Archivio di Novembre 2008

Quel connubio micidiale tra auditel e trash…

Sabato 29 Novembre 2008

Su La Repubblica del 25 novembre Natalia Aspesi punta il dito contro la tv italiana generalista, a suo dire vecchia e noiosa al punto che non ci si può meravigliare se gli ascolti premiano programmi trash come “L’Isola dei famosi” e “C´è posta per te” o se i reality “lacrime e sangue” sotterrano il bravo presentatore. Questo il pezzo:

All’auditel piace trash

La televisione detta generalista si sta velocemente incanutendo, non tanto per lo stato anagrafico di alcune sue mitiche star, quanto per la vecchiaia polverosa di certi suoi programmi. Lo sbadiglio che ha sottratto pubblico all’amatissima gloria nazionale Pippo Baudo, e il singhiozzo che non ha smosso neppure un fan dall´ancor più amata diva epocale Maria De Filippi, triplicando gli ascolti di Canale 5 rispetto a quelli di RaiUno (il sabato sera poi, momento di scontro frontale tra i canali Rai e Mediaset) ha riproposto l´antica e irrisolta discussione tra qualità e trash, con la lacrimosa conclusione che essendo il popolo italiano portato al trash, al punto di non ribellarsi alle drammatiche quotidiane esternazioni Cicchitto-Gasparri, è ovvio che la qualità non paghi (leggi tutto)

Bella invenzione l’Auditel! Forse in origine nacque come strumento di customer’s satisfaction per tastare il gradimento del pubblico, ma oggi tale termometro è tarato per servire soprattutto il mercato pubblicitario. Tutti fan finta di avere la “febbre da audience” solo per alimentare il rialzo dei prezzi degli spot, dei compensi degli artisti, degli stipendi del management! Tutti fan finta di non sapere che quantità e qualità quasi mai coincidono e che il fatto che un prodotto televisivo abbia successo di pubblico non significa che sia oggettivamente di qualità. Così, basta che l’auditel schizzi perché quel prodotto sia consacrato come “fenomeno televisivo” e gli venga assicurata lunga vita…non importa se è trash e se costituisce un’offesa all’intelligenza umana!

Ma ai contenuti e al reale giudizio del pubblico chi ci pensa? Siamo sicuri che il fatto che la tv di una famiglia media italiana sia sintonizzato su un programma equivalga all’effettivo apprezzamento per esso? Chi ci dice che, mentre la Ventura gracchia in sottofondo, la famigliola non si sia trasferita in un’altra camera o non stia facendo altro su quello stesso divano, tipo leggere un buon libro o chiacchierare amabilmente? Ma forse non conviene andare ad indagare…

Non credete che andrebbe varato un nuovo sistema di rilevamento degli ascolti che misuri la qualità percepita e la qualità oggettiva, il valore pubblico di ciò che si trasmette ed anche le aspettative reali dei telespettatori?  

Quella paura di finire in salotto a fare i cani da compagnia

Sabato 8 Novembre 2008

 

Come avevamo previsto, cari amici del blog, il convegno Cane da guardia o da salotto?, organizzato dalla neonata associazione “Giornalismo e Democrazia” il 6 novembre scorso alla Regione Lazio, ha dimostrato come la crisi di identità del giornalismo non sia pregiudizio da bar o un’elitaria percezione da universitari ma una malattia avvertita in modo acuto dagli stessi addetti all’informazione.

La deriva del giornalismo-trash, materia di analisi dei nostri laboratori e del nostro Blog,  è l’altra faccia della medaglia rispetto ai temi citati nell’incontro: il condizionamento politico-economico, la commistione con la pubblicità, la scomparsa del giornalismo d’inchiesta, la perdita della vocazione a ricercare la verità e ad informare nell’interesse del cittadino. Tutti vizi all’origine di un giornalismo senza più orgoglio e autonomia, sempre più pronto ad imboccare le scorciatoie dello scandalismo seriale per ottenere effimeri successi di “audience”. 

Davanti a professionisti dell’informazione e studenti delle scuole di giornalismo sono intervenute personalità come Mario Morcellini, Roberto Natale, Andrea Vianello, Piero Marrazzo, Mauro Paissan, Raffaele Fiengo, Mimmo Candito, Pino Rea. A fare da padrone di casa il giornalista Vittorio Roidi, uno dei fondatori di Giornalismo e Democrazia.Riportiamo alcuni dei concetti emersi nell’incontro.

Roidi: “La nostra associazione è un osservatorio indipendente sullo studio dell’attività giornalistica che si propone di analizzarne modalità, difficoltà e difetti; di affermare la concezione che tale lavoro va svolto nell’esclusivo interesse del cittadino; di coniugare la libertà di stampa con la protezione dei diritti individuali. Abbiamo scelto per questo primo incontro un titolo forte perché vogliamo andare all’osso del problema in maniera decisa. La deontologia è sempre più estranea al lavoro quotidiano, che scivola verso una dimensione ripetitiva ed impiegatizia. La pubblicità e la notizia, l’informazione e la piaggeria verso il potente si intrecciano in una micidiale miscela. Il cittadino deve pretendere un’assunzione di responsabilità da parte dei giornalisti e quel rispetto per l’opinione pubblica che sta scomparendo. E, anche se leggi in tal senso ci sono state ed un forte appoggio è venuto dall’università, è soprattutto nelle redazioni dei giornali che deve crescere una nuova sensibilità della categoria”. 

Morcellini, presidente dei corsi di laurea in Comunicazione: “Il giornalismo è in crisi e sembra non farcela a risalire la china. Ci accorgiamo che tale crisi è favorita dalla riduzione della distanza intellettuale tra chi offre informazione e chi la riceve: i lettori moderni sono più competenti e desiderano fare a meno della mediazione. Ad essere in crisi non è il bisogno di informazione, ma la capacità di fare buona informazione e di mediare i processi di cambiamento. Le condizioni per il rilancio ci sono, ma ci vuole forte autocritica, abbandono della chiusura della professione, riduzione delle distanze con gli interlocutori ed un nuovo rapporto di fiducia reciproca”. 

Natale, presidente Fnsi: “Dobbiamo ripensare prima di tutto le regole del sistema, perché viviamo nel paese dei conflitti di interesse e dei condizionamenti. Per questo, agli Stati Generali dell’editoria porteremo il tema dell’indipendenza del giornalismo. Ci stiamo battendo contro la legge Gasparri e se il disegno di legge sulle intercettazioni - che rischiava di imbavagliare la stampa - non è passato, è anche grazie alla nostra opposizione. Per quanto riguarda le regole della professione, l’Ordine Nazionale dei Giornalisti ha approvato una legge per cui, d’ora in avanti, l’unico iter per accedere alla professione sarà quello universitario, ed i procedimenti disciplinari nei confronti dei giornalisti dovranno essere rapidi. Questi i passi ancora da fare: ridurre fortemente il precariato, valorizzare la multimedialità, eliminare la contaminazione con la pubblicità, ripensare il concetto di par condicio in una prospettiva di minor autocelebrazione dei politici e maggior spirito di indagine dei giornalisti”. 

Vianello, conduttore di “Mi manda Rai Tre”: “A chi ci accusa di fare dell’intrattenimento, rispondo che noi siamo soprattutto al servizio del cittadino, ma come ogni contenitore televisivo dobbiamo anche fare ascolto. Non saremo cani da guardia, ma nemmeno assistenti sociali. Il problema è piuttosto l’autoreferenzialità dei politici in tv, che fanno slogan più che dichiarazioni senza un giornalista davanti che gli faccia le domande… Inutile nascondere che esiste in Italia un problema di condizionamento dei media da parte del potere politico ed economico, per cui la distinzione tra controllori e controllati si affievolisce. E’ vero, siamo diventati più cani da salotto che da guardia”. 

Marrazzo, presidente della Regione Lazio ed ex giornalista: “Il giornalismo dovrebbe essere sempre al servizio del cittadino. Oggi al contrario abbondano gli opinionisti e sono pochi i cronisti perché si ha poca voglia di andare in strada. Prima c’erano grandi uomini che vivevano la professione giornalistica come una missione. E’ importante recuperare la funzione di controllori al servizio dell’opinione pubblica, una funzione che fa bene anche al politico controllato perché lo pungola; ma bisogna sempre prima verificare attentamente le fonti. I giornalisti hanno il dovere e la responsabilità di raccontare la grande crisi vissuta del Paese, per aiutarlo a guardarsi dentro… Bisogna amare questo mestiere e uscire dai salotti, che sono luoghi chiusi, per scendere in mezzo alla realtà della gente. La democrazia ha ancora un grande bisogno del giornalismo”. 

Molta consapevolezza, molte buone intenzioni. Ma quante sono le possibilità che le belle parole non restino parole? 

Cane da guardia, o da salotto? I giornalisti si interrogano…

Domenica 2 Novembre 2008

Sembra proprio che qualcosa si muova, cari amici del blog…sembra crescere la capacità di outing della categoria dei giornalisti, che sempre più spesso si interrogano su dove stia andando la loro professione.

Vi segnaliamo infatti un dibattito dal coraggioso titolo,“Cane da guardia, o da salotto?”, che si terrà il 6 novembre a Roma (ore 9.30, Sede Regione Lazio, Sala Tevere, Via Cristoforo Colombo n. 212). Organizzato da Giornalismo e Democrazia in collaborazione con Articolo 21 e LSDI vedrà gli interventi di Mimmo Candito, Francesco Paolo Casavola, Concita De Gregorio, Raffaele Fiengo, Giuseppe Giulietti, Daniela Hamaui, Piero Marrazzo, Mario Morcellini, Nanni Moretti, Federico Orlando, Roberto Natale, Mauro Paissan, Pino Rea, Vittorio Roidi, Giovanni Valentini.   

Si parlerà dei condizionamenti di carattere politico ed economico che ostacolano la vocazione del giornalista alla ricerca della verità, rievocando un allarme di Arrigo Benedetti vecchio di 50 anni: “Rischiamo di consegnare ai nostri figli una stampa che rinuncia alla libertà”.

E’ il chiaro sintomo di un malessere diffuso percepito non solo all’esterno dall’opinione pubblica che legge, ma anche all’interno dagli stessi giornalisti che scrivono. 

L’incontro del 6 novembre è profondamente intrecciato con i nostri temi e le nostre analisi sul giornalismo antitrash. Siamo convinti che anche il modo di selezionare e confezionare le notizie da consegnare ai lettori potrebbe migliorare se nelle redazioni si fosse più liberi e meno passivi rispetto ai giochi di potere ed a certe forzature delle leggi del mercato.  

Noi ci saremo, per ascoltare il dibattito e darne conto sia sul Blog sia nei prossimi Laboratori in programma all’università nell’a.a. 2008-2009. Appuntamento a giovedì!