Nei tg guardo il mondo che ama farsi del male
Mercoledì 24 Dicembre 2008
A chi fa il bellissimo e a volte turpe mestiere del giornalista viene chiesto spesso quale sia la vera ragione per farlo. La mia risposta è: per tentare di dare una logica alla confusione ed al frastuono della vita. Io, solo ora me ne rendo conto, non avevo scelta. Privo del dono divino della manipolazione, della capacità di modellare con le mani la materia, di disegnare, di suonare, fabbricare strumenti, privo anche della felicità che alcuni trovano nel lavoro di casa, ho appreso da mia madre maestra elementare che il modo più diretto per arrivare alla forma, per occuparsi della forma, con cui l’uomo può dare un senso di vita ai suoi oggetti, immagini, suoni, rumori, è la scrittura.Il lavoro bellissimo di dar forma umana al mondo è ancora possibile? A volte, sempre più spesso, ho l’impressione che l’uomo si vada rassegnando a sopportare il peso e le ripetizioni dell’informe, che sia costretto a fare l’abitudine all’informazione gigantista ed alla proliferazione incontenibile delle immagini.
Come tutte le persone anziane, guardo spesso la televisione e leggo i giornali, grato ad essi di collegarmi al mondo, alla vita che ho amato e che amo moltissimo. Ma con la crescente e amara impressione che vadano perdendo la capacità, la voglia di dar forma al mondo, di capire che cosa veramente accade nel mondo. Le immagini ed il frastuono sommergono la vita, la rendono incomprensibile, come le incitazioni della riprese sportive in televisione, quei rumori di fondo ritmati, belluini, in arrivo da antiche barbarie. E la cronaca nera, il fiume di cronaca nera, dominante nei telegiornali, la ripetizione asfissiante di delitti non spiegati, non studiati, delle violenze assurde, animalesche su cui cala l’imperante, oscena retorica popolare degli applausi alle bare o dei trionfi floreali alle vittime, il compiacimento plebeo dei superstiti che trasformano la tragedia in una festa.Pare solo a me o è vero che questo mondo “ama farsi del male”, come ripetono fino alla noia i cronisti e anche i moralisti, accomunati nel gusto irresistibile del luogo comune che l’informazione di massa moltiplica ogni settimana. E’ appena passato l’ “assolutamente sì” e già arriva l’ “invece no” o l’ultima barzelletta del Cavaliere padrone, l’ultimo scherzo da commesso viaggiatore. Dicono: almeno la mediocrità è comoda, riposante. Ma a viverci dentro dalla mattina alla sera diventa come quegli abiti vecchi che sanno di fumo o di naftalina. (di Giorgio Bocca, da Il Venerdì di Repubblica del 19 dicembre 2008)
Per augurarvi Buon Natale abbiamo scelto questo pezzo splendido che, con uno stile giornalistico perfetto, riesce a farci riflettere con acutezza sulle imperfezioni del giornalismo contemporaneo. Tanti auguri a tutti gli amici del blog!




