Archivio di Novembre 2009

Sette mesi di sexy-gossip: e se cominciassimo a chiedere scusa?

Domenica 29 Novembre 2009

E’ il turno di Alessandra Mussolini e Roberto Fiore. Pare che circoli un video in cui i due sarebbero ritratti in momenti di intimità sessuale nella sede di Forza Nuova; e che tale video sarebbe stato offerto al Giornale. La Mussolini è l’ultima (ma domani sarà la penultima) di una serie di persone i cui fatti privatissimi sono stati spiattellati sull’arena pubblica. In principio fu Silvio Berlusconi (Noemi, poi le dame di compagnia a Palazzo Grazioli). Seguirono il direttore dell’Avvenire Dino Boffo, dimessosi dopo la pubblicazione della sua condanna per molestie sessuali; il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, ricattato per un video a base di trans e (forse) di droga; le pesanti e mai dimostrate allusioni su scandali sessuali alla corte di D’Alema e di Fini; le altre allusioni su Maurizio Gasparri, costretto a spiegare che quella famosa sera ai Parioli girava fra i marciapiedi dei viados perché si era perso e per nessun’altra ragione.
Un buon bottino, se si pensa che tutto è cominciato solo 7 mesi fa. L’esplosione del sexy-gossip come mezzo di lotta politica è quasi una primizia. Ma già possiamo trarre i primi bilanci.
1) La privacy di vari personaggi pubblici è stata devastata.
2) Molti altri sono ricattati, a volte in modo addirittura esplicito da giornali avversari, o comunque tenuti sulle spine da presunte rivelazioni in arrivo da questo o quel tizio, da questo o quel file di computer.
3) In tv irrompono “testimoni” di chissà quali sconvolgenti segreti, escort e trans coccolati dal prestigioso conduttore che cerca di farsi dire l’indicibile.
4) Sui media e nei palazzi politici serpeggia il “gossip sul gossip”, cioè il chiacchiericcio su ciò che forse verrà rivelato, con risultati che sarebbero comici se non fossero offensivi per le istituzioni: il Transatlantico che diventa Trans-atlantico, Patrizia D’Addario prima donna alla festa “I love Silvio” in una discoteca di Parigi, e molto altro.
5) Il pubblico italiano è spinto a trasformarsi in un immenso esercito di guardoni e di moralisti dell’ultim’ora; è chiamato a spiare dalla serratura, a commentare in modo possibilmente boccaccesco e poi a scandalizzarsi, perché è evidente che i peccati sono sempre quelli degli altri e noi siamo tutti puri come gigli (leggi tutto l’articolo e i commenti dei lettori de Il Messaggero)
 

di SERGIO TALAMO, Il Messaggero.it 27 novembre 2009 

Il tema ha suscitato un acceso dibattito sul sito de Il Messaggero. Partecipa anche tu… 

 

Sei disabili su un’isola deserta: il reality ha toccato il fondo

Venerdì 27 Novembre 2009

Siamo arrivati al fondo, e il traguardo merita un euforico squillar di trombe. Ieri sera, sull’emittente britannica Channel 4, è andato in onda “Cast Off” (“Gli scartati”). Un reality che ha per protagonisti sei disabili: tre mesi di tempo per dimostrare al pubblico che possono cavarsela da soli, dopo essere stati lasciati soli (di più: soli e nudi) su un’isola deserta. E’ giusto non sorvolare sui loro nomi e sui loro handicap. Non sono ex vip che cercano riscatto su un’isoletta che li farà tornare famosi. Sono persone che hanno alle spalle una vita difficile, e che oggi accettano di farla diventare spettacolo. Eccoli, coi loro nomi d’arte. Tom è cieco, Gabriella e sorda e aspetta un bambino, Dan è paraplegico su una sedia a rotelle, Carrie è nana, Will è focomelico, April è affetta da cherubismo, una malattia che deforma la mandibola. La grande trovata giornalistica è che ad ognuno verrà dedicata una delle sei puntate, con dei flashback che racconteranno la loro vita passata.Perché un’operazione del genere? Forse per fare ascolti a spese della sofferenza, per attirare un’attenzione morbosa sul “diverso” che si districa nelle stesse difficoltà dei “normali”? Forse per portare la telecamera a spiare dove nessuno ha mai spiato, per suscitare curiosità mista a pietismo trasformando il pubblico in una massa indecorosa di guardoni? Forse per mettere insieme reality-show e docu-fiction, le due tremende parole con cui oggi si definisce l’intreccio fra finzione, spettacolo e realtà, o meglio la finzione spattacolarizzata e poi contrabbandata per vita vera? Macché. L’esatto contrario. Dicono gli attori: “Saremo finalmente mostrati come persone normali, e la maggior parte del pubblico sarà portato a pensare ‘mio Dio, non sapevo che i disabili potessero fare anche questo’”. Dicono gli autori: “E’ il primo programma con disabili in cui agli spettatori non viene richiesto di provare compassione”. (leggi tutto l’articolo ed i commenti dei lettori de Il Messaggero)
di SERGIO TALAMO, Il Messaggero 25 novembre 2009 

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Scontrino-gratta e vinci, così il fisco diventa un gioco

Lunedì 23 Novembre 2009

Nulla da fare, non riusciamo proprio a fare le cose per dovere. E non ci bastano neppure le punizioni, anche perché lo Stato italiano non è molto bravo nel comminarle.
I premi, questo sì. E i giochi. Come si fa con i bambini. “Mangia, così poi la mamma ti fa un regalino”. “Vai a letto e domani ti porto al parco”.
Pagare le tasse per gioco. E’ l’ultima trovata del fisco italiano, e probabilmente rientrerà nel maxiemendamento alla Finanziaria: trasformare lo scontrino fiscale in un “gratta e vinci”. Uno si prende un caffè (o compra un oggetto o si fa aggiustare il cellulare), e automaticamente si procura il brivido del rischio: dietro il documento fiscale che attesta il pagamento, ci sarà una mascherina da grattare e una lotteria istantanea da sfidare. Facile immaginare lo sguardo elettrizzato del cliente che esige scontrino o ricevuta, e al contrario i musi lunghi dell’esercente mentre capisce che la pacchia è finita.
Eh già. La novità rischia di far tramontare scenette consuete e vagamente macchiettistiche. La trattativa: “Senza ricevuta fa 60, altrimenti 100”. Il senso della virile comunicazione è il seguente: io le dico onestamente come stanno le cose, poi la scelta spetta a lei. La benevola concessione: il cliente paga, il negoziante chiede con occhi imploranti “serve ricevuta?”, il cliente sorride e va via come a dire “amico mio, sono un padre di famiglia mica un aguzzino”. Il siparietto: il cliente beve la sua spremuta e paga, la cassiera tergiversa e sbatte le ciglia, il cliente ricambia sentendosi un conquistatore, si scorda del resto del mondo - quindi anche dello scontrino - e se ne va a mani vuote.
Dopo la Finanziaria 2009 un qualsiasi banale acquisto può diventare l’appuntamento del destino. “Ho capito che mi ha incartato i dolci, ma è lo scontrino che mi interessa!”. Si finirà per comprare una cosa qualunque pur di aver la scusa di giocare. (leggi tutto)

di SERGIO TALAMO, 18 novembre 2009

Noi ci scherziamo su, ma non pensate sia preoccupante che in Italia non si riesca a prendere nulla sul serio, soprattutto il dovere?

Quando le risse in politica danno un calcio alla cronaca…

Venerdì 13 Novembre 2009

Vi proponiamo quest’articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 13 novembre e intitolato “Lite e parole forti tra Brunetta e Tremonti”:

Non c’era bisogno che parlasse, infatti non ha parlato. Ma l’immagine che Berlusconi ha offerto ieri in Consiglio dei ministri - lo sguardo spento, il volto sofferente, un senso di estraniamento durante tutta la riunione - rendeva l’idea del distacco del premier. Il premier aveva lasciato fuori da Palazzo Chigi i timori di quello che considera il «nuovo complotto» ordito contro di lui dalla magistratura, le tensioni familiari che «mi stanno togliendo il sonno», e l’ira verso Fini con cui si è consumato un altro strappo. Era presente, ma era come se non ci fosse, assorto fino a dare l’impressione di essersi assopito, apriva gli occhi solo quando i ministri riempivano la stanza con urla e parole grosse. Le mani sul viso o tra i capelli, solo in un’occasione ha dato voce al proprio fastidio: «Dài, rinviamo. Se c’è un problema si risolve la prossima volta».
Un problema invece andava risolto subito, perché è vero che il Consiglio aveva approvato in pochi secondi l’atteso decreto sulla riduzione delle tasse per fine anno. Il punto era che nell’esecutivo tutti pensavano si trattasse di sgravi per le imprese, del taglio degli acconti sull’Ires e soprattutto sull’Irap, balzello che Berlusconi un mese fa aveva anticipato di voler abolire. Tutto sembrava pronto, il comunicato del governo di martedì aveva preannunciato la decisione. E alcuni ministri ieri giuravano di aver letto bene il provvedimento presentato alla riunione. Invece il taglio ha riguardato l’Ire, la vecchia Irpef. (leggi tutto)

La vera notizia non sembra il decreto sul taglio delle tasse, ma le liti in Consiglio dei Ministri, con le note di politica a fare da contorno ai dettagli sulle baruffe. Lo stile colorito poco si addice ad una cronaca politica credibile, eppure l’articolo risulta il più letto on line della giornata. Che ne pensate?

Il potere, gli uomini e le donne

Venerdì 6 Novembre 2009

L’ultima puntata della porno-politica italiana ha gettato il Paese in un’angoscia piuttosto inedita. Che fine hanno fatto i maschi? Se lo chiedono soprattutto le donne. “Che cos’ha? È gay? Non sta bene? O è semplicemente un maiale?” (Marina Terragni sul Corriere della Sera). “Che cosa fai, con una rivale che ha il 44 di piede?”.
Il quadro si è complicato. Era chiaro da tempo che l’antica mistica del potere, ben sintetizzata dal motto napoletano “cummannare è meglio che fottere”, era in profonda crisi. Ne sanno qualcosa i trans di via Gradoli, che hanno reso noto quanto numerosi siano i vip che ne bramano le pur discutibili grazie. E ora si parla di video e foto scottanti di parlamentari.
Si resta davvero interdetti. Per due motivi. Il primo è che il potere, da afrodisiaco che era, sembra esser diventato una tremenda fonte di stress; una camicia di forza che, mentre obbliga ad ostentare un vitalismo ai confini dell’immortalità, in realtà ti corrode e in qualche modo ti uccide. Il secondo motivo di sconcerto è che il rifugio del potente stressato non è più quello classico dei film di Alberto Sordi, la bionda che ti massaggia le tempie ripetendoti paziente che grand’uomo incompreso ha davanti. Il rifugio è sempre più spesso un viado, magari brutto (a) come un palazzo abusivo di periferia.
È emergenza-maschio, insomma? Mentre lancia il suo grido d’allarme, la Terragni sembra la condottiera di un immaginario esercito di donne smarrite: “Il vero unico desiderio è vivere momenti di bel cameratismo con altri maschi… Dispensatrici di bellezza e di gioia, le donne hanno rinunciato per sempre a questa prerogativa divina?”
(leggi tutto)

di SERGIO TALAMO (Il Messaggero 1 novembre 2009) 

Davvero secondo voi questa epoca del “potere visivo e televisivo” è vuota al punto da far perdere la consapevolezza di se stessi e il sapore della vita?