
Ancora una volta ci siamo accapigliati su loro tre, Guido-Ghira-Izzo, e non commossi per loro due, Donatella Colasanti (nella foto) e Rosaria Lopez. Per 34 anni, nel delitto del Circeo hanno sempre fatto più notizia i carnefici che le vittime. Forse perché in quel 1975 gonfio di furori politici, la violenza dei ragazzi-bene contro le ragazze di borgata sembrava scritta apposta per confermare uno slogan. Ricchi contro poveri, uomini contro donne. Forse per questo, in oltre tre decenni i cinque protagonisti sono sempre rimasti attori di un brutto film ideologico. Se fossero tornati persone, non staremmo qui a discutere se Guido è stempiato, imbruttito, dimagrito. Non staremmo a sentire i suoi vicini che dicono «è tanto una brava persona». Non saremmo così comprensivi con la sua famiglia «che gli è sempre stata vicina». Se quei cinque fossero tornati persone, non avremo tutta questa voglia di archiviare. Magari, rivedremmo il Circeo con gli occhi di Rosaria che morì quella notte. Con gli occhi di Donatella che morì lungo i 30 anni che vennero dopo.
Non vide il 2006, Donatella Colasanti. Nel settembre del 1975 aveva 17 anni, e di colpo la sua fresca gioventù fu gelata da un massacro spuntato in una notte qualunque. Si salvò per caso, mentre la sua amica Rosaria Lopez veniva seviziata e poi affogata in una vasca da bagno: «Questa non muore mai», disse spazientito Guido. E lei capì che doveva chiudere gli occhi, tremare e sperare. Si finse morta per un giorno intero, poi qualcuno udì i suoi flebili lamenti dal bagagliaio di una 127 rossa. I giornali tuonarono, l’Italia fu percorsa da mille cortei… Poi, però, il tempo passa.
Donatella è morta il 30 dicembre 2005 in un letto d’ospedale. Ma c’è una sua frase, detta qualche mese prima, che ha segnato la sua vera fine, cioè la resa all’ingiustizia di tanti anni prima: «Ora basta. Che nessuno parli più del massacro del Circeo. L’unica titolata sono io, che in tutti questi anni ho lavorato da sola, mente tutti facevano finta di niente, dai magistrati ai ministri, ai giornalisti che pur di fare uno scoop intervistavano Izzo». (leggi tutto l’articolo e i commenti dei lettori del Messaggero)
di SERGIO TALAMO, Il Messaggero 6 settembre 2009
Lascia un commento…