Archivio di Marzo 2008

Oh, Tonino vestito di nuovo

Mercoledì 26 Marzo 2008

Il ministro Antonio Di Pietro si lamenta con la consueta vivacità: “Sicuramente la decisione del tribunale di Roma di archiviare il procedimento contro di me sarà messa nelle pagine interne. Ma se si prende un esposto e lo si sbatte in prima pagina si utilizza quella notizia non per quella che è, cioè un accertamento dell’autorità giudiziaria, ma per quella che si vuole che sia, ovvero la delegittimazione di un avversario politico”. E’ per questo che Di Pietro ritiene necessaria “una rivisitazione completa del sistema di informazione”.

Capito? Quando Tonino era un pm d’assalto, andava bene sbattere il mostro in prima pagina: il pool indaga questo e quello, si dimetta Tizio e si dimetta Caio. Allora i media gridati servivano per diventare una star e fare carriera oltre la toga. Oggi che l’ex pm è un politico di grido, la stampa non deve gridare più. Anzi, bisogna rivisitare il sistema di informazione. 

Molti politici vogliono una stampa a due facce: spietata con i guai degli avversari, garantista e inglese con i propri.  

Quanto conta nel trash informativo la pretesa che ad essere delegittimati siano sempre gli altri?

Buonasera Irene Pivetti…

Venerdì 14 Marzo 2008

…. disse Bruno Vespa. E lei entrò, sempre elegante, con i tacchi alti e il capello cortissimo che fa tendenza. Si sedette sulla poltroncina di “Porta a Porta”, e poi…Facciamo un passo indietro. Mercoledì scorso, nel salotto vespiano, si discuteva di Gravina, di Ciccio e Tore, del padre incarcerato per poi essere spedito ai domiciliari con accuse che non stanno in piedi. Dietro la solita compagnia di magistrati, funzionari e liberi commentatori, si stagliava il dramma umano di due bambini morti non si sa ancora come, non si sa ancora perché.  

Ad un certo punto Vespa manda un servizio della “Vita in diretta”: un’intervista raccapricciante alla compagna di Pappalardi, con lei che ripete poche parole per difendere il suo uomo e l’intervistatrice che rovista nel suo animo con domande ossessive – “ma cosa ha pensato quando lui è stato scarcerato?”, “cosa vorrebbe ora?”; intanto, musica allusiva, inquadrature su Padre Pio e zoom sul divanetto di una casa qualunque. “Vorrei solo che oggi Ciccio e Tore fossero qui”, dice la povera donna.. 

E’ a quel punto che Vespa lascia tintinnare la sua musichetta e annuncia: “Buonasera Irene Pivetti”. La porta bianca si apre. Ma cosa c’entra la sensuale Irene con due ragazzini morti in una cisterna, con una famiglia distrutta, con un padre in carcere probabilmente innocente? “L’abbiamo invitata perché madre di due figli”, assicura il conduttore. Il surreale è in tv. Pivetti ringrazia e si accomoda, Ciccio e Tore non esistono più. 

P.S. – L’unico affaccio sulla realtà è il direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Lino Patruno, che dice al sindaco in diretta da Gravina: “Lei dice che non può farci nulla. Ma in quei pozzi domani potrebbero giocare altri bambini e morire anche loro”. 

 L’infotainment (informazione + intrattenimento) significa sedersi in poltrona e parlare di tutto un po’. Ma cosa resta della cronaca?  

Tutti in ansia per Arturo

Lunedì 10 Marzo 2008

Arturo Parisi

Fiuuuuu…. che sospiro di sollievo, ragazzi! L’abbiamo scampata bella! Per alcune ore, mercoledì scorso, siamo stati appesi ad un filo: cosa farà Arturo Parisi? Rinuncerà alla candidatura nel PD oppure, sia pure a malincuore, accetterà di essere rieletto in Parlamento? Non c’era posto, nel paese, dove non se ne parlasse: nei bar, negli autobus, e c’era chi ipotizzava uno sciopero di protesta degli autoferrotranvieri. 

Parisi si era offeso per le parole del neo-candidato PD Massimo Calearo, imprenditore veneto che a “Ballarò” aveva santificato Mastella: “Per merito di San Clemente è caduto il governo, e ora c’è un PD con un programma più moderno”. Per un prodiano come Parisi era troppo. Quindi, che ti combina quel peperino di un ministro della difesa? Non è che rinuncia a candidarsi: minaccia di rinunciare a candidarsi.  

E qui scatta il pronto soccorso degli organi di informazione. Per tutto il pomeriggio agenzie, siti e televideo informano minuto per minuto sul grave pericolo che l’Italia politica venga privata di Arturo. Il TG1 delle 20, poi, è commovente. Dà la notizia con partecipe enfasi, lasciando lo spettatore nell’angoscia: potrà mai l’affranto Parisi perdonare il Calearo? Poi, in diretta, è lo stesso tg a riportare il sorriso sulle facce degli italiani. Il conduttore interrompe la scaletta per leggere la notizia-bomba: Parisi “prende atto della precisazione e delle scuse“.

E’ fatta, amici. Parisi ha preso atto. Grazie di cuore a lui, a Calearo, al PD e soprattutto al TG1. 

Che ve ne pare di questo tipo di informazione politica? E dei politici che lanciano i loro “penultimatum” nel pomeriggio e li annullano giusto all’ora del tg?

Se la verità mediatica è più forte di quella giudiziaria

Lunedì 3 Marzo 2008

A pochi giorni dal ritrovamento a Gravina dei corpi dei fratellini Pappalardi in fondo ad un pozzo, la Procura fa marcia indietro ed ammette che forse fu un incidente, ma per il padre Filippo Pappalardi, in carcere perché finora fortemente indiziato del reato, probabilmente è ormai troppo tardi per scendere dalla “gogna mediatica”…

 Per commentare la vicenda lasciamo stavolta la parola ad un grande del giornalismo, Piero Ostellino, che sul Corriere della Sera del 28 febbraio, ha denunciato così la pericolosa ingerenza del sistema mediatico nel sistema giudiziario:

L’Italia del pregiudizio

Ora che i corpi di Salvatore e Francesco Pappalardi sono stati trovati in un pozzo, dove nessuno era andato a cercarli, emerge un volto della nostra giustizia penale a dir poco discutibile. Da un lato, il padre dei due bambini, Filippo Pappalardi, in carcere perché indiziato, sulla base solo di un’intercettazione ambientale e della fragile testimonianza (tardiva) di un bambino, di averli uccisi. Inoltre un’ inchiesta che ha cercato Salvatore e Francesco nelle grotte di Matera, nelle campagne delle Murge, persino in Romania, lungo le piste delle sette sataniche e del traffico di organi. Dall’altro, il casuale ritrovamento dei loro corpi in un pozzo nel centro di Gravina, non lontano dalla piazza dove erano stati visti l’ultima volta. Da un lato, dunque, il volto di una giustizia metafisica, che cerca aprioristicamente la verità attraverso la speculazione intellettuale e gli indizi, anche i più inverosimili, costruiti nel laboratorio della mente inquirente. Dall’altra, la scoperta casuale dei corpi dei due bambini morti, ma per fame e per freddo, nella profondità di un pozzo. (leggi tutto l’articolo) 
 

Cosa pensi di quest’ennesimo mea culpa del giornalismo? Il rischio è che anche a Gravina abbia vinto un’Italia del pregiudizio, in cui la verità mediatica è più forte di quella giudiziaria ed in cui le sentenze vengono scritte sui giornali ancora prima che nei tribunali.