Padre Pio, la kermesse mediatica e il pudore tradito
Martedì 29 Aprile 2008
PADRE PIO non ascoltava neppure la radio. Era un figlio della terra povera, diffidente verso i vezzi dell’apparire, scontroso verso ciò che brilla di luce finta. Il suo chierichetto, oggi un anziano frate dal bel sorriso aperto, ricorda su Rai Uno: «Era amabile con la gente semplice. Ma quando vedeva che ci poteva essere esaltazione o venerazione della sua persona andava su tutte le furie».
Eppure ieri Padre Pio è stato un vero divo della televisione. «Non cerchiamo clamore o chiasso», assicura l’arcivescovo di Manfredonia – Vieste - San Giovanni Rotondo. Ma il raccoglimento spirituale non era molto facile, in una giornata di diretta tv e con una riesumazione organizzata come una passerella. «Immagini intrise di umana e religiosa pietà», le chiama il conduttore, mentre si vedono due uomini che aprono la tomba provocando uno scroscio di applausi. Come sottofondo, una musica sacra che vorrebbe ispirarsi al cielo. Sulla terra, intanto, l’intervistatore curioso di gossip chiede al vecchio chierichetto: «Ma non aveva paura delle piaghe?».
Dopo una sapiente attesa che aumenta la “suspense”, ecco apparire ciò che resta di un uomo morto nel 1968. Il Padre riposa in panni non suoi. È ricoperto da un abito costato 200 ore di lavoro alle suore di San Giovanni Rotondo, con una stola di seta impreziosita da pietre di cristallo e sfere d’oro. Sul suo viso c’è una maschera di silicone come quelle del museo delle cere. Il suo reliquiario pesa 600 chili, è trapuntato di gemme, fiorisce in un grande baldacchino composto di 12 colonne con capitelli in argento e colombe in rilievo.
La scenografia è straordinaria, degna di una giornata che il Consiglio dei Ministri aveva qualificato come “grande evento”. Del resto, siamo o non siamo sul sagrato del nuovo santuario progettato da Renzo Piano, 6.000 metri quadrati, seconda chiesa più grande d’Italia dopo San Pietro?
Il corpo esposto provoca lacrime e gemiti commossi. Ma nessuno potrà mai dire quanto ciò derivi dalla fede e quanto dalla curiosità di vedere con i propri occhi lo spettacolo così descritto ai primi di marzo, a riesumazione appena avvenuta, dall’Arcivescovo: «Si vede chiaramente la barba, il mento è perfetto, si vedono benissimo le ginocchia, le mani, i mezzi guanti, le unghie: se Padre Pio mi permette, è come se fosse passato un manicure».
Ma certo che permette, come farebbe a protestare? Lui non può più borbottare il suo rifiuto per tutto ciò che è ostentazione inutile. Deve accettare in silenzio il risarcimento della Chiesa ufficiale e della società italiana; deve ingoiare un’esagerazione che riscatta i tempi in cui Papa Giovanni XXIII lo definiva «un immenso inganno».
Il 2 maggio 1999 Papa Wojtyla chiese scusa a Padre Pio per 40 anni di persecuzioni, e con dolce trasporto volle avviarne il cammino come santo dei cattolici. Questo 24 aprile 2008 è il giorno in cui la Chiesa ha elevato Padre Pio alla celebrità mondiale. Ma per farlo ha usato quello che lo stesso Cardinale Martins ha definito «un corpo morto, non più animato dall’alito di vita che Dio creatore infuse nell’argilla primordiale… Questo corpo è qui, ma Padre Pio non è soltanto un cadavere, egli vive adesso nella definitiva comunione con Gesù risorto».
Padre Pio non è qui, è molto più in alto. E allora perché ci siamo noi, qui, in mondovisione ad adorare i suoi resti? È vero: la fede non è solo pensiero, è anche azione, è stare insieme e pregare con una voce sola. Ma la nostra speranza non può essere in questo riaprire una bara, toccare una teca, far festa su un corpo da strappare al suo naturale finire.
Molto meglio, allora, l’immaginetta che di Padre Pio campeggia nella parrocchia del paese, o in improvvisati altarini casalinghi, nel portafoglio o sul cruscotto. È lì che San Pio vive davvero per sempre, nel silenzio e nella fede della gente semplice, quella che non parla al suo corpo morto ma al suo essere Altrove; quella gente con cui lui non si arrabbiava mai.
(di SERGIO TALAMO Il Messaggero 25 aprile 2008)
Cosa ne pensate? Quanto pesa secondo voi l’amplificazione ed il condizionamento dei media su questi sentimenti di fede collettiva così apparentemente forti da rasentare il fanatismo?






