Archivio di Luglio 2009

Sex and the Silvio…racconti trash da l’Espresso

Venerdì 24 Luglio 2009

Le buste per le escort. Il lettone di Putin. I reperti fenici nella villa sarda. I consigli sul sesso. Berlusconi senza freni nei dialoghi registrati dalla D’Addario e puntualmente catalogati sul sito de L’Espresso…con tanto di trascrizioni dei testi.

Il trash oltre ogni immaginazione. Che ve ne pare?

Razzismo e stupri, accoppiata allarmante della nuova Italia

Domenica 12 Luglio 2009

Sono due. Tra loro non si conoscono, ma sono gemelli. Camminano per Roma confusi tra la folla, non hanno segni distintivi né facce lombrosiane, sono anonimi come le loro giornate scandite da un lavoro opaco, un litigio per soldi, un telecomando pigiato freneticamente.
Uno dei due è capace di infilarsi in un garage come un topo, poi puntare un coltello al collo, imbavagliare, stuprare, fuggire. Pochi minuti gli bastano, mica vuole strafare: solo il tempo di sconvolgere la vita e la tranquillità di tutte e di tutti. L’altro è il tipo che sonnecchia e viene svegliato da un citofono. Per strada c’è un nero che mette volantini negli androni. Lui si affaccia, urla e gli tira addosso bottiglie di vetro, ma quell’africano non può cavarsela così. Il condominio, in genere inerte, prende vita: scendono in tre e lo massacrano. Lui dirà: “Mia figlia mi ha chiesto: papà, perché ti hanno fatto male? Non ho saputo cosa rispondere”.
Già, non è semplice spiegare perché i gemelli dello stupro e del razzismo hanno colpito proprio loro, un nero che si guadagnava da vivere umilmente, una ragazza qualsiasi che parcheggiava la Smart. Li accomuna una sola cosa: erano indifesi. (
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di SERGIO TALAMO (Il Messaggero 10 Luglio 2009)  

Brutti fatti di cronaca si susseguono ogni giorno. Storie di apparente normalità dietro la quale si nascondono una noia ed una frustrazione pericolose. Storie che finiscono spesso sui giornali e in tv veicolate dalla superficialità della spettacolarizzazione e del vano clamore.

Non si cerca di capire cosa ci sia dietro, ma ci si accontenta di dare in pasto al pubblico l’orrore senza filtri ed il brivido effimero…Qual’è la vostra impressione?

Storia di Michael J., mito della disperazione

Venerdì 3 Luglio 2009

Un re dello spettacolo o dello sport fa nella vita un milione di cose, ma ce n’è una che lo definisce, lo descrive fino al fondo dell’anima. Una cosa che lo insegue fino all’ultimo giorno. Per Michael Jackson fu l’ossessione di cambiare pelle, ma non metaforicamente: diventare bianco, dissociando per sempre il suo talento musicale dall’etnia di cui era figlio. Per tanti anni fu questo il marchio della sua fama, la traccia principale del suo divismo, il suo tesserino d’identità nello star system. Una targa da infantile-eccentrico che andava oltre la sua arte, i suoi balli, la musica funambolica che divampava sul palcoscenico come una luce molto più intensa dei riflettori. Diventare bianco a tutti i costi, in una sorta di razzismo esercitato contro se stesso. Un rigurgito psicologico del “grande” che si sente comunque inferiore, comunque estraneo al mondo che lui stesso ha costruito. Diventare bianco per scalare quella “normalità” che neppure il successo mondiale riusciva a garantirgli. Una normalità da vincere, toccare e poi subito profanare con l’altra sua trasgressione estrema, la pedofilia; un peccato imperdonabile per tutti, ma non per l’artista che in tutto il pianeta simboleggia la sindrome di Peter Pan. Michael Jackson è per tre decenni il monarca-bambino cui tutto è permesso. Esagera, distrugge, trascina i suoi eccessi fino all’ultimo respiro. Dicono che sia morto per i troppi farmaci, e anche questo è un simbolo: i farmaci servono a curare chi vuole vivere, lui li ha usati ed abusati in un continuo e spaventoso insulto alla vita. E’ la stessa malattia dell’anima che, una settimana prima di morire, gli fece dire “sono un uomo finito”, mentre la voragine dei debiti lo pretendeva ancora scintillante e saltellante, come un dio che concede se stesso - ciò che resta del suo corpo - ad altri dèi più potenti: i fans. (leggi tutto)

 A pochi giorni dalla scomparsa non potevamo non ricordare Michael Jackson, icona del nostro secolo e forse per ciò trattato, anche davanti ad una vicenda umanissima come la morte, come un mito invincibile. Nei telegiornali si rincorrono ossessivamente le immagini dei suoi ultimi giorni di vita tra prove, canzoni e balletti, come a voler sottintendere che non è possibile che, uno così ancora pieno di vitalità, se ne sia andato per un infarto improvviso come capita a molti comuni mortali.

Già, perché Jacko era un mito…e chi meglio dei media può saperlo?