Archivio di Ottobre 2009

Lettera a Marrazzo

Martedì 27 Ottobre 2009

“Non condivido la tua idea, ma darei la vita perchè tu la possa esprimere”.

(Voltaire)

Caro presidente Marrazzo,
so che servirà a poco perché la tua vita è distrutta e la tua dignità polverizzata, ma voglio lo stesso esprimerti la mia solidarietà, umana e politica. Umana, perché se oggi tutti sanno dei tuoi gusti sessuali, se tutti possono indignarsi o riderne, è perché tu sei un politico. E se oggi tu sei un politico finito, dissolto, annientato, è perché qualcuno ha indagato, filmato e reso di dominio pubblico le tue intimità di uomo. Insomma, sei stato impallinato come uomo perché eri un politico, ma per uccidere il politico hanno dovuto illuminare gli angoli più riposti dell’uomo. “Le mie debolezze”, le hai chiamate, e non ce n’era bisogno, perché in un paese sereno e in un’epoca civile avresti dovuto renderne conto alla tua coscienza, a tua moglie, ma non certo a noi.Presidente, la mia solidarietà ti serve a poco perché il nostro paese ha ormai la “p” minuscola, è un borgo spietato dove per cent’anni, qualunque cosa tu dirai o farai, le tue parole e i tuoi gesti saranno sempre associati ad una strada buia e un’auto che si ferma, ad un trans, quattro carabinieri e un ricatto. Certo, come non restare allibiti? Ti sei infilato in una storia penosa e squallida, e viene spontaneo chiedersi come hai fatto, tu che avevi tanto, a sbagliare così tanto; viene da chiedersi cosa ci sia di così malato nel potere di questi nostri anni. Ma voglio anche dirti, presidente, che nessuno ha il diritto di giudicarti, almeno finché di tutti non si saprà tutto, in un’esplosione di guardonismo totale che sola potrebbe fermare il nuovo sport nazionale italiano: il tiro al piccione videofotografico, il massacro umano di chi detiene il potere politico. (leggi tutto)
di SERGIO TALAMO (26 ottobre 2009)

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Quegli stupratori dal pentimento facile…con la benedizione dei media?

Mercoledì 21 Ottobre 2009

Montalto di Castro è il posto ameno dove una ragazza stuprata non mangia più, non dorme più e chiede a sua madre «come è possibile, mamma, io che ho avuto il coraggio di denunciarli, ora me li ritrovo per strada, con i loro sorrisetti?». Sua madre abbassa gli occhi e non risponde. Forse pensa a quando sua figlia era bimba e lei le parlava dello Stato italiano e della giustizia.
Dopo Montalto di Castro c’è Ascoli, ma vale la pena sgranare il rosario delle capitali italiane del perdonismo? Vale la pena citarli tutti, i casi in cui commettere la violenza più gratuita e feroce significa un giorno di rampogne e poi anni interi a fingere di redimersi a spese della società?
No, che non ne vale la pena. Sono tutti “in prova”, i nostri ragazzacci che stuprano l’amichetta, guidano ubriachi a 200 all’ora, tirano sassi dal cavalcavia, pestano l’immigrato, sprangano il tifoso avversario, danno fuoco al barbone. Non è solo il giudice ad essere clemente, interpretando la norma con la manica larga di un vecchio zio bonario. Non è solo il politico, quando fa le leggi, a lasciare aperti così tanti varchi al perdono di Stato. È tutto il loro mondo a volerli eternamente bambini, eternamente innocenti: la famiglia, gli amici del bar, i vicini di pianerottolo, persino i conoscenti. Nell’Italia del diritto al rovescio, dove i carnefici diventano vittime, sono tutti lì a chiedersi «ma era così bravo, non ci posso credere, un po’ chiuso magari, ma sa com’è a quell’età»; e poi a concludere «è pentito, non fa che piangere, ha chiesto dei libri e prega tutto il giorno Padre Pio».
(leggi tutto l’articolo e i commenti dei lettori de Il Messaggero)

 

di SERGIO TALAMO (Il Messaggero 21 ottobre 2009)

 Quanto influisce secondo voi sul perdonismo dell’opinione pubblica e dei giudici il fatto che “l’inchiostro si asciughi presto sui giornali” e che gli stupratori dal pentimento facile trovino nella diretta tv non la gogna mediatica che meriterebbero, ma spesso un’assurda e incomprensibile “ascesa al trono”?  

Amira e le altre…a proposito di libertà di stampa

Lunedì 12 Ottobre 2009

Quando esce dal battibecco e dal formalismo, la politica è storia degli uomini, delle loro idee, dei loro drammi. Ecco perché Anche una semplice proposta di legge si può riempire di speranza e di simboli forti che scacciano la paura.
Vietare il burqa e il nijab (il velo totale), non significa soltanto mandare un messaggio chiaro a tutto il pianeta, “nel nostro Paese la libertà non si comprime, non si nasconde, non si camuffa dietro una finta imposizione religiosa”. Non significa soltanto liberare lo spazio angusto delle donne che vengono in Occidente per essere persone e finiscono per vivere peggio che nei loro paesi d’origine: botte, segregazione, infibulazione, morte. Non significa soltanto onorare la memoria di Hina, di Sanaa e delle tante oscure eroine della violenza tra le mura di casa.
Vietare il burqa e il nijab significa anche tendere la mano a Nello Rega. Significa dirgli “Nello, non sei solo”, tu con il tuo amore perduto e il tuo terrore di essere ucciso.
Nello Rega è un giornalista che somiglia a Walter Tobagi; fisicamente, ma anche per il pacato coraggio con cui parla. Tobagi fu ucciso nel 1980. perché, da cronista del Corriere della Sera, sfidava i miti del terrorismo. Rega è stato minacciato di morte (una lettera e due proiettili infilati in una busta) dagli estremisti islamici, che non gli perdonano la cosa più naturale: aver amato. Nello Rega è da anni inviato di Televideo Rai in Medio Oriente. In Libano ha conosciuto Amira, una donna di religione sciita che lo ha inebriato come il sole e i limoni di quel paese. È tornato in Italia con lei ed ha vissuto insieme a lei il progetto di una vita in comune.
(leggi tutto) 

di SERGIO TALAMO Il Messaggero 12 ottobre 2009 

Nonostante la tendenza alla deriva mediatica, esiste ancora per fortuna tanto giornalismo sano e coraggioso, come quello di Nello Rega. Sano, perché racconta la verità in modo tanto semplice quanto straordinario. Coraggioso, perché mette a rischio la sua vita pur di far conoscere al mondo la sua storia.

E’ questa secondo noi la vera libertà di stampa che andrebbe difesa contro tutto e contro tutti…altro che quella di Michele Santoro! Cosa ne pensate?

Via al dibattito sulle “bed news”: quando il letto finisce in studio!

Domenica 4 Ottobre 2009

Santoro ha subito affilato le armi: ha fatto notare alcune contraddizioni del direttore del Tg1 Minzolini, ha mostrato uno spezzone della Bbc pieno di «complimenti» nei confronti di Berlusconi, ma l’attesa era tutta per Patrizia D’Addario. Il conduttore di Annozero ha intervistato escort e ragazze immagine: ma ha senso incentrare un dibattito politico su una notte di passione clandestina? Inutile negarlo, tutta l’attenzione era per lei, l’escort pugliese che ha raccontato le sue notti a Palazzo Grazioli. A Sumatra si è consumata un’ecatombe, ma è un Paese lontano e nulla pare così interessante come le sue dichiarazioni. Una dottrina consolidata del giornalismo sensazionalistico recita così: «Only bad news is good news» (solo la cattiva notizia è buona notizia). Santoro l’ha leggermente modificata: «Only bed news is good news» (solo le storie di letto sono buone notizie).


Come ai tempi del Balzac di «Splendori e miserie delle cortigiane», come ai tempi di donne belle e fatali (prostitute?) capaci di imbastire misteriose strategie trasversali fra politici viziosi e corrotti. Tocca a un programma ritenuto di «sinistra» sdoganare il gossip e sublimarlo a discorso politico. Nel passaggio, Santoro chiede conforto a Carl Bernstein, quello del Watergate (che però lo sgrida per le domande troppo generiche). Siamo nel pieno del cosiddetto infotainment politico. Non è un’inclinazione inventata da Annozero ma dalla tv generalista: che da un po’ di tempo tende a pubblicizzare il privato, a rompere le barriere che un tempo separavano rigidamente la sfera collettiva da quella personale, a rendere pubblica anche l’intimità. L’intimità è la grande conquista della tv e la politica, se vuole essere efficace, deve scendere anche su questo terreno (leggi tutto).

di ALDO GRASSO, Corriere della Sera 3 ottobre 2009

Noi dell’antitrash abbiamo spesso denunciato il dilagare sui media delle bad news a scapito delle good news.
Ma chi l’avrebbe mai detto che sarebbero nate pure le “bed news” e che avrebbero “abitato” non tanto gli spazi della cronaca rosa quanto quelli del dibattito politico?