L’istinto di colpevolezza
Martedì 24 Giugno 2008Secondo i giudici di Milano non è possibile stabilire con certezza il nesso di causalità tra gli interventi eseguiti dall’ex primario della chirurgia toracica della clinica Santa Rita e la morte di cinque pazienti, per cui cade l’accusa di omicidio volontario, pur restando confermate le altre gravi imputazioni.
Basterà questa valutazione razionale dei tecnici a scalfire quella emotiva dell’opinione pubblica che lo vede ormai come un crudele assassino?
Per riflettere al riguardo, vi proponiamo questo bel editoriale di PIERLUIGI BATTISTA pubblicato sul Corriere della Sera di oggi:
L’istinto di colpevolezza
Il Tribunale del Riesame di Milano non è stato affatto indulgente con l’ex primario della clinica Santa Rita, Pier Paolo Brega Massone, descritto anzi nell’ordinanza come un chirurgo “socialmente pericoloso”, dedito all’esercizio della sua professione come “strumento di indebito profitto”. Riconoscendo che non esistono prove sufficienti per trattenerlo in carcere con l’accusa di omicidio volontario e per stabilire un nesso certo tra le operazioni del personale medico della clinica e la morte di alcuni pazienti, i giudici non smettono infatti di insistere sulla condotta riprovevole dei medici, usi a “interventi chirurgici inutili, fortemente invasivi e mutilanti” per fini truffaldini. Nessun “innocentismo”, dunque. Solo che, tra un truffatore e un omicida, esiste una differenza fondamentale. E questa differenza fondamentale finisce troppo spesso per essere ignorata da un diffuso istinto di colpevolezza preventiva, privo di filtro giudiziario, anzi animato da un contesto verbale di orrore che suscita comprensibile furore e indignazione, ma mai l’attesa di riscontri che diano solidità alla certezza diffusa della colpa (leggi tutto).







