Lettera a Marrazzo
Martedì 27 Ottobre 2009
“Non condivido la tua idea, ma darei la vita perchè tu la possa esprimere”.
(Voltaire)
Caro presidente Marrazzo,
so che servirà a poco perché la tua vita è distrutta e la tua dignità polverizzata, ma voglio lo stesso esprimerti la mia solidarietà, umana e politica. Umana, perché se oggi tutti sanno dei tuoi gusti sessuali, se tutti possono indignarsi o riderne, è perché tu sei un politico. E se oggi tu sei un politico finito, dissolto, annientato, è perché qualcuno ha indagato, filmato e reso di dominio pubblico le tue intimità di uomo. Insomma, sei stato impallinato come uomo perché eri un politico, ma per uccidere il politico hanno dovuto illuminare gli angoli più riposti dell’uomo. “Le mie debolezze”, le hai chiamate, e non ce n’era bisogno, perché in un paese sereno e in un’epoca civile avresti dovuto renderne conto alla tua coscienza, a tua moglie, ma non certo a noi.Presidente, la mia solidarietà ti serve a poco perché il nostro paese ha ormai la “p” minuscola, è un borgo spietato dove per cent’anni, qualunque cosa tu dirai o farai, le tue parole e i tuoi gesti saranno sempre associati ad una strada buia e un’auto che si ferma, ad un trans, quattro carabinieri e un ricatto. Certo, come non restare allibiti? Ti sei infilato in una storia penosa e squallida, e viene spontaneo chiedersi come hai fatto, tu che avevi tanto, a sbagliare così tanto; viene da chiedersi cosa ci sia di così malato nel potere di questi nostri anni. Ma voglio anche dirti, presidente, che nessuno ha il diritto di giudicarti, almeno finché di tutti non si saprà tutto, in un’esplosione di guardonismo totale che sola potrebbe fermare il nuovo sport nazionale italiano: il tiro al piccione videofotografico, il massacro umano di chi detiene il potere politico. (leggi tutto)
di SERGIO TALAMO (26 ottobre 2009)
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