Archivio di Gennaio 2008

L’informazione deve anche essere “etica”?

Venerdì 25 Gennaio 2008

I temi sollevati dal nostro Blog sono sempre più oggetto di attenzione, e sempre più in alto. “I mass media non possono finire nelle mani di chi se ne avvale per manipolare le coscienze, o venire asserviti ad un protagonismo indiscriminato”:
riecheggia nelle sale vaticane il monito di Papa Ratzinger ai mezzi d’informazione, contenuto nel messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali pubblicato giovedì 24 gennaio. 

Benedetto XVI denuncia il “pericoloso mutamento” dei media, usati non più per informare ma “per creare gli stessi eventi”, esorta ad evitare che diventino “il megafono del materialismo economico e del relativismo etico”, invoca una “info-etica” per ancorare i mezzi di comunicazione sociale ai principi morali ed al controllo sociale, ammonisce che dai mass media rischiano di abbattersi sull’umanità “possibilità abissali di male”. 

Sotto accusa è soprattutto la tv, imputata di aver smarrito ogni vocazione all’informazione autentica, di non lavorare più al servizio della persona e del bene comune ma solo a quello delle leggi del mercato e dell’audience, che la autorizzano a distorcere la realtà, diffondendo modelli e valori di vita improntati alla trasgressione, alla volgarità, alla violenza e alla paura; modelli che catturano il pubblico facendo leva sui suoi istinti più bassi e sui suoi timori più riposti.    

Nella stessa direzione, dopo la lettera di Severgnini a Riotta e dopo il caso-Violante, ecco il mea culpa di Michele Serra, che rispondendo nella sua rubrica su “Repubblica” ad un lettore che lamentava una cattiva gestione da parte dei media dell’”emergenza meningite”, ha ammesso che esiste una “paura reale” ed una “paura percepita”, e che quest’ultima è il prodotto di una pressione mediatica che lui stesso giudica sconsiderata ed “interessata, perché la paura vende, catalizza le insicurezze ataviche del genere umano, rinfocola ansie sopite e ne aggiunge di nuove”.   

Credi anche tu che ci vorrebbe un’informazione più improntata all’etica? Ma chi decide cosa è etico e cosa no? Come evitare il rischio che l’info-etica sia la via per imporre un bavaglio all’informazione e metterla al servizio dello Stato etico, in contrasto con la libertà della cultura occidentale?
 

I cittadini hanno paura: colpa dei media?

Mercoledì 16 Gennaio 2008

Non c’è solo il nostro Blog a chiedere un’informazione meno gridata e più obiettiva. Due settimane fa abbiamo pubblicato la lettera di Beppe Severgnini al direttore del TG1 Gianni Riotta, in cui si chiedeva più attenzione alle “buone” notizie. Luciano Violante, Presidente della Commissione Affari istituzionali della Camera, ha voluto incontrare nei giorni scorsi i direttori dei principali tg italiani, denunciando uno scollamento tra “i dati statistici sull’andamento della criminalità” e la “percezione di insicurezza nei cittadini”, dovuta, secondo lui, anche al “sistema dell’informazione e della comunicazione, con particolare riguardo al modo in cui esso sceglie e presenta le notizie”.

Dura la reazione degli interpellati, che hanno accusato Violante di ingerenza politica e di volontà di imbavagliare la stampa. Per i
giornalisti, il compito dell’informazione è dare notizie e mostrare le immagini, mentre spetterebbe alle istituzioni preoccuparsi di diffondere un senso di sicurezza nel Paese. Il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Bruno Tucci, ha dichiarato: “Che cosa vorrebbe l’illustre onorevole? Che fosse ignorata la realtà? Che si edulcorassero questioni delicate che sono sotto gli occhi di tutti? Che per la tranquillità del Palazzo i giornalisti omettessero di svolgere il loro lavoro?”.

Alla fine è stato lo stesso Violante a gettare acqua sul fuoco, perché si è reso conto che la questione è un po’ più complessa di come lui l’aveva impostata. Il dibattito sulla qualità dell’informazione è importante ma non può mai portare ad un sistema in cui titoli e contenuti delle notizie vengano decisi dalla politica.

Pensate anche voi che il senso di insicurezza delle persone sia in gran parte causato da un modo di fare informazione allarmistico e troppo incentrato sulle “bad news”?

E considerate legittima o ingiusta l’ingerenza delle istituzioni nei palinsesti informativi?

Lettera aperta a Maurizio Costanzo

Giovedì 10 Gennaio 2008

Gentile Maurizio Costanzo,

in una recente intervista, lei ha toccato il punto dolente della tv di oggi. Infatti ha detto senza false diplomazie: “In tv vedo solo programmi ripetitivi, bisogna trovare altre idee; a causare tutta questa omologazione è stato l’arrivo dei format, una dannata parola”; poi ha condannato la proliferazione dei grandifratelli, degli affarituoi e delle corride.

Però noi le facciamo una domanda: è sicuro che i “suoi” format non abbiano alcuna responsabilità nel disastro della tv italiana?

Quando lei afferma che “l’invecchiamento della tv generalista è un processo lento e irreversibile”, viene spontaneo cercare di capire da cosa derivi. Davvero lei crede che lo sfacelo di oggi sia il frutto di un improvviso rimbecillimento degli autori? Davvero crede che il peggio del peggio e il trionfo del trash vengano fuori da una cronica “mancanza di coraggio di sperimentare”?

 La soluzione che lei propone è un po’ auto-assolutoria: “L’unica possibilità che vedo è dare spazio alla gente. Io con il mio Costanzo Show non ho fatto altro che scendere in platea e cedere il microfono alle persone, facendo emergere storie interessanti, senza buttarsi per forza sulle notizie di cronaca nera: io non parlo per esempio di Garlasco o Perugia”.

Tuttavia noi ricordiamo che anche i suoi Costanzo Show e le sue Buone Domeniche non esitavano a spiattellare le lacrime della Franzoni o i litigi in diretta o le esibizioni trash di qualche presunto divo. Lei è un grande giornalista, ma forse anche per questo ha un po’ abusato della tv, pensando a creare interesse nel pubblico senza porre una linea di demarcazione fra la cronaca, l’intrattenimento, il sensazionalismo fine a se stesso.

Lei che oggi dice “ci può essere un modo per fare televisione che vada oltre l’obbligo del finanziamento tramite la pubblicità”, forse dimentica che anche lei tante volte ha forzato il più possibile i suoi programmi per lanciare al meglio gli spot di Canale 5…

Alla fine della sua intervista c’è un annuncio: “Il mio contratto finisce ad aprile, anzi termina definitivamente il mio legame con Mediaset iniziato nel lontano 1984. Ma i rapporti sono ottimi e magari il prossimo anno si può pensare ancora ad un Costanzo Show”.

Ecco, noi le chiediamo, lei che ha valore professionale e mezzi a volontà, lei che è uno dei padri della televisione moderna, di pensare a qualcosa di diverso dal passato. Le chiediamo di “dare spazio alla gente” senza che la gente diventi il pretesto per rendere la vita uno spettacolo oppure uno scandalo, accompagnati dalla musichetta di un pianista vestito di bianco.

Cosa ne pensi? Secondo te quanto ha influito “l’infotainment”  - la commistione tra fatti e scandali, fra problemi reali e tv del dolore - nel dilagare del trash informativo?

I media sono ancora capaci di impaginare la realtà?

Venerdì 4 Gennaio 2008

Bentornati cari amici del blog dell’antitrash! Siamo felici che, nonostante le vacanze, la pausa da studio e lavoro, le rimpatriate con gli amici e le tavolate con i parenti, abbiate continuato a rappresentare il nostro “occhio” sul mondo dell’informazione e a trovare il tempo di segnalarci pezzi interessanti. Tra i tanti pubblicati in questi giorni nella nostra sezione “Il meglio”, vi invitiamo a leggere l’arguto articolo di Beppe Severgnini tratto dal Corriere della Sera del 27 dicembre scorso, dal titolo “In Italia Tg ansiogeni: meglio pupi, pupazzi e poppe”. Esso costituisce un invito a riflettere su come il mondo dell’informazione sembri ormai incapace di rappresentare la realtà quotidiana nella sua interezza, concentrandosi solo sul racconto esasperato ed esasperante del male, al punto che anche i giornalisti sembrano imbarazzati nel dover parlare solo di morti, stragi, suicidi e devastazioni pure alla vigilia di Natale (vedi una desolata Monica Maggioni durante il Tg Uno delle 20 del 24 dicembre) e che molte famiglie rinunciano ormai a vedere i notiziari, preferendo “rifugiarsi” tra più rassicuranti “pupi, pupazzi e poppe”, di cui pure il nostro Paese abbonda! Della serie…meglio il trash che un inquietante quotidiano “bollettino di guerra”!E’ indicativo che a porsi il problema e a fare “mea culpa” sia proprio un “addetto ai lavori” come Severgnini, che si rende conto di come sia oggettivamente sbagliato rappresentare la vita di un Paese solo attraverso dieci tragedie quotidiane…che ritiene che i giornalisti non debbano nascondere il male, ma dovrebbero provare a raccontare anche il bene…che non crede che basti compensare il catalogo degli orrori solo con qualche storia di buon cuore in clima natalizio. E pone a se stesso, girandola ai colleghi, questa domanda: siamo ancora capaci di impaginare la realtà?

Secondo noi, se è vero che uno degli ingredienti fondamentali della notizia è la straordinarietà del fatto accaduto, è altrettanto vero che la quotidianità delle persone è fatta di normalità e ordinarietà, che meritano allo stesso modo di essere raccontate, se non altro perché rappresentano lo specchio della realtà delle cose in maniera più fedele dell’evento straordinario. 

Raccontare la verità non dovrebbe costituire la missione di ogni giornalista? Non pensate anche voi che le “good news” meriterebbero di avere più spazio su giornali e tv quotidianamente?