Saviano e Racz, due tv agli antipodi
Lunedì 30 Marzo 2009
Scena uno. C’è un ragazzo da Fazio su Rai Tre. Racconta cose tremende senza che la voce gli tremi, ci fa restare attoniti. Ha l’accento napoletano, e di solito chi parla così ce lo aspettiamo diverso: un comico, un attore o un camorrista. Roberto Saviano invece parla da scrittore, anzi da campione di un giornalismo che non c’è più. Dice che al suo paese uccidono per vendetta ma anche per caso, per sbaglio, per mandare un messaggio a qualcuno. Dice che uccidono sparando in faccia per essere sicuri di non sbagliare. Dice che quando fanno fuori uno poi lo diffamano perché di lui non resti più nulla. “Qual è il modo giusto per soffrire, in questi casi?”, chiede Roberto Saviano. Non si può reagire con la semplice disperazione, come dopo una malattia o un incidente d’auto. Qual è il modo per piangere quando la morte arriva come un destino e nessuno fa nulla, neppure chi sa, e tu sei solo un passante, un prete o un ragazzo in divisa? Scena due. Musica di “Via col vento”, sorrisi e abbracci, la porticina si apre ed entra Karol Racz. Bello non è, sia chiaro, ma fa la sua figura: si è fatto la barba da poco ed ha l’aria di uno che ha vinto alla Lotteria. Poche ore prima era in cella a Regina Coeli. Pochi giorni prima era l’infame più infame della terra, il polacco dalla faccia schiacciata che andava in giro a violentare donne. Ora è seduto sulle poltrone candide di “Porta a Porta” e tutti parlano bene di lui. E’ stato scarcerato dopo una detenzione che era apparsa ben presto assurda: dentro per uno stupro non commesso, e ancora dentro perché non si sa mai. A un certo punto i veri colpevoli saltano fuori. Lo Stato italiano gli chiede scusa? Manco per sogno. Fa molto di più: lo risarcisce mandandolo da Bruno Vespa. I giornali si vergognano di averlo spacciato come il perfetto colpevole? Macché. Nel trash-giornalismo ogni giorno cancella il precedente, quindi oggi la notizia è che “l’ex mostro” è in realtà un bravissimo ragazzo sfortunato, che per di più ha la vocazione del pasticcere. (leggi tutto)
di SERGIO TALAMO (Il Quotidiano di Puglia 27 marzo 2009)
“Come possiamo sopravvivere ad una tv che mette sullo stesso piano lo “spettacolo” di un uomo che rischia la vita per dire ciò che la sua anima gli impone e quello del povero diavolo prima stritolato e poi osannato?” Vi giriamo l’interrogativo di Talamo.






