Reportage, esempio del giornalismo buono che esiste ancora
Mercoledì 6 Agosto 2008
Sono arrivate le vacanze ed abbiamo pensato, per darvi l’arrivederci a settembre, di proporvi questo interessante reportage realizzato dal giornalista di Repubblica Paolo Rumiz, che ci descrive - attraverso una serie di pezzi pubblicati a partire dal 1° agosto per tutto il mese - il suo viaggio lungo la frontiera orientale dell’Unione Europea, per mostrarci il volto dell’ “altra Europa”. Il suo bellissimo racconto comincia così:
Una frontiera vera, con sbarre, reticolati, con polizia che ti fruga nel bagaglio e guarda con sospetto nei tuoi documenti. Nel tempo in cui i confini cadono, le cortine di ferro si dissolvono e il globale attenua il senso dell’Altrove, ho cercato il limite dell’Europa, i margini dell’Unione nella terra dei fiumi, delle foreste e dei laghi dove gli ebrei sono una grande e dolorosa assenza, molti popoli minori sono stati spazzati via e trovi ancora visibili le macerie dei grandi imperi. Ho compiuto un viaggio “verticale” dal Mar Glaciale Artico al Mediterraneo, dalle pallide terre del Nord a quelle infuocate del Minotauro. Un viaggio nell’Altra Europa costruito su seicento pagine di appunti, quattromila fotografie e quaderni pieni di disegni, con uno zaino e mezzi pubblici - bus e i favolosi treni russi - con la gente e fra la gente in una strada che si è fatta da sé, di incontro in incontro.
Si crepa di caldo, il Podil’skij Ekspress è una carretta sovietica sigillata per evitare spifferi, con addosso l’odore stratificato di generazioni di viaggiatori, e così tutti gli scompartimenti hanno la porta aperta per catturare aria dai finestrini del corridoio, gli unici apribili. Esco in uno sventolio di tendine color caffè, il treno è in preda agli spiriti risucchiati dalla campagna circostante, cerco di camminare dritto ma gli scossoni sono tremendi. Colpi secchi, laterali, come se un maglio colpisse il treno di fianco. Sfioro col viso piedi che fuoriescono dalle cuccette, piedi di donna, di bambino, di adulto, di vecchio; piedi russi e ucraini, nudi e con i calzini, tutti protesi verso l’aria, poi riesco ad aggrapparmi alla fessura del vento e respirare a pieni polmoni. La notte è calda e profumata di erba, l’Ucraina stessa è una calda madre.(leggi tutto)
Perchè, se è vero che esiste un giornalismo di serie “b” che troppo spesso sfocia nel trash, che troppo spesso ci racconta fatti insulsi e banali e non è più in grado di testimoniarci la realtà nella sua essenza, autenticità ed obiettività, è anche vero che ci sono ancora tante firme autorevoli in grado di descrivere fatti e luoghi con stile, maestria, eleganza e di farci viaggiare e sognare attraverso la lettura.
Siete d’accordo con noi? Anche voi pensate che questo sia un bel servizio e che i reportages siano un esempio del buon giornalismo che per fortuna esiste ancora?



