E se intanto dicessimo basta alle domeniche splatter?
Venerdì 18 Dicembre 2009
Non siamo nati a Bacchettonia, ma lo diciamo lo stesso: ha fatto bene, anzi benissimo Massimo Giletti a porre un freno all’inarrestabile degenerazione non trash, magari fosse ancora trash, ma quasi splatter dei programmi d’intrattenimento della domenica pomeriggio. Quei programmi, cioè, che sono destinati alle famiglie come blocchi unitari di audience, quelle che dopo il pranzo coi parenti accendono la televisione e per digerire, come ammazzacaffè, si godono la consueta telerissa.
Chi scrive sa perfettamente che lo scrutinio del minuto per minuto, l’adrenalina da sorpasso, l’imperativo categorico di lasciar da parte la morale per afferrare ora l’amoralità ora il moralismo sono quello che conta nella post-televisione. Ma osservare ciò che accade non equivale a piegarsi per forza alla transizione dal nazional-popolare al nazional-trash al nazional-inguardabile con la solita, eterna scusa in forma di sillogismo che siccome il pubblico ha sempre ragione, e il pubblico ti premia, tu hai ragione a fare quel genere di programmi. È ovvio, e quasi umano, che uno squartamento in diretta attira lo spettatore più di un ragionamento sul sufismo con Battiato, ma questo basta all’apologia dello squartamento in diretta? Mah. Boh.
Qual è l’oggetto del contendere che ha mosso l’esternazione di Giletti? Il conduttore, come è noto, ha preso di punta la sua collega e concorrente di share Barbara D’Urso, nel cui contenitore ultimamente abbiamo osservato come si possono varcare tutti i portoni della decenza per tuffarsi nella frantumazione in pillole di contropedagogia di argomenti serissimi come l’Islam o l’omosessualità. Hanno chiesto scusa, poi, gli autori delle mattanze della decenza che han fatto dire a Daniela Santanché che Maometto era pedofilo o hanno schierato sul ring dell’insultificio Sgarbi e Cecchi Paone a beccarsi sui gay. Giletti è stato chiaro e, gli vogliamo credere, autocritico: « Investire sullo scontro certamente paga in termini di audience, ma secondo me è una strada pericolosa perché significa alimentare una discussione violenta su argomenti […]Ormai viviamo in una società di video-fango - tutti fanno video e li mandano alle redazioni - in cui conta solo la porno politica.[…] Forse è ora di fare un passo indietro. Altrimenti si creano solo dei mostri mediatici e si trasforma la tv in tele-trans».(leggi tutto)
di ANGELO MELLONE (Fare Futuro Web Magazine 15 dicembre 2009)
Rincuora rendersi conto che non siamo gli unici a ribellarci al trash dilagante dei media! Non vi pare che l’autore la pensi esattamente come noi?





