Più corde per tutti

20 Settembre 2011

Detesto passare per retrogrado, ma sinceramente non sospettavo dell’esistenza di un’Associazione Italiana BDSM (Bondage e Disciplina, Dominazione e Sottomissione, Sadismo e Masochismo). Che la gente a letto faccia ciò che vuole è giusto ed anche benemerito. Ma che si sia reso necessario metter su un’organizzazione formale non mi era mai passato per la mente. A questo punto, però, gli interrogativi sorgono come funghi. Ad esempio, come si stabiliscono le cariche elettive? C’è democraticità oppure funzionano i soliti meccanismi clientelari, tipo “nel direttivo ci metto Tizio perché mi fornisce le corde a poco prezzo”? Altro problema serio sono le correnti. Già nel nome dell’associazione si intuiscono diversi orientamenti culturali. Bene, chi garantisce che al congresso dell’Associazione “sadici” e “masochisti”, viste le loro naturali tendenze all’incontro, non si mettano d’accordo creando un cartello a discapito degli altri gruppi?

Resta un mistero, poi, lo svolgimento delle riunioni. Di cosa si discute, esattamente? Si può sperare che ci siano documenti di ampio respiro, es. “Il valore delle maschere al di fuori delle feste di carnevale” o “Crisi dei bond, exploit del bondage”. Ma il timore è che, al contrario, si ceda a mozioni di sapore lobbistico tipo “tutti in piazza per dire no all’aumento dell’Iva sugli indumenti in latex!”.

Si riapre così, è sciocco negarlo, l’annoso dibattito sul peso delle corporazioni nel nostro Paese. Passi per quelle conosciute, tipo avvocati o medici. Ma che si debba temere l’imboscata parlamentare dei patiti del bondage è troppo. Non parlo a caso: il capo dei BDSM romani fa cenno “ad un politico che da poco è diventato dirigente di un partito importante e che fa bondage”. (leggi tutto)


di SERGIO TALAMO, 15 settembre 2011


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Poveri studenti, oltre agli esami anche i consigli

3 Luglio 2011

 Una mattina qualunque, che però si ricorderà per sempre. Le facce tiratissime di mezzo milione di ragazzi sospesi fra l’estate appena iniziata - ma loro mica se ne sono accorti – e una prova vissuta come nella cabina a tenuta stagna di un’astronave. A prima vista sembra tutto immutabile. “Ai miei tempi”, si dice, e via con i ricordi, i dettagli riposti nella memoria. Ad ogni maturità la galoppata di ognuno di noi fra i decenni arriva inevitabilmente lì, alla propria personalissima “notte prima degli esami”. E il riflesso istintivo della mente ci suggerisce che il rito è immobile, intatto attraverso le epoche. Ma è solo un’illusione. La tenerezza del “come eravamo” ci fa dimenticare che, a ben vedere, in comune tra “noi” e “loro” c’è ben poco. Internet e i test, i crediti e i debiti cambiano il modo di aspettare il sacro giorno. E’ tutto più valutabile, meno affidato all’azzardo. Il web, ad esempio, non è un semplice amico con cui confrontarsi: è il mare in cui è nascosto “il tesoro”. Quindi, pochi resistono alla tentazione di misurarsi nei quiz on line che ti dicono quanto sei preparato o di cercare la prova che uscirà e addirittura “il tipo di domande che fa il tuo commissario esterno” (link di un sito per studenti). Molto è diverso, quindi. Ma due cose no, quelle sono davvero indifferenti ai secoli: l’ansia dello studente e i consigli per superarla. Queste due cose esistevano anche “ai miei tempi” (trent’anni fa) e ai tempi di mio padre, ed esisteranno anche ai tempi delle mie figlie. Non si sfugge. Tu sei così nervoso che azzanneresti il vocabolario, ti preoccupi di deludere mezzo mondo e dentro di te concludi che “la matematica non sarà mai il mio mestiere”. Gli altri, nelle sembianze di psicologi, pedagogisti, sociologi e nutrizionisti ti propinano una tremenda collana di suggerimenti magici per “arrivare in forma al momento dell’esame”. E’ una condanna che si riproduce a giugno di ogni anno, usando come alibi l’abusato titolo di Eduardo “gli esami non finiscono mai”. (leggi tutto)

di SERGIO TALAMO, 22 giugno 2011

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Italiano, la malattia di non credere più

8 Giugno 2011

Aggressivo e narcisista. Quindi depresso. E sempre più infognato nei social network, in cerca di emozioni, amicizie e interazioni ben poco umane e molto finte. E’ l’italiano contemporaneo secondo il Censis. Dati che non lasciano scampo. “Tra il 2004 e il 2009 le minacce e le ingiurie sono aumentate del 35,3%, le lesioni e le percosse del 26,5%, i reati sessuali del 26,3%… Nel 2010 ci sono stati circa 450.000 interventi di chirurgia estetica… Il consumo di antidepressivi è più che raddoppiato dal 2001 al 2009 (+114,2%)… Anoressia e bulimia sono le prime cause di morte tra le giovani di 12-25 anni… Dal settembre 2008 al marzo 2011 gli utenti di Facebook sono passati da 1,3 milioni a 19,2 milioni: ogni utente trascorre su Facebook mediamente 55 minuti al giorno, è membro di 13 gruppi, e ogni mese posta 24 commenti, invia 8 richieste di amicizia, diventa fan di 4 pagine e riceve 3 inviti a eventi”.E’ un ritratto più che inquietante. E’ un miscuglio fra le peggiori raffigurazioni di letterati e sociologi che presagirono la stanchezza morale verso cui si muoveva l’uomo occidentale, con la sua overdose di libertà e di conquiste che alla fine lasciano un vuoto profondo. L’italiano del Censis è un intreccio fra l’uomo senza qualità di Musil e il nauseato di Sartre, fra la malinconia di Svevo e Gozzano e il fantasma di Edgar Morin, colui che “vive al nostro posto” perché noi la forza di sperare, lottare, reagire non l’abbiamo più. Già, perché alcuni scrittori avevano previsto anche che i mass media avrebbero alla lunga drogato le anime più semplici, cioè l’uomo-massa disposto a farsi divertire in modo seriale e imbottire di falsi stimoli da parte di un sistema impostato sul consumismo anche dei valori e dei sogni. George Orwell aveva immaginato un enorme schermo sempre acceso da cui il Grande Fratello ci avrebbe, giorno per giorno, rubato la volontà. Certo non poteva immaginare che il “grande fratello” sarebbe stato solo il nome di uno dei tanti reality show, cioè realtà inventata da dare in pasto ai nuovi automi. (leggi tutto)
di SERGIO TALAMO, 8 giugno 2011

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Izzo la star

30 Aprile 2011

La storia di Angelo Izzo non è la cartolina sbiadita “Circeo anni ‘70”, ma la fotografia dell’Italia com’era, dell’Italia com’è diventata. L’Italia del 1975 conobbe tre ragazzi che stuprarono, torturarono e massacrarono per gioco, per noia. Tre rampolli imbevuti di benessere e neofascismo che dicevano ridendo “oh, ma questa proprio non vuole morire”, mentre Maria Rosaria Lopez annaspava nella vasca dove la stavano annegando. Tre amiconi che avevano il mondo in mano, che andarono a mangiare la pizza mentre nella loro 127 parcheggiata c’erano due corpi che per loro erano cadaveri, mentre in realtà Donatella Colasanti riusciva a riemergere, a farsi sentire da un vigile, a portarli davanti ad un giudice.
L’Italia del 1975 vide l’indignazione di tutti, e anche la rabbia ideologica di chi non sopportava il sopruso di uomini contro donne, di ricchi contro povere. Vide tre condanne severe.
Ma l’Italia degli anni di dopo vide anche la rete di protezioni e coperture che da subito permise di annacquare le pene, di favorire le fughe. E poi di rendere uno dei tre, Angelo Izzo, occhi raggelanti a vent’anni come a cinquanta, un aiutante della polizia e un quasi-assistente sociale.
Donatella Colasanti, intanto, urlava con la poca voce che le restava: “Basta! Che nessuno parli più del massacro del Circeo, l’unica titolata sono io. Io che in tutti questi anni ho lavorato da sola, mente tutti facevano finta di niente, dai magistrati ai ministri, ai giornalisti che pur di fare uno scoop intervistavano Izzo”.
Eh già, il tempo passava ma Donatella aveva sempre 17 anni come nel 1975. E non capiva come mai accanto a lei prima c’erano tutti e poi più nessuno: non lo Stato né la politica né i giudici né la stampa. Solo lei con i suoi incubi.  (leggi tutto)

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La tv specialista del falso che offende persino i terremotati

8 Aprile 2011

A due anni esatti dal terremoto dell’Aquila, Rita Dalla Chiesa celebra a suo modo. Cade dalle nuvole, e sembra pure sincera: “È stato uno scivolone televisivo, è diventato un caso politico”.Povera Rita. Le è davvero crollato il mondo addosso. Cosa ne sapeva, lei, che un bel giorno quegli automi inebetiti dei telespettatori italiani si sarebbero svegliati dal coma? E le avrebbero chiesto conto della montagna di falsità che lei e quelli come lei propinano da anni agli sventurati? Con l’aggravante che lei è figlia di un uomo che nel lontano 1982 morì per il Paese che oggi, pur di fare audience e omaggiare i potenti, offende persino i morti di un terremoto?Ma per Rita resta solo “uno scivolone televisivo”. E’ invece una storia che va raccontata ai ragazzini delle elementari, per insegnare prima possibile a distinguere la realtà dalla caricatura e, magari, anche il giornalismo dalle patacche.

Dieci giorni fa andava in onda “Forum”, il programma di Canale 5 che mette in scena “le ragioni, le amarezze e le speranze della gente comune” (tale brano di comicità involontaria è tratto dalla nota ufficiale di Mediaset dopo “lo scivolone”).

Si parlava del terremoto dell’Aquila. A un certo punto il microfono passa ad una signora tonda e rubiconda, presentata come un’aquilana terremotata in attrito con il marito da cui si sta separando: lei vorrebbe una somma per riaprire il suo negozio di abiti da sposa, lui non è d’accordo. La signora si infervora: “L’Aquila è ricostruita”, “tutti hanno case con giardini e garage”, “ringraziamo il nostro presidente”, “dentro gli hotel sono rimasti in 3-400 e gli fa pure comodo: mangiano, bevono e non pagano niente, pure io ci vorrei andare”. (leggi tutto)

 di SERGIO TALAMO, 6 aprile 2011


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