Archivio di Dicembre 2007

Una storia da ricordare per augurarci Buon Natale

Giovedì 20 Dicembre 2007

Il Natale si avvicina, amici del nostro blog e, per fare gli auguri a tutti voi, abbiamo pensato di “regalarvi” quello che, secondo noi, rappresenta un articolo scritto bene, uno di quei racconti che merita di essere salvato dal “trash”, profondo ma non pedante, commovente ma non retorico, che parla di persone e non di personaggi. Perché è vero che il giornalismo gronda di notizie-spazzatura, ma ci sono anche tante “penne” virtuose, più o meno autorevoli, in grado di raccontarci belle storie con semplicità e di emozionarci in maniera autentica e non artefatta. E’ questo appunto il caso dell’editoriale apparso oggi sul settimanale “Tempi” dal titolo “La speranza non è qualcosa che facciamo. E’ qualcosa che ci viene incontro”. A dispetto del titolo, che potrebbe lasciar intravedere facili moralismi, molto di moda in tempi natalizi, si limita a narrarci quattro piccole storie di uomini qualunque, i quali, ognuno in maniera diversa, hanno “incontrato” la speranza sulla strada della loro vita. Comincia così:

 Una professoressa di liceo parla con alcuni amici di un suo studente a cui non avrebbe dato un centesimo e che invece ha scritto un tema sulla poesia in cui, nel groviglio di una prosa sgrammaticata e barbarica, degna dell’attuale scuola italiana, si intravede la profondità di un’anima. E così, dice la prof, “mentre leggevo ero trascinata dentro una simpatia così grande che avrei dato la vita per questo ragazzo”. Leggi tutto l’articolo

Anche voi, come noi, credete che ci siano ancora, nonostante il blob contemporaneo,  tante storie che vale la pena di custodire nella memoria? Anche a voi resta qualcosa di autentico dopo aver letto queste righe? Buon Natale a tutti! 

La tv sta uccidendo anche il dolore?

Venerdì 14 Dicembre 2007

Con questo inquietante interrogativo si chiudeva la segnalazione fatta alla nostra redazione da Silvio il 7 dicembre. Raccontava di aver visto su Sky un uomo con la faccia tirata e la barba lunga che parlava con la naturalezza di un politico, ma politico non era. Si trattava invece del padre di Eva Ruscio, la sedicenne morta nell’ospedale di Vibo Valentia in seguito ad un intervento alle tonsille, il quale, davanti alle telecamere, poche ore dopo la tragedia, non aveva lacrime, ma solo compite parole di ringraziamento per il ministro Livia Turco che lo aveva chiamato e per le istituzioni che si erano mosse. Allo sconcerto di Silvio per aver visto una freddezza innaturale, un dolore “congelato” e filtrato dalla tv, seguiva, sempre lo stesso giorno, quello di segno opposto, di Roberto Levi, con un pezzo su “Il Giornale” dal titolo inequivocabile: ”Affari tuoi, che valle di lacrime”. Il giornalista denunciava lo spettacolo pietoso a cui si assiste durante la  trasmissione di Flavio Insinna, in cui i concorrenti, dimenticando che in fondo si tratta un gioco, si disperano se trovano nel pacco meno di quanto sperato, o lacrimano emozionati ogni volta che riescono a mettere le mani su un bottino consistente. Il tutto sapientemente esasperato dalla maestria del conduttore e degli autori, con insistenza sui motivi personali che hanno portato il “fortunato” di turno ad essere affezionato ad un numero piuttosto che ad un altro, con evocazione di parenti defunti “portafortuna” e con “primi piani” dei familiari angosciati. Così, un contesto giocoso e leggero, quale dovrebbe essere un quiz televisivo, si trasforma in una “valle di lacrime”, in un luogo di disperazione assolutamente profano, “visto che di motivi per piangere ve ne sono di più seri ovunque ci giriamo”. Insomma…dove ci aspetteremmo un pianto, vediamo freddezza…e dove ci aspetteremmo un sorriso scanzonato, vediamo lacrime!

Potere della tv, che deforma il dolore vero di un padre privato dell’affetto di una figlia fin quasi a farlo divenire finto e trasforma in dolore autentico quello artefatto del concorrente di un quiz!Forse, come il nostro amico Silvio teme, ormai c’è qualcosa di peggio della “tv del dolore”…è la “tv che uccide il dolore”! Cosa ne pensi? 

D’Alema e le nozze gay

Venerdì 7 Dicembre 2007

Un commento al nostro tema “Neanche se l’avessimo fatto apposta”, scritto da Carmen il 6 dicembre 2007, proponeva un numero qualunque del Corriere della Sera, dove, fra un gossip e un retroscena, si sparava in prima pagina “D’Alema: no alle nozze gay. Sento il fascino della fede”. Carmen notava la forzatura di dare come notizia da prima pagina una cosa che già si sapeva (la contrarietà alle nozze fra omosessuali) omettendo che D’Alema è favorevole alle unioni civili, e facendo ipotizzare che ciò derivasse da una sua “conversione”, mentre dal pezzo si evinceva che D’Alema aveva ribadito di non essere cattolico e di vedere in persone come il cardinal Martini “il fascino della fede”.Su questa non-notizia, il “Corrierone” ha aperto un caso rilanciandolo il giorno successivo, al punto che Massimo D’Alema è dovuto intervenire: ANSA - D’Alema non ci sta ad essere etichettato come “nemico dei gay” e dalle pagine de L’Unità accusa il Corriere della Sera di “aver falsificato” il suo pensiero “con un sistema di copia-incolla estrapolando frasi dal contesto” del discorso tenuto giorni fa agli studenti di un istituto tecnico di Roma in merito alle coppie omosessuali e al matrimonio. “Come è possibile - si sfoga il vicepremier - si polemizza con me quando nessuno, in Italia, propone i matrimoni gay? Io ho sempre difeso i diritti delle coppie omosessuali e non ho mai rinunciato alla laicità dello Stato”. D’Alema si dice “stupito dalle reazioni” dei movimenti gay, ma soprattutto degli esponenti Verdi, del Pdci e del Prc, alla sua contrarietà ai matrimoni omosessuali. Per il ministro degli Esteri si tratta di una “polemica da cortile mediatico”, “senza capo né coda”, ma ci tiene a chiarire il suo pensiero “ai lettori”: “E’ stato presentato come un fotomontaggio, pezzi di un film messi insieme ma fuori contesto”. “Mi dispiace che mi venga attribuita un’improvvisa svolta clericale”, aggiunge D’Alema.  

E’ vero che siamo in tempi di “casta”, ma per una volta va detto con chiarezza: secondo noi il politico ha ragione. Non si può continuare a costruire la notizia su cose che non ci sono. L’informazione politica deve avere un livello più alto e aderente alla realtà. Altrimenti diventa tutto un gioco a chi grida più forte. Chiediamo ai nostri lettori: sei d’accordo? E qual’è l’informazione politica che vorresti?

Neanche se l’avessimo fatto apposta

Martedì 4 Dicembre 2007

Il nostro Blog è nato due settimane fa, in coincidenza con il Laboratorio sul Giornalismo Antitrash in partenza alla facoltà di Scienze della Comunicazione dell’università di Roma La Sapienza. In pochi giorni due incredibili casi di cronaca hanno ricordato a tutti come sia attuale il bisogno di un’informazione libera da morbosità, sensazionalismo, divismo. Il rom Marco Ahmetovic guida ubriaco il suo furgone e uccide quattro ragazzi nelle Marche. Di lui si parla per mesi, anche per una condanna che per molti è troppo mite: sei anni, da scontare ai domiciliari. Qualche giorno fa si apprende che su internet è comparsa una nuova linea di abbigliamento (jeans, occhiali da sole e profumo) chiamata “Linearom”, con Ahmetovic come testimonial. “E’ un personaggio che fa audience” dice il suo agente (?) Alessio Sundas… forse anche per questo il giovane assassino si accinge a pubblicare un memoriale. Il ministro della Giustizia Mastella avvia un’ indagine ministeriale.Il tunisino Azouz Marzouk, padre e marito di due delle vittime della strage di Erba, viene arrestato per spaccio di droga. Nel frattempo era diventato una specie di star, e in alcune intercettazioni emerge il suo disinteresse per la tragedia dei suoi cari. Più che il lutto, gli interessava il lusso che la sua nuova condizione gli dischiudeva. Molti ricordano il periodo in cui era in auge anche in tv. Dice Enrico Mentana, che più volte lo ha ospitato a Matrix: “Chi era Azouz si sapeva anche prima. Mai pensato fosse San Francesco… E io da giornalista parlo anche con Jack lo Squartatore”.   

Noi ci chiediamo: l’audience nasce a caso o è favorita da qualcuno? In altre parole: il sistema mediatico che denuncia queste atrocità è davvero senza macchia o è anche responsabile per averle create? 
LEGGI GLI ARTICOLI DE IL MESSAGGERO DEL 3 DICEMBRE 2007