Archivio di Maggio 2009

Gli ultrà delle curve e gli ultrà dei giornali

Mercoledì 27 Maggio 2009

Ci sarà qualcuno, un domani, che sorriderà o si stupirà per quell’Italia degli anni 2000 che sobbalzava per ogni fatterello e sconfinava continuamente nell’iperbole. Se a fine maggio fa caldo, scattano allarmi pazzeschi in tutto il paese, mentre i mezzi di informazione, all’unisono, parlano di anziani e bambini a rischio, annunciano il coprifuoco - non uscire nelle famigerate “ore calde” - e infine, con involontaria comicità, raccomandano di indossare abiti leggeri e dissetarsi con l’acqua (e non con la grappa). Se poi due fessi fanno “buuuu” a Mario Balotelli, scatta un’indignazione che neppure per l’apartheid in Sudafrica. I giornali grondano di prediche sull’insostenibile leggerezza dell’essere tifosi e si arriva a decidere che si fermeranno le partite al prossimo urlo del prossimo fesso. Secondo questa regola, per quanto tempo si dovrebbe chiudere al pubblico la città di Roma, dopo il raid contro i pacifici bengalesi che organizzavano la loro festa? E lì c’erano in azione bastardi che picchiavano, mica semplici mitomani che urlavano contro il giovane “nero” della squadra avversaria per poi magari applaudire quello della propria.

Si potrebbe continuare all’infinito. Del resto, siamo il paese dove da settimane ci si infervora sulle frequentazioni napoletane del presidente del Consiglio, e senza neppure avere il coraggio di accusarlo esplicitamente di pedofilia. Così, solo per il gusto di spararla grossissima su cose piccolissime. Memorabile l’ultimo scoop (si fa per dire) di Repubblica, che trasforma un ex fidanzato di Noemi, tal Gino Flaminio, nel depositario dei più reconditi misteri italiani. Tra le clamorose rivelazioni, c’è che Berlusconi trattava Noemi “con atteggiamento paterno” e “le chiedeva notizie sulla scuola”. Il giallo continua. “Non ho paura della verità”, dice Gino, a metà fra un eroe antimafia e il confessionale del Grande Fratello. (leggi tutto)

di SERGIO TALAMO (25 maggio 2009) 

Non avete anche voi l’impressione che, più le persone perdono il senso della misura, più ottengono da parte dei media un’attenzione smisurata? E che a tener banco sui giornali siano più i “fatterelli” che i fatti ?

Dalla febbre suina alla febbre della fifa

Martedì 19 Maggio 2009

Dopo un paio di settimane di eccitazione mondiale, possiamo stilare un bilancio: la febbre suina vera e propria è ben poco aggressiva, ma quella mediatico-psicologica ha già fatto miliardi di vittime. E’ la febbre di sentirsi nel mirino sempre e comunque, per ogni guaio che accade in ogni angolo del mondo. E’ la malattia di un pianeta ormai piccolo da vivere, che negli anni ’60 Mc Luhan chiamò “villaggio globale” pensando in positivo e che oggi invece significa  condivisione planetaria di ogni incubo. Il virus di un maiale messicano è subito emergenza di tutti, così come accadde per la mucca e per il pollo, ma anche per le Torri Gemelle, l’uragano dal nome di donna, lo tsunami o il crollo di Wall Street. Tragedie che accadono in un posto lontano diventano subito i fantasmi del nostro presente e del nostro futuro. E mica per un fatto di solidarietà: solo per paura.

La febbre del ventunesimo secolo ha anche il sinistro vezzo di far condividere solo il dramma, mai la gioia di un progresso, di una liberazione. Quando l’Est europeo fu liberato dalla dittatura, assimilammo soltanto il trauma dell’emigrazione di massa verso ovest, non il traguardo storico di un continente non più diviso, non più segnato dall’oppressione.

Quando la scienza fa un passo avanti nella cura di una malattia, piovono da noi i flash della catastrofe, clonazioni-eugenetica e via dicendo, e non il conforto di una vittoria sul male che diventa più vicina. Oggi che esplode il pur lontanissimo rischio di un contagio da “malattia respiratoria acuta dei maiali”, si propaga il panico come se fossimo di fronte alla “spagnola” del 1918 che fece più morti della prima guerra mondiale.

Non si pensa che il rischio dell’oggi è legato ad eventi casuali, che i salumi e le carni suine sono comunque sicuri, che i farmaci efficaci sono ormai una quantità. (leggi tutto)

 

di SERGIO TALAMO (9 maggio 2009)

 Quanta responsabilità hanno i media nell’alimentare questa psicosi collettiva, nel comunicare ossessivamente solo il Male, nel far pendere la bilancia delle notizie verso le bad news, nel fatto che abbiamo perso il gusto di sorridere?

Non di veline muore la democrazia

Sabato 9 Maggio 2009

Missione compiuta. Il Pdl rinuncia alle veline ed alle letterine. Abbiamo così salvato la democrazia, e con l’occasione anche la tormentata famiglia Berlusconi?Né l’una né l’altra. La democrazia italiana è da tempo inefficace nella sua funzione più delicata, la selezione della classe politica, e la questione delle veline ne è solo un marginale corollario. La famiglia Berlusconi – che, con tutto il rispetto, è questione di non eccelso valore pubblico – è malmessa di suo, ed anche in questo caso la diatriba su qualche ragazza in lista e sulla visita del premier alla festa della diciottenne Noemi sono solo dei banali pretesti.Erano gli anni ’80 quando Rino Formica apostrofò l’assemblea nazionale del suo partito, il Psi, come il regno di “nani e ballerine”. La battuta di Formica segnava un cambiamento di costume, per cui l’organo politico abbandonava la sua autosufficienza e si mescolava alle rappresentanze di altri mondi: cultura, scienza, professioni ed anche società dello spettacolo. Queste aperture, fortemente volute da Craxi, puntavano ad uscire da un modo di selezionare i dirigenti politici che proveniva dal dopoguerra e sembrava ormai sterile: sezioni, federazioni giovanili, scuole di partito, correnti, elezioni. Un mondo chiuso, separato da quello civile e sociale. Così, in quel Psi, affianco ai dirigenti tradizionali c’erano architetti, avvocati, rettori ma anche attrici e presentatori tv. Dopo un quarto di secolo, quel sistema che Craxi voleva superare è diventato un punto d’arrivo. “Magari la classe politica si formasse nelle università, nei partiti, nelle scuole”, dicono gli osservatori e molti degli stessi leader politici. Cosa è accaduto? (leggi tutto)

di SERGIO TALAMO (30 aprile 2009) 

La soap opera su “Silvio e Veronica” in onda da giorni (e chissà ancora per quanto!), a qualunque ora e su qualunque canale (una persecuzione mediatica!), arricchita da dettagli marginali e gonfiati ad arte, come le “veline del PDL in lista per le europee”, ci dimostra non solo che la politica è “morta”, ma che anche la cronaca politica sta lentamente spirando.  

Ci chiediamo: è il decadimento della prima che ha influito sullo scadimento della seconda, o viceversa? A voi l’ardua sentenza…