi. Nella loro breve vita, Francesco e Salvatore sono stati chiamati a lasciare un segno nella storia, non solo di Gravina, ma dell’Italia intera, delle Istituzioni, delle Comunicazioni. Ora che ci prepariamo a dare onorata sepoltura ai resti mortali di Ciccio e Tore, dobbiamo fare attenzione a non seppellire anche il messaggio che ci lasciano e la nostra responsabilità di dare risposte. La loro caduta mortale è stata come un tonfo senza ritorno in un mare che ha fatto schizzare in alto nugoli di mali nascosti di un Paese che non si chiama Gravina, ma Italia. È impossibile non sentirsi struggere di dolore pensando alle sofferenze lancinanti di Francesco e alla lunga e straziante agonia di fame, freddo, buio, solitudine, paura di Salvatore; ma faremmo bene, come dice Gesù alle donne di Gerusalemme, a piangere su noi stessi e sui nostri figli, perché siamo noi che vogliamo questo tipo di società.
5 - Le disavventure di tutti i bambini, le loro sparizioni, il loro sfruttamento, la loro solitudine, il bullismo degli adolescenti, gli abusi sui minori, l’alcolismo e la droga, con le inevitabili conseguenze di disastrose esperienze sessuali, delitti e stragi in auto, sono solo alcuni dei segnali di un malessere sociale profondo e generalizzato, voluto e da tanti favorito, davanti al quale si continua a tenere pervicacemente gli occhi chiusi. È più sbrigativo cancellare le conseguenze di errori morali, anziché insegnare agli adolescenti a rispettare la propria e l’altrui persona, a prepararsi consapevolmente alle grandi scelte della vita e alla genitorialità responsabile. Un gruppo di genitori dalla Sardegna dopo aver letto la mia lettera ai ragazzi di Gravina, mi ha scritto: “Come genitori, viviamo con ansia e tremore questo tempo di buio, perché molti figli si sono persi o sono sulla strada sbagliata dei piaceri sensibili: inganno diffuso tra i giovani, che si nutrono di cibo avvelenato come l’alcool e la droga. Molti sono alla ricerca esagerata di denaro come unica meta per la loro felicità, come unica certezza per la loro vita; e alcuni violano ogni legge umana e Divina pur di aver soddisfazione nei beni materiali”.
6 - Laggiù, Francesco e Salvatore certamente hanno invocato aiuto, hanno sperato fino alla fine che qualcuno li sentisse; ma, tutti e due, e specialmente il più piccolo, Salvatore di nome, morto perché voleva essere salvatore di fatto del fratello, hanno fatto l’esperienza più dolorosa della solitudine vera, dell’abbandono senza speranza. Vorrei raccogliere quelle grida, quelle invocazioni e da questa Cattedrale farle rimbalzare lì dove si decidono le sorti del nostro Paese e dei nostri paesi. Tanti potenziali Ciccio e Tore, cioè ragazzi che, usciti di casa corrono rischi e pericoli di cui non sono coscienti, ce ne sono stati, e ce ne saranno nelle nostre città. Non voglio strumentalizzare la morte dei fratellini, per lanciare anatemi; ma non dobbiamo permettere che la morte di Ciccio e Tore, lasci il mondo come si trova.
7 - Ciò che è avvenuto il 5 giugno 2006 e tutti gli altri episodi di cronaca che hanno riempito giornali e trasmissioni in questi anni, sono avvenuti per nostro insegnamento; devono farci capire in quale baratro si trova il mondo oggi; quanto siamo caduti in basso, non i gravinesi, ma la società, la cultura laicista che azzera i valori essenziali della natura umana e legalizza il disvalore della vita e della famiglia, la totale disattenzione ai bambini come soggetti di diritto di nascere e di scegliere. Davanti alle bare di Ciccio e Tore è facile dire: “Siamo tutti responsabili”. Dobbiamo ripetercelo e non dimenticarlo dopo questo momento, quando saremo chiamati da una presa di coscienza personale e comunitaria, a creare tutte le condizioni possibili perché siano evitati certi epiloghi tragici, per offrire disponibilità, impegno, mezzi, per promuovere luoghi di incontro, occasioni di aggregazione.
8 - Io chiamo tutte le Istituzioni, le agenzie educative, le comunità parrocchiali a prendere atto delle rispettive responsabilità in ordine alla tutela e alla cura dei minori. Tutti possiamo fare molto di più per i fanciulli e gli adolescenti. I papà e le mamme, diano il loro tempo libero ai figli; seguano da vicino le loro esperienze e il loro cammino di fede; si prendano cura dei piccoli negli oratori, nelle associazioni, nelle parrocchie. Tutti coloro che hanno attrezzature sportive imitino il Seminario Diocesano che ha messo a disposizione il campo di calcetto per i ragazzi della Città. Gli Amministratori Regionali e Locali, incoraggino la buona volontà, la creatività progettuale e gli sforzi di privati, associazioni e parrocchie, sfoltendo gli iter burocratici per la realizzazione di progetti per la gioventù. Non basta piangere i morti, se sul piano amministrativo, etico, culturale, economico, non si fa nulla perché certi eventi drammatici e luttuosi non si verifichino. Non è uno spreco, né una spesa secondaria, per una comunità civile, favorire la realizzazione e l’uso di strutture sportive, luoghi di aggregazione, spazi attrezzati e custoditi per attività ludiche, ginniche, artistiche, culturali, educative. Tra le tante risposte alla mia lettera, un gruppo di quinta elementare mi ha scritto: “Le Istituzioni non pensano molto a noi ragazzi. Gli adulti non sentono il nostro grido di aiuto e fanno finta che non esistiamo”. Esaminiamoci tutti per verificare quanto questo pesante giudizio ci interpella.
9 - Ciccio e Tore, oggi siete al centro degli sguardi, dell’attenzione, dell’affetto, della preghiera di tutti noi e del mondo intero. Da quella posizione ci state chiedendo per l’ultima volta aiuto, non più per voi stessi, ma per tutti i nostri ragazzi, con la speranza di essere finalmente ascoltati. Mentre noi, per le mani di San Francesco e della Vergine Maria, vi affidiamo all’abbraccio di Cristo Salvatore, voi pregate per tutti quelli che vi hanno amati e sono nel dolore, per la vostra Città, per tutti noi, perché sappiamo far tesoro dei messaggi che ci avete lasciati. Riposate in pace!».
ROSARIA ci segnala questo articolo tratto daCorrieredellaSera.it del 09/04/08, giustificando così la sua scelta:”Assurdo! L’involontario accavallamento di gambe della nota attrice Sharon Stone diventa il tema cruciale di un articolo. La “notizia”, assolutamente priva di contenuto, viene proposta come fatto eclatante”.
E Sharon rifà la mossa di Basic Instinct - Catturato dai fotografi l’involontario accavallamento di gambe durante un forum economico alla Sorbona PARIGI - Nel 1992 il suo accavallare e scavallare le gambe, lasciando maliziosamente intravedere l’assenza di biancheria intima, le era valso la nomination di icona sexy degli anni Novanta, capace di stuzzicare non solo le fantasie del detective Nick Curran (Michael Douglas), ma quelle di un’intera generazione. A distanza di 15 anni Sharon Stone l’ha rifatto. Non volontariamente, questa volta. E in un contesto del tutto diverso dal set di un erotic trhiller come «Basic Instinct». Ma la posa adottata in un passaggio del suo intervento all’università Sorbona di Parigi, nell’ambito di un forum che ogni anno chiama a raccolta intellettuali, economisti e personaggi dello spettacolo impegnati in cause umanitarie, ha ricordato a molti la celebre scena dell’interrogatorio di Catherine Tramell, la protagonista del film.
OGGI COME ALLORA - Allora, sul grande schermo, si presentava con capelli raccolti e una mise in total white; questa volta il look proponeva acconciatura con ciuffo alla Bart Simpson e castigato abito lungo scuro. Castigato, ma non troppo se a metterci lo zampino sono una poltroncina forse un po’ troppo bassa e il teleobiettivo indiscreto di un fotografo appostato in posizione strategica. Così le forme dell’attraente Sharon hanno avuto il sopravvento sui contenuti seri del dibattito e le relative immagini hanno fatto il giro del mondo.
UN NUOVO AMORE - Lei, peraltro, ha fatto scatenare gli inviati del gossip internazionale presentandosi mano nella mano con un nuovo e misterioso accompagnatore, lo stesso con cui l’attrice ha soggiornato all’hotel Ritz. La coppietta ha fatto visita alla Tour Eiffel e al Centre Pompidou. La Stone, che è madre di tre figli, ha divorziato nel 2004 dall’editore Phil Bronstein. Nelle scorse settimane ha celebrato i suoi primi cinquant’anni, tutti all’insegna di fascino e erotismo.
GIOVANNI ci segnala questo articolo tratto dal Corriere della Sera del 09/04/08, giustificando così la sua scelta:”Un triste fatto di cronaca raccontato nel peggiore dei modi, la tragedia e il rispetto del dolore vengono trascurati per far luce su particolari e interviste che oltre ad essere del tutto inutili vengono usati dalla giornalista prima in tono accusatorio (“Perché la madre ha lavato via il sangue…Le munizione lasciate in ogni angolo della casa come se tutti in famiglia avessero dimestichezza con le armi”) e poi per delineare un profilo quasi maniacale della vittima (“ Andava a caccia con il padre…parlava sempre delle armi…nella camera invece dei poster dei giocatori ci sono elmi da guerra e fotografie militari”). Un ragazzino di dodici anni che è in fin di vita descritto come un patito delle armi, e la famiglia accusata di aver cancellato lo prove e di non aver custodito con attenzione i fucili e le munizioni prima ancora che venga fatta un’indagine ufficiale, c’è da rimanere allibiti”.
Dodici anni colpo alla testa con la pistola del padre - Nella sua cameretta elmetti e foto militari “A caccia con il papà”
GENOVA – “Ho lavato ogni cosa perché non volevo che il più piccolo continuasse a vedere tutto quel sangue. Da madre, a me sembrava la cosa più giusta da fare”. Ha gli occhi sbarrati e poca voglia di parlare la mamma di R.G, abituata a vivere le situazioni più critiche al Dea del pronto soccorso del Gaslini. Lì fa l’infermiera: aiuta e consola i parenti di chi sta male. Ma adesso è lei al capezzale del figlio, ad attorcigliarsi nel dolore per quel ragazzino di 12 anni appena compiuti che sta morendo. Nessuno ha il coraggio di chiederle di più sul perché ,mentre i medici del 118 intubavano il figlio, ha pulito il pavimento, fatto sparire gli stracci e nascosto la pistola. E’ tutto rimandato di qualche ora. Adesso lei, magra, alta, cosa di cavallo, è in rianimazione accanto al marito, un omone tutto d’un pezzo che non si da pace: “Sono disperato. Non so che cosa fare. E’ tuta colpa mia. Se muore è colpa mia. Quella pistola era di mio padre, è del periodo della guerra. Io non riesco a capacitarmi di come potesse esserci il colpo in canna”.
In ospedale arrivano anche i compagni di classe e i compagni di piscina perché R.G giocava a pallanuoto, era negli scout, andava a catechismo. E anche a caccia con papà. “ R.G andava sempre a caccia con il padre – racconta un compagno di scuola – e parlava in continuazione delle armi, di questa sua passione. Era molto gasato, gli piacevano davvero. Anche il fratello di 8 anni andava con loro a caccia”.
Nella camera da letto dei ragazzi invece dei poster dei calciatori ci sono elmi da guerra e fotografie militari. I fucili erano chiusi in armadio. Ma la chiave sapevano tutti che era nello stesso cassetto in cui era custodita la pistola. Le munizioni in ogni angolo della casa , come se un po’ tutti in famiglia avessero dimestichezza con le armi.[…]
MARCELLA ci segnala questo articolo tratto daCorrieredellaSera.it del 08/04/08, giustificando così la sua scelta:”Ancora un articolo trash nella sezione cronache politiche, per un gesto altrettanto trash della D’Abbraccio. Questi politici non sanno più in che modo farsi notare e i giornali non sanno più in che modo riempire le pagine di cronaca politica. Vedere i manifesti per le strade di Roma era già abbastanza contrario al buon gusto, ma vederli pubblicati anche sul giornale è stato un completamento dell’opera, azzarderei dire ripugnante, di questa campagna politica che credo abbia indignato qualsiasi cittadino con un minimo di buon senso.
Milly tappezza Roma: “Basta facce da c.…” - In primo piano il sedere dell’ex regina dell’hard. «Li ho fatti stampare a mie spese e ora li utilizzo»
ROMA - Facce nuove in politica. Lo chiede la candidata del Partito socialista nel nono e decimo Municipio della Capitale Milly D’Abbraccio. Lo fa, però, con «argomenti» che molti elettori maschi potrebbero trovare convincenti: nel manifesto che ha fatto la sua comparsa nei quartieri Appio, Tuscolano e Cinecittà, infatti, non è il volto dell’ex regina dell’hard ad essere protagonista, bensì un’altra parte del corpo: il fondoschiena. Un manifesto choc, così come lo slogan: «basta con queste facce da c…» esorta Milly, che sperando nel «fattore C» chiede insomma agli elettori una svolta nel voto del 13 e 14 aprile. Il blitz nei quartieri romani dell’Appio-Tuscolano per l’affissione dei manifesti: il «commando» era formato dalla stessa candidata, da Riccardo Schicchi, dall’addetto stampa e da due ragazzi incaricati di affiggere sia la versione soft, con la lettera «c» seguita da tre puntini di sospensione, sia la versione hard con la parola in questione scritta per esteso. Il partito, dicono nello staff di D’Abbraccio, era contrario a questo manifesto, ma la candidata ha insistito: «Li ho fatti stampare a mie spese e ora li utilizzo».
IL PARTITO - «Il manifesto di Milly D’Abbraccio rappresenta una scelta autonoma di un candidato circoscrizionale di Roma, e per stile e contenuto non è assolutamentte conforme alla linee e alla tradizione del nostro partito». Lo afferma una nota dell’Ufficio stampa del Partito socialista. «La signora D’Abbraccio- prosegue la nota- rimane un candidato circoscrizionale, non è una candidatura strategica e ci auguriamo vivamente che abbia il buon gusto di rimuovere al più presto quei manifesti e di non perseverare nell’affissione».
GRILLINI - «Non mi entusiasmo, né mi scandalizzo». Così Franco Grillini, candidato sindaco di Roma per il partito socialista, commenta la «censura ai manifesti di Milly D’Abbraccio espressa dai quadri nazionali del partito. Entrando nello specifico, poi, Grillini afferma che «quei manifesti io non li avrei fatti, ma allo stesso tempo il fatto che siano stati affissi non mi sembra uno scandalo di grandi dimensioni».
LE ALTRE REAZIONI - Ironico il commento di Luca Romagnoli, segretario del Movimento Sociale Fiamma Tricolore: «Visti i manifesti di Milly D’Abbraccio che campeggiano al Tuscolano o a Cinecittà, gli elettori farebbero meglio a votare l’ex regina dell’hard piuttosto che Alemanno».
DANIELE ci segnala questo video tratto dal sito delTg5 del 08/04/08, spiegando così la sua scelta:”Ecco a voi la più scandalosa testimonianza del male del trash legata al giornalismo: un servizio sconvolgente che testimonia in diretta e senza pudore il dramma, le lacrime e la disperazione del papà dei fratellini di Gravina morti nel pozzo davanti alle due bare bianche nel giorno dei funerali. Da notare come le telecamere indugino prepotentemente sulla scena del papà distrutto e agonizzante disteso sulle bare mentre urla e si dispera. Nemmeno di fronte a questo straziante momento i cameramen ed i giornalisti si sono fatti un esame di coscienza spegnendo l’obiettivo. Anzi, sembra quasi che il servizio voglia rimarcare questo dolore. Scandalosi!”
Due bare bianche, lacrime del padre
CARLA ci segnala questo articolo tratto da Repubblica.it del 07/04/08:
Mosley sempre a luci rosse “Ci chiese un’orgia nazista” - L’ex campione Stewart chiede le dimissioni
LONDRA - Lui fa causa al giornale che ha rivelato al mondo le sue perversioni sadomasochistiche in salsa nazista, ma il giornale torna alla carica con nuove rivelazioni e l’ex-campione del mondo Jackie Stewart gli chiede pubblicamente di dimettersi. Max Mosley, il presidente della Federazione Internazionale dell’Automobile, da una settimana al centro dello scandalo provocato dalle immagini di una sua orgia con prostitute vestite da Ss e da deportate di un campo di concentramento, per il momento tiene duro: “Non ho alcuna intenzione di dimettermi, non ho fatto niente di illecito, l’illecito è di chi ha pubblicato particolari, peraltro inesatti, sulle mie attività private”, e per questo ha citato in tribunale il News of the World, il giornale domenicale inglese autore dello scoop contro di lui, per invasione della privacy. Ieri, tuttavia, il News of the World ha pubblicato nuove immagini dell’orgia e una lunga intervista a una delle cinque prostitute, pagate l’equivalente di quasi 4 mila euro a testa, la quale conferma il particolare più imbarazzante per Mosley: la messa in scena di sapore nazista e l’ambientazione da lager dell’Olocausto, che sarebbe grave per chiunque ma lo è ancora di più per Mosley, tenuto conto che suo padre fu il fondatore e leader del partito fascista britannico e amico personale di Hitler.
“Mosley ci dava ordini in un ridicolo finto accento tedesco”, racconta la donna, “mentre una di noi, vestita in uniforme nazista, lo frustava fino a farlo sanguinare. Non era la prima volta che Max ci ingaggiava per la sua libidine perversa. Sapeva benissimo che il tema dell’orgia era il nazismo, l’aveva espressamente richiesto lui. Aveva detto che voleva una dominatrice tedesca, a cui fece indossare un’uniforme delle Ss, e altre due che facessero la parte di prigioniere del campo di concentramento. Ci dev’essere qualcosa di distorto nella sua psiche, forse perché i suoi genitori erano filo-nazisti. Mi dispiace per lui”.
Intanto crescono le pressioni degli ambienti di Formula Uno affinché Mosley rinunci volontariamente al suo incarico. “Se Max fosse presidente della Confindustria, della Federcalcio o del comitato olimpico, si sarebbe già dimesso”, dice il tre volte campione del mondo di F1 Jackie Stewart. “Nella leadership di uno sport bisogna essere più bianchi del bianco. Se lui rimane c’è il rischio di contraccolpi commerciali per le squadre, possiamo perdere sponsor”. Se da un punto di vista legale Mosley si scontra con il News of the World, da quello sportivo ha chiesto la convocazione di un’assemblea generale della federazione da lui presieduta per decidere il suo futuro. Ma Stewart, ed altri all’interno delle case automobilistiche pensano che non ci sia tempo da perdere. Riunire l’assemblea può richiedere mesi, mentre il mondo della Formula Uno pare convinto che Mosley debba farsi da parte prima del Gran Premio di Monaco, in programma il 25 maggio, la corsa che è il fiore all’occhiello della F1 e una calamita per sponsor e investitori. “Max deve andarsene prima di Monaco”, dice Stewart senza mezzi termini, “bisogna che Bernie Ecclestone (il boss della F1 e amico di Mosley) lo convinca”.
DANILO ci segnala l’intera Prima pagina del Corriere della Sera del 18/03/08, giustificando così la sua scelta:”Volevo segnalare questa volta non un servizio o un articolo, ma l’intera prima pagina del principale quotidiano nazionale. Come ho scritto anche in un commento all’ultimo post del blog, troviamo come foto centrale Vieira che fa gol per Mancini e in un trafiletto in alto a destra un richiamo al Dalai Lama. Ecco qua un altro esempio di come la frittata sia stata fatta! Tutto il mondo ne parla (della situazione Tibetana, fatto di cronaca) e noi riteniamo più importante la considerazione che ha il ct Mancini di Vieira (fatto di intrattenimento)!!!”
DANIELE ci segnala questo articolo tratto dal Corriere della Sera del 17/03/08, giustificando così la sua scelta:”Dopo aver letto e riletto il pezzo mi è sorto un dubbio. La prima volta mi è sembrato un articolo assolutamente virtuoso e scritto in maniera eccellente, da annoverare tra il MEGLIO; poi però, a furia di leggerlo, ho notato che è pieno di riflessi pavloviani (guerra, sangue, sesso) e retroscenismo. Ma se tali distorsioni servono per il puro diritto di cronaca della notizia, possono essere considerati come casi di giornalismo trash? ”
Le violenze impunite del lager Bolzaneto - Manganellate, minacce, umiliazioni: tutto ricostruito al processo da più di 300 testimoni
C’era anche un carabiniere buono, quel giorno. Molti prigionieri lo ricordano. Giovanissimo. Più o meno ventenne, forse di leva. Altri l’hanno in mente con qualche anno in più. In tre giorni di sospensione dei diritti umani, ci sono stati dunque al più due uomini compassionevoli a Bolzaneto, tra decine e decine di poliziotti, carabinieri, guardie di custodia, poliziotti carcerari, generali, ufficiali, vicequestori, medici e infermieri dell’amministrazione penitenziaria. Appena poteva, il carabiniere buono diceva ai prigionieri di abbassare le braccia, di levare la faccia dal muro, di sedersi. Distribuiva la bottiglia dell’acqua, se ne aveva una a disposizione. Il ristoro durava qualche minuto. Il primo ufficiale di passaggio sgridava con durezza il carabiniere tontolone e di buon cuore, e la tortura dei prigionieri riprendeva.
Tortura. Non è una formula impropria o sovrattono. Due anni di processo a Genova hanno documentato - contro i 45 imputati - che cosa è accaduto a Bolzaneto, nella caserma Nino Bixio del reparto mobile della polizia di Stato nei giorni del G8, tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001, a 55 fermati e 252 arrestati. Uomini e donne. Vecchi e giovani. Ragazzi e ragazze. Un minorenne. Di ogni nazionalità e occupazione; spagnoli, greci, francesi, tedeschi, svizzeri, inglesi, neozelandesi, tre statunitensi, un lituano.
Studenti soprattutto e disoccupati, impiegati, operai, ma anche professionisti di ogni genere (un avvocato, un giornalista…). I pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati hanno detto, nella loro requisitoria, che soltanto un criterio prudenziale impedisce di parlare di tortura. Certo, alla tortura si è andato molto vicini, ma l’accusa si è dovuta dichiarare impotente a tradurre in reato e pena le responsabilità che hanno documentato con la testimonianza delle 326 persone ascoltate in aula.
Il reato di tortura in Italia non c’è, non esiste. Il Parlamento non ha trovato mai il tempo - né avvertito il dovere in venti anni - di adeguare il nostro codice al diritto internazionale dei diritti umani, alla Convenzione dell’Onu contro la tortura, ratificata dal nostro Paese nel 1988. Esistono soltanto reatucci d’uso corrente da gettare in faccia agli imputati: l’abuso di ufficio, l’abuso di autorità contro arrestati o detenuti, la violenza privata. Pene dai sei mesi ai tre anni che ricadono nell’indulto (nessuna detenzione, quindi) e colpe che, tra dieci mesi (gennaio 2009), saranno prescritte (i tempi della prescrizione sono determinati con la pena prevista dal reato).
Come una goccia sul vetro, penosamente, le violenze di Bolzaneto scivoleranno via con una sostanziale impunità e, quel che è peggio, possono non lasciare né un segno visibile nel discorso pubblico né, contro i colpevoli, alcun provvedimento delle amministrazioni coinvolte in quella vergogna. Il vuoto legislativo consentirà a tutti di dimenticare che la tortura non è cosa degli altri, di quelli che pensiamo essere peggio di noi. Quel buco ci permetterà di trascurare che la tortura ci può appartenere. Che - per tre giorni - ci è già appartenuta.
Nella prima Magna Carta - 1225 - c’era scritto: Nessun uomo libero sarà arrestato, imprigionato, spossessato della sua indipendenza, messo fuori legge, esiliato, molestato in qualsiasi modo e noi non metteremo mano su di lui se non in virtù di un giudizio dei suoi pari e secondo la legge del paese. Nella nostra Costituzione, 1947, all’articolo 13 si legge: La libertà personale è inviolabile. È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizione di libertà
La caserma di Bolzaneto oggi non è più quella di ieri. Con un’accorta gestione, si sono voluti cancellare i luoghi della vergogna, modificarne anche gli spazi, aprire le porte alla città, alle autorità cittadine, civili, militari, religiose coltivando l’idea di farne un Centro della Memoria a ricordo delle vittime dei soprusi. C’è un campo da gioco nel cortile dove, disposti su due file, i carcerieri accompagnavano l’arrivo dei detenuti con sputi, insulti, ceffoni, calci, filastrocche come Chi è lo Stato? La polizia! Chi è il capo? Mussolini!, cori di Benvenuti ad Auschwitz.
Dov’era il famigerato ufficio matricole c’è ora una cappella inaugurata dal cardinale Tarcisio Bertone e nei corridoi, dove nel 2001 risuonavano grida come Morte agli ebrei!, ha trovato posto una biblioteca intitolata a Giovanni Palatucci, ultimo questore di Fiume italiana, ucciso nel campo di concentramento di Dachau per aver salvato la vita a 5000 ebrei.
Quel giorno, era venerdì 20 luglio, l’ambiente è diverso e il clima di piombo. Dopo il cancello e l’ampio cortile, i prigionieri sono sospinti verso il corpo di fabbrica che ospita la palestra. Ci sono tre o quattro scalini e un corridoio centrale lungo cinquanta metri. È qui il garage Olimpo. Sul corridoio si aprono tre stanze, una sulla sinistra, due sulla destra, un solo bagno. Si è identificati e fotografati. Si è costretti a firmare un prestampato che attesta di non aver voluto chiamare la famiglia, avvertire un avvocato. O il consolato, se stranieri (agli stranieri non si offre la traduzione del testo).
A una donna, che protesta e non vuole firmare, è mostrata la foto dei figli. Le viene detto: Allora, non li vuoi vedere tanto presto…. A un’altra che invoca i suoi diritti, le tagliano ciocche di capelli. Anche H. T. chiede l’avvocato. Minacciano di tagliarle la gola. M. D. si ritrova di fronte un agente della sua città. Le parla in dialetto. Le chiede dove abita. Le dice: Vengo a trovarti, sai. Poi, si è accompagnati in infermeria dove i medici devono accertare se i detenuti hanno o meno bisogno di cure ospedaliere. In un angolo si è, prima, perquisiti - gli oggetti strappati via a forza, gettati in terra - e denudati dopo. Nudi, si è costretti a fare delle flessioni per accertare la presenza di oggetti nelle cavità.
Nessuno sa ancora dire quanti sono stati i prigionieri di quei tre giorni e i numeri che si raccolgono - 55 fermati, 252 arrestati - sono approssimativi. Meno imprecisi i tempi di permanenza nella struttura. Dodici ore in media per chi ha avuto la fortuna di entrarvi il venerdì. Sabato la prigionia media - prima del trasferimento nelle carceri di Alessandria, Pavia, Vercelli, Voghera - è durata venti ore. Diventate trentatré la domenica quando nella notte tra 1.30 e le 3.00 arrivano quelli della Diaz, contrassegnati all’ingresso nel cortile con un segno di pennarello rosso (o verde) sulla guancia.
È saltato fuori durante il processo che la polizia penitenziaria ha un gergo per definire le posizioni vessatorie di stazionamento o di attesa. La posizione del cigno - in piedi, gambe divaricate, braccia alzate, faccia al muro - è inflitta nel cortile per ore, nel caldo di quei giorni, nell’attesa di poter entrare alla matricola. Superati gli scalini dell’atrio, bisogna ancora attendere nelle celle e nella palestra con varianti della posizione peggiori, se possibile. In ginocchio contro il muro con i polsi ammanettati con laccetti dietro la schiena o nella posizione della ballerina, in punta di piedi.
Nelle celle, tutti sono picchiati. Manganellate ai fianchi. Schiaffi alla testa. La testa spinta contro il muro. Tutti sono insultati: alle donne gridato entro stasera vi scoperemo tutte; agli uomini, sei un gay o un comunista? Altri sono stati costretti a latrare come cani o ragliare come asini; a urlare: viva il duce, viva la polizia penitenziaria. C’è chi viene picchiato con stracci bagnati; chi sui genitali con un salame, mentre steso sulla schiena è costretto a tenere le gambe aperte e in alto: G. ne ricaverà un trauma testicolare. C’è chi subisce lo spruzzo del gas urticante-asfissiante. Chi patisce lo spappolamento della milza. A.D. arriva nello stanzone con una frattura al piede. Non riesce a stare nella posizione della ballerina. Lo picchiano con manganello. Gli fratturano le costole. Sviene. Quando ritorna in sé e si lamenta, lo minacciano di rompergli anche l’altro piede. Poi, gli innaffiano il viso con gas urticante mentre gli gridano. Comunista di merda. C’è chi ricorda un ragazzo poliomielitico che implora gli aguzzini di non picchiarlo sulla gamba buona. I. M. T. lo arrestano alla Diaz. Gli viene messo in testa un berrettino con una falce e un pene al posto del martello. Ogni volta che prova a toglierselo, lo picchiano. B. B. è in piedi.
Gli sbattono la testa contro la grata della finestra. Lo denudano. Gli ordinano di fare dieci flessioni e intanto, mentre lo picchiano ancora, un carabiniere gli grida: Ti piace il manganello, vuoi provarne uno?. S. D. lo percuotono con strizzate ai testicoli e colpi ai piedi. A. F. viene schiacciata contro un muro. Le gridano: Troia, devi fare pompini a tutti, Ora vi portiamo nei furgoni e vi stupriamo tutte. S. P. viene condotto in un’altra stanza, deserta. Lo costringono a denudarsi. Lo mettono in posizione fetale e, da questa posizione, lo obbligano a fare una trentina di salti mentre due agenti della polizia penitenziaria lo schiaffeggiano. J. H. viene picchiato e insultato con sgambetti e sputi nel corridoio. Alla perquisizione, è costretto a spogliarsi nudo e a sollevare il pene mostrandolo agli agenti seduti alla scrivania. J. S., lo ustionano con un accendino.
Ogni trasferimento ha la sua posizione vessatoria di transito, con la testa schiacciata verso il basso, in alcuni casi con la pressione degli agenti sulla testa, o camminando curvi con le mani tese dietro la schiena. Il passaggio nel corridoio è un supplizio, una forca caudina. C’è un doppia fila di divise grigio-verdi e blu. Si viene percossi, minacciati.
In infermeria non va meglio. È in infermeria che avvengono le doppie perquisizioni, una della polizia di Stato, l’altra della polizia penitenziaria. I detenuti sono spogliati. Le donne sono costrette a restare a lungo nude dinanzi a cinque, sei agenti della polizia penitenziaria. Dinanzi a loro, sghignazzanti, si svolgono tutte le operazioni. Umilianti. Ricorda il pubblico ministero: I piercing venivano rimossi in maniera brutale. Una ragazza è stata costretta a rimuovere il suo piercing vaginale con le mestruazioni dinanzi a quattro, cinque persone. Durante la visita si sprecano le battute offensive, le risate, gli scherni. P.B., operaio di Brescia, lo minacciano di sodomizzazione. Durante la perquisizione gli trovano un preservativo. Gli dicono: E che te ne fai, tanto i comunisti sono tutti froci. Poi un’agente donna gli si avvicina e gli dice: È carino però, me lo farei. Le donne, in infermeria, sono costrette a restare nude per un tempo superiore al necessario e obbligate a girare su se stesse per tre o quattro volte. Il peggio avviene nell’unico bagno con cesso alla turca, trasformato in sala di tortura e terrore. La porta del cubicolo è aperta e i prigionieri devono sbrigare i bisogni dinanzi all’accompagnatore. Che sono spesso più d’uno e ne approfittano per divertirsi un po’.
Umiliano i malcapitati, le malcapitate. Alcune donne hanno bisogno di assorbenti. Per tutta risposta viene lanciata della carta da giornale appallottolata. M., una donna avanti con gli anni, strappa una maglietta, arrangiandosi così. A. K. ha una mascella rotta. L’accompagnano in bagno. Mentre è accovacciata, la spingono in terra. E. P. viene percossa nel breve tragitto nel corridoio, dalla cella al bagno, dopo che le hanno chiesto se è incinta. Nel bagno, la insultano (troia, puttana), le schiacciano la testa nel cesso, le dicono: Che bel culo che hai, Ti piace il manganello.
Chi è nello stanzone osserva il ritorno di chi è stato in bagno. Tutti piangono, alcuni hanno ferite che prima non avevano. Molti rinunciano allora a chiedere di poter raggiungere il cesso. Se la fanno sotto, lì, nelle celle, nella palestra. Saranno però picchiati in infermeria perché puzzano dinanzi a medici che non muovono un’obiezione. Anche il medico che dirige le operazioni il venerdì è stato strattonato e spinto.
Il giorno dopo, per farsi riconoscere, arriva con il pantalone della mimetica, la maglietta della polizia penitenziaria, la pistola nella cintura, gli anfibi ai piedi, guanti di pelle nera con cui farà poi il suo lavoro liquidando i prigionieri visitati con questo è pronto per la gabbia. Nel suo lavoro, come gli altri, non indosserà mai il camice bianco. È il medico che organizza una personale collezione di trofei con gli oggetti strappati ai prigionieri: monili, anelli, orecchini, indumenti particolari. È il medico che deve curare L. K.. A L. K. hanno spruzzato sul viso del gas urticante. Vomita sangue. Sviene. Rinviene sul lettino con la maschera ad ossigeno. Stanno preparando un’iniezione. Chiede: Che cos’è?. Il medico risponde: Non ti fidi di me? E allora vai a morire in cella!. G. A. si stava facendo medicare al San Martino le ferite riportate in via Tolemaide quando lo trasferiscono a Bolzaneto. All’arrivo, lo picchiano contro un muretto. Gli agenti sono adrenalinici. Dicono che c’è un carabiniere morto. Un poliziotto gli prende allora la mano. Ne divarica le dita con due mani. Tira. Tira dai due lati. Gli spacca la mano in due fino all’osso. G. A. sviene. Rinviene in infermeria. Un medico gli ricuce la mano senza anestesia. G. A. ha molto dolore. Chiede qualcosa. Gli danno uno straccio da mordere. Il medico gli dice di non urlare.
Per i pubblici ministeri, i medici erano consapevoli di quanto stava accadendo, erano in grado di valutare la gravità dei fatti e hanno omesso di intervenire pur potendolo fare, hanno permesso che quel trattamento inumano e degradante continuasse in infermeria.
Non c’è ancora un esito per questo processo (arriverà alla vigilia dell’estate). La sentenza definirà le responsabilità personali e le pene per chi sarà condannato. I fatti ricostruiti dal dibattimento, però, non sono più controversi. Sono accertati, documentati, provati. E raccontano che, per tre giorni, la nostra democrazia ha superato quella sempre sottile ma indistruttibile linea di confine che protegge la dignità della persona e i suoi diritti. È un’osservazione che già dovrebbe inquietare se non fosse che - ha ragione Marco Revelli a stupirsene - l’indifferenza dell’opinione pubblica, l’apatia del ceto politico, la noncuranza delle amministrazioni pubbliche che si sono macchiate di quei crimini appaiono, se possibile, ancora più minacciose delle torture di Bolzaneto.
Possono davvero dimenticare - le istituzioni dello Stato, chi le governa, chi ne è governato - che per settantadue ore, in una caserma diventata lager, il corpo e la dimensione dell’umano di 307 uomini e donne sono stati sequestrati, umiliati, violentati? Possiamo davvero far finta di niente e tirare avanti senza un fiato, come se i nostri vizi non fossero ciclici e non si ripetessero sempre con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza?
DANIELE ci segnala questo video tratto da Corrieretv.it del 13/03/08, nel quale è possibile ascoltare la canzone incisa da Kristen, la squillo che aveva tra i suoi clienti illustri il governatore di New York Eliot Spitzer, costretto alle dimissioni dallo scandalo sessuale in cui è stato coinvolto:
What we want, mix tra hip-hop, disco e rythm&blues
DANIELE ci segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 13/03/08, giustificando così la sua scelta:”Direi che in questo pezzo ci sono molte delle tecniche distorsive del giornalismo trash, come il retroscenismo, il gossip ed i riflessi pavloviani, cioè l’insistenza su aspetti che stimolano i nostri istinti incosci, in questo caso sessuali”
Ecco Kristen, la squillo del governatore - Giovane, carina, aspirante star: il ritratto della ragazza che ha fatto perdere la testa (e la carica) a Eliot Spitzer
NEW YORK - E’ giovane, è carina e sa cantare: appena poche ore dopo le dimissioni di Eliot Spitzer, il governatore dello stato di New York coinvolto in uno scandalo a luci rosse, ecco «scovata» la misteriosa squillo di lusso, identificata nell’inchiesta come «Kristen». «Non voglio sembrare un mostro», ha detto la 22enne nella sua prima intervista. Al New York Times la ragazza non ha rivelato dettagli sulla presunta relazione con il «cliente 9» dell’Emperors Club Vip; ha invece raccontato delle sue aspirazioni di cantante. In rete, il suo profilo ha ricevuto milioni di contatti nelle ultime ore.
UN NUOVO NOME - Dai verbali degli investigatori dell’Fbi è emerso che il «cliente numero 9», così era conosciuto nella casa di appuntamenti il governatore di New York, ha usufruito dei servizi di una certa «Kristen» lo scorso febbraio durante un suo viaggio a Washington. La «brunetta da 1.000 dollari l’ora» è stata pagata complessivamente 4.300 dollari per le prestazioni sessuali al Mayflower Hotel. La ragazza, Ashley Youmans, che però ha cambiato il suo nome in Ashley Alexandra Duprè, è uscita ora allo scoperto.
PROBLEMA AFFITTO - «E’ stato un periodo molto difficile. E’ complicato», ha detto Duprè al NYT. La giovane non ha tuttavia rivelato quando ha cominciato a lavorare come call-girl al Emperors Club, coinvolto nel giro di prostitute di lusso. Non ha neppure spiegato in quante occasioni e quando ha incontrato Spitzer o altri facoltosi clienti. Lo farà probabilmente davanti ad una corte del Grand Jury. «Ho trascorso gli ultimi cinque giorni rinchiusa nel mio appartamento di Manhattan - ha raccontato -. A causa del tanto stress ho dormito poco in questi sette giorni». Per il momento, ha aggiunto Duprè, che non è stata accusata di nulla, «sono solamente preoccupata per come pagherò l’affitto».
ASPIRANTE STAR - La sua vita privata e i sui desideri vengono descritti piuttosto nella sua pagina di MySpace. «Sono stata sola, ho abusato di droghe. Sono qui a New York per la musica. La musica è tutto per me», scrive. All’età di 17 anni e dopo un’adolescenza difficile si è trasferita dal New Jersey nella Grande Mela per lavorare come cantante nei night club. Dal sito è possibile ascoltare anche una sua canzone. «What We Want», è il titolo del brano: un mix tra hip-hop, disco e rythm&blues. La ragazza, si legge, ama Etta James, Aretha Franklin, Celine Dion, Christina Aguilera e Frank Sinatra. Il suo album «Unspoken Words» è già in vendita a pochi centesimi sul sito musicale «AmieStreet» e si appresta a diventare il più ascoltato del web; «The woman who rocked NY», titola ironicamente a questo proposito il Drugereport.
DANIELE ci segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 10/03/08, giustificando così la sua scelta:”Ecco la comparsa di personaggi secondari alla notizia che entrano prepotentemente nelle vicenda pur non avendo nulla a che fare con il tema della notizia politica…inizierà una nuova bagarre amorosa stile Sarkozy-Bruni o Berlusconi-Lario tra la coppia di politici di Ceppaloni?”
L’intervista «Caro Clemente, Sandra ti ha rovinato» - Pasquale Giuditta, deputato Udeur e cognato di Mastella, si sfoga: «Il corto circuito è iniziato quando la moglie ha deciso di fare politica»
NAPOLI - «Clemente meritava di tornare in Parlamento, ha ancora molto da dare e la sua perdita è grave per tutto il paese». Pasquale Giuditta, parlamentare del Campanile e cognato dell’ex ministro non ha difficoltà a parlare della «fine» dell’Udeur e di Mastella.
Lei dice quello che pensa la Bindi?
«Esattamente! Sono stato con lui fino alla fine, gli sono stato accanto fino a quando non ha deciso di gettare la spugna oppresso e anche offeso dalle contumelie che gli sono piovute addosso, molte delle quali sicuramente ingiuste. Immeritate. Per questo Clemente ha deciso di avere un periodo di riflessione».
Ma qualche responsabilità l’avrà pure?
«Clemente no! Lui è stato rovinato dalla moglie!»
Scusi?
«Si ha capito bene, Mastella è stata rovinato dalla moglie. Per citare solo un episodio: la candidatura alla Regione è stata letta come un fatto familiare non come la naturale fine di un percorso politico. E alla fine lo ha rovinato: ma la cosa era cominciata già qualche anno prima».
Quando?
«Il corto circuito è cominciato quando la moglie ha deciso di fare politica. Lì è cominciato lo sgretolamento. Alla fine Clemente è stato rovinato dalla moglie e da qualche altro parente».
Chi?
«Lasciamo perdere».
E ora lei cosa farà?
«Io resto quel che sono: un uomo di centro, molto legato al territorio. Sono consigliere provinciale ad Avellino, città e provincia alla quali sono molto legato e per le quali ho sempre operato e continuerò ad operare, come uomo di centro, come sono sempre stato e sarò sempre»
Un avvicinamento a De Mita e all’alleanza Udc-Rosa bianca?
«Quel progetto è appena nato. Certo si tratta di una formazione di centro, ma si deve rafforzare, trovare motivazioni. Il vero problema è quello di fortificare con uomini e idee questa formazione che può diventare quello che era la Dc».
Anche con Clemente Mastella?
«Lui sarebbe una enorme risorsa già oggi. Lo sarà sicuramente in futuro».
E lei, non punta a una candidatura?
« Non appartengo alla schiera di quelli che appena hanno sentito odore di bruciato sono andati alla caccia di un posto. Certo mi dispiace di non poter continuare il lavoro di parlamentare dopo appena due anni, ma faccio politica da 33 anni e ho ancora tante cose da fare».
Dunque nessuna investitura da parte di formazioni politiche?
«Non me l’hanno proposta e non sono andato a cercarla. Credo comunque che dopo aver fatto il sindaco, il consigliere provinciale, il parlamentare non ho esaurito la mia carica e continuerò a fare politica».
Ma se le proponessero di rifare il parlamentare?
«Sarei ipocrita a dire che non mi farebbe piacere. Ma nessuno mi ha chiamato».
Ma non c’era un accordo con il Pdl per una candidatura?
«C’era. Ma di questo parli con Clemente».
DANIELE ci segnala questo articolo tratto dal Corriere della Sera del 13/03/08, giustificando così la sua scelta:”Questo è un tipico caso di intreccio tra economia, politica gossip e vita privata, per cui si percorrono i sentieri laterali della notizia della nomina di Emma Marcegaglia a Presidente di Confindustria, andando a scavare nella sua intimità senza remore”
Il ritratto «Emma era la prima della classe, ma centrò la prof con il cancellino» - La Marcegaglia vista dall’amica del cuore: «A scuola era bravissima, ma non disdegnava la goliardia»
MILANO — Brava, neanche dirlo: «Bravissima». Secchiona, neanche pensarci: «Prima della classe sì, ma di quelle che lasciavano copiare». E che se capitava un po’ di goliardico casino non si tiravano indietro: niente roba da sette in condotta, per carità, «però ha presente le battaglie dei cancellini? Nel bel mezzo, un giorno, entra la prof. E lei la prende in pieno ». Sospensione immediata, per Emma Marcegaglia. La quale, raccontata dalla sua migliore amica, non assomiglia per niente a quell’immagine black&decker che «non so chi le abbia appiccicato, 12 anni fa, ma c’entra proprio zero. Non è dura, non è fredda, non è calcolatrice. In privato ancora meno che in pubblico. E semmai vale di più quella prima copertina di Madame Figaro: “Femme d’acier, femme de soie”». Donna d’acciaio (anche per il business di famiglia), donna di seta.
Non si può neppure dire che a Elisabetta Campana faccia velo l’amicizia. Sì, ovvio, di parte lo è: per Emma si butterebbe nel fuoco (e viceversa). E stenta a trovarle un difetto. Ma il volto privato del prossimo (anzi, prossima) presidente di Confindustria lei lo conosce come pochi altri: inseparabili da quando avevano 15 anni. E dunque: il liceo scientifico (pubblico) insieme a Mantova, al Belfiore, sezione C. Lo sport e il cibo salutista — «Frutta, verdura, yogurt » — e però, ogni tanto, «le escursioni nella Nutella». Le vacanze, i primi flirt. Le «tentazioni americane» e poi la scelta delle radici mantovane. I primi passi in Confindustria. Il matrimonio, la bimba. E adesso, il vertice di Viale dell’Astronomia.
Prima donna leader degli imprenditori italiani, «ma non pensate che questo la cambi: ne è felice e onorata, ci crede e ci metterà la passione di sempre, però si alzerà due ore prima per non togliere tempo alla figlia. Gaia resta la priorità». E «Betty» non l’avrebbe detto, qualche anno fa. Lei che certo non fa vita da casalinga — è inviato di Fashion, spesso in giro per il mondo — quando vede l’agenda di «Emy» pensa che sia «da mal di testa: mai avrei creduto che sarebbe diventata una mamma pronta a nascondersi sotto i tavoli. Presente. E attenta a rispettare gli spazi della bambina». Forse non arrivava a immaginare un pupo sballottato da una tata all’altra, Betty. Però: «La maternità, e il matrimonio, l’hanno arricchita e addolcita ». Che poi, addolcita: «Quella durezza che gli altri, fuori, percepivano, in realtà non c’era, era di facciata».
Una corazza che serviva: «Aveva 30 anni quando diventò presidente dei Giovani». Dritta nella stanza dei bottoni. Presente gli Agnelli, i Romiti, i De Benedetti, i Tronchetti, i Merloni? «Loro potenti, lei prima donna, e poco più che una ragazza, in quel santuario…». Intimidita? «No. E in ogni caso il ghiaccio si è rotto subito. Emma non è saccente, arrogante, presuntuosa. Studia. Si prepara e si appassiona. Se non conosce un argomento, tace finché non l’ha imparato ». Il «santuario», capito al volo il soggetto, l’ha apprezzato: «Non credo ci sia mai stata condiscendenza». Questo è comunque il «poi», la storia che — complice anche Luca Cordero di Montezemolo — l’ha portata ai vertici industriali. Il «prima» racconta di una ragazza erede di un impero dell’acciaio che, come il resto della famiglia, non ha mai giocato al «lei-non sa-chi-sono-io». Anzi: solo quando rapirono il padre, Steno, i più si accorsero di cosa significasse il nome Marcegaglia. «Ma per noi è sempre stata Emma e basta».
Cose normali, insieme: «Pizzeria. Amici. Vacanze ad Albarella». Ossia l’isola che, quando lei aveva 23 anni, il padre comprò per poi dirle: «Questa ora la gestisci tu». Emma era appena tornata da un master negli Usa: «E New York l’aveva elettrizzata. Non era più sicura di voler restare a Mantova. Poi un sabato prendiamo due bici, a Gazoldo, e facciamo il giro dello stabilimento. Mentre lei era via era stato ampliato. Erano chilometri, a passarlo tutto. Alla fine si ferma: “Questo l’ha fatto mio papà, e sono stati anche sacrifici. Secondo te potrei lasciar perdere tutto così”? ». Ovvio che no: la ragazza «dal carattere forte, forse quella che più, volendo, sapeva tener testa» a Steno, rimane. Sceglie Mantova e la «mantovanità». Quelle fabbriche sono il suo mondo. E si butta, intanto, sul turismo e su Albarella. «Un rito: le vacanze di Pasqua, anche le prossime, le facciamo lì da sempre. E lì, fidanzati o no, almeno qualche giorno anche d’estate».
Niente di speciale, nulla da Vip: «Andavamo a correre e nuotare. E poi tutta la fatica la buttavamo in due cucchiai e un barattolo di Nutella». Roba noiosa? Ma sì, perché no. Però è uno di quei giorni «un po’ annoiati», estate ‘95, che nasconde la svolta di vita. «Stavamo lì, in piscina. E passa uno, amico di amici. Lo guardiamo: “Però. Mica male”». Era Roberto Vancini. Un mese dopo lui e Emma sono fidanzati. Qualche anno ancora e si sposano (Betty testimone, ovvio). «Colpo di fulmine? Direi proprio di sì. E Roberto ha sempre amato Emma, non “la dottoressa Marcegaglia”». Questo è l’«oggi». Con quella parte di privato che, Betty ci scommette (ed Emma pure), neanche la caldissima poltrona confindustriale riuscirà a sconvolgere più di tanto. Baricentro, sempre Mantova. Riti, sempre assolutamente «ordinari». «A Milano ci vediamo in settimana, quando lei passa da qui. A Mantova, io torno nei weekend. E non immagini chissà che: sabato mattina alla libreria di via Verdi, con Gaia, pomeriggio di chiacchiere e shopping, bici sotto i portici, aperitivo al Close Wine Bar con Roberto e Marco, l’altro testimone di nozze, insieme alla moglie Laura, domenica mattina ancora Gaia e il parco…». Tutto molto, molto, fin troppo normale? «Non sa che lusso possa essere, la normalità».
DANIELE ci segnala questo articolo tratto dal Corriere della Sera del 10/03/08:
Strage di Erba, Olindo e Rosa assenti per la prima volta non sono in aula - Indiscrezioni su un dialogo tra Rosa e il marito: “Sono contenta di aver fattoquello che abbiamo fatto, così non ti sale più la pressione. E tieni pulita la tua camera”
COMO - Assenti. Per la prima volta dall’inizio del processo Olindo Romano e Rosa Bazzi oggi non ci sono. Ma nell’aula della Corte d’Assise a Como, oggi, Olindo e Rosa ci saranno lo stesso. Virtualmente. Dagli altoparlanti risuoneranno le voci dei coniugi imputati per la strage di Erba dell’11 dicembre del 2006. E trapela una intercettazione ambientale fatta in carcere dopo la confessione: Sono contenta di quello che abbiamo fatto.Lo schermo rimanderà le immagini degli interrogatori del 12 gennaio 2007 davanti al gip Nicoletta Cremona che convalidò il loro fermo per tre omicidi premeditati, quello di Raffaella Castagna, di suo figlio Youssef, della madre della donna, Paola Galli, per un omicidio non premeditato, quello della vicina di casa, Valeria Cherubini, e per il tentato omicidio di suo marito, Mario Frigerio, che sopravvisse e con la cui testimonianza indirizzò le indagini su di loro.I due coniugi, il 18 febbraio scorso, arrivarono a ritrattare e dichiararsi innocenti, sostenendo, Olindo, di aver confessato per una sorta di estorsione psicologica nei suoi confronti attuata dagli investigatori. Rosa nelle dichiarazioni spontanee di lunedì scorso disse di aver confessato dopo che i magistrati che la interrogavano le dissero che avrebbero caricato su un furgone il mio Olly e non lo avrei mai più rivisto. La difesa gioca proprio su questo aspetto.
Eppure le loro parole prima davanti al gip, poi davanti ai pm, fecero allora scrivere al giudice, nel provvedimento di convalida del fermo, che le dichiarazioni di Rosa e Olindo erano pienamente confessorie, precise e circostanziate, complete nella narrazione, perfettamente coerenti con i fatti, così come accertati e ricostruiti dagli inquirenti. Le loro testimonianze furono giudicate attendibili, affidabili e, sicuramente non motivate da intendimento autocalunniatorio.
Il movente, a detta degli stessi imputati, era nei continui incessanti litigi, caratterizzati da un elevatissimo tasso di aggressività e reiterate minacce con Raffaella Castagna e suo marito Azouz Marzouk: Litigi originati per le continue lamentele dei Romano e sfociati in numerosi procedimenti penali. Raffaella era stata più volte minacciata: Hai rotto i c…, anche la domenica mattina fai casino. Sei una p…, prima o poi ti ammazzo.. Se salgo ti porto giù con la bara, non scendi viva..; è l’ultima volta, la prossima ti ammazzo, le avevano detto.
L’omicidio di Valeria Cherubini e quello tentato di Frigerio, per il gip, si spiegano solo perché gli stessi avevano visto in volto l’assassino e questi era a loro conosciuto, così come ammesso dagli indagati. Il giudice sottolineava come anche l’ eliminazione del piccolo Youssef fosse il segnale che l’omicida (Rosa Bazzi, ndr) era conosciuta dalla famiglia e aveva la necessità di eliminare tutti, proprio tutti, bambino compreso.
Le indagini, le dichiarazioni degli stessi coniugi e quelle di altre persone fecero ritenere la piena correità della coppia e fecero scrivere al giudice che sono molte le circostanze e le considerazioni che la fanno ritenere provata. E’ per questo che Olindo e Rosa sono in carcere, dall’8 gennaio del 2007: La straordinaria gravità dei fatti in imputazione (per la molteplicità delle vittime, per l’efferatezza dell’ esecuzione, per lo sproporzionato movente) implica concrete esigenze di tutela della collettività e i coniugi hanno un’indole particolarmente violenta, una personalità antisociale e una labilità del loro autocontrollo.
Poi il gip Nicoletta Cremona annotava: Non hanno dimostrato alcun pentimento né tradito nessuna emozione, permettendosi pure (il Romano) di ironizzare dicendo al Pm, che lo stava interrogando, che in carcere avrebbero avuto ‘vitto e alloggio gratuiti’, rammaricandosi soltanto di non aver fatto fuori anche il papà Castagna (Carlo) che era il più bastardo di tutti.
Intanto, a smentire la teoria delle pressione psicologiche, trapelano i contenuti di una intercettazione ambientale fatta nel carcere del Bassone poche ore dopo le prime confessioni. Un colloquio fra marito e moglie in una stanzetta, da soli. Sono contenta di aver fatto quello che abbiamo fatto, sono contenta così non ti sale più la pressione, dice Rosa al marito, raccomandandogli di tenere pulita la tua camera, alludendo alla cella.
Nell’intercettazione si sente ancora Rosa dire a Olindo: Allora senti un po’, ho fatto un incontro con loro, ho detto tutta la verità, che sono stata io ad ucciderli tutti. Stupita la risposta del marito: No, aspetta, hai detto proprio il vero vero?. Una risata accompagna le successive parole della moglie: Vero vero!. Subito dopo Olindo riferisce di quanto l’avvocato all’epoca loro difensore, Pietro Troiano, gli disse al proposito delle perizie psichiatriche: Se ti mandano in un ospedale psichiatrico, anche a me. Il colloquio conferma il loro vivere in simbiosi. Nessun accenno alle presunte pressioni psicologiche per confessare.
Non sapevo come comportarmi perché non sapevo come finiva - dice ancora Olindo. - Poi quello che c’era mi ha spiegato tutto e allora effettivamente non volevo fare il primo passo senza prima sentire te. L’ultima parola spetta alla moglie, che si dice contenta di quello che abbiamo fatto.
KARMA ci segnala questo articolo tratto dal Corriere della Sera del 26/02/08, giustificando così la sua scelta:”Credo che questo sia un pezzo trash perchè si insinua nei sentieri laterali di un fatto di cronaca quale la scomparsa dei due fratelli di Gravina, descrivendo le reazioni della mamma dei bimbi al solo scopo di provocare la commozione dei lettori, quando peraltro non è ancora accertato che i corpi ritrovati siano davvero di Ciccio e Tore”
Mamma Rosa lo sa dalla tv: «La mia vita finisce oggi» - Sul posto del ritrovamento: avranno urlato, chiesto aiuto
La donna era a casa, stava preparando la cena. Poi la conferma dell’avvocato. E il pianto: «Voglio subito rivedere i miei figli» Stava preparando la cena Rosa Carlucci. La televisione accesa sul telegiornale. Ancora notizie da Gravina: un ragazzino precipitato in un pozzo, proprio come Alfredino Rampi 27 anni fa. Salvo per fortuna. Ma in diretta arriva la notizia che in quel buco nella terra «ci sarebbero resti umani». Poi, un particolare in più: «Potrebbero essere i corpi dei fratelli Francesco e Salvatore Pappalardi, scomparsi il 5 giugno 2006». La mamma dei due ragazzini, che da 20 mesi spera di ritrovarli ancora vivi, scopre in diretta tv che la tomba dei suoi bambini è molto probabilmente quel maledetto pozzo profondo oltre 20 metri. Rosa resta incollata ai telegiornali. Non riesce a crederci. Non vuole crederci. «Sono sconvolta, sono sconvolta. La mia vita finisce oggi, non riesco più ad andare avanti», balbetta al suo legale, Carmelo Molfetta. «Me lo dica avvocato, me lo deve dire. È davvero così?».
Ma le notizie sono ancora frammentarie, non c’è sicurezza che si tratti proprio di loro. Non vuole aspettare ancora. Rosa Carlucci che da tempo vive con il nuovo compagno a Mesagne, nel Brindisino, sale in auto per andare a Gravina. «Voglio sapere, voglio vedere con i miei occhi se quelli sono davvero i corpi dei miei bambini ». Piange. E cos’altro dovrebbe fare una madre che fino all’ultimo ha sperato di rivedere i suoi ragazzi e che si trova di fronte a un’atroce verità? Quando arriva in commissariato a Gravina, vestita di nero, la fanno sedere, le offrono dell’acqua. «Mi hanno detto che non c’è ancora niente di ufficiale, ma di smettere di sperare: sono i corpi di due bambini e i vestiti sarebbero proprio quelli dei miei ragazzi » racconta con un fil di voce Rosa a tarda notte. «Perché non hanno mai cercato in quel luogo? Hanno battuto tutta la Puglia, sono andati fino in Romania, e non hanno guardato a due passi da dove sono stati visti l’ultima volta? Nel centro di Gravina? Lo sapevo, lo sapevo che doveva finire così, caduti in un burrone. Io non lo so se sono davvero precipitati giocando o se sono stati buttati. Hanno sofferto? Se erano vivi forse hanno urlato, hanno chiesto aiuto. Io non voglio pensarci, è un dolore troppo grande. Lasciatemi stare adesso».
Anche Filippo Pappalardi, il padre dei bambini, in carcere a Velletri accusato di aver ucciso i figli e di averne occultato i cadaveri, ha saputo della terribile scoperta. Anche lui dalla televisione. Il suo legale, Angela Aliani, dice che «è distrutto dal dolore. Spero possa farsi forza per sopportare questo nuovo colpo». Il legale ieri sera è rimasta a lungo davanti al casolare diroccato, chiedendo invano di entrare per un sopralluogo. E sbotta: «Ma ve lo immaginate un uomo che porta qui due ragazzini e li butta in un pozzo? Sarebbe stato visto di sicuro, qui intorno ci sono palazzine abitate e dai balconi si vede tutto, anche la torretta con il pozzo. Adesso servono approfondite indagini sui questi luoghi. Ci sono ancora molte cose da capire. Non ultima perché qui non è mai venuto nessuno a cercare: dagli atti non mi risulta nulla».
DANIELE ci segnala questo video tratto da Repubblica.it del 25/02/08, che ritrae il Presidente francese Sarkozy in visita al Salone dell’Agricoltura, mentre prende a male parole un visitatore che non vuole farsi stringere la mano:
Gli insulti di Sarkozy, è bufera
DANIELE ci segnala questo video tratto da CorriereTv.it del 25/02/08 contenente un servizio di Sky Tg24 con l’intervista alla madre dei due fratellini scomparsi a Gravina di Puglia all’indomani del ritrovamento e allega il seguente commento:”Assistiamo all’agghiacciante pressione dei giornalisti che spiattellano i microfoni sotto la bocca della mamma dei bambini di Gravina ritrovati morti in fondo a un pozzo. A pochi minuti dalla macabra scoperta, tutti i tg sono a caccia delle parole comprensibilmente accusatorie della mamma. Nemmeno davanti al più atroce dei dolori le tv riescono a fare un passo indietro e lasciare la persona sola con il proprio dolore”.
Fratellini Gravina, il dolore della mamma
FRANCESCO ci segnala questo articolo tratto da Libero.it del 25/02/08:
Il gioco delle coppie - Nuoto rosa shocking: Marin bacia la Pellegrini e la Manaudou bacia Stasilius…
C’era una volta il nuoto: sportivi concentratissimi, mai una paparazzata, pochi scandali,figurarsi il gossip. Poi è arrivata lei, Laure Manaudou: e niente è più stato come prima, a bordo vasca. L’atleta francese è inarrestabile: prima l’amore folgorante con il nostro Luca Marin, per il quale aveva deciso di abbandonare il suo Paese.
Poi il voltafaccia, la fine della storia d’amore, le scenate in piscina, il nuovo flirt con il nuotatore francese Benjamin Stasilius. Per concludere in bellezza, come una ciliegina sulla torta, ecco le foto hard della campionessa a fare il giro della rete. Intanto le prime voci sulla nuova coppia del nuoto tutta italiana Luca Marin e Federica Pellegrini cominciavano a circolare. Ma loro si schernivano: “solo amici”, dicevano, ma aggiungendo sempre - furbetti - “Mai dire mai”.
Ne è passata di acqua sotto i ponti, è proprio il caso di dire, ma oggi Luca e Laure si sfidano a distanza nel “gioco delle coppie”: fotografata in un bacio plateale e decisamente appassionato a bordo vasca lei, col neofidanzato Benjamin Stasilius, fotografato con la bella Federica in un cena e dopocena romantici lui. Marin e Manaudou tornano sulle pagine dei giornali. E il nuoto? Ormai è decisamente rosa shocking.
CHIARA e DANIELE ci segnalano questo articolo tratto dal Corriere della Sera del 23/02/08 e DANIELE giustifica così la sua scelta:”Questo rappresenta secondo me un pezzo giornalistico scandalosamente trash. La notizia è creata e dibattuta su un presunto e nemmeno certo invio di un sms del presidente francese alla sua ex-moglie. La forte presenza di retroscenismo e gossip (testimoniato dall’uso frequente di “pare…sembra…da confermare”) è sintomo di un trash dilagante nel pezzo”.
Il messaggino di Sarko diventa un «legal thriller» - Il giornalista non rivela le fonti, Cécilia convocata a testimoniare sull’sms (se esiste)
PARIGI — Non è tornata, ma riappare come un’ombra ingombrante nella vita di Nicolas Sarkozy. Cécilia, l’ex moglie, sarà sentita dalla polizia giudiziaria nell’ambito dell’inchiesta sul presunto sms prematrimoniale che il presidente le avrebbe inviato otto giorni prima delle nozze con Carla Bruni. Senza intervento della magistratura ci saremmo forse dimenticati di quel famoso «Se torni annullo tutto», cominciando magari a interessarci al primo viaggio ufficiale della coppia presidenziale (fine marzo a Londra), al prossimo disco della nuova first lady e all’imminente matrimonio di Cécilia, anche lei velocissima nel convolare con il pubblicitario Richard Attias. O perché no ai rapporti fra la Francia e Scientology, dopo che un consigliere di Sarkozy ha sostenuto che le sette religiose non sono un problema. Invece l’inchiesta riaccende le polemiche sul rapporto fra stampa e potere, con corollario di curiosità interessate e facile ironia sull’instabilità affettiva di Sarkozy e sulle vendette postume di Cécilia. Colpa del presidente che pur essendo protetto dall’immunità, quindi per legge estraneo a vicende giudiziarie, ha voluto andare fino in fondo: anche per mandare un segnale generalizzato a redazioni troppo aggressive e a giornalisti che ficcano il naso nella vita privata dei politici. Colpa della stampa, che non molla la presa, facendosi scudo di blog e siti Internet che rivelano di tutto e non si sottopongono a verifiche. Sarkozy ha fatto causa al Nouvel Observateur ehadenunciato per «falso e uso di falso » Airy Routier, il giornalista che ha pubblicato la notizia sul sito Internet del settimanale. Giovedì la polizia giudiziaria ha convocato Routier come testimone. Il giornalista ha sostenuto di aver utilizzato «fonti serie e affidabili» che non intende rivelare, ma ha ammesso di non aver personalmente visto il messaggio e di non essere sicuro della data. «Tutte le notizie sulla psicologia del presidente meritano di essere pub blicate», ha sostenuto Routier, in evidente disaccordo con il direttore e padre spirituale del settimanale, Jean Daniel, che in un editoriale si è scusato per la pubblicazione. Il problema, secondo Daniel, non è la veridicità della notizia o il fatto che i giornalisti scrivano sulla vita privata del presidente, peraltro generoso nell’esporla in pubblico, ma il senso del limite. La pubblicazione di un sms si configura come una violazione della vita privata. «Andremo fino in fondo», ha detto Thierry Herzog, legale di Sarkozy, per dimostrare il falso e l’azione intenzionale del giornalista.
«Questo messaggio non è mai stato inviato», ha aggiunto l’avvocato. La chiamata in causa dell’ex moglie del presidente, «invitata a dare spiegazioni» secondo quanto precisa la procura di Parigi, accresce i sospetti sulla «fonte» dell’informazione, a meno che non si dimostri che il messaggio non sia mai esistito e che il giornalista si sia inventato tutto. Più probabilmente, a Routier verrà contestato di non aver professionalmente verificato l’informazione ricevuta. In ogni caso, l’ombra di Cécilia e la sovraesposizione della vita privata all’Eliseo continuano ad inquinare la vita politica e ad oscurare le «notizie» di giornata, quali ad esempio l’inaugurazione del primo museo dedicato a de Gaulle, l’annullamento del vertice franco- tedesco sul tema dell’Europa mediterranea, il via libera della Corte Costituzionale alla legge (voluta dal ministro Rachida Dati) che istituisce centri socio-sanitari dove tenere sotto controllo criminali pericolosi anche dopo aver scontato la pena, il piano per la costruzione di alloggi popolari di proprietà a 15 euro al giorno, la creazione di un fondo nazionale per la deindustrializzazione. Bazzecole insomma.
CHIARA ci segnala questo articolo tratto da Tgcom.it del 22/02/08:
Flirt tra Bettarini e Gregoraci? - I due sono molto vicini
Sul piccolo schermo Bettarini e la Gregoraci sono una coppia e secondo alcune voci lo sarebbero anche nel privato. I due sono stati paparazzati da Di Tutto durante una cena. Niente di eclatante se non fosse che, accortisi dei paparazzi, hanno fatto finta di non conoscersi. E a rafforzare la tesi del flirt ecco Fabrizio Corona secondo cui Bettarini ha fatto di tutto per scoprire il contenuto degli scatti: temeva fossero compromettenti.
Ma cosa c’è davvero tra Bettarini e la Gregoraci? La showgirl che in primavera dovrebbe sposare Flavio Briatore si è subito affrettata a smentire:”Sono tutte storie. Siamo solo andatio a cena e non da soli”.
Ma allora perché a fine cena Stefano e Elisabetta si sono separati facendo finta di non conoscersi?
E poi perché, come ha rivelato il re dei paparazzi, Bettarini ha fatto di tutto, chiedendo ad amici giornalisti e fotografi, per scoprire il contenuto del servizio?
Domande che fanno crescere i sospetti sulla natura della relazione tra i due. Se a questo aggiungiamo che la notizia della liason Bettarini-Gregoraci circola da settimane e che le più importanti testate di gossip hanno messo sul piatto fino a 60mila euro per avere foto che testimoniano il flirt, i sospetti diventano sempre più grandi.
E ancora: in una recente intervista la Gregoraci rispondendo a una domanda su a che punto sono i preparativi di nozze ha detto di essere in un momento di stallo. Come mai dopo tanto parlare di questo matrimonio , ora all’improvviso non si sa più nulla. Solo un’eccessiva riservatezza a pochi mesi dal sì, o invece problemi con il fidanzato ufficiale Flavio Briatore? Non resta che aspettare.
FRANCESCO ci segnala questo articolo tratto da Libero.it del 14/02/08:
Paris loves Paris - La Hilton ha un nuovo amore: si chiama come lei e come lei è donna!
LOS ANGELES, 13 feb - Di Paris ce n’è una sola, avrà pensato qualcuno. E invece no! Sarà destino, ma l’ex-ereditiera della catena alberghiera Hilton si è innamorata un’altra volta di qualcuno che si chiama come lei. Dopo la sua love story col rampollo ellenico Paris Latsis, finita tre anni fa con la rottura del fidanzamento, la giovane Hilton ha infatti iniziato una nuova da storia d’amore con una ventiduenne che, neanche a dirlo, si chiama anche lei Paris (Pickard) ed è un’aspirante regista.
Le due fanciulle sono state viste frequentare diversi locali lesbo di Los Angeles e c’è anche chi ha intercettato una furibonda scenata di gelosia. La notizia arriva direttamente dalle pagine del magazine statunitense The Enquirer al quale una fonte avrebbe rivelato che la relazione fra Paris and Paris sarebbe iniziata circa due mesi fa, ma che a riguardo le due ragazze avrebbero visioni differenti e parecchio distanti fra loro: mentre Paris P. sognerebbe infatti un rapporto “esclusivo”, Paris H. non vuole rinunciare ai suoi flirt, tanto che avrebbe detto alla fidanzata: «Voglio continuare a frequentarti ma non nessuna intenzione di smettere di flirtare».
A causare la sfuriata potrebbero essere state alcune foto che ritraevano la Hilton prima a Los Angeles mentre si lasciava andare a balli sensuali con Katherine Moennig e Daniela Sea, due delle protagoniste della serie televisiva The L Word (nel cast anche Jennifer Beals e Sarah Michelle Gellar ) e poi anche a New York dove invece è stata pizzicata in un lungo bacio con l’attrice Elisha Cuthbert (Love Actually, La ragazza della porta accanto, Un uomo qualunque).
Come si è difesa Paris? Nel primo caso semplicemente dicendo che era li per fare due chiacchiere dal momento che è in trattative per avere un ruolo nella fiction; nel secondo caso smentendo categoricamente di “essere passata dall’altra parte” e sostenendo che per lei Elisha sarebbe «come una sorella». Ma evidentemente la sua compagna non deve essere troppo d’accordo con lei!
FRANCESCO ci segnala questo articolo tratto da Libero.it del 14/02/08:
Il piccolo di casa Hilton, Barron, arrestato per guida in stato di ebbrezza. La sorellina di Britney incinta a 16 anni, quella della Lohan sulla buona strada di Lindsay. Ma che gli mettono, a Hollywood, nella pappina?
“Buon sangue non mente”, si dice. E mai come nello showbiz a stelle e strisce proverbio è più realistico. È notizia dell’ultimora che il terzogenito di casa Hilton - ebbene sì, non bastavano Paris e Nicky, ne mancano altri due all’appello - Barron, 18 anni compiuti, è stato arrestato per guida in stato di ebbrezza. Avendo compiuto la maggiore età, avrà pensato fosse giusto festeggiare degnamente tenendo alto il buon nome della famiglia… Si legge su Eonline che “Il fatto è accaduto a Malibu, alle 8:04 di martedì mattina, quando il terzo dei quattro figli di Rick e Kathy Hilton è stato fermato sulla Pacific Coast Highway, da un poliziotto della Contea di Los Angeles. Barron è stato condotto alla stazione di polizia di Lost Hills, il che gli è costata una macchia sulla fedina penale. Il tasso alcolico del ragazzo era pari a 0,14 percento, quasi il doppio del limite di 0,08 permesso dalla legge dello stato della California per i guidatori di più di 21 anni di età. Al momento è trattenuto con una cauzione di $5,000, poiché sembrerebbe che la famiglia debba ancora essere ufficialmente informata della sua incarcerazione”.
Sembra che Rick Hilton, il padre dell’allegra famigliola, abbia dichiarato: “Né mio figlio, né la polizia, mi hanno contattato. Ma se ciò che ho sentito è vero, non mi fa per niente piacere e avrò sicuramente qualcosa da dire… a mio figlio, e non ai media”. Anche perché, ciliegina sulla torta, secondo quanto riferito da Pagesix.com, sembrerebbe che il ragazzo sia stato arrestato dopo aver investito, con la sua Mercedes, l’addetto di una stazione di servizio.
E per restare in tema di “geni” di famiglia, poco prima di Natale, era uscita la notizia che la piccola di casa Spears, Jamie Lynn, 16 anni appena, aspettava un bambinodal suo baby fidanzato. Come se non avessero già abbastanza guai in famiglia. Certo, considerato che Britney si è professata vergine fino a 23 anni e poi ha combinato quel che ha combinato nel giro di una manciata d’anni, forse la sorellina ha pensato bene di imboccare la strada opposta: cominciare in maniera trasgressiva per proseguire in tranquillità.
Anche la sorellina minore di Lindsay, Ali Lohan, dimostra velleità artistiche e ambizioni da showbusiness. E considerato che ha solo 14 anni, tutta questa determinazine la posizione di diritto sulla “buona strada” della sorella. Verrebbe da chiedersi cosa mettono nella minestrina dei loro figli a casa Hilton, Spears e Lohan…
In realtà a ben vedere, più che di dieta trattasi di geni di famiglia, ben radicati e assai difficili da “estirpare”. Perché a voler citare i casi in cui la trasgressione è di casa, da quelle parti, si farebbe notte. A partire da tutta a stirpe dei Barrymore, da Lionel e John fino a Drew, segnata da problemi di alcolisimo e dipendenza da droghe, ai figli scoppiati dell’altrettanto fulminato Ozzy Osbourne. Proseguendo per le ragazze irrequiete di Bob Geldof ( Peaches e Pixie) la cui madre, Paula Yates, è morta suicida dopo una vita di eccessi e trasgressioni varie. Buon sangue non mente, dicevamo. E a Hollywood, in particolare, il dna non perdona!
FRANCESCO ci segnala questo articolo tratto da Libero.it del 14/02/08, sottolineando come poche “cose” siano più trash del dedicare spazio ad un personaggio come Costantino Vitagliano:
Costantino lascia l’Italia - L’ex tronista pronto a far carriera in Spagna: «Non c’è ipocrisia. Qui è tipico negare l’evidenza». A qualche celebrità nostrana trasferisi è andata bene, ma non è stato sempre così
Se ne va in Spagna e senza neppure troppi complimenti, Costantino Vitagliano. Per ora nulla di certo per ora ma il dente avvelenato un pochino ce l’ha. «Andrò a Madrid per dei provini. Là funzionano ancora i programmi di gossip, non si rinnega il passato. Non c’è l’ipocrisia dell’Italia» ha confessato in un’intervista al quotidiano Libero.
«Qui è tipico negare l’evidenza. Non tanto tra i vip, quanto tra chi ci gira attorno» dice facendo notare come sono andate le cose con Lele Mora. «Lei ha idea delle persone che dicono non di non aver mai cenato con Lele Mora solo perché ora ha qualche guaio col fisco? Invece erano a tavola tutte le sere e prendevano i suoi regali… Ma non succede solo nello spettacolo».
Una carriera la sua iniziata come tronista a Uomini e donne, ospitate varie a C’è posta per te e Buona Domenica, un film tre anni fa e un altro in cantiere. Ora ha una chat, promuove una linea di abbigliamento, «faccio serate, film, fotoromanzi, mi hanno anche chiesto di cantare. Mi sto riciclando, sto cercando di ripulire e rinnovare l’immagine. Bisogna cambiare, crescere».
Certo in passato ai connazionali che hanno tentato la fortuna all’estero non è andata benissimo. Monica Bellucci, Giovanna Mezzogiorno e Alessandra Martinez conquistatrici della Francia o Gabriele Muccino negli Stati Uniti sono quasi un caso. «In Italia mi sono tolta grandi soddisfazioni. Dal 5 marzo andrò in America e voglio fare l’attrice» diceva un anno fa Aida Yespica, allora star del Bagaglino, a Star+Tv. «Il rapper americano Coolio mi ha scelto come protagonista del suo video musicale perché ha notato il mio fisico pazzesco! Io di rifatto ho solo il seno: da piccola avevo una seconda scarsa, ma già allora piacevo parecchio a uomini e donne» diceva, ed è ancora la star del Bagaglino.
Non è andata benissimo neppure a Manuela Arcuri, tornata dopo un lungo soggiorno negli Usa a maggio dell’anno scorso: «Se un giorno dovesse esserci la possibilità di lavorare all’estero, mi fa piacere sapere di essere preparata… Bisogna mettersi in discussione, non ci si può crogiolare sugli allori», spiegò al settimanale Vero.
Oltreoceano l’esperienza di Maria Grazia Cucinotta non è andata più in là di qualche partecipazione: in Agente 007 - Il mondo non basta, ne I Soprano e in Ho solo fatto a pezzi mia moglie, di Woody Allen. Elisabetta Canalis si è fermata al Decameron di David Leland, ma non demorde: «Da tempo trascorro almeno tre mesi all’anno negli Stati Uniti, dove frequento corsi di recitazione in inglese. Quando sono in Italia, invece, viene a farmi lezione un insegnante a casa. Credo che la preparazione sia fondamentale se voglio intraprendere questa carriera».
DANIELE ci segnala questo video scioccante sul sequestro di bambini avvenuto il 13 febbraio in una scuola materna di Reggio Calabria tratto da Corriere.it del 14/02/08 e contenente un servizio del Tg 1:
Uomo si barrica in asilo, bimbi in ostaggio - Il sequestratore in forte stato di agitazione
DANIELE il 12 febbraio ci segnala questo articolo (di cui ha omesso la data) tratto dal Corriere della Sera:
Parla il cantante coinvolto l’estate scorsa in una indagine su un traffico di droga - Gianluca Grignani si confessa su Vanity Fair: «È stata una str…, finire sui giornali mi ha svegliato»
MILANO - «A far uso di cocaina ho cominciato da ragazzo Perchè lo facevano gli altri, per divertimento, e soprattutto per la voglia di provare. Mi è sempre piaciuto provare di tutto, e l’ho fatto. Beh, quasi tutto. E non parlo solo di droghe. Vale per il cibo: in India, ho mangiato le formiche e i grilli fritti. Mi sono fermato solo di fronte al cervello di scimmia, che mi hanno servito a tavola in Thailandia. Vale per gli sport estremi che pratico, come lo sci-alpinismo». Gianluca Grignani si confessa su Vanity Fair. E lo fa per la prima volta dal luglio del 2007 quando il cantante milanese di 35 anni, da Destinazione paradiso, il primo brano di successo della sua carriera canora, approda, rimanendoi coinvolto, a Operazione paradiso il nome di un’indagine di polizia su un traffico di cocaina.
A un anno di distanza da quell’episodio, Grignani sembra essersi risollevato: ha finito di lavorare al nuovo cd e si prepara all’avventura sanremese. La canzone con la quale si presenta in gara al Festival di Pipo Baudo - il quinto al quale partecipa - si intitola Cammina nel sole, stesso nome per l’album (il nono), che esce il 14 marzo. A Vanity Fair il bel Gianluca spiega che il procedimento nel quale è accusato di aver offerto gratuitamente cocaina a una persona è ancora in corso. «Non escludo che sia successo - ammette Grignani -. Perché è vero che ho fatto uso di cocaina. Chiariamo - continua: non sono un consumatore abituale. E, soprattutto, è stata una stronzata, un errore tremendo». Un Grignani senza veli su Vanity Fair racconta di aver «fumato spesso marijuana» ma aggiunge anche che «tirare di cocaina non è come farsi una canna. Non c’è paragone. La cocaina distorce la percezione reale delle cose. Pensi che ti faccia stare meglio e, invece, amplifica i tuoi problemi, te li fa sembrare insormontabili. Ti dà l’impressione di avvicinarti agli altri, perché sniffi in compagnia, ma, in realtà, ti allontana dalle persone. E, contrariamente a quanto si dice, dà assuefazione. Diventa una routine: quando esci c’è sempre qualcuno che ne ha un pò e, se non c’è, ti sembra di non divertirti. Il giorno dopo, poi, ti senti addosso un peso enorme. Oltre a quello dell’alcol. Perché la cocaina ti porta anche a bere di più».
Ma essere «finito sui giornali» ha aiutato Grignani: «Quel casino - dice - un po’ mi ha fatto bene, mi ha svegliato». E alla domanda su come quest’esperienza ha condizionato e condizionerà il rapporto con la figlia Ginevra, il bel Gianluca risponde: «Il fatto di aver provato la droga, mi consentirà di trovare il modo migliore per convincerla a non farlo. Non dico che ci si debba drogare, ma sono convinto, in questo caso, di avere un’arma in più rispetto a chi questa esperienza non l’ha fatta. E poi ho molta fiducia nelle donne. Guardi una come Hillary Clinton, che spero diventi presidente, o in Italia, una come la Bonino. Sono sicuro che anche mia figlia diventerà una donna speciale».
MIRKO ci segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 11/02/08, sottolineando come sia presente la costante volontà dei media di esaltare il personaggio di Amanda Knox:
Amanda canta Let It Be in cella - Secondo «News of the World», la ragazza americana intona senza sosta il famoso successo dei Beatles
PERUGIA - Nel carcere di Perugia, dove si trova dal 6 novembre scorso con l’accusa di aver ucciso la studentessa inglese Meredith Kercher, Amanda Knox non smette di cantare. Canta a squarciagola, da mattina a sera, senza sosta. Canta Let It Be. Intonando la famosa canzone dei Beatles, rivela il tabloid britannico News of the World, la ragazza americana farebbe addirittura impazzire i secondini e gli altri detenuti del carcere.
«NON MI RISULTA» - «Non mi risulta», riferisce don Saulo Scarabattoli, il sacerdote che si occupa della sezione femminile del carcere perugino. Al cappellano risulta invece che Amanda (che aveva fatto richiesta per una chitarra) avrebbe tradotto in italiano il testo di Let it be su richiesta di altre recluse, e che comunque in cella eviterebbe di cantare, che è invece possibile nell’ora d’aria. Del testo della canzone la stessa Amanda ha discusso anche con don Saulo.
MIRKO ci segnala questo articolo tratto da Libero.it del 02/02/08, con questo commento:”In questo caso è l’informazione politica che diventa trash: è molto presente soprattutto la soggettivizzazione enfatica, cioè l’esaltazione dei personaggi (gli epiteti ascritti ai politici sono un esempio palese di questo tipo di distorsione), nonchè la tematizzazione”.
Usa 2008/ Il guerriero, il manager, il trascinatore e l’emancipata: il 5 febbraio il giorno della verità. Gli States archiviano Bush
Il guerriero dal volto umano, il manager espressione dell’establishment, il trascinatore di folle alla John Kennedy e la madre di famiglia emancipata e preparata. Sono John Mc Cain, Mitt Romney, Barack Obama e Hillary Clinton i principali candidati alla presidenza rimasti in gara che si giocano il tutto per tutto il 5 febbraio, il super martedì in cui si terranno le primarie repubblicane e democratiche in 22 stati americani tra cui i due colossi della California e di New York. Chi vince si prende tutto o quasi. Ad avere abbandonato per ultimo la competizione in campo repubblicano è stato l’ultra neo conservatore Rudolph Giuliani, il sindaco di tutta l’America dopo l’attentato alle Twin Towers, che aveva investito ogni sua risorsa nella campagna in Florida e ha avuto in cambio una sonora sconfitta. Persa la partita ha dato il suo appoggio al cane sciolto John Mc Cain, soprannominato “la fenice” dal New York Times, che ha incassato anche il sostegno di Terminator Arnold Schwarzeneger, l’irrequieto governatore dello stato della California. Considerato completamente inaffidabile per gli interessi del partito repubblicano e dei gruppi di potere che lo dominano, John Mc Cain porta avanti da destra una ventennale lotta all’apparato militare industriale senza poter essere accusato di essere un imbelle pacifista. Neo conservatore della prima ora e interventista, dal suo punto di vista la guerra non è il peggiore dei mali quanto la rinuncia a combattere in nome dei valori. E’ per questo che si è schierato contro l’amministrazione Bush condannando l’uso della tortura. E ha avuto il coraggio di sostenere sin dall’inizio l’aumento di truppe in Iraq per pacificare il paese ed esportare la democrazia. L’apparente handicap di avere 72 anni gioca dalla sua parte: senza una carriera politica davanti da costruire non ha nessun interesse a fare favori contrari alla sua etica - il sogno di ogni elettore indipendente. In più piace tanto alla destra liberale e laica perché non intende chiudere le porte agli immigrati, vuole fonti energetiche alternative, non vuole giudici ideologizzati alla corte suprema, considera l’aborto legale terribile ma necessario, e considera gli estremisti evangelici agenti dell’intolleranza. Ovvio che non abbia dalla sua la destra religiosa per evidenti ragioni ideali. Ma non ce l’ha neanche Mitt Romney, il candidato dei pezzi grossi del partito e delle lobby che ha in curriculum un passato da manager di successo ma il limite di essere troppo ricco e ancora peggio di essere un eretico di fede mormone.
CHIARA segnala un articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 31/01/08:
Storia di Natasha, da miss a prostituta - Vive in Nicaragua, ha 19 anni e dopo aver vinto diversi concorsi di bellezza, si ritrova a lavorare in un bordello
MANAGUA (NICARAGUA) - In passato ha vinto diversi concorsi di bellezza e ha sognato a lungo di diventare una modella internazionale. Adesso invece lavora come prostituta sei giorni su sette in una squallido bordello al centro di Managua, capitale del Nicaragua. E’ la triste storia di Natasha, ex modella diciannovenne che ormai non s’illude più di calcare un giorno le passerelle più importanti al mondo, ma vende il suo corpo per sopravvivere in un paese a lungo martoriato da una terribile guerra civile e oggi ulteriormente impoverito da un’endemica disoccupazione.
FAVOLA SPEZZATA - La favola spezzata di Natasha è raccontata nell’edizione odierna del Guardian di Londra che sottolinea come appena tre anni fa l’allora sedicenne nicaraguese aveva vinto due prestigiosi concorsi di bellezza nel suo paese, aggiudicandosi tra l’altro anche il titolo di Miss “più belle gambe” del Nicaragua. Proprio per inseguire i suoi sogni di modella, con i pochi soldi messi da parte Natasha decise di abbandonare Bluefilds, la sua città nel sud del paese e di trasferirsi nella capitale Managua. Con il passar del tempo, però, la giovane si è accorta che la realtà è molto diversa dalla fantasia: oggi a 19 anni è oramai una veterana del “Salvadoreño”, un bar-bordello che si trova in un distretto malfamato della capitale chiamato “Costa Rica”.
DENARO E PROSTITUZIONE - Natasha racconta al quotidiano britannico che ormai ha dimenticato le emozioni del passato e adesso pensa solo a mettere da parte denaro. Considera una bella giornata quella in cui riesce a guadagnare poco più di 60 euro, andando a letto con 18 persone e chiedendo poco meno di 3 euro per una prestazione sessuale di mezz’ora. Molti dei suoi clienti sono ubriachi e violenti e Natasha non nasconde le tante difficoltà che ancora incontra: “Non auguro nemmeno alla mia peggior nemica di capitare qui un giorno. Questa è la cosa peggiore che puoi fare”. La disoccupazione non offre altre strade a tante donne nicaraguesi. Due mesi fa la polizia fece un mega blitz e per ordine del governo chiuse diversi bordelli a Managua. Secondo l’esecutivo sandinista questo era l’unico modo per proteggere le donne dalle violenze e dalla sottomissione. Ma le lucciole non gradirono e organizzarono una grande protesta contro quest’iniziativa governativa, definita prontamente dalle ragazze di strada “una violazione dei diritti delle prostitute”. Dopo appena una settimana le autorità fecero marcia indietro e le ragazze sono velocemente tornate al lavoro
TRA VIOLENZE E STUDI UNIVERSITARI - Anche Natasha ritiene che l’iniziativa del governo fosse fondamentalmente sbagliata: tanta gente come lei infatti si prostituisce unicamente per sopravvivere e aiutare i familiari che vivono lontano senza un lavoro e senza speranza. La ragazza afferma che anche nei giorni in cui i clienti sono pochi, lei guadagna più di un dottore o di un professore. Nel suo giorno libero, invece, studia scienze bancarie all’università: “Per adesso questa è la mia vita” afferma la diciannovenne che precisa che se un cliente diventa troppo violento, lei comincia a gridare così un uomo dello staff del bordello viene in suo soccorso. “Puoi immaginare come è stato difficile il mio primo giorno qui”. Natasha racconta che fino all’anno scorso aveva un fidanzato, ma che la storia è finita quando per puro caso costui è entrato nel bar del bordello e l’ha vista mentre intratteneva i clienti: “Fu davvero qualcosa d’imbarazzante. Corsi fuori e cominciai a gridare. Non so se nella mia città natale sanno il lavoro che faccio, di certo non sa nulla mia madre. A lei ho raccontato che mi sono sposata e mio marito mi da i soldi che le spedisco. Naturalmente è una bugia”.
MIRKO ci segnala questo video contenente l’intercettazione della telefonata tra Bruno Vespa ed il portavoce di Gianfranco Fini, Salvatore Sottile, tratto da You Tube del 31/01/08, allegando questo breve commento:”Questo video, secondo me, mette a nudo la pateticità e l’irriverenza dello pseudogiornalismo di Porta a Porta“:
Vespa: gli confezioniamo la puntata addosso
SAVINO segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 20/01/08:
Anche un’orgia nel party di Kate Moss - Sesso, alcool e cocaina gli ingredienti della serata all’hotel Dorchester di Londra
LONDRA - Sesso, alcool e cocaina, questi gli ingredienti della festa per il 34mo compleanno di Kate Moss, festeggiato il 18 gennaio scorso all’hotel Dorchester di Londra. A detta del domenicale News of the World, che ha fatto il resoconto a luci rosse del party, la modella sarebbe stata coinvolta in un’orgia con altre due ragazze e un uomo nella camera da letto della suite da 2.500 sterline (circa 3.350 euro) a notte affittata per l’occasione, mentre la gente attorno assisteva allo spettacolo sniffando coca e il fidanzato della Moss, Jamie Hince, chitarrista della band The Kills, era in un’altra stanza.
L’ORGIA - «L’orgia era già in pieno svolgimento quando Kate è arrivata nella suite alle 3 del mattino – ha raccontato un infiltrato della festa al tabloid – e dopo essersi fatta un Diamond Chaser, cocktail a base di champagne d’annata e cognac, è andata in camera da letto. Lì si stava svolgendo un altro party, sotto le lenzuola, fra due modelle e un uomo. I tre si stavano baciando e accarezzando ovunque, mentre quattro o cinque persone assistevano alla scena. Allora Kate si è infilata nel letto insieme a loro e i quattro hanno iniziato a stuzzicarsi a vicenda e a pomiciare, poi i baci si sono fatti sempre più appassionati ed è successo di tutto, fatta eccezione per il sesso completo. E non appena la notizia si è diffusa, tutti volevano dare una sbirciatina a Kate».
ALCOL E DROGA - Prima di arrivare al Dorchester, la modella aveva già fatto il pieno di alcool e musica al Punk, un noto nightclub della capitale inglese, insieme con i soliti amici di baldorie, fra cui Bobby Gillespie, Davina Taylor e Kelly Osbourne. Imponente il servizio d’ordine approntato in albergo. «Nessuno poteva entrare nella suite se non era su una lista precedentemente approvata dalla stessa Moss – ha proseguito la fonte anonima – e una volta che siamo stati dentro, il motivo è apparso subito chiaro. C’era cocaina dappertutto e tutti sniffavano, tirando strisce su strisce e usando come base i costosi mobili della stanza. Le luci erano basse e c’erano candele ovunque».
ESAUSTI - Inizialmente, la festa doveva durare 34 ore – una per ogni anno della modella – ma è finita dopo 18, alle 8 di mattina del 19 gennaio, quando un’esausta e ancora un po’ stordita Kate Moss ha lasciato l’albergo per fare ritorno alla sua nuova villa da 8 milioni di sterline (10,7 milioni di euro) di St.John’s Wood. Quanto al conto, solo al Dorchester la modella e i suoi amici si sono scolati 14 bottiglie di champagne d’annata, 4 di vodka e 17 cocktail Bellini, per un totale di 35.000 sterline (poco meno di 47.000 euro).
GIULIO ci segnala questo video contenente un’intervista fatta un anno fa alla mamma di Berlusconi e tratto da CorriereTv del 19/01/08:
Un anno fa l’intervista a mamma Rosa
FRANCESCO segnala questo articolo tratto da Libero.it del 16/01/08:
Corona interpreterà un ispettore di Polizia:«È il mio riscatto. Mostrerò a tutti come dev’essere uno bravo»
MILANO - «È il mio riscatto. Mostrerò a tutti come dev’essere un bravo poliziotto»: devono essere stati tutti molto cattivi quelli che ha incontrato nella sua vita Fabrizio Corona, se ora che si appresta a vestire i panni dell’ispettore Tosi nella serie Tieni a me prodotta da Roberto De Laurentiis, il re dei paparazzi si ripromette di farne uno degno.
Eppure Corona, che ha rilasciato la sorprendente dichiarazione al settimanale Diva e donna, nella sua storia recente di tutori dell’ordine ne ha incontrati parecchi (tutti criticabili?). Gli ultimi meno di una settimana fa a Milano, dove si aggirava in auto e contromano senza patente. Ai “perfidi” agenti (in quel caso carabinieri) che l’hanno fermato Corona non aveva alcuna licenza da mostrare visto che gli era stata ritirata a novembre, così, circolando ugualmente, Fabrizio s’è ritrovato con in mano una contravvenzione e sulla testa una denuncia. Dall’emissione del decreto di ritiro (in novembre), infatti, il fotografo era stato già fermato una volta al volante, all’inizio del 2008 vicino a Malpensa: allora provò a evitare la sanzione mostrando il passaporto, ma i “cattivi” poliziotti si permisero di fare un controllo smascherandolo.
Tutto qui? Niente affatto, le disavventure del povero Fabrizio con le divise sono molte di più: senza contare l’arresto e i 77 giorni di detenzione per il caso “Vallettopoli”, stando ai dati di Wikipedia, già nel marzo 2007 subì in due giorni un duplice “attentato alla libera circolazione” con la sospensione della patente.
Fortunatamente, contro tanto accanimento a Corona non mancano i conforti femminili: Diva e Donna rifersice di un riavvicinamento con l’ex moglie Nina Moric («Abbiamo ricominciato a parlarci e ora iniziamo anche a capirci. Non so se torneremo insieme. Certo è che io lo vorrei. Dobbiamo solo imparare ad andare d’accordo») e della persistente vicinanza alla modella e showgirl Laura Barriales: «È dolcissima ma siamo solo amici».
FELICE segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 18/01/08:
«Non aprite quella porta senza di me»
ROMA - «Non aprite quella porta senza di me». Francesca Vivaldi non ci sta. L’attrice trans era pronta a far parte dell’ottava edizione del Grande Fratello. Un sogno inseguito da tempo e mai raggiunto, considerando che «da tre anni a questa parte - racconta lei- mi viene promesso di riuscire a varcare la soglia della casa più spiata d’Italia e poi puntualmente non mi viene concesso».
A quattro giorni dal via all’ottava edizione la Vivaldi si toglie il sassolino dalla scarpa, visto che anche quest’anno, la partecipazione al Grande Fratello è destinata a restare per lei una chimera. «Un’ombra sembra abbattersi su di me» dice. Al suo posto, rivela, prenderanno una trans “operata” dal presunto nome Silvia, superando tutte le sue aspettative. «Ma anche io sono operata - dice Francesca - e anzi a breve mi sposerò».
In realtà la Vivaldi non riesce a buttare giù il rospo di questa ennesima esclusione e promette battaglia: «Questa volta - dice - sono pronta a sparare a zero, raccontando tutta la verità su amicizie e coinvolgimenti vari che hanno preceduto la mia conoscenza al grande pubblico». E alcuni di questi colpi sono già in canna. Uno è quello secondo cui dietro l’ultima esclusione dal GF ci sarebbero degli «screzi» tra la Vivaldi e un’autrice del programma di Canale 5, come racconta la diretta interessata, convinta tra le altre cose che la sua ormai superata «appartenenza alla scuderia di Lele Mora, il famoso agente delle star, abbia rappresentato un “rischio” per l’immagine del programma».
ENRICA segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 15/01/08:
Fabiano del Grande Fratello a giudizio - L’accusa: sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina
FROSINONE - Fabiano Reffe, che ha partecipato alla sesta edizione del Grande Fratello, è tra le diciotto persone che sono state rinviate a giudizio dal gup del tribunale di Frosinone con l’accusa di sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
LE ACCUSE - Sei degli imputati sono stati prosciolti dall’accusa di associazione per delinquere. Per quattro dei 18 imputati il 27 febbraio prossimo si conoscerà il verdetto sulla richiesta del processo con rito abbreviato. Per tutti gli altri l’udienza dibattimentale si terrà il prossimo 6 maggio. Il rinvio a giudizio è stato deciso al termine dell’udienza preliminare tenutasi lunedì nel tribunale a Frosinone. Il provvedimento è il risultato di un’operazione portata a termine dai carabinieri lo scorso luglio, denominata in codice «Zeus». Tra gli imputati ci sono anche un poliziotto ed un carabiniere.
L’OPERAZIONE ZEUS - Nel luglio scorso, nell’ambito dell’operazione «Zeus», erano state arrestate 12 persone. Dai primi risultati d’indagine oltre 100 donne, provenienti dalla Romania e dall’Albania, erano giunte clandestinamente in Italia allo scopo di essere avviate alla prostituzione in locali notturni nelle province di Frosinone e Latina. Nei confronti di altre otto persone erano invece scattate denuncie a piede libero. Dalle indagini era emersa l’esistenza di alcune organizzazioni criminose che operavano intorno all’Avana Club di Alatri e l’altra capeggiata dal titolare del night club Olimpo di Ferentino che operava anche sul locale notturno La Bahia di Casamari, località del Comune di Veroli, poco distante dal capoluogo ciociaro. Ogni sera i titolari dei club davano loro 30 euro a prescindere dalle prestazioni sessuali che riuscivano ad avere.
DANIELA segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera del 14/01/08:
Telecamere curiose - Ma lo spinello in tribuna può andare in tv o no?
Ieri, nell’intervallo di Lazio-Genova, le telecamere ci hanno regalato un singolare quadretto. Sugli spalti, alcuni ragazzi ammazzavano il tempo in maniera stupefacente: si facevano allegramente uno spinello. In particolare una ragazzina si «rollava una canna». Con la spensieratezza dei suoi anni. Con l’incoscienza della morale del gruppo. Una scenetta insolita, anche se piuttosto imbarazzante. Tanto che il telecronista, appena si è accorto dell’accaduto, ha invitato la regia a cambiare inquadratura. La sequenza era del tutto casuale: spesso, durante l’intervallo o nel corso della partita, la regia cerca immagini «di colore» in grado di ravvivare il racconto. Come un retino che cattura le farfalle più variopinte. Adesso però ci chiediamo: è legittimo mandare in onda quelle immagini? Mettiamo che i genitori della ragazzina fossero in quel momento davanti al televisore, cosa avranno provato? Che giustificazioni avrà poi addotto la figlioletta? Insomma, è giusto o non è giusto riprendere a loro insaputa gli spettatori di uno stadio? Il buon senso suggerisce che sì, è giusto. Ogni spettatore di serie A sa che in uno stadio ci sono molte telecamere in funzione e non è difficile incappare nella rete: il pubblico fa parte dello spettacolo. D’altro canto, però, la legge sulla privacy non è chiara e spesso si generano equivoci. Tempo fa, quando è circolata una famosa immagina che ritraeva Silvio Sircana in uno scambio di idee stradali, il Garante della privacy è subito intervenuto per annunciare norme restrittive sulla «diffusione di notizie che non hanno interesse pubblico». Certo, c’era di mezzo un politico. Qualcuno, però, aspetta ancora dal Garante una risposta: è gusto mandare in onda una telefonata privata carpita con inganno? L’unica cosa che ora ci preme è che l’incauta ragazzina faccia tesoro dell’accaduto: il fumo fa male.
CLEMENTINA segnala questo articolo tratto da TgCom.it del 14/01/08 ed allega il seguente commento:”Lo trovo assolutamente assurdo ed indecente, non solo pensare di poter fare certe cose, ma addirittura che la legge permetta tutto ciò. Così la Cassazione ha approvato che non c’è reato se in una coppia il partner decide di filmare il proprio rapporto sessuale, a patto che non si estenda il filmato ad altre persone. E’ davvero troppo sopportare queste leggi che altro non fanno che incentivare coloro che hanno già una mente deviata”.
Filmare sesso con compagna si può - Cassazione: “Non è reato se lei non sa”
Registrare i propri rapporti sessuali con la convivente, anche senza informarla, non è reato: lo ha stabilito la Cassazione, secondo cui in questo caso il reato di “interferenze illecite nella vita privata” non sussiste, purché le videocassette non vengano distribuite ad altri. E’ stato così assolto un 49enne romano che, alla fine della relazione con la donna, le aveva consegnato i video: lei l’aveva denunciato.
La donna, dunque, lo aveva trascinato in Tribunale lamentando il fatto che, pur sapendo della ripresa delle immagini che erano state proiettate in tempo reale con una apparecchiatura predisposta su una parete, non fosse stata informata della registrazione. L’imputato, condannato a 4 mesi in Corte d’Appello, aveva presentato ricorso in Cassazione affermando che “non possono essere considerate interferenze illecite le attività svolte consensualmente e scientemente da due soggetti, come nel caso di specie, anche se registrate da uno dei due con l’ausilio di una videocamera, perché rimangono comunque nel ristretto ambito degli stessi partecipanti alle attività riprese”.
Dello stesso avviso, la quinta sezione penale della Suprema Corte, secondo la quale il ricorso è fondato: “L’art. 615 bis del Codice Penale - si legge nella sentenza - tende a tutelare la riservatezza della vita individuale contro le interferenze illecite nella vita privata di ognuno, ma sempre che tali interferenze provengano da terzi, rimasti estranei alla conversazione oggetto di registrazione”.
La norma, secondo i giudici, “pone l’accento sull’impossibilità di rilevare interferenza nella propria vita privata della persona ammessa a farvi parte, sia pur estemporaneamente, in condizione di reciprocità”. Inoltre, secondo la Cassazione, “è irrilevante che poi la convivenza tra lui e la persona ripresa sia cessata” e “non si vede come attribuirgli il reato per la ripresa di immagini che concernono anche la sua persona nell’ambiente ad entrambi riservato”. Il concetto di “vita privata”, spiegano ancora i giudici, “si riferisce a qualsiasi atto o vicenda della persona in luogo riservato” e dunque è vita privata “il sorseggiare un caffè in compagnia in casa propria, non meno che avervi rapporti sessuali”.
FRANCESCO segnala questo articolo tratto da Libero.it del 14/01/08:
Sarkò, che sciupafemmine - Il presidente disse alla moglie fuggita a New York per amore: «Se vuoi tornare fai in fretta, qui c’è la fila per me». E prima della Bruni ci provò anche con Eva Green
PARIGI, 14 gen - «Se vuol tornare a casa lo faccia presto. La lista di quelle che vogliono prendere il suo posto è lunga. Posso avere tutte le donne che voglio». Il piglio è quello del presidente decisionista, lo stile invece lascia molto a desiderare: sono quelli di Nicolas Sarkozy, capo di Stato francese, ai tempi della fuga di Cecilia a New York. Nella primavera del 2006, infatti, sua moglie aveva ceduto agli imperativi del cuore raggiungendo nella “città che non dorme mai” l’uomo della sua vita.
Come si legge in un libro di confidenze alla giornalista di Le Point, Anne Bitton, pubblicato da Flammarion nonostante la dura opposizione degli avvocati dell’ex first lady, Cecilia avrebbe avuto un solo uomo del cuore, Richard Attias, top manager della pubblicità, per il quale piantò in asso Sarkò scappando nella Grande Mela: «È l’uomo che ho più amato in vita mia - scrive la Bitton -, non credo di aver mai amato prima di lui. È l’uomo della mia vita, sono la donna della sua vita».Di fronte a questo colpo di testa, la reazione del marito sarebbe stata la frase sprezzante e machista, ma malgrado ciò Cecilia avrebbe comunque deciso di tornare al suo fianco «per dovere». Solo più tardi avrebbe deciso di lasciarlo definitivamante (aggiungendo al danno la beffa del pubblico abbandono di un presidente) e tornare da Attias, con il quale ci potrebbe essere un ricongiungimento proprio in occasione del matrimonio tra Sarkozy e Carla Bruni.
A questo riguardo, una conferma che le nozze avverranno prima di marzo arriva anche dal Foreign Office britannico. Stando al Sunday Times, i vertici della diplomazia britannica sarebbero convinti che la coppia convolerà prima della visita di Stato in Gran Bretagna per evitare a Sua Maestà l’imbarazzo di ospitare Nicolas e Carla a Windsor in due stanze separate (si sa che Elisabetta tiene alle spese).
Imbarazzo che, in generale, sembra non toccare affatto il presidente francese. L’ultimo gossip registrato dal San Francisco Chronicle vuole che Sarkò, prima di agganciare la Bruni, ci abbia provato con la bella attrice Eva Green, invitandola a novembre ad accompagnarlo in un viaggio negli Usa: «Stavo girando il film Ranklyn, ho pensato che visto che aveva appena divorziato scherzasse, e disgraziatamente ho declinato l’invito» (disgraziatamente perché Eva è sulla stessa sponda politica di Nicolas). E pensare che adesso potrebbe essere incinta, fare bei viaggi a scrocco in Egitto e, chissà, avere una sala di proiezione tutta sua all’Eliseo.
FRANCESCO segnala questo articolo tratto da Libero.it del 13/01/08:
Abramovich, fame d’amore - Il magnate russo proprietario del Chelsea “pizzicato” da un tabloid mentre morde il fondoschiena della fidanzata
Roman Abramovich, il magnate russo proprietario del Chelsea “pizzicato” dal Sun a mordere il fondoschiena dell’avvenente fidanzata. Il tabloid britannico sostiene che il 41enne, normalmente imbronciato, sia sembrato un altro uomo nel corso di una vacanza con la 26enne Daria Zhukova. Il proprietario del Chelsea e la giovane “fiamma”, ex modella famosa come Dasha, hanno abbandonato i cieli grigi londinesi per rilassarsi su un lussuoso yacht.
La coppia è stata vista più volte mano nella mano e Abramovich - sottolinea il Sun - è diventato di buon umore. Il magnate russo è considerato il secondo uomo più ricco del Regno Unito e ha una fortuna personale stimata in 11 miliardi di sterline. A marzo, dopo sedici anni, ha divorziato dalla moglie Irina: ha rivelato la rottura dopo essere stato sorpreso in intimità con Daria. La transazione di divorzio gli è costata 5,5 miliardi di sterline.
DANIELA segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 13/01/08:
«Cristiano Ronaldo, un’orgia a Roma» - Il News of the world: «Ha pagato due prostitute scambiandosele con un amico»
ROMA - Un altro (presunto) scandalo a luci rosse per Cristiano Ronaldo. Almeno secondo il settimanale «News of the World». Secondo quanto riporta il giornale, il calciatore portoghese del Manchester United avrebbe scelto di festeggiare la vittoria in Coppa sull’Aston Villa con una trasferta nella capitale italiana, in compagnia di due prostitute con le quali avrebbe avuto rapporti sessuali.
IL RACCONTO - «Ronaldo e un amico hanno contrattato con due ragazze perché li raggiungessero in albergo (l’Hilton) dopo aver lasciato un locale della capitale», ha dichiarato una fonte al tabloid. «Hanno pagato per fare sesso con loro e poi se le sono scambiate perchè potessero stare con entrambe». Non è la prima volta che il portoghese si fa sorprendere con delle escort. Quattro mesi fa pagò cinque squillo perché lo raggiungessero nella sua casa appena fuori Manchester, per un’orgia in piscina insieme ai compagni di squadra Luis Nani (suo connazionale) e Anderson (brasiliano). Nel 2005 fu invece falsamente accusato di stupro dopo aver fatto sesso con una lucciola in una suite del Sanderson Hotel a Londra.
ENRICA segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 12/01/08 con il seguente commento:”Ormai siamo arrivati a limiti etici del possibile. Non è accettabile che i genitori favoriscano un film sulla scomparsa della propria figlia, che tra l’altro varrebbe solo poche sterline. Probabilmente non sono solo da condannare le scelte di giornalisti per la pubblicazione di determinati articoli, ma anche le stesse persone che, come in questo caso, le servono su un piatto d’argento!”
Maddie: polemiche sulla sosia - La titolare dell’agenzia di modelle che ha trovato la piccola somigliante ha ricevuto minacce di morte
LONDRA - La piccola Maddie produce soldi anche dopo otto mesi dalla scomparsa. I suoi genitori, Kate e Gerry McCann, hanno ammesso di aver preso contatti con un’agenzia internazionale dello spettacolo (la Img) per vendere la loro storia personale in cambio di qualche milione di sterline. I fondi raccolti dalle donazioni pubbliche per le ricerche della piccola sparita lo scorso anno in un residence in Portogallo stanno per finire, e il film o un documentario sarebbe un’occasione per continuare a finanziare le ricerche, stando a quanto aveva precedentemente dichiarato il portavoce. Ma nel sito Find Madeleine, il padre ha affermato: «Possiamo categoricamente smentire di considerare un film sulla scomparsa di Madeleine. Semplicemente non è vero. Veniamo avvicinati da un gran numero di media a proposito di una miriade di progetti, ma ne accettiamo solo una piccola parte».
SOSIA - La notizia di un film su Madeleine ha però già fatto scattare la ricerca di una sosia della bambina di tre anni. Dopo aver ricevuto da tutto il mondo 120 fotografie di bambine somiglianti a Madeleine, Shona Juliet-Adams, titolare di un’agenzia di modelle a Londra, ha scelto Kelsey Lynn. «I passanti la fermano ovunque, scambiandola per Maddie», ha detto Juliet-Adams al Daily Express. «Sarebbe una grande opportunità che potrebbe fruttarle un patrimonio». Ma il portavoce dei genitori di Madeleine ha dichiarato: «Il progetto è scandaloso: una mera speculazione per fare soldi». La sosia si chiama Kelsey Lynn Kudla, ha 3 anni ed è americana, e il progetto le farebbe guadagnare 600 sterline all’ora (circa 900 euro). La titolare dell’agenzia di modelle ha però ammesso di aver ricevuto minacce di morte al telefono dopo che si è diffusa la notizia della bambina-sosia.
DANIELA segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 12/01/08:
Serena Williams: il mio amore sfortunato - L’ultima celebrità a confidare al proprio blog gli affari di cuore è l’asso del tennis internazionale
MILANO - E’ solo l’ultima star del circuito mediatico a usare il proprio blog per confessare ai fan cosa accade nella sua vita sentimentale. L’asso del tennis internazionale Serena Williams si unisce ai tanti vip che oramai da tempo usano il diario elettronico per raccontare pubblicamente alcune vicende private. Proprio ai blog di questi scrittori multimediali famosi il tabloid inglese The Sun dedica un ampio reportage descrivendo i loro “post” più interessanti
L’AMORE SFORTUNATO DI SERENA - Il tabloid inglese parte proprio dalla tennista Williams che recentemente ha raccontato il suo ultimo sfortunato amore sul suo blog: «Hai appena iniziato a uscire con un ragazzo - scrive la Williams - Lui ti piace, tu piaci a lui. Voi due volete passare ogni secondo assieme. Le settimane si trasformano in mesi e tu lentamente inizi a non guardare gli altri uomini presenti nella tua vita. E’ così che accade. Poi succede ciò che tu hai sempre temuto. Egli non ti chiama più. Vai in panico. Vorresti gridare, vorresti piangere. Le lacrime finalmente cadono giù e queste ti aiutano un po’, ma il dolore si sta diffondendo nella tua anima».
PAMELA E IL DIVORZIO - Non tutte le star, naturalmente, si abbandonano a queste tristi e profonde confessioni. Molte, liquidano esperienze sentimentali importanti con poche parole. E’ il caso di Pamela Anderson, ex stella di Baywatch che aggiorna regolarmente il suo blog e nel novembre del 2006 annunciò proprio dal suo diario elettronico il divorzio dal secondo marito Kid Rock: «Si è vero - scriveva la bella Pamela - stiamo per divorziare. E’stato un amore impossibile».
LILLY ALLEN E JENNIFER LOVE HEWITT - Altre star invece dibattono di problemi e vicende che sono all’ordine del giorno. Ad esempio l’attrice e cantante americana Jennifer Love Hewitt ha recentemente risposto sul suo blog a quei giornali di gossip che avevano ironizzato sulle sue forme: «Una taglia 44 non significa essere grasse. Mi rivolgo a tutte le ragazze che hanno tette, fianchi e peso: mettete il bikini! Mettetelo e siate forti». La pop star Lilly Allen invece non disdegna di parlare della sua prossima gravidanza e dei suoi futuri progetti televisivi. Scrivendo da Parigi recentemente ha sottolineato: «Stamattina sono andata da Chanel e mi sono vista con Claudia Schiffer e Kirsten Dunst. E’davvero incredibile pensare che il mio primo singolo Smile è stato realizzato appena un anno fa e adesso io sono qui, nella città più bella del mondo, seduta in questi splendidi posti. Sono davvero una ragazza fortunata».
POSH E BRITNEY - Infine ci sono le star che aggiornano raramente il loro blog. Il Sun ricorda due personaggi molto famosi: l’ex Spice Girl Victoria Beckham e la reginetta del pop Britney Spears. Secondo il tabloid inglese la signora Beckham è troppo presa dallo shopping e dedica solo pochi attimi della sua vita al diario elettronico. In uno degli ultimi messaggi postati sul suo blog Posh scrive di un abito Cavalli che ha recentemente indossato: «Ha una scollatura singolare e piccole tasche. E’davvero favoloso». Britney Spears, invece, sta vivendo un momento molto difficile della sua vita e il silenzio del suo diario elettronico è più che comprensibile. In uno degli ultimi messaggi, che risale a qualche anno fa, una spensierata Britney raccontava: «Ho un nuova cagnetta che si chiama Lucky e le ho appena comprato un cassettiera per la sua stanza».
MIRKO ci segnala questo video contenente un servizio di Studio Aperto dell’ 11/01/08 sul delitto di Perugia, sottolineando come sia presente una forte “soggettivizzazione enfatica” e molta “tematizzazione”.
Video Studio Aperto dell’11/01/08
DANIELE segnala questo articolo tratto da Affariitaliani.it dell’ 11/01/08:
Spunta un terzo uomo, ha lasciato tracce di fumo nei capelli di Chiara Poggi la sera prima del delitto
Spunta una terza persona che, oltre ad Alberto Stasi, è stata accanto a Chiara Poggi il 12 agosto 2007, la sera prima del delitto. Un’altra persona che è stata vicina a Chiara e che non ha lasciato quasi tracce, se non la più esile, la più volatile: il fumo di una sigaretta. Anzi, di molte sigarette. Il fumo, si legge sulle colonne del Giornale, non è volato via del tutto: si è andato a nascondere tra i lunghi capelli castani di Chiara. E lì è stato trovato.
È solo un dettaglio. Ma è il dettaglio che non quadra, che potrebbe mettere in crisi tutto il quadro, tutta la ricostruzione fatta finora della vita e della morte di Chiara Poggi. Un dettaglio inatteso, saltato fuori senza che nessuno lo cercasse. E che, all’improvviso, fa tirare il fiato all’unico indagato, Alberto Stasi, subissato di accuse a volte pertinenti al processo, a volte un po’ meno.
Accade che l’altro ieri vengano depositate nelle mani del pubblico ministero Rosa Muscio le conclusioni del professor Angelo Groppi, il tossicologo incaricato dell’ultima perizia, dopo le analisi medico legali e quelle informatiche affidate ai Ris. La scelta della Procura di analizzare i resti della sventurata ragazza alla ricerca di eventuali tracce di droga era apparsa - per quanto si trattasse di un atto difficilmente evitabile - quasi irriverente verso la memoria di una vittima senza macchie. E la risposta dei medici conferma che Chiara non aveva lati oscuri: nei reperti analizzati dai medici non c’è traccia di droga né leggera né pesante. Ma la sorpresa arriva alla fine dell’analisi, quando il perito rivela che nei capelli di Chiara sono state trovate tracce di nicotina.
DANIELE segnala questo articolo tratto da Affariitaliani.it dell’ 11/01/08, sottolineando il persistere dellintreccio inquietante tra politica, gossip e cronaca rosa:
Cecilia Sarkozy regola i conti con Nicolas: è farfallone e tirchio. E non ama nessuno. Carla incinta?
Mentre la relazione tra l’ex marito Nicolas Sarkozy e l’ex modella e cantante Carla Bruni domina la cronaca rosa - e un po’ anche quella politica - Cecilia Sarkozy è protagonista di tre libri, usciti contemporaneamente in questi giorni, che suonano come altrettante rivincite.
Nel primo, intitolato “Cecilia” (Flammarion editore), scritto dalla giornalista di Le Point e confidente di Cecilia, Anna Bitton, l’ex “premiere dame” di Francia regola i conti con il presidente della Repubblica. Cecilia descrive, racconta Le Nouvel Observateur, “come è stata la sua vita, mescolando clichè e velenosa lucidità”. L’ex moglie del presidente sostiene in particolare che “Nicolas è un farfallone”, “un tirchio”, “un uomo che non ama nessuno, nemmeno i suoi bambini” e “ha un lato ridicolo. Non è degno di essere presidente della Repubblica. Ha un vero problema di comportamento”. Cecilia ha chiesto al Tribunale di Parigi un provvedimento cautelare per bloccare l’uscita del libro, prevista per venerdì.
In uscita anche “Cécilia, la face cachè e de lâ ex-premiere dame” (Pygmalion editore), una biografia dell’ex first lady francese nella quale i giornalisti Denis Demonpion, del settimanale Le Point, e Laurent Leger, del sito Bakchich.info, ne rivelano gli aspetti meno glamour, dal “misticismo da spiritista alla sua conversione in adoratrice della Vergine e dei lustrini e paillettes”, scrive Le Nouvel Observateur. I due rivelano anche che la biografia ufficiale dell’ex “premiere dame” contiene diverse inesattezze: Cecilia Albeniz-Ciganer, nipote del compositore spagnolo Isaac Albeniz, non avrebbe conseguito il diploma di pianista millantato né vinto alcun concorso di esecuzione al pianoforte. Parimenti, non risulta agli autori che sia mai stata assistente del senatore centrista Rene Touzet, né che fosse, come ha dichiarato, la madrina di Orpheopolis, l’orfanotrofio che accoglie i figli dei poliziotti morti durante il loro servizio.
In infine anche “Ruptures” (Moment editore), nel quale il giornalista ed editore Yves Derai racconta, insieme al giornalista Michael Darmon, le “Rotture” che hanno segnato l’inzio, a maggio scorso, del mandato di Nicolas Sarkozy e di cui Cecilia è stata protagonista. Darmon e Derai raccontano tra l’altro alcuni dettagli sulla liberazione e il rimpatrio delle infermiere e del medico bulgari condannati in Libia, nel quale Cecilia ha avuto un ruolo determinante. Un ruolo che il presidente le ha affidato “con un tentativo estremo di tenerla vicina, mentre, inesorabilemente, Cecilia si allontanava”. Così, la “James Bond girl di Neuilly-sur-Seine” (il ricco comune di cui Sarkozy è stato sindaco per oltre vent’anni) avrebbe “forzato la mano” e fatto pressione sul colonnello Gheddafi affinché liberasse i sei, chiedendo addirittura agli uomini della sua scorta di far saltare i catenacci delle loro celle per mettere il leader libico davanti al fatto compiuto.
FRANCESCO ci descrive e commenta così un’intervista letta l’11/01/07 sul settimanale Diva e donna (di cui ha omesso la data):
“Sfogliando a casa di un’amica una rivista femminile, “Diva e donna”, sono incappato in un’ INTERVISTA TRASHISSIMA, fatta alla signora Raffaella Ponzo, compagna del compianto Gigi Sabani. Già penso che sia di cattivo gusto rivelare cose intime della propria vita sui giornali, in piu’ stiamo parlando di una persona che non c’è piu’. Se a tutto cio’ si aggiunge che c’è tutta una serie di foto in posa (LOCATION HOTEL MAJESTIC) DI LEI CON IL PANCIONE PETTINATA E TRUCCATA, immagini della loro ultima estate felice, foto del funerale, si arriva all’inverosimile. Questa è solo la seconda puntata, ce ne sono state altre in seguito. Mi sembra davvero squallido farsi pubblicita’ sfruttando il nome di una persona scomparsa, visto che la signora Ponzo ha fatto già qualcosa nel mondo dello spettacolo e si presuma che abbia ancora ambizioni in tal senso. Riprovevole anche l’atteggiamento della giornalista Flora Lepore, che fa delle domande del tipo:”Pensa che Gigi sarebbe stato un buon papà?”. Se questo non è trash…!!”.
BARBARA e FRANCESCO segnalano questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it dell’ 11/01/08:
Il giudice non ferma la biografia di Cecilia - L’ex first lady francese si era opposta all’uscita di un libro in cui compaiono sue dichiarazioni su Sarkozy
PARIGI - La telenovela sulla love story tra il presidente francese Nicolas Sarkozy e l’ex top model Carla Buni è destinata a continuare. E ad aggiungere un nuovo capitolo a quello che è diventato il tema più gettonato del gossip internazionale è una decisione del tribunale di Parigi, che ha respinto la richiesta dell’ex signora Sarkozy, Céciclia Ciganer-Albèniz, di bloccare l’uscita nelle librerie di una sua biografia non autorizzata, in cui le sono attribuiti giudizi molto pesanti sull’ex marito.
«NICOLAS DONNAIOLO AVARO» - Gli avvocati della donna hanno però giá fatto sapere di voler ricorrere in appello per difendere la privacy della loro assistita. Nel libro, semplicemente intitolato «Cecilia», l’ex first lady viene citata mentre definisce Sarkozy «un donnaiolo» e «un avaro», che «non ama nessuno, nemmeno i suoi figli». «C’è un lato ridicolo in lui. Non ha dignitá. Non ha l’aria da presidente della Repubblica. Ha un problema di comportamento», avrebbe ancora detto Cecilia secondo l’autrice del libro, la giornalista Anne Biton del settimanale Le Point, che dice di conoscerla da anni.
TRE LIBRI A RUBA - Ma quello contestato non è l’unico libro dedicato alla ex first lady: sono infatti tre le pubblicazioni su Cécilia uscite contemporaneamente nelle ultime ore in Francia. «Siamo partiti fortissimo, la prossima settimana ristampiamo ancora», ha dichiarato Herve Rofe, responsabile amministrativo delle Editions du Moment, casa editrice del volume Ruptures («Rotture»), firmato a due mani dai giornalisti Michael Darmon e Yves Derai, che dopo le prime 45 mila copie ne ha in ristampa altre 30 mila. Buona partenza anche per «Cécilia, la face cachée de l’ex-première dame» («Cecilia, il volto segreto dell’ex first lady), edito da Pygmalion, di Denis Demonpion e Laurent Léger. Dopo le prime 30 mila copie, l’editore è già ricorso ad una nuova ristampa di 20 mila copie per far fronte alla domanda. Nessuna cifra disponibile invece per le edizioni Flammarion, che edita appunto «Cecilia», dove l’intero staff era in attesa della decisione dei giudici. Ma a quanto risulta alle agenzie di stampa che hanno fato una rapida verifica, il libro uscito giovedì era già praticamente andato a ruba oggi da Virgin dei Grands boulevard a Parigi.
TIMORI NEL PARTITO - Tanto clamore attorno al capo dell’Eliseo inizia a creare disagio negli ambienti dell’Ump, il partito di Sarkozy. Il timore di molti è che le vicende sentimentali del loro leader finiscano per mettere la politica in secondo piano, relegando le notizie sull’attività di governo a semplice corollario degli aggiornamenti di cronaca rosa. Del resto, dalla diffusione della notizia della liason tra il capo del centrodestra francese e l’affascinante italiana, la coppia è stata sempre sotto i riflettori. In patria e all’estero. La scelta di compiere insieme un viaggio tutt’altro che discreto in Egitto e Medio Oriente ha scatenato i paparazzi di tutto il mondo. E la stampa spacializzata in gossip ha scatenato le sue firme migliori a caccia di nuovi dettagli sulla love story di Monsieur le President.
«SPERIAMO CHE SI CALMI» - Nei corridoi dell’Assemblea Nazionale, secondo quanto riferisce l’agenzia Ansa, deputati che restano anonimi si dicono «spiazzati», «furiosi» o ancora «sconvolti». Girerebbero anche diversi commenti sulla flagrante somiglianza tra la Bruni e l’ex moglie di Sarkozy, Cecilia, che qualcuno si spinge a definire «preoccupante». L’immagine di un presidente vip, su tutte le copertine delle riviste popolari, come Gala o Voici (per non parlare dei corrispondenti magazine in Italia e nel resto d’Europa, ma anche oltreoceano) è vissuta, dicono, «con fatica». Qualcuno ritiene che questo esporsi ai media e ai flash dei fotografi «non piace ai francesi. Ma se il tutto si conclude con una bel matrimonio i francesi adoreranno» assicura uno, sperando però che «una volta passata l’euforia» Nicolas Sarkozy si «calmi un pò».
ELEZIONI A RISCHIO? - Sarkozy si era presentato ai francesi, nelle presidenziali dello scorso anno, accreditandosi come l’uomo forte e come il presidente del fare, forte del decisionismo mostrato nel suo precedente ruolo di ministro dell’Interno. Ora però è più facile che la gente sia a conoscenza della vicenda dell’identico anello regalato all’ex moglie e all’attuale compagna, piuttosto che dei progressi del governo. Così, guardando alle prossime elezioni municipali, nel suo partito c’è chi teme pericolosi contraccolpi.
DANIELE segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it dell’ 11/01/08:
Saccà: «Aspetto che il fumo scenda» - L’ex dg tra nasi e strappone: «Non uso mai parole volgari né scelgo chi non vale»
ROMA — Pronto, Agostino Saccà?
«Ha sbagliato numero».
Lo so che è lei.
«Tanto non parlo».
Spieghi almeno perché va scartata una che ha il naso troppo moderno.
«Macché naso, intendevo la faccia. Parlavo dell’aspetto complessivo. C’erano due ruoli liberi. Uno da psicologa e uno da infermiera: per questo qui andava meglio la Ferranti che ha una faccia popolare, più da soap».
Oddio, veramente nelle intercettazioni il suo interlocutore Marco Da Lio dice che non era pessima a recitare, solo che alla resa era un po’ troppo strappona.
«Un termine brutto, volgare, io non l’avrei usato… non si dice…»
Lui l’ha fatto.
«Voleva dire popolare».
L’altra ragazza, Sara Zanier, le sembrava troppo elegante per uno sceneggiato.
«Ma sì, è così. Era più sofisticata ».
Ed è un difetto?
«Per quel personaggio sì. Comunque erano piaciute tutte e due. Giudicate idonee per la parte di Maya l’infermiera».
Ma alla fine ha deciso lei. La vittoria è andata alla Ferranti. Una delle ragazze che sarebbero state segnalate da Berlusconi.
«Dicevano che la Zanier era più brava. E volevano farle il contratto “in fretta in fretta, prima che il direttore torni da Cannes”».
Ovvero Saccà.
«Io».
Ma, come ha ribadito anche nella telefonata registrata, l’ultima parola spettava a lei.
«Infatti. E comunque entrambe hanno avuto un ruolo».
La Zanier ha una particina, quando l’ha saputo si è messa a piangere.
«Sì, quella della Ferranti è un pochettino più importante. Però tutti quelli che mi criticavano, alla fine mi hanno dato ragione. Compreso Da Lio».
Sì?
«Camilla funziona, è brava, ora se ne accorgono. E Incantesimo è ripartito alla grande, col 18% di share contro il 13 di media dell’anno passato. Ma c’è una frase alla fine di questa intercettazione che non è stata riportata. Forse perché non faceva comodo».
Quale?
«Quando io dico: «Guarda che se non è giusta, la Ferranti non la prendiamo nemmeno se me lo chiede il Padreterno. E rifletta anche sulle altre che avrei raccomandato».
Elena Russo, Antonella Troise, Evelina Manna.
«Non ha lavorato nessuna. Perché evidentemente non andavano bene. Non avrei potuto avere i successi che ho avuto con RaiFiction se avessi abbassato la guardia sulla qualità. Nella scorsa stagione abbiamo battuto Mediaset 45 a 5. Adesso siamo già 16 a 4. E pensi che i costi della fiction per la Rai nell’ultimo anno sono cresciuti meno dell’inflazione. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza rigore editoriale da parte mia».
Hanno chiesto il suo rinvio a giudizio.
«Quando tutto questo fumo che è stato alzato si abbasserà, le cose si vedranno bene. La saluto».
DANIELE, DANIELA ed ENRICA segnalano quest’articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 10/01/08 e Enrica allega il seguente commento:”Questo a mio avviso è un tipico esempio di pezzo trash, in quanto compaiono le caratteristiche tecniche distorsive del giornalismo trash studiate nel laboratorio del prof. Talamo, i “riflessi pavloviani” primi tra tutti. Ma a quale scopo pubblicare una notizia del genere? Forse si aspettano che altri seguano l’esempio? Basta con questi pezzi che ci impoveriscono e ci rendono poi impassibili davanti ad eventi più importanti!”
Iscrive l’amante del marito a un chat erotica - La vendetta di una moglie tradita, una bresciana di 42 anni indagata dopo la denuncia dell’altra donna
CREMONA - È entrata in aula come testimone ma ne è uscita da indagata. Protagonista una donna bresciana che ha confessato, davanti al Tribunale di Cremona, di aver messo l’amante del marito su una chat erotica, divulgandone i dati personali e facendola così subissare di telefonate hard. La Polizia postale, infatti, dopo la denuncia dell’altra donna, che d’improvviso si era trovata al centro di centinaia di proposte osè, era arrivata al computer di un’amica della vendicativa moglie, che però oggi si è scoperto che era all’oscuro di tutto. Era stata infatti l’amica, Paola, 42 anni, parrucchiera, moglie tradita, a utilizzare il suo computer per confezionare un’amara vendetta nei confronti di Anna, 45 anni, cremonese, l’amante del marito. L’ha iscritta a una chat-line erotica e ha divulgato il numero del suo telefonino e messaggini hard del tipo «Mi piace essere cosparsa di nutella e leccata tutta». Anna è trasecolata, poi, chiarito l’equivoco con gli spasimanti, ha sporto una denuncia. Dopo la confessione, ora Paola è indagata, e andrà a processo, ma fino a oggi, sul banco degli imputati, accusata di sostituzione di persona, c’era stata sempre e solo la sua amica Claudia, titolare di un negozio di articoli da regalo in un centro commerciale del Bresciano. «Ho fatto tutto io, la mia amica non sapeva nulla», ha confessato Paola. Così il giudice, Paolo Bernazzani, ha assolto Claudia.
DANIELA e FRANCESCA segnalano questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 10/01/08:
Star in gattabuia, la favorita è Winehouse - Seguono il controverso Doherty e la scatenata Lindsay Lohan. Poi le immancabili Britney Spears e Paris Hilton
LONDRA - Non si perde mai occasione di parlare delle «ribelli» della musica e dello spettacolo, e probabilmente loro non disdegnano. Ma in questo caso l’argomento è di quelli un po’ noir. Alcuni bookmaker inglesi hanno infatti aperto le scommesse su quale sarà la prima star a finire in gattabuia nel 2008. L’agenzia William Hill non ha dubbi: la super-favorita è la «solita» Amy Winehouse (che ha cambiato drasticamente look, optando per un capello corto e biondo scolorito). La quota per la rocker è bassissima, meno del controverso Pete Doherty e della scatenata Lindsay Lohan (l’ultima a sperimentare il fresco della cella, a fine dicembre per 84 minuti). A seguire, le immancabili Britney Spears e Paris Hilton, con quota praticamente identica. «Lo scorso anno è stato davvero da dimenticare per diverse star - ha detto un portavoce di William Hill intervistato da Now magazine -. Dalla Lohan alla Hilton fino a Kiefer Sutherland, sono stati tanti a finire in carcere: ci auguriamo non succeda più a nessuno ma ci sembra impossibile e per questo abbiamo deciso di accettare le scommesse».
ANNO NUOVO - Oltre che per gli eccessi, Amy Winehouse fa parlare di sé anche per il look: via la chioma corvina, ha optato per un capello corto e biondo scolorito. L’artista 24enne, conosciuta non solo per la sua splendida voce soul-jazz, ma anche per le vicende di droga e alcol, si è richiusa in casa per tre giorni. Quando è uscita per andare in un negozio all’angolo si presentava così. «Lo considera un nuovo anno, un nuovo inizio. Un cambio d’immagine sembra una buon modo per marcarlo» ha raccontato un amico della cantante secondo quanto riportato dal quotidiano The Mirror. Speriamo - visti gli infausti pronostici dei bookmaker - che le porti bene.
FRANCESCO segnala questo articolo tratto da Libero.it del 10/01/08:
Cicogna per Carla Bruni? La modella aspetterebbe un bebè da Sarkozy
Sono la coppia dell’anno. Carla Bruni e Nicolas Sarkozy da giorni riempiono le pagine dei rotocalchi di tutto il mondo. Usciti allo scoperto, fanno gli innamoratini, in barba agli elettori francesi che non gradiscono l’atteggiamento del loro Presidente. Dopo le foto dell’anello di fidanzamento, quasi uguale a quello che il politico ha regalato all’ex moglie Cecilia, ecco arrivare il nuovo gossip: Carla abiterebbe già all’Eliseo e sarebbe in attesa di un bebè.
A lanciare la bomba è stato un freepress d’Oltralpe, 20 Minutes. Notizia succosa e che spiegherebbe il perché di nozze imminenti per i due. Non solo amore, quindi, ma un matrimonio ‘riparatore’ per salvare le apparenze…
Intanto dal Brasile parla il vero padre della Bruni, Maurizio Remmert, 61 anni, un imprenditore italiano che vive a San Paolo. “So da sempre che è mia figlia, da quando è nata quarant’anni fa - spiega l’uomo - Alberto Bruni Tedeschi era una persona sensazionale e l’ha sempre trattata come sua legittima figlia. Quando lui stava male, Marisa (la mamma della Bruni n.d.r.) ha svelato a Carla chi era il suo vero padre. E’ stata una conversazione da adulti. Quando ci siamo incontrati per la prima volta in Brasile è stata una cosa normale: la nostra relazione è ottima”. E continua: “Oggi lei è molto vicina a Consuelo, la mia altra figlia, che ha molto successo come amministratrice di impresa a New York. Converso con Carla di frequente, e ogni volta che posso vedo mio nipote, tanto intelligente come il padre, il filosofo Rafael Enthoven, che stimo molto”. Sui fiori d’arancio con Sarkozy, però, tiene la bocca cucita: “Su questo non ho niente da commentare. Non mi intrometto nella vita delle mie figlie. Voglio che Carla e Consuelo siano felici, qualsiasi persona scelgano”. Appuntamento al prossimo rumors.
FRANCESCO segnala questo articolo tratto da Libero.it del 10/01/08:
Coppie senza stile, relazioni poco credibili e fin troppo pubblicizzate: quali sono gli amori vip che buttereste giù dalla torre?
Ha ragione Cécilia, quando commenta le gesta dell’ex marito con un lapidario: «Sei ridicolo». Ma la coppia Nicolas Sarkozy e Carla Bruni non è l’unica, nel firmamento vip, a distinguersi per mancanza di bon ton, per eccessi e gesti fuori luogo (lo stesso volgarissimo anello regalato alla moglie e all’amante, il figlio di lei offerto in pasto ai fotografi e alle telecamere, i weekend d’amore extralusso, documentati minuto per minuto). Ci mancava giusto l’erede in arrivo…
Che dire dei neo-fidanzati Valeria Marini ed Edoardo Costa, già abbastanza improbabili di per sé, fotografati mentre amoreggiano chiappe all’aria dopo una notte passata insieme, lei giunonica con uno dei perizoma della collezione che porta la sua firma (ma a Capodanno, a Capri, si sta mezzi nudi manco fossero le Maldive?), lui con un tatuaggio da spalla a spalla? Epilogo patetico di un amore tra quarantenni farfalloni: l’immagine che immortala lui, Costa, mentre flirta con la giovane Lindsay Lohan poche ore dopo l’idillio con la pseudo fidanzata Marini, che ai giornalisti confida di volere un marito e un figlio. Campa cavallo.
E quanto hanno stufato Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoraci? Che si amano, oh quanto si amano, peccato che si faccia troppo fatica a crederci e che siano così aderenti, entrambi, al cliché del riccone ultracinquantenne pronto ad accasarsi con la giovane e belloccia aspirante showgirl che, c’è da scommetterci, si affretterà a renderlo padre per consolidare la conquista.
Per non parlare dei Beckham, cafoni arricchiti: lei, magrissima e malvestita, lui calciatore in declino che cerca di spillare gli ultimi quattrini della sua carriera negli States, dove in mezzo a tanti scarponi, anche uno scoppiato è re. Del resto i fasti del calcio durano poco: lo sa bene Stefano Bettarini, che oltre a una carriera di comprimario in tv, se ne coltiva una parallela da tombeur de femmes sui giornali: l’ultima vip “impalmata” è Anna Falchi, anche lei bisognosa di rifarsi un’immagine e di sfruttare al massimo gli ultimi scampoli di visibilità gossipara. I due sono stati sorpresi (sorpresi davvero?) mentre si baciava a Cortina. Lei commenta: «E’ stata una cosa così, per ridere». Lui: «Anna mi piace». Mah.
In pole position per la coppia più trash dell’universo vip, ci sono anche Gianfranco Fini ed Elisabetta Tulliani. Insomma, diciamocelo: ci sarebbe piaciuta di più una storia a lieto fine tra il leader di An e la Prestigiacomo e invece Fini si è separato sì, ma per metter su famiglia in quattro e quattr’otto con una avvocato che faceva ormai la soubrettina in tv!
Last but not least, sono in lizza a pieno titolo il re e la regina di Scientology, Tom Cruise e Katie Holmes, genitori della piccola Suri, che pare verrà educata secondo i dettami della Chiesa fondata da Ron Hubbard, che i maligni sostengono perfino essere il padre (defunto) della bambina, che prestò a sua insaputa il proprio seme per il concepimento dell’unica figlia naturale dell’attore. Anche in questo caso, il trash si spreca: a voi la parola, ora.
MELITA e FRANCESCA segnalano questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 10/01/08 e Melita allega il seguente commento:”Siamo di fronte a un tipico esempio di notizia trash, con l’uso dei nomi propri dei personaggi coivolti, come se fossero nostri conoscenti. Ma cosa ci interessa se Carla Bruni riceverà o no lo stesso anello della ex moglie di Sarkozy?! Ieri era pure tra le prime notizie del tg nazionale della prima rete pubblica nazionale…mi viene da dire: e allora?!”
Sarko regala a Carla l’anello della ex moglie. Cécilia: «Sei ridicolo» - Voci di una gravidanza della Bruni
PARIGI — Succedono molte cose alla corte di Francia. Il re annuncia le nozze. La principessa sarebbe già incinta. La regina ripudiata si vendica del re e dei cortigiani: lui sciupafemmine impenitente, egoista e taccagno; loro, una «banda di maligni». I moschettieri avvocati scendono in campo, per l’onore della corona e arginare l’onda lunga di libri e rotocalchi. Balzac e Dumas avrebbero molto da scrivere, magari con più garbo e fantasia, essendo i segreti di corte un tempo meno disponibili alle folle. I cronisti di oggi si arrendono a un imbarazzante vaudeville di lussi ostentati mentre il popolo piange, di forti dosi di cattivo gusto, intrighi, eroine tradite, suocere trionfanti o in pena. «Ci aveva promesso la luna, avremo solo la luna di miele», ironizza il Canard enchaîné. Mancano, nel romanzo del presidente, lo psicoanalista e il politologo.
Il primo per spiegare l’impressionante somiglianza fra Carla Bruni e Cécilia Sarkozy, la scelta del presidente di regalare alla prima un anello di Dior a forma di cuore (diamanti e tormaline rosse, 20 mila euro, al pubblico) identico a quello regalato alla seconda, il bisogno di chiamare l’ex moglie al proprio capezzale, nella camera dell’ospedale, tre giorni dopo l’annuncio del divorzio, l’urgenza di allestire un’area del palazzo per la prossima first-lady, pare adibita a sala per fare musica, si spera insonorizzata, per non disturbare consiglio dei ministri e udienze. (Anche se si sa che Carla ha tutto, tranne la voce). Il secondo, il politologo, potrebbe immaginare le conseguenze sulla credibilità del più originale progetto politico sbocciato nell’Europa di oggi e sulla folgorante ascesa del piccolo avvocato che volle farsi re. Lo psicoanalista avrebbe un gran daffare anche per raccontarci Cécilia.
La donna che ha detto addio al potere, con discrezione, e addio al marito, con affetto, cede alla logica della vendetta rancorosa, consumata nei giorni in cui il «suo» Nicolas procede allo scambio di persona come un rullo compressore, e di fretta, nella vita come in politica. Dopo aver sentito il presidente annunciare propositi di nozze, l’ex prima dama di Francia spara a raffica e racconta la sua verità a giornalisti-scrittori di fiducia, minacciati di querele dopo la pubblicazione. Come sempre in questi casi. Nel primo libro («Cécilia»), la giornalista Anne Buitton, cronista all’Eliseo, raccoglie commenti acidi su Sarkozy («C’è in lui un aspetto ridicolo, indegno, non all’altezza della presidenza della Repubblica »), sui collaboratori («stile western, una banda di ragazzi pieni di potere che si credono principi di Parigi») e persino sulle amiche di un tempo, («opportuniste e approfittatrici»).
In un altro libro, «Rupture », Cécilia offre retroscena della breve stagione all’Eliseo. E’ la ricostruzione di un clan lacerato da odi e rivalità, diviso fra amici e nemici di Cécilia, tutti mossi dall’intento di entrare nelle grazie del monarca. C’è persino il «Cardinale » (Claude Guéant, segretario generale dell’Eliseo, primo ministro ombra) che rassicura Milady: «I fiori, in vostra assenza, sono stati cambiati tutti i giorni». Ci sono anche pagine d’azione, ovvero la missione di Cécilia in Libia, per liberare le infermiere bulgare prigioniere di Gheddafi. Ottenuto l’accordo della guida suprema, l’ex first lady avrebbe rotto indugi e ostacoli senza riguardi per la diplomazia, inviando le guardie del corpo ad aprire le celle. Un blitz, di audacia e coraggio, che riempì d’orgoglio il presidente e insinuò l’ultima speranza di salvare il matrimonio affidando a Cécilia un ruolo attivo e politico.
Speranze coltivate a lungo, ricorrenti, mai davvero azzerate, essendo per chiunque impossibile cancellare vent’anni di affinità e dipendenza reciproca. Tanto che — lo rivela un terzo libro, «Il volto nascosto dell’ex first lady» — Sarkozy sente il bisogno di avere accanto Cécilia, anche dopo il divorzio, nella stanza dell’ospedale Val de Grace dove è ricoverato per un piccolo intervento chirurgico alla gola. Un ascesso mal curato, che lo obbliga a un ricovero urgente e segreto, ma non gli impedisce di partire in serata per il Marocco, assieme al ministro degli esteri Kouchner, che, essendo medico, lo assiste. Come D’Artagnan. Il seguito alla prossima puntata.
ALBERTO descrive brevemente e commenta così un articolo letto su Repubblica del 10/01/08:
“A pagina 20 di Repubblica di giovedì 10 gennaio troviamo l’ennesimo articolo sulla storia d’amore tra Nicolas Sarkozy e Carla Bruni. Nel pezzo, completamente farcito di pettegolezzi (l’anello di Carla sarebbe uguale a quello regalato a Cecilia), il gionalista ha anche coraggio di affermare:”[…] e i gionalisti non sanno più a che santo votarsi, nè a chi credere, visto il moltiplicarsi dei pettegolezzi di ogni tipo […]”…basterebbe ignorarli e cominciare a raccontarci le cose che contano veramente!”.
CLEMENTINA segnala questo articolo tratto da Repubblica.it del 09/01/08 allegando questo commento:”Mi è sembrato giusto segnalare questo articolo, nonostante ormai da settimane la pseudo-unione tra la ex top model Carla Bruni ed il presidente francese Sarkozy sia su tutti i giornali. Ciò che più mi infastidisce di tutta questa storia è che non si pensa assolutamente al ruolo che riveste il presidente francese, ma piuttosto alla sua love story con la bella modella. Ci risiamo, non c’è più spazio per le vere e belle notizie, poiché si pensa solo alle cose futili, come per esempio paragonare l’anello regalato dal presidente alla top model a quello regalato alla sua ex moglie”.
Stesso anello per Carla e Cécilia e la Bruni si trasferisce all’Eliseo - Fioccano sulla stampa francese le indiscrezioni sulla coppia Bruni-Sarkozy. Il gioiello al dito della modella è identico a quello della ex del presidente
PARIGI - La storia d’amore è seria e lo ha dichiarato lo stesso presidente Sarkozy in conferenza stampa. Le nozze sono prossime, ma la stampa francese rivela che Carla Bruni, futura première dame, si è già trasferita all’Eliseo. Secondo Le Figaro la ex modella e cantante risiede già da qualche giorno nel palazzo presidenziale, e per Le Parisien avrebbe anche a disposizione un suo appartamento privato dove poter comporre musica in pace.
La liaison fra la bellissima Bruni e il presidente Sarkozy riempie le pagine dei giornali d’Oltralpe, che ne seguono passo passo gli sviluppi sezionando ogni particolare. E così il settimanale Gala non si è fatto sfuggire che il vistoso anello di diamanti a forma di cuore che Carla Bruni sfoggiava nella vacanza a Petra è identico a quello indossato dalla ex signora Sarkozy, Cécilia: il presidente avrebbe quindi regalato lo stesso gioiello alle sue due compagne. Sul suo sito internet, Gala pubblica le foto delle due donne con gli anelli in bella mostra: la foto di Carla scattata in Giordania e quella di Cécilia, risalente a poco dopo l’investitura di Sarkozy, lo scorso maggio.
Si somigliano come due gocce d’acqua: si tratta di un gioiello Dior, in oro bianco e diamanti, modello Cupidon, creato da un’amica di Cécilia, Victoire de Castellane. “Ultima provocazione del presidente o semplice goffaggine?” si chiede Gala. “La scelta del nuovo compagno di Carla Bruni - commenta il giornale - è sorprendente tanto più che si può pensare che la gioielleria di lusso propone una grande scelta di modelli, soprattutto per un cliente come Nicolas Sarkozy”.
Se la mamma di Carla Bruni, che ha accompagnato Sarkozy durante la visita lampo a Roma, è felicissima delle nozze e vede molto bene la figlia all’Eliseo, la mamma di Nicolas Sarkozy dichiara di essere molto contenta se il figlio è felice, ma prende le distanze. “Non ascolto più la radio, ne ho abbastanza di tutto questo rumore. Aspetto che Nicolas mi faccia sapere”, dice la signora Andrée, 80 anni, in una intervista al settimanale Point de vue.
Andrée - che in una precedente intervista allo stesso settimanale aveva affermato “Spero che non si risposi mai! Ne ho abbastanza dei matrimoni!” - dice di non avere ancora incontrato la Bruni, augurandosi che gli altri figli “non si comportino allo stesso modo, perché fanno tutto assieme e a ruota”. Quando le si chiede se confermi la data del 9 febbraio per le nozze, l’anziana signora risponde: “Non so. Non posso dire niente. La cosa divertente è che il 9 febbraio è stato il giorno del mio matrimonio!”
Intanto, il consigliere di Sarkozy ha dovuto confermare che il presidente è stato ricoverato brevemente ricoverato in ospedale il 21 ottobre scorso, tre giorni dopo il divorzio da Cécilia, “per una tonsillite”. Il ricovero “è durato alcune ore”, ha aggiunto Henri Guaino. La notizia era stata data dagli autori del libro Cécilia, la face cachée de l’ex première dame (Cécilia, il volto nascosto dell’ex first lady), secondo i quali Sarkozy sarebbe stato ricoverato nell’ospedale militare parigino di Val-de-Grace, dove avrebbe subito l’incisione di un ascesso alla gola. Sarkozy non ha reso noto il suo ricovero “per sua scelta” e “la trasparenza non ne ha sofferto”, ha sostenuto il consigliere presidenziale che non ha comunque confermato “né il luogo né l’intervento chirurgico”.
GIULIO ci segnala questo video tratto da LiberoVideo.it e inserito il 09/01/08:
La Manandou: Marin era troppo geloso
CHIARA segnala questo articolo tratto da Tgcom.it del 09/01/08:
Per i paparazzi Bruni incinta - Stessa casa e brillante di Cecilia
Paparazzi scatenati. Nella love story Bruni-Sarkozy ora si parla perfino di un fiocco rosa o azzurro già in arrivo. Il quotidiano 20 Minutes sostiene infatti che Carla Bruni sia incinta, basandosi su una sua recente visita all’Ospedale americano di Neuilly, città dove Sarko è stato sindaco. Intanto la cantautrice italiana, dopo aver esibito al dito un brillante già adocchiato sulle mani dell’ex first lady Cécilia, si è trasferita all’Eliseo.
Insomma la cantante torinese non ha davvero perso tempo e a tempo di record, avrebbe già in cantiere un bebè.
Sarebbe il quarto figlio per Sarkozy (due dal primo matrimonio, uno, Louis, dal secondo con l’ex moglie Cecilia), e il secondo per la ex modella italiana che ha già Aurelien, di sei anni, recentemente avvistato in vacanza con la coppia a Petra in Giordania.
Di certo c’è che la ex modella a tempo di record ha fatto i bagagli e si è trasferita all’Eliseo, dove la Bruni è di casa. Tanto che avrebbe già organizzato un party a palazzo per con decine di suoi amici. Una festa fatta apposta per far conoscere il fidanzato e magari dare la lieta novella.
Una decisione quella di trasferirsi da Nicolas che ha avuto il benestare di mamma Sarkozy. “Sono molto contenta se mio figlio è felice. Ma non ascolto più la radio, ne ho abbastanza di tutto questo rumore. Aspetto che Nicolas mi faccia sapere”.
E così anche la 80enne mamma del presidente, Andree, che in precedenza aveva affermato :”Spero che non si risposerà mai! Ne ho abbastanza dei matrimoni!” , vedendo il suo “bambino” felice, pare aver cambiato idea. Nonostante questo ammette di non aver ancora incontrato la Bruni.
Alla domanda se lei conferma la data delle nozze del 9 febbraio, Andree risponde: ”Non so. Non posso dire niente. La cosa divertente è che il 9 febbraio è stato il giorno del mio matrimonio!”.
Stesso anello, donna diversa
E, a proposito di coincidenze eccone una gustosa: il settimanale Gala pone l’accento su un anello di diamanti a forma di cuore, firmato Dior, apparso al dito di Carla Bruni in visita a Luxor. Un regalo del presidente Nicolas Sarkozy, scrive il settimanale, il quale non si è fatto sfuggire però che anche Cécilia, l’ex moglie del presidente, portava un anello identico prima del divorzio. Il giornale fa capire che il presidente avrebbe regalato lo stesso anello alle sue due compagne.
Sul suo sito internet, Gala pubblica le foto delle due donne con gli anelli: la foto di Carla presa a Luxor, l’altra di Cecilia, scattata poco dopo l’investitura di Sarkozy, lo scorso maggio. Gli anelli si somigliano come due gocce d’acqua: si tratta di un gioiello Dior, in oro bianco e diamanti, modello Cupidon, creato da un’amica di Cecilia, Victoire de Castellane. ”Ultima provocazione del presidente o semplice goffaggine?” si chiede Gala.
ENRICA segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 09/01/08:
Sesso e corruzione, scandalo in Grecia - Coinvolti il segretario generale del ministero della Cultura greco Zachopoulos e la sua ex segretaria, Eva Tsekou
ATENE - Sesso, video compromettenti e corruzione politica. Sono i protagonisti dell’affaire che da quasi un mese tiene sotto scacco il governo greco e che coinvolge una delle personalità più in vista del panorama politico ellenico, il segretario generale del ministero della Cultura greco Christos Zachopoulos e la sua ex segretaria, la trentaquattrenne Eva Tsekou. La vicenda che all’inizio sembrava «solo» un classico scandalo sessuale, grazie a diverse inchieste dei media ellenici, si è presto trasformata in una vera «bomba politica» che sta mettendo in ginocchio il governo conservatore guidato da Costas Caramanlis
SCANDALO - Tutto è iniziato lo scorso 19 dicembre con le dimissioni a sorpresa del segretario generale Christos Zachopoulos. Il corpulente politico cinquantaquattrenne aveva motivato la sua uscita di scena con generici problemi di salute. Il giorno successivo, però, lo stesso Zachopoulos tentava il suicidio gettandosi dal 4 piano della sua abitazione di Atene. Ancora oggi è ricoverato in ospedale e si trova in una situazione estremamente critica
STAMPA - Dopo il tentativo di suicidio la stampa ellenica ha cominciato a indagare sulla vita privata di Zachopoulos e ha scoperto che la sua ex collaboratrice Eva Tsekou, dimessasi da poco più di un mese dalle sue funzioni, aveva cercato di ricattarlo con l’aiuto di due avvocati: la donna, a cui il suo Zachopoulos aveva rifiutato di concedere un lavoro a tempo pieno nel ministero della Cultura, chiedeva 200mila euro in cambio del suo silenzio su documenti compromettenti tra cui alcuni dvd a sfondo sessuale i cui protagonisti erano proprio l’ex segretario generale e l’avvenente collaboratrice. La Tsekou è stata arrestata lo scorso 24 dicembre per «estorsione» e «incitamento al suicidio». L’ultimo capitolo tragico di questa storia è di qualche giorno fa: uno dei due avvocati della Tsekou, implicato nella storia del ricatto, si è gettato sotto un camion lo scorso 4 gennaio restando gravemente ferito
GOVERNO ELLENICO - Il governo del premier greco Caramanlis in un primo momento si è giustificato parlando di un dramma privato. Ma ben presto, anche grazie alla fuga di notizie giudiziarie, la stampa ellenica ha scoperto una vera e propria storia di corruzione politica: il segretario Zachopoulos, secondo i media greci, avrebbe gestito in modo illecito sovvenzioni europee e avrebbe svenduto terreni che si trovavano vicino alle zone archeologiche più famose della Grecia. «Zachopoulos aveva il potere di decidere sul declassamento di siti archeologici per favorire imprenditori amici» conferma una fonte anonima al Times di Londra. «In passato egli ha preso numerose decisione che sono apparse quantomeno controverse».
CALO DEI CONSENSI - Naturalmente lo scandalo ha fatto precipitare i consensi del governo conservatore Caramanlis che proprio della lotta alla corruzione aveva fatto il suo cavallo di battaglia durante le ultime elezioni politiche. A essere offuscato è anche il prestigio e la moralità del ministero della Cultura che recentemente aveva ottenuto grande consenso per aver portato avanti una patriottica e tenace battaglia per il ritorno in Grecia degli antichi e splendidi marmi del Partenone custoditi nel British Museum di Londra da oltre 150 anni.
GIULIO segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 08/01/08
Lui, lei, mamma, le Piramidi e l’anello. Ora tocca ai francesi sentirsi in imbarazzo - Italia surclassata dopo anni di critiche
A Parigi sfottono Sarko, poi fanno la fila per vedere il film della sorella di «Carlàbrunì»: Actrices, di e con Valeria Bruni Tedeschi, in cui la loro mamma che fa sé stessa si lamenta perché la figlia maggiore «avrebbe potuto sposare un principe», e invece no accidenti, e in sala tutti pensano che ora tenta con la minore. A Parigi sfottono gli italiani, anzi non più; se ne incontrano uno tirano subito fuori Carla Bruni, ripensano a Berlusconi, poi commentano le ultime di Sarkozy e concludono affratellati «à chacun son tour», ora il leader imbarazzante tocca a loro. A Parigi e in Francia il «président people» perde gradimento; e sul «Sarkoshow» con sospetto annuncio di nozze girano battutoni tipo «tre matrimoni e un ricovero psichiatrico», cose così. Da mettere in crisi i cinquantenni separati convinti di rifarsi vita e immagine con una bellona più giovane e chic. Da mettere in crisi, ancor di più, residue certezze e immagine di un Paese dove il senso dello Stato era storicamente tenuto in piedi da una casta di «notables» spesso borghesemente ipocriti ma complessivamente sobri. E ora frana tra copertine dei rotocalchi, insulti sui blog, nervosismo perché mentre il presidente si fidanza e va in vacanza aumentano i prezzi, anche lì. Che rupture. C’è chi dice che i francesi si abitueranno. Il sondaggista Francois Miquet- Marty spiega a Libération che, nonostante la maggioranza lo ritenga esagerato, il tutto «non è nefasto. I francesi distinguono la missione del presidente dalla sua condizionemaritale ». Certo, «se le impazienze sociali diventassero più forti, la continua spettacolarizzazione della sua vita privata, e il contrasto con la vita quotidiana dei francesi, potrebbero danneggiarlo ». E in effetti. Qualche sarkologo insiste: è solo la continuazione anzi l’apoteosi del suo stile. Lui ha sempremescolato personale e politico, è un tipo modernissimo, sorprendente, veloce. Velocissimo. A ottobre viene lasciato da Cécilia (grave smacco pubblico). A novembre incontra Carla Bruni a casa del pubblicitario Jacques Séguela, specializzato in immagine presidenziale (fece limare i canini a Mitterrand, ha trovato una fidanzata Vip a Sarkozy; i tempi cambiano).
A dicembre i due si son fatti fotografare col pupo di lei, Aurélien, a Eurodisney; lui è andato a Roma con la mamma di lei, Marisa Borini, nella delegazione; la mamma ha espresso alla stampa internazionale la speranza che i due si sposino (bonus globale: molte donne con mamma presunta ansiogena stanno rivalutando la propria, al confronto, ultimamente); lui e lei sono andati insieme in Egitto per Natale, mano nella mano a visitare le Piramidi (l’aereo l’ha fornito il solito amico finanziere Vincent Bolloré; nelle foto Nicolas era tonico come Christian De Sica nei soliti cinepanettoni, Carla era bellissima ma con aria meno etereo-mangiauomini del solito, pareva la nuova fidanzata di un fiscalista di grido); lei gli ha regalato un orologio, lui un anello (seguivano illazioni); lui, lei e il povero pupo di lei sulle spalle hanno poi visitato Petra (dove era stata Cécilia col fidanzato, deve essere stata una ripicca turistica). Intanto il caso Bruni- Sarkozy creava problemi anche a New Delhi (prossima meta ufficiale). Intanto sui rotocalchi si discute su chi sia il vero padre di Bruni (un uomo d’affari italiano in Brasile? Non ritiriamo in ballo De Sica, c’è già tutto nei film della sorella; nel primo Valeria dice a Chiara Mastroianni-Carla che il padre morente non è suo papà, nel secondo la mamma fa il conto degli amanti davanti a un allibito insegnante di English Conversation). Intanto sui giornali francesi si cominciava a parlare di nozze, magari ilmese prossimo, dopo ben due mesi. Intanto si dice che i due vogliano subito un figlio, possibilmente in duemesi. C’è da lasciare frastornata l’intera Unione Europea, non solo l’ormai stremata Francia e l’Italia surclassata dopo anni di Berlusca. E pensare che solo una settimana fa a Parigi molti sostenevano che lei l’avrebbe presto lasciato, che è donna sensibile ma infedele e poi disinteressata a fare la first lady accanto al rombante Sarko. Forse lo show globale gli ha preso la mano. Forse, vai a sapere, si amano. O forse non è neanche più un gioco loro, stanno mettendo in scena un feuilleton scritto dalla mamma e da Séguela (vai a sapere).
DANIELA e MELITA segnalano questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 08/01/08
Casini: «Mia figlia ama un comunista» - Il leader Udc al settimanale «Chi» sul fidanzato di Benedetta: «Legge il manifesto, che devo fare?»
ROMA - «Mia figlia ama un comunista, che cosa devo fare?». Questa la rivelazione del leader dell’Udc Pierferdinando Casini a «Chi», il settimanale diretto da Alfonso Signorini.
L’ex presidente della Camera era di rientro da una vacanza trascorsa a Cortina con la famiglia dove c’era anche David, giovane studente romano simpatizzante di sinistra e fidanzato della figlia Benedetta.
SIMPATIZZANTE DI SINISTRA - «Diciamo che non vedrò mai David con in mano il quotidiano Libero di Vittorio Feltri, al massimo legge Il Manifesto, dovrò riportarlo sulla retta via». E continua con un sorriso: «Scherzo, ma il ragazzo è giovane e avrà tempo per capire con chi schierarsi». Dal canto suo David conferma a “Chi”: «È vero. Sono simpatizzante di sinistra, ma per ora niente schieramenti. Il padre di Benedetta ama scherzare su questa vicenda e lo fa in modo carino. Almeno per ora…».
LA REPLICA DEL MANIFESTO - Lo scambio di battute, anticipato dalle agenzie di stampa, non è sfuggito alla stessa redazione del «quotidiano comunista». Che affida la sua replica alla penna ironica di Alessandro Robecchi. Il quale, dopo avere inviato «il nostro caloroso saluto» al giovane David (la cui «subdola doppiezza comunista» si palesa nel fatto che «essere un sovversivo non gli ha impedito di passare le vacanze a Cortina con il futuro suocero»), lancia allo stesso Casini «un invito a dimostrare il suo pluralismo». In che modo? Regalando «ai ragazzi di casa» proprio un abbonamento al Manifesto. «E lasci che la natura faccia il suo corso - conclude Robecchi - Non si sa mai».
DANIELA e SAVINO segnalano questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 01/01/08:
Armani, ci vuole un fisico bestiale - I blogger americani commentano l’invidiabile forma del re della moda: «Incredibile che abbia più di 70 anni»
MILANO - Eccolo, Giorgio Armani: a 73 anni sfoggia ancora un fisico invidiabile. Re Giorgio è stato beccato dai paparazzi sulle spiagge dei Caraibi dove trascorre le festività. Le sue foto in costume da bagno stanno facendo il giro della rete, riprese e commentate dai più consultati blogger d’Oltreoceano. È la notizia più letta quest’oggi sull’Huffington Post di Arianna Huffington che pone l’indovinello: “Indovina a chi appartiene il corpo di questo settantenne”. Il fisico atletico dello stilista italiano nel suo costumino bianco che si rilassa nella lussuosa St. Barts genera stupore ed apprezzamento anche dagli utenti del blog “justjared”, che ha pubblicato le immagini: “Fantastico, ha un’eleganza che noi americani ci possiamo solo sognare”, recita uno dei tanti messaggi. “Incredibile che abbia superato i 70 anni”, scrive un altro. “E’ meglio di qualche trentenne. Tom Cruise può solo invidiarlo”.
DANIELA segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 31/12/07:
Il Piccinini cinese sconfessato in tv dalla moglie: «Mio marito ha un’altra». Sul primo canale tv in Cina un noto conduttore sportivo accusato di adulterio dalla coniuge
PECHINO - Sono stati tre minuti interminabili e molto imbarazzanti per Zhang Bin, il re dei conduttori sportivi sul primo canale tv in Cina. Durante la diretta, e davanti a milioni di telespettatori che seguivano le celebrazioni per il cambio di nome dell’emittente sportiva di “China Central Television” (CCTV-5) in “canale olimpico” - in vista delle Olimpiadi del 2008, si è presentata d’improvviso sul palco la giovane moglie di Bin. Doveva rendere pubblico un segreto che tutti dovevano sapere.
SUCCESSO DEL WEB - Hu Ziwei è entrata venerdì scorso in studio durante la presentazione del nuovo canale e non ha esitato ad afferrare il microfono, conquistando così la scena. «Oggi è un giorno particolare per la rete olimpica e un giorno particolare pure per Zhang Bin, ma anche per me», ha detto la donna, anche lei una famosa moderatrice presso un’altra emittente cinese. «Perchè due ore fa ho saputo che il signor Zhang Bin ha una relazione con un’altra donna», ha aggiunto Hu. La scenata della moglie tradita è diventata in poche ore il video più scaricato in Cina, come risulta lunedì dal portale video tudou.com.
SCANDALO - La minuta e delicata donna non si è lasciata intimorire neppure dai robusti uomini delle sicurezza giunti sul palco per allontanarla. Il marito, dal canto suo, è rimasto letteralmente di sasso dall’inattesa rivelazione pubblica. Un piccolo scandalo anche per il comitato organizzatore e la rete pubblica, che non hanno voluto rilasciare dichiarazioni. Il video dell’incidente televisivo è stato prontamente rimosso dal popolarissimo portale cinese Sina.com. Ma su YouTube trovarlo non è poi così difficile.
DANIELA segnala questo articolo tratto da Repubblica.it del 30/12/07
La vacanza di lusso sulla ‘Queen Victoria’ sta diventando un incubo per i passeggeri - Attacchi di vomito e dissenteria, poca igiene e una lunga serie di guasti e sciatterie - La crociera naufraga fra malati e disservizi - Per i tabloid è la “maledizione Camilla”
LONDRA - La crociera da ricchi a bordo della lussuosa ‘Queen Victoria’ sta naufragando tra attacchi di vomito e dissenteria, accompagnati dalle proteste dei passeggeri per il livello di igiene e una lunga serie di disservizi, guasti e sciatterie. E i soliti maligni hanno già cominciato a parlare della “maledizione Camilla”.
Alle disavventure della nave, un gioiello da 450 milioni di euro costruito a Venezia dalla Fincantieri per conto della compagnia Cunard, il tabloid ‘Mail on Sunday’ ha dedicato oggi un ampio e sferzante reportage e si è chiesto se non c’entri la moglie del principe Carlo.
In effetti tre settimane fa all’inaugurazione nel porto di Southampton sembrò terribilmente di malaugurio la circostanza che la tradizionale bottiglia di champagne non si sia infranta contro la nave quando in veste di madrina la seconda moglie del principe Carlo ne ha azionato il lancio verso la prua. “La nave è maledetta”, hanno detto i superstiziosi. E finora non sono stati smentiti.
Secondo le informazioni raccolte dal ‘Mail on Sunday’ settantotto passeggeri sono stati colpiti negli ultimi quattro giorni dal ‘Norovirus’, un aggressivo virus invernale che li ha costretti a starsene confinati in cabina, durante la seconda crociera della Queen Victoria. Tra di essi figura l’ex-campione di Formula uno Jackie Stewart.
Una parte dei malati minaccerebbe di far causa alla Cunard, nella convinzione che a rovinare loro la costosa vacanza in mare sia stata la scarsa igiene alimentare. Il virus ha in apparenza provocato il panico perché alcune persone colpite sono stramazzate al suolo in pubblico e sono state soccorse e portate via da personale medico con mascherine bianche anti-contagio sul volto.
Jean Trainor, un passeggero di 49 anni, ha spiegato al tabloid che ci sono stati anche problemi con gli sciacquoni delle toilette e ha aggiunto: “Tutti quelli a cui ho parlato sono furiosi, anche l’equipaggio che è alle prese con le lamentele dei croceristi. Mi dispiace di aver pagato 7.500 sterline (oltre diecimila euro ndr) per questa crociera. Non metterò mai più piede sulla Queen Victoria”.
La nave è partita da Southampton per una crociera di sedici giorni con a bordo circa tremila vacanzieri che hanno pagato grosse somme: da 1.650 fino a 37.000 euro a testa. A detta del ‘Mail on Sunday’ le lamentele imperversano a tutto spiano: per la scarsa qualità del servizio in camera, per il malfunzionamento delle toilette, per il cibo spesso servito freddo, per la mancanza di addobbi natalizi, per il fatto che a dispetto dei prezzi da capogiro bisogna pagare extra per il tè e per il caffè.
A peggiorare il clima a bordo anche la morte per infarto di un passeggero avanti con gli anni. La Cunard si è detta convinta che il virus non è la conseguenza della scarsa igiene ma è stato portato sulla Queen Victoria da un passeggero. La compagnia marittima ha assicurato che sono state prese tutte le misure profilattiche necessarie per evitare ulteriori contagi e che è sceso a diciotto il numero dei passeggeri in quarantena nelle cabine.
L’anno scorso, sempre in questi giorni, la stampa inglese si scatenò su Carlo e Camilla per aver comprato una casa per le vacanze nel Galles che negli anni aveva visto morire di morte violenta ben cinque persone. Per non parlare delle voci di avvistamenti di fantasmi. Bazzecole per i Windsor che, come sottolineava un residente, Eluned Thomas, “nel corso dei secoli in fatto di tragedie vere ne sa qualcosa. Sono abituati a ben altro e sapranno far fronte alle dicerie”.
DAVIDE segnala questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 30/12/07, con questo breve commento:”Altra puntata della neotelenovela Sarzoky-Bruni. Tematizzazione e retroscenismo impazzeranno in tutti i pezzi che, come questo, riguardeno la “coppia” del momento”.
Carla Bruni, dal nuovo amore al nuovo cd - Album in preparazione. E la madre assicura: «Con Sarkozy vero amore, ma lei deve continuare a cantare»
PARIGI - Carla Bruni non abbandonerà la sua chitarra per interpretare il ruolo di compagna discreta del presidente francese Nicolas Sarkozy. Il sito del Sunday Times annuncia oggi che in estate uscirà un nuovo cd della Bruni in versione cantautrice. E a Le Parisien la madre, affermando che quella tra Carla e il presidente francese è «un’autentica storia d’amore», spiega che «se diventerà first lady Carla dovrà trovare comunque tempo per sè, per scrivere e comporre».
ALBUM - Le polemiche e la curiosità che hanno accompagnato la vacanza di Sarkozy e Carla Bruni in Egitto sono comprensibili. In pochi giorni si è passati dalle voci di corridoio alle foto mano nella mano. I francesi , perciò sono abbastanza divisi tra quanti amano il lato romantico della storia e quelli che ne vedono gli aspetti negativi, tra i quali l’uso dei mezzi di facoltosi amici per gli spostamenti del presidente. CertO è che il nuovo disco della Bruni diventerà un album «cult»: il manager tra l’altro sta già registrando prenotazioni per un tour mondiale. Secondo una fonte della «Naive records», l’etichetta discografica parigina della cantante, l’album dovrebbe uscire ad agosto: «Carla non è il tipo che lascia la sua carriera musicale perché si è innamorata di Sarkozy o per qualsiasi altra ragione. Cantare è quello che c’è di meglio nella sua vita, esclusa la parte privata» dicono alla sua etichetta. Finora, la Bruni ha scritto sei delle dodici canzoni previste per l’album. Alcune sono in francese, altre in italiano, e per tutte si è ispirata alla letteratura poetica italiana.
TEMPO LIBERO - La discussione sui giornali francesi rIguarda il futuro della coppia, ovvero se ci sarà prima o poi un matrimonio oppure se si tratta di una fiammata, magari alimentata ad arte. Chi non ha dubbi sull’autenticità della storia tra i due è la madre di Carla Bruni, Marisa Borin, intervistata da Le Parisien: «Mia figlia vive un’autentica storia d’amore, e penso che possono completarsi molto bene con Nicolas - dice - Se Carla diventerà la prima dama di Francia dovrà conservare per lei un luogo e del tempo per scrivere. Lei ha bisogno di scrivere le sue poesie, di comporre la sua musica, di registrare i suoi album». E ancora: «Anche con tutti gli obblighi che potrà avere mia figlia riuscirà ad avere per sè del tempo. Penso che il Presidente non abbia visto in lei solo la bella donna e che rispetti molto il suo lato d’artista. Ne abbiamo parlato insieme, lui è totalmente d’accordo».
DANIELA, MELITA, DAVIDE e SAVINO segnalano questo articolo tratto da CorrieredellaSera.it del 30/12/07, con questo breve commento:”Corriere.it rilancia una non-notizia derivandola dall’intervista di un noto settimanale. L’articolo è l’emblema del consueto circolo vizioso mediatico”.
La Blasi: «Polverone su Chanel. Invece su Oceano Elkann nessuno ha avuto nulla da dire» - Nomi curiosi, mamma Ilary si difende
ROMA - Non ha peli sulla lingua Ilary Blasi. La moglie di Francesco Totti, quest’estate al centro delle cronache per il curioso nome dato alla secondogenita, Chanel, si vendica per le critiche ricevute in un’intervista sul settimanale Tv Sorrisi e Canzoni in edicola lunedì. E lo fa lanciando ironicamente una piccola frecciatina ad altri sostenitori di nomi curiosi. «Hanno sollevato tutto quel polverone per come io e Francesco abbiamo chiamato nostra figlia. Poi Alessandro Del Piero ha chiamato suo figlio Tobias, John Elkann ha optato per Oceano, e nessuno ha avuto nulla da dire…».
L’ULTIMO NATO È THOMAS BUFFON- Si è infatti allungata nelle ultime settimane la lista di bizzarri nomi scelti per i figli dei personaggi dello spettacolo, della finanza e dello sport: ultimo caso, quello di Gigi Buffon e Alena Seredova, da pochi giorni genitori del piccolo Louis Thomas.
DANIELA segnala questo articolo tratto da Libero.it del 29/12/07:
La Gregoraci posa (vestita) per i consumatori. Ecco il calendario del Codacons
Dopo il super-sexy calendario targato Maxim, Elisabetta Gregoraci quest’anno