Archivio di Giugno 2009

Il segreto che ci tiene ostaggi del cibo…e non solo di quello!

Giovedì 25 Giugno 2009

NEW YORK - Nelle vesti di responsabile della Food and Drug Administration, il dottor David A. Kessler ha ricoperto il suo incarico sotto due presidenti, combattendo molte battaglie al Congresso e contro le multinazionali del tabacco. Ma ha scoperto di essere totalmente indifeso nei confronti di un semplice biscotto al cioccolato. Kessler ha condotto su se stesso un piccolo esperimento: per mettere alla prova la propria forza di volontà, si è comperato due bei biscotti succulenti con pezzetti di cioccolato, intenzionato a non mangiarli. A casa sua si è ritrovato a fissarli, molto spesso. Una volta uscito senza averli toccati si è sentito vincente. Ma appena ha visto dei biscotti analoghi nella vetrina di un bar si è fermato e ne ha ingurgitato subito uno.“Perché quei biscotti hanno un simile potere su di me?” si è chiesto Kessler. “È il cioccolato a rendermeli irresistibili? O il pensiero del biscotto che mi frulla nella testa? Ho trascorso sette anni a cercare di trovare una risposta a questo quesito”. (leggi tutto)

di TARA PARKER-POPE (La Repubblica 24 giugno 2009)  

Secondo voi perché abbiamo scelto di proporvi questo articolo? Non vi pare che l’analisi del dottor Kessler sui meccanismi che ci rendono schiavi del cibo mostri dei parallelismi interessanti con i nostri studi sulle tecniche usate dai giornalisti per attirare i lettori verso le notizie trash?

Come i cibi vengono preparati impastando gli ingredienti di base (grassi, sali e zuccheri) in modo da renderli irresistibili per il nostro palato e da creare dipendenza nel nostro cervello, così le news vengono confezionate riempiendole di “ingredienti” che le alterano e le spettacolarizzano, in modo da avere una presa sicura sul pubblico. I “grassi” corrispondono ai dettagli “grevi”, i “sali” a quelli “piccanti”, gli “zuccheri” a quelli smielati o troppo romantici.

A dimostrazione di come oggi le notizie, al pari dei cibi, siano considerate dei prodotti da piazzare sul mercato e siano create per vendere più che per informare in maniera disinteressata. Siete d’accordo?
 
 

Quel binomio pericoloso politica-gossip…

Domenica 21 Giugno 2009

Dopo il tormentone Noemi Letizia-“papi” Silvio, un’altra bionda (anche se più stagionata) è arrivata a turbare i sonni del Cavaliere: Patrizia D’Addario, classe 1967, escort di lusso con velleità - manco a dirlo - nel mondo dello spettacolo.

La signora (nella foto con il premier) sostiene, con tanto di accurata documentazione al seguito (agendina, registrazione dei dialoghi e ricevute dei biglietti aerei) di aver trascorso due serate – una a ottobre e l’altra a novembre 2008 - in compagnia del premier a Palazzo Grazioli.

A prescindere dalla verità, la “naturale” conclusione della vicenda sarebbe che la D’Addario venisse scritturata dalle Reti Mediaset, a riprova di come ormai la politica si intrecci col gossip e si nutra di esso, fin quasi ad esserne assorbita ed…annientata. Che ne pensate? 

Daria, clandestina e cittadina modello

Giovedì 11 Giugno 2009

Daria ha vent’anni e gli occhi verdi, conosce sei lingue ed è la prima della classe. Pulisce le scale e le case, fa la baby sitter e la badante. C’è qualcosa di più trasparente, di più solare di una vita così?
Eppure Daria è una donna in nero. E’ ucraina e clandestina. I suoi lavori non sono regolari, i suoi genitori (mamma colf e papà operaio) neppure. Non ha documenti né codice fiscale e quindi, fino a pochi giorni fa, sembrava non potesse fare l’esame di maturità nella sua scuola del centro di Napoli. Il quotidiano “Il Mattino” ha lanciato questa storia così singolare, e di colpo il tappo è saltato. Si sono mobilitati tutti: preside, professori, compagni di classe. Per sancire il lieto fine, è dovuto intervenire il ministro dell’Istruzione in persona. Ora la madre piange di gioia, mentre lei promette: “Studierò come una pazza”.
Ma nel punto in cui finisce l’agonia di Daria, inizia il paradosso dell’Italia: il paese dove si può essere per anni “clandestini” e nel frattempo studiare, lavorare, pagare le tasse, amare, soffrire, sognare. Tutto questo al buio, come fantasmi, senza che nessuno ammetta ufficialmente che in realtà tu esisti. Esci per strada, saluti il giornalaio, mangi un panino con i colleghi ma niente: sei sempre e solo l’uomo invisibile. Daria, ad esempio, non ha mai fatto una gita scolastica. Non può. La scoprirebbero! (lei che tutti conoscono e che conosce tutti…). Eh già. Ogni giorno può avere la sua pena: “Ho paura di finire in carcere - dice - lo stesso timore che ho da cinque anni ogni volta che vedo un poliziotto”. (leggi tutto)

 di SERGIO TALAMO (Il Messaggero 10 giugno 2009)

Se questa storia non fosse finita su “Il Mattino”, Daria sarebbe rimasta ancora più invisibile…forse fino a sparire del tutto. Ogni tanto, per fortuna, ci viene mostrata ancora la faccia buona dell’informazione.

Della serie…“quando il giornalismo racconta le storie vere”. Cosa ne pensate?

Azouz e Fatima, strane storie di nuovi italiani

Venerdì 5 Giugno 2009

Strane storie di nuovi italiani. Tanti anni fa si sono aggrappati allo Stivale come fosse pieno di monete d’oro. Poi le cose sono andate un po’ così. Dietro le sceneggiate ideologiche per cui gli immigrati sono tutti buoni & indifesi oppure tutti avanzi di galera, ci sono gli squarci di una vita densa e reale. Gente come noi, persone. Solo che ci credono ancora. Forse per questo, a volte, i loro anni sono scene di un film.
Lui e lei. Formiche del Maghreb che animano il Nord Italia. Lui ha assaggiato il dolore, la gloria di un attimo e poi è tornato in un pantano che per certi tipi sembra magnetico. Lei, al contrario, ha accettato come un dono la noia del lavoro che si ripete giorno dopo giorno, sempre stanco e sempre uguale, per poi vedere tutto illuminarsi e scoppiettare come nelle feste della sua Africa. Alla fine lui mastica amaro e si promette l’ennesima rivincita; lei è come Cenerentola il giorno che sposa il principe.
Che storie, queste di Azouz e di Fatima (nome d’arte: chi ha tanta fortuna è bene che resti nell’ombra). Vengono entrambi dal Mediterraneo, uno dalla Tunisia l’altra dal Marocco. Ma il primo è ciarliero e temerario, della serie «l’Italia è mia e quando voglio me la prendo». La seconda è silenziosa, mite, operosa: la sua Italia è come una dama gentile che ti ospita e quindi va ringraziata ogni giorno. Azouz sposa una ragazza di Erba, provincia di Como, fa un figlio bello e felice, poi litiga, urla, spaccia e spacca tutto ciò che gli capita a tiro. Fatima è la badante di un anziano signore di Milano, vedovo e senza figli. Letti da rifare, trecento metri di casa da tenere in ordine, quel discreto andirivieni che per chi è solo può essere tutto: dignità, senso di autonomia e il prezioso dono di sorridere ancora a qualcuno. (leggi tutto)

di SERGIO TALAMO (Il Messaggero 31 maggio 2009)

Forse Fatima ha capito che, più vivrà nel silenzio e nell’ombra, al riparo dall’invadenza mediatica, più potrà godere della sua nuova vita senza esserne travolta…come invece è capitato ad Azouz. Cosa ne pensate?